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Hayao Miyazaki: intervista esclusiva

Hayao Miyazaki, maestro dell’animazione giapponese, ha concesso un’intervista esclusiva giovedì 20 Novembre, durante la sua apparizione al ‘Foreign Correspondents’ Club of Japan, Tokyo.

Hayao-Miyazaki-intervista

Un po’ imbarazzato dai media, Miyazaki-Sensei (così viene chiamato Hayao Miyazaki dai media giapponesi) è stato molto abile nel dialogo, dribblando alcune domande con simpatia e un pizzico di provocazione.

Abbiamo già parlato delle opere di Miyazaki nell’intervsista a Lucky Red, di Ponyo e del recente completamento del doppiaggio italiano de Il Vicino Totoro a cura di Gualtiero Cannarsi. Quello che qui ti proponiamo è un’estratto dell’intervista, a cura del nostro collega James Hadfield di twitchfilm.

Gake no ue no Ponyo

Quando io e il mio staff ci siamo riuniti per la produzione di Ponyo (Gake no ue no ponyo), abbiamo scoperto che uno di loro aveva appena avuto un bambino. Pertanto, nella produzione di questo film, i membri del personale sono stati motivati a fare qualcosa che sarebbe stato propio il primo film che quel bambino avrebbe visto.

Ponyo

Miyazaki e il nazionalismo

I problemi del mondo derivano dal fatto che il nazionalismo ritiene che tali problemi siano dovuti alla multietnicità. Quindi, nel mio caso, io non volgio creare film dove la pace si realizza quando la gente distrugge il male. Credo che, quando si fa film, bisogna essere ben consapevoli del fatto che tutti i problemi che esistono, esistono intrinsecamente in noi stessi, all’interno della vostra società e tra i nostri familiari. È possibile che la città o il paese che noi amiamo possa trasformarsi in qualcosa che non va bene per il mondo intero. Questo è qualcosa che abbiamo imparato dal passato della guerra, ed è una lezione che non dobbiamo dimenticare.

Dopo la pausa di Miyazaki parla del suo successo commerciale, delle sue ispirazioni e di Pixar.

Domanda: Ci sono casi in cui registi ‘sentono’ che c’è qualcosa di buono che si può creare; ciononostante, questo non è quello che poi vendono. Avete mai sentito questa pressione? E se sì, come avete gestito la situazione?

Miyazaki: Il processo di creazione di opere d’animazione non è solo una questione di sforzo individuale. C’è un sacco di lavoro che va a gravare su gruppi di molte persone – ognuno di loro si impegna moltissimo. Sarebbe quindi davvero spiacevole e irritante se [il film] poi non si dimostrasse redditizio. E se qualcosa non è redditizio, la gente non lo produce, perché non vuole un risultato fallimentare. Sento mia la responsabilità di avviare un lavoro in cui tutti si sentano coinvolti. Se non ci si dispone in tale atteggiamento, non c’è senso nel lavoro dello studio di animazione. Quindi, per rispondere alla domanda se sento questa pressione, la mia risposta è no.

Domanda: E’ capitato molte volte in passato che si pensasse che la sua intenzione sia quella di andare in pensione non appena completato il suo ultimo film. Come mai cambia idea ogni volta? Ha in programma di farlo o ha in produzione altri film?

Miyazaki: Mi sento già in pensione. Penso che è meglio per me vivere questa sensazione di tanto in tanto. La buona volontà delle persone che ruotano intorno a me mi permette di lavorare. Quando si crea un film si va incontro ad un compito rischioso – anzi, stiamo cercando i rischi. Ecco perché facciamo film. Una volta terminato di fare un film, sono completamente esausto. E così mi pare di non trovare le forze di farne un altro, o che non mi sarà possibile affrontare nuovamente lo sforzo. Già, ogni ogni volta che ho finito un film, l’ho detto. [che avrei voluto andare in pensione]. Ma sembra che io l’abbia detto troppe volte, da questo momento in poi mi asterrò da fare queste dichiarazioni.

Domanda: Sembra esserci un forte tema ambientalista nei suoi film. Parallelamente a ciò, alcuni filma sono intrinsecamente ottimisti, ma altri sono più pessimistici. Quali sono le sue opinioni sull’ambientalismo nel nostro paese? Si sente ottimista guardando al futuro, o più pessimista?

Miyazaki: Sono molto pessimista, e quindi al tempo stesso, so che deve seguire per forza un periodo ottimistico. In altre parole, la cosa a cui meno aspiro in assoluto è diventare il Primo Ministro del Giappone. Si tratta di un lavoro deprimente, perché non è possibile dire la verità alle persone che non vogliono sentire la verità. Credo che le persone imparano solo quando le cose si mettono male. Questo paese consuma più di quello che produce: è in grado di supportare al massimi 32 milioni di persone. Gli altri si guadagnano da vivere con la creazione di automobili o di opere d’animazione. Questa struttura, nella quale non abbiamo autosufficienza alimentare e persino il nostro abbigliamento intimo è fatto in Cina, è il centro dell’incertezza della nostra Nazione. Ora, guardando questa struttura, mi rendo conto che è impossibile cambiare drasticamente. Sarà quindi necessario un cambiamento graduale. Ma altresì è necessario molto tempo per arrivarci: se si procede troppo lentamente nell’attuzione di queste modifiche, non posso dire di essere fiducioso nella nostra opera di allontanare la fine della civiltà.

Nausicaa

Domanda: Lei ha ricordato che non si prende la briga di fare un film se non è convinti che sia redditizio. Hai mai avuto un esito negativo, da questo punto di vista, nei suoi film? E se sì, come hai reagito?

Miyazaki: Per un certo periodo di tempo, ero fermamente convinto che le nostre opere d’animazione non sarebbero state un successo commerciale. Durante questo perido, ho pensato che ciò era attribure al mio modo di lavorare, ma non vi era alcuna intenzione, da parte nostra, di cambiarlo. E’ stata una coincidenza che il nostro piano di produzione per ‘Il vicino Totoro’ (Tonari no Totoro) sia stato approvato. E ‘stato quasi come trovare un ago in un pagliaio. A giudicare dal senso comune del cinema giapponese dell’epoca, credevo che la pellicola non avrebbe mai trovato un pubblico ricettivo.

Domanda: Vorrei parlarle del dopoguerra in Giappone. Prova nostalgia del periodo successivo alla seconda guerra mondiale? Se no, c’è un altro periodo storico che le suscita nostalgia?

Miyazaki: Ho fatto molte ricerche per comprendere quale fosse il periodo migliore. Ho cercato scoprire se c’era un punto dove avremmo dovuto fermarci. E mi sono reso conto che era impossibile fermarsi. Per esempio ci sono persone che provano nostalgia per gli anni 30 del Periodo Showa – è il periodo compreso tra il 1955 e 1965. Le persone hanno si illusiodono che le cose migliori siano avvenute in quel periodo, ma in realtà è stato un periodo molto infelice … Ho compreso solo ora che, per noi, il paradiso risiede nei ricordi della nostra infanzia. In quei giorni eravamo protetti dai nostri genitori ed eravamo innocentemente inconscienti dei tanti problemi che ci circondavano. Pertanto, quando si cerca il paradiso, è necessario tornare con la memoria alla propria infanzia.

Domanda: Molte persone, oltremare ma anche in Giappone, vedono Lei e il suo Studio come una sorta di artigiani dell’animazione. Il suo Studio ha avuto successo anch all’estero. Nonostante questo, non vi è stata una spinta verso la produzione in computer grafica, come fanno ad esempio gli studios di Pixar. Cosa penssa di questo lorocontributo per l’artigianato dell’animazione oggi? E’ onesto o sincero quello che Lei stai facendo in Ghibli?

Miyazaki: John Lasseter di Pixar è un mio amico – non solo un amico, ma un amico molto vicino – e così lo è Nick Park di Aardman Animations in Inghilterra. Guardo gli sforzi che fanno, e ho l’orgoglio di essere probabilmente la persona che più di tutte è in grado di comprendere i loro sforzi. Riesco a capire gli sforzi che fanno così come le loro paure – la paura di capire se ciò che stanno facendo sarà accettato o meno. Non che condividere questo sentimento con loro. Per quanto riguarda il mio disegnare ‘con la matita’, John Lasseter stesso ha detto che, dal momento che siete in grado di disegnare, dovremmo proprio fare questo. Quindi penso che stia apprezzando quello che stiamo facendo. Questo è il mondo dell’animazione: opere create da amici.

Hayao Miyazaki press conference 3

Domanda: I Suoi lavori sono famosi in tutto il mondo. Lei prende in considerazione questo ‘appeal’ internazionale durante la realizzazione dei sui film? Pensa che vi sia una differenza tra quello che appassiona il pubblico giapponese e quellointernazionale?

Miyazaki: Non lo so. Quello che faccio è guardare i bambini di fronte a me. Ma ci sono casi in cui non riesco a vederli, e in questi casi finisco per fare film per persone di mezza età. Quel che è necessario, però, è guardare ai bambini. La nostra animazione è possibile perché, al momento, la popolazione giapponese ammonta ad oltre 100 milioni di persone. E’ grazie a questo che siamo in grado di produrre un’operazione che sia redditizia, e vediamo l’internazionale [il successo] come un bonus che può essere anche preso in considerazione successivamente. Ma quello che dobbiamo fare è guardare la società giapponese e i bambini giapponesi – ma, soprattutto, i diritti dei bambini che abbiamo di fronte a noi. Se siamo in grado di farlo correttamente, allora riusciremo a creare qualcosa di interesse universale e, forse, di grande impatto in tutto il mondo.

Domanda: Nei Suoi film, mi sembra di scorgere due pesi e due misure, una sorta di doppia personalità – le persone sono allo stesso tempo grandi e malvagie. Potrebbe illustrarci le modalità con cui concepisce i suoi personaggi?

Miyazaki: Io credo che i film non debbano essere fatti per un temporaneo senso di catarsi. In altre parole, essi non dovrebbero essere come i film d’azione, dove le cose hanno un lieto fine solo dopo aver tagliato a qualcuno a metà o dopo avergli sparato. Non è questo il tipo di film che vorrei fare e, anche se lo dovessi aver fatto, non sarà questo ad essere ricordato. Quello che cerco è un mondo che non sia mai stato visto prima, ma che nel contempo è qualcosa di bello e accettabile per i bambini.

Domanda: Sembra che la maggior parte delle vostre produzioni sia dedicata ad un pubblico giapponese, ma quello che mi viene in mente quando guardano alcuni dei suoi film è che le impostazioni mi ricordano luoghi che ho visto durante i miei viaggi in Europa. In particolare nell’Europa centrale e orientale. Mi chiedo, dato il suo calendario così fitto di impegni, se ha la possibilità di viaggiare in tutto il mondo, e come otttiene le idee per le impostazioni dei suoi film.

Miyazaki: Se ritiene che vi sia un filo conduttore comune, la causa può essere ritrovata nelle analogie che le persone hanno della società. [Ponyo], è stato principalmente incentrato sul Giappone occidentale. Questo film è il risultato di una scoperta che ho fatto quando ho viaggiato per tutto il Paese. Se ci si pensa, Tokyo è un’area pionieristica, e la stessa zona che stiamo calpestando ora potrebbe proprio essere il nostro mare. Questo risponde alla sua domanda? (Ride) Non sono molto bravo a rispondere alle interviste, ma amo viaggiare. E non voglio andare in un luogo dove sei limitato su cosa puoi o non puoi indossare.

Domanda: C’è stato un luogo che ha visitato durante i suoi viaggi e che l’ha influenzata, o ha lasciato un segno?

Miyazaki: Sì, ce ne sono. Effettivamente, sono stato influenzato da tutti i luoghi in cui sono stato. Tuttavia, non è detto che questo sia immediatamente evidente nei miei film, potrebbe comparire anche molti anni dopo. L’Irlanda è stata meravigliosa, l’Estonia è stata meravigliosa, la Svizzera è stata meravigliosa … Sono stato anche in Francia, e anche se non l’ho mai inserita in un mio film, ho avuto esperienze meravigliose. Non sono stato in Croazia, ma ho fatto – irresponsabilmente – un film (Porco Rosso), che è ambientanto proprio lì.

Studio Ghibli: sul successo commerciale

Sono davvero convinto che il successo commerciale non abbia tutta questa importanza. Alcuni risultati commerciali si rendono necessari per proseguire nel nostro lavoro, certo, ma in sé non sono l’obiettivo primario. Mi auguro che, perlomeno, saremo in grado di creare film che verranno apprezzati dal pubblico nei prossimi trent’annni. Non credo che saremo in grado di trascendere questo ed aspettarci di più poiché, anche se le opere che hanno più di trent’anni possono essere ritenute storiche, sono cose che il pubblico non sarà più in grado di apprezzare. Dobbiamo lavorare con questo tipo di limite in mente e, allo stesso modo, fare del nostro meglio mentre ci muoviamo verso il futuro.

Hayao Miyazaki press conference 1

Domanda:Si dice che molte delle persone che lavorano nel campo della robotica siano state influenzati da Osamu Tezuka’s Tetsuwan Atom (Astro Boy). Che tipo di posti di lavoro pensa possano scegliere per il proprio futuro i bambini che guardano i suoi film?

Miyazaki: Se diventeranno persone comuni sarà una bella cosa.

Domanda: Mi sembra di capire che suo figlio è anche un regista nello Studio Ghibli e ha creato un film. Cosa si aspetta da suo figlio? Vede in lui un suo successore nel futuro dello Studio Ghibli?

Miyazaki: Non voglio favorirlo solo perché è mio figlio. Anzi, credo che dovrà affrontare una vera e propria prova, in tempi molto brevi. Questo è tutto. (Risate)

Domanda: Lei ha prodotto il film giapponese che ha avuto più incassi nella storia, e il suo nuovo film, quando uscirà, farà 2, 3 o forse 4 volte tanto nei box-office Mi chiedevo: cosa pensa che stiano sbagliando gli altri registi giapponesi?

Miyazaki: Non so davvero. Probabilmente siamo stati solo molto fortunati, e questo tipo di fortuna potrebbe facilmente trasformarsi in qualcosa di sfortunato. Questo è un aspetto da non dimenticare.

Domanda: Ha appena detto che i film che hanno più di trent’anni non sono utili – che la gente non li capirebbe più. Non posso fare a meno di pensare a tutti quei film che adoro e che hanno più di 30 anni: Via col vento (Gone with the Wind), Biancaneve e i Sette Nani, Casablanca … Ha mai visto Casablanca?

Miyazaki: Sì, lo conosco. Credo che un film di valore possa diventare un tuo amico per tutta la vita. Inoltre, se Casablanca fosse stato proposto oggi, non credo che sarebbe stato un successo. Per esempio, le opere di Yasuhiro Ozu sono film sensazionali, ma se fossero stati proposti al pubblico di oggi, avrebbero probabilmente potuto essere presentati solo a teatro, e non è possibile fare film per un solo teatro. Naturalmente, rispetto Ozu – che non è cambiato – perché è stato in grado di stupirmi. Ma questo non è rilevante nel discorso del successo commerciale. E penso sia ancora più ridicolo pensare di fare un remake di Casablanca. I film sono un prodotto del loro tempo.

Domanda: E Ingrid Bergman è morta. (Risate)

Miyazaki: Sì, sì giustamente.

Hayao Miyazaki press conference 2

Domanda: Qual è lo stato attuale dell’animazione in Giappone? Una grossa fetta è esportati in outsourcing alla Corea o alla Cina, e lei ha già dichiarato ai giornali che si sta perdendo la maestria dell’animatore giapponese. Per di più, un mio amico che è regista allo Studio Pierrot mi ha detto di non mettermi mai a fare animazione perché si tratta di grande lavoro e una piccola retribuzione. Mi può dare la sua opinione in questo?

Miyazaki: Non sono in grado di parlare dello stato dell’animazione in generale in Giappone, così preferisco parlare solo del mio caso. Le condizioni di lavoro per gli animatori in Giappone sono, in generale, troppo dure. Vogliamo fare le cose meglio, e abbiamo cercato di farlo, ma il terreno che siamo in grado di coprire è troppo ristretto. Detto questo, però, voglio sottolineare che stiamo assumento 20 nuovi animatori, eche verranno retribuiti con uno stipendio adeguato. Non posso già sbilanciarmi nel dire se siano adatti al lavoro. Tuttavia, per un periodo di 10 giorni ad Hongo, Tokyo, abbiamo accolto un gran numero di persone, le quali hanno partecipato ad serie di prove per testare la loro attitudine al lavoro. E così, a partire da aprile, ci saranno 22 nuovi animatori che si uniranno a noi. Al fine di formarli, saranno coinvolti nella produzione di un lavoro vero e proprio. Noi continueremo i nostri sforzi. In ogni caso, ciò che vogliamo è evitare di dipendere dal mondo esterno e di sfruttare il divario che esiste in condizioni di lavoro differenti [tra il Giappone e altri paesi]. Non abbiamo intenzione di fare alcunché in tal senso.

Porco Rosso

Domanda del Dr Drago Stambuk, Ambasciatore della Croazia: Vorrei cogliere questa opportunità per chiederle il motivo per cui si è scelto di utilizzare il paesaggio della Croazia per il suo film, benché non abbia avuto l’occasione di visitare il paese, e vorrebbe anche cogliere l’occasione per invitarla a visitare la Croazia…

Miyazaki: Quando ho fatto Porco Rosso, ho deciso di ambientarlo nel Mare Adriatico. Abbiamo mostrato aerei da combattimento aria-terra nel film e, nella prima guerra mondiale, solo le forze aree italiane e austriache si avvantaggiavano con quel tipo di aeromobili, ed è questo che ha ispirato la nostra ambientazione. Pensavamo che sarebbe stato evidente che l’eroe, per proteggersi, avrebbe dovuto nascondersi tra le isole della Croazia. Non ho fatto visita alla Croazia, così ho ammirato le riprese aeree del paese per così tanto tempo che ormai ci saranno i buchi su quelle foto. Ma temo che, se effettivamente mi ci dovessi recare in visita, tutto sarà notevolmente diverso da quello che ho raffigurato nel film. Originariamente la mia idea era quella di creare un film rilassante ma, dopo che abbiamo iniziato la produzione, è scoppiato il conflitto in Jugoslaviae tutta l’attenzione era focalizzata sui bombardamenti a Dubrovnik in Croazia. L’atmosfera del film si è fatta quindi più pesante.. Tuttavia, vorrei esprimere la mia felicità per la pace raggiunta in Coazia.

Domanda: E quando ha intenzione di andare in Croazia? Miyazaki: (Ride) Non sono in grado di risponderle ora. Quando farò ritorno al mio studio, ne discuterò con piacere insiame al mio produttore.

Inoltre, JanJan TV ha messo a disposizione la traduzione con audio inglese dell’intervista ad Hayao Miyazaki sul proprio sito.

Fonte fotografica: twitchfilm e janjan
Ringraziamo per l’intervista: twitchfilm e James Hadfield
Le immagini di Gake No Ue No Ponyo, Il castello errante di Howl, Nausicaa, Il vicino Totoro e Porco Rosso sono © di Studio Ghibli.

Autore: Ryuichi

Scritto da Ryuichi il nelle categorie: Editoriali