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Yoshiyuki Tomino: intervista al Foreign Correspondents’ Club of Japan – seconda parte

Intervista a Yoshiyuki Tomino del 7 luglio, in occasione del Foreign Correspondents’ Club of Japan. Questa volta potrete leggere le varie domande e risposte dirette che sono state fatte al maestro giapponese.

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Questo articolo segue a Yoshiyuki Tomino – intervista al Foreign Correspondents’ Club of Japan, prima parte

Informazioni importanti prima della lettura:

  • Il testo dell’intervista è stato tradotto a partire da una trascrizione inglese. Poiché l’originale giapponese non è risultato disponibile, e quindi non verificabile, è possibile che la traduzione italiana riporti errori derivati dalla trascrizione inglese.
  • La traduzione italiana è a cura di Gualtiero ‘Shito’ Cannarsi in esclusiva per Nanoda.com. Se ne autorizza la riproduzione strettamnente parziale e citazionistica previo inserimento di link a questa pagina. La riproduzione integrale del testo non è in nessun caso consentita senza esplicita autorizzazione dell’autore e di Nanoda.com.

DOMANDA 1:

Vorrei rivolgerLe una domanda molto concreta sull’industria dell’animazione. Un sacco di animazione è stata esternalizzata in Corea e in Cina, fuori dal Giappone. Lei crede che l’età dell’oro dell’animazione giapponese sia finita, e che in futuro l’animazione dalla Cina o dalla Corea o da altre nazioni eclisserà l’animazione giapponese? Lei pensa che questa industria, in un certo senso, scomparirà?

RISPOSTA 1:

Devo incominciare scusandomi. Di mio, è raro che io guardi degli anime, quindi per me è molto difficile dirvi quale sia la situazione corrente. Comunque, la situazione che Lei ha descritto… ho come la sensazione che sia probabilmente vera, ma in dettaglio non saprei. Tutto quello che posso dire è che il processo creativo in Giappone sta ovviamente mostrando un declino. Detto ciò, comunque, io non penso che questa tendenza discendente continuerà per sempre. Alla fine avrà un arresto.

Negli ultimi anni, ho lavorato come uno dei giudici in un festival di arti mediatiche. Sono molto coinvolto nel vedere le opere di studenti, quindi ho un’idea su cosa la generazione corrente sta facendo nei riguardi del mondo dell’animazione.

Non so se questo risponderà alla Sua domanda, ma io penso che il mezzo espressivo degli anime sia entrando nella zona-pericolo. Quel che intendo dire con questo è che dando uno sguardo ai giovani, vedo che c’è una forte tendenza ad abbandonare il lavoro di gruppo per focalizzare le loro energie sulla creazione di progetti individuali e a lavorare solo in proprio. Credo che, fondamentalmente, il processo creativo di un film, si tratti di un film animato o di qualsiasi altra cosa, sia di base uno sforzo di gruppo. Adesso tra i giovani c’è una tendenza a scartare o disprezzare i lavori degli studi, e questo non è un buon trend.

In merito alla tua osservazione sulla Cina e la Corea del Sud, noto che queste industrie stanno ricevendo grandissimo supporto dai loro rispettivi governi. Come risultato, osserviamo uno scoppio di creatività. In altre parole, la vediamo porsi in un nuovo contesto. Stiamo assistendo alla crescita di nuovo talento. Stiamo assistendo al riversarsi di grande interesse in nuovi generi. Stiamo assistendo a questo genere di considerevoli risultati, e di conseguenza, dal punto di vista giapponese, stiamo fronteggiando una tremenda minaccia da queste nazioni.

Fondamentalmente, quanto a queste tradizioni, c’è una difficile sfida si trovano ad affrontare. E’ una questione tecnologica. Per esempio, io credo si faccia eccessivo affidamento e dipendenza dal lavoro digitale in computer graphic. Credo che il cuore della cinematografia venga davvero dal lavoro di gruppo e dal lavoro in studio, e poiché si fa così grande affidamento sulla tecnologia e non sullo sforzo umano di gruppo, il tipo di risultato che si osserva non ha i ricchi contenuti visivi che potrebbero essere possibili, e penso che questo sia qualcosa con cui queste nazioni avranno a che fare.

A riguardo della tecnologia digitale, vorrei fare un’altra osservazione. Molti di voi concorderanno con me che guardando i maggiori successi di Hollywood, questi tendono a non essere tanto interessanti. E la ragione di ciò è che c’è un eccesso di affidamento e abuso della tecnologia digitale.

Guardando alla Corea del Sud, alla Cina, a Hong Kong o a Taiwan, dato che la loro industria cinematografica si è sviluppata più tardi che negli Stati Uniti, loro hanno semplicemente iniziato tutt’a un tratto a incorporare tecnologia aggiuntiva. Ne sono completamente sopraffatti, ci si sono completamente persi e nella maniera più positiva, la stanno apprezzando moltissimo. Ma in conseguenza dell’essere ubriachi di tecnologia digitale, hanno come dimenticato le più fondamentali regole e concetti dietro alla cinematografia. Di conseguenza, credo che con l’andare del tempo le loro opere saranno meno interessanti, da un punto di vista cinematografico. Ma questa non è una critica per quelle nazioni, perché Hollywood è già caduta in questa trappola. Il Giappone è già caduto in questa trappola. Credo ci siano dei pericoli intrinseci all’affidarsi eccessivamente alla tecnologia digitale.

In effetti, potrei andare avanti sulla faccenda per un bel po’, ma non so quanto profondamente voi siate al corrente di queste questioni. In ogni caso, dato che ho un tempo limitato concluderò qui la mia osservazione.


DOMANDA 2:

Lei ha citato i pericoli del totalitarismo. Mi chiedo quanto lei sia al momento preoccupato del fatto che gli studi guardino solo ai budget, che vogliano solo produrre franchise di successo, si tratti di Transformers, si tratti di X-Men, si tratti di Gundam, e che loro non abbiano la volontà di assumersi dei rischi, di essere più creativi e di dare opportunità agli emergenti tra i disegnatori di anime e gli autori di soggetti.

RISPOSTA 2:

Questo per noi è un problema tremendo. Non abbiamo una risposta. Non ho una risposta. Se chiunque tra noi avesse una risposta, non lotterei così tanto, giorno dopo giorno. Infatti, se avessimo una risposta, probabilmente ci arrenderemmo e disegneremmo per il resto delle nostre vite senza lottare. Se c’è un qualche modo per cambiare il sistema corrente, mi piacerebbe in effetti che me lo faceste conoscere.

Ma la ragione per cui oggi ho citato il totalitarismo, e sono sicuro che sentire quella parola menzionata nel mio discorso sia stato per voi una piccola sopresa, è che io avverto molto intensamente il fatto che seguire l’opinione della maggioranza è forse l’aspetto negativo della democrazia. In altre parole, solo perché la maggioranza delle persone segue una certa strada, non significa per forza che abbiano ragione.

C’è una differenza tra numero e ragione. Credo che dovremmo focalizzarci sui modi per creare un contesto che permetterebbe la creazione di grande arte, e io credo assai fortemente che l’arte non nascerà mai dall’opinione della maggioranza. In altre parole, tornando al totalitarismo, sento con grande forza che i talenti individuali dovrebbero essere nutriti. L’unicità dovrebbe essere nutrita. Un altro modo per dire la cosa è che il totalitarismo distrugge i talenti individuali. Avendo fatto tutte queste critiche, tuttavia, bisogna comprendere che se si gestisce un’impresa o uno studio, non si avrà altra scelta che creare un Toy Story dopo l’altro. Questo lo capisco, ma come possiamo bilanciare questa realtà con gli ideali che io stesso vorrei vedere realizzati? Non c’è una risposta perfetta. Bisogna contiuare a lottare finché non si troverà una risposta.

Tomino Foreign Correspondents' Club of Japan


DOMANDA 3:

Siamo al trentesimo anniversario della serie di Gundam; a cosa ne attribuisce la longevità? E se posso riferirmi a una cosa prima menzionata, Lei ha detto che apprezzava le tecnologie delle prime animazioni Disney, ma le storie erano un po’ semplicistiche. Potrebbe spiegare in che modo si potrebbe vedere la storia di Gundam come più avanzata?

RISPOSTA 3:

In merito alla tua prima domanda, su quello che io credo essere il motivo per cui Gundam è stato popolare per trent’anni, se conoscessi la risposta non starei a lottare ogni giorno. Se conoscessi la risposta, starei già lavorando alla mia prossima opera, che verrebbe pubblicata l’anno prossimo. E’ perché non conosco quella risposta che sto cercando e dubitando e interrogando e lottando e provando a trovare la risposta. Prendo semplicemente ogni giorno come viene. Cerco di accordarmi allo scorrere delle cose. Non ho una risposta perfetta.

Ma se posso incensarmi per un momento, quando iniziai in questo campo, il campo incentrato sui robot giganti, o robot dalle sembianze umane, questi tendevano ad apparire un po’ ridicoli. Erano considerati personaggi, non persone reali, e non erano presi seriamente. Come mio unico sfoggio di brillantenzza e talento, presi questo concept e non parlai veramente di robot, o robot antropomorfi. Parlai di ‘Mobile Suits’. Credo che il segreto del nostro successo risieda in questo.

In altre parole, coniando questa nuova definizione, ‘Mobile Suit’, credo che fummo in grado di conferire alla serie di Gundam un aspetto completamente diverso, che lo differenziò dalle storie di robot che sembravano solo per bambini. Credo che fummo in grado di sviluppare una base di appasionati che vedeva questi robotici ‘mobile suit’ come molto diversi da quanto fosse stato proposto prima. Infatti, in Giappone, quando si pensa alla serie di Gundam, non la si pensa come una storia di robot, ma come una storia di real-robot, che viene considerata un sottogenere un po’ diverso.

Prima nel mio discorso ho detto che pensavo che le storie Disney fossero troppo semplicistiche. Ciò detto, tuttavia, vorrei anche far notare che se si racconta una storia, questa deve essere fondamentalmente molto semplice.

Ma una cosa che credo sia davvero unica nella serie di Gundam è che ci sono protagonisti e ci sono antagonisti, ma sono entrambi visti come persone con i loro problemi. Sono visti entrambi equamente. Prima che iniziasssi a lavorare con questo genere, tutti i nemici erano sempre agenti alieni. Il fatto che per la prima volta noi introducemmo esseri umani sia come protagonisti che come antagonisti significa che nel tempo, col procedere della storia, talvolta delle persone avrebbero cambiato fazione. Come si vede questo fu un approccio del tutto radicale al genere. Infatti, portò queste storie nel regno dei normali drammi umani, e penso che questo sia un passo che persino i film Disney, a dispetto della loro grande tecnologia, non furono in grado di compiere.

Quindi non penso che cominciammo col cercare di creare una storia semplice solo perché sarebbe stata per bambini. Quello non fu affatto l’approccio che prendemmo. Quello che stavamo cercando di fare era di raccontare una storia di guerra. Come risultato, i tipi di personaggi che apparvero erano quelli. Il fatto che quei personaggi fossero un po’ diversi da persone reali, e che avessero a che fare con quei mobile suit, fu solo una specie di effetto collaterale. La storia originale trattava di esseri umani.

Io vengo da un background cinematografico. Ho una semplice convinzione in merito ai film. E cioé che si tratti di immagini in movimento. Le immagini in movimento devono essere utilizzate per narrare delle storie, non importa molto se il pubblico finale sarà gente di una certa età, o bambini, o adulti, ecc. I penso che fondamentalmente, se si ha una storia da raccontare, la si dovrebbe raccontare e basta.

Se qualcuno mi vedesse come una persona che ha avuto successo semplicemente perché è stato in grado di entrare nel genere giusto, considererei la mia opera un fallimento.


DOMANDA 4:

Forse a cominciare con Gundam, ma di certo da serie come Evangelion e Macross e molte altre, i personaggi principali tendono a trovarsi nella loro prima adolescenza, gettati nel mezzo di una guerra, sbattutti dentro a un robot gigante che d’improvviso riescono a intendere. Quali erano le ragioni culturali dietro all’essere tanto popolare di questo genere di personaggi?

RISPOSTA 4:

Perché i finanziatori erano produttori di giocattoli. State tutti ridendo perché avete pensato che stessi scherzando, ma in effetti quella è più del 50% della verità sulla faccenda.

Su di noi avevamo simili vincoli. Dovevamo fare qualcosa per soddisfare questi produttori di giocattoli che finanziavano, quindi dovevamo creare una storia che sarebbe stata in grado di impiegare dei robot che questi produttori di giocattoli volessero vendere. Pensandoci in logica ipotetica, avendo da un lato questi robot alti 18, 20 metri, che possono essere manovrati e appaiono come esseri umani, non ci si può aspettare di essere in grado di muovere questi robot in un mondo come la Terra, dove c’è troppa gravità. Quindi, procedendo per esclusione, bisognava farli muovere nello spazio, dove non si hanno problemi di gravità. Avevamo bisogno di ambientare le battaglie nello spazio.

Avevamo anche un altro vincolo, e cioé che i produttori di giocattoli volevano essere in grado di rilasciare giocattolo dopo giocattolo dopo giocattolo, il che significava che ogni settimana bisognava essere in grado di introdurre un nuovo mobile suit e nuove armi. Questo significa che nel concept della storia ci doveva essere una grande dovizia di risorse finanziarie per pagare cose simili, il che significava che dovevano essere coinvolti dei governi, il che significava che degli enormi governi sarebbero stati coinvolti in un enorme conflitto spaziale.

E come ho detto, non avremmo potuto far muovere questi robot sulla Terra a causa della gravità.
Persino sulla Luna c’è una grande dose di gravità, quindi volevamo usare in qualche modo lo spazio tra la Terra e la Luna. E allora sorse la domanda: “possiamo creare un qualche governo che esisterebbe in questo spazio?”, e ovviamente trovammo la risposta: costruire una colonia spaziale.

E ovviamente, in merito di questi ragazzi non addestrati, com’erano in grado di pilotare questi enormi e complessi mezzi equipaggiati, si trattasse di robot, carri armi o armamenti? Ecco perché dovemmo inventarci un qualche tipo di spiegazione. La spiegazione che trovammo fu che loro avevano un qualche tipo di percezione extra-sensoriale.

Anche con ciò, suona comunque come un concept datato. Era un concept datato persino trent’anni fa quando lo utilizzammo. Di conseguenza, nella prima serie di Gundam, il protagonista Amuro è una persona con questi poteri extra-sensoriali, ma è considerato un ‘NewType’, dotato di poteri ESP. Anche se li chiamammo NewType, fu molto difficile definire cosa ‘NewType’ significasse. E’ stato solo di recente che siamo stati in grado di definire questo concetto.

Come sapete, ora siamo coinvolti nel fronteggiare molte sfide ambientali. Nel mondo ci sono meno risorse energetiche a nostra disposizione. Considerando la situazione disastrosa in cui ci ritroviamo, non possiamo far conto che le passate teorie economiche o storie umane funzionino per noi, se vogliamo continuare a vivere sulla Terra per i prossimi mille anni.

Considerando che abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare, sempre più persone stanno realizzando che abbiamo bisogno di cambiare i nostri modi. E come vediamo persino in Giappone, ci sono persone che dicono che se vogliamo continuare a sopravvivere dobbiamo sviluppare un nuovo tipo di civilizzazione.

Trent’anni fa, annunciammo che Amuro era un nuovo tipo di essere. Tuttavia, lui non era in anticipo sul suo tempo, perché ora vediamo che non si trattava semplicemente di una mutazione apparsa all’improvviso. Nella società c’era il bisogno di un nuovo tipo di essere umano. E infatti, proprio adesso, nella società corrente di oggi, vediamo di nuovo il bisogno di un nuovo tipo di pensiero, un nuovo tipo di essere umano. E siccome c’è un simile tremendo bisogno, molte persone sentono che sarebbe possibile la nascita di un nuovo tipo di persona. In altre parole, la finzione si è sempre più avvicinata alla realtà dei fatti.

Amuro ha delle capacità uniche, ma le sue capacità sono essenzialmente limitate all’essere in grado di pilotare un Gundam. Tuttavia, il genere di persone ‘NewType’ di cui abbiamo bisogno oggi nel mondo supereranno persino le abilità di Amuro, perché se consideriamo l’assottigliarsi delle nostre risorse energetiche, come faranno le persone a essere in grado di sopravivere per i prossimi diecimila anni? Credo che Amuro sia un po’ semplice per le potenzialità che gli esseri umani potranno raggiungere in futuro. Questa è una domanda su cui ho riflettuto nell’ultimo anno circa. Questo è un concept che mi piacerebbe sviluppare ulteriormente.

Quindi credo che sebbene negli ultimi trent’anni io non sia stato in grado di esprimere tutte queste idee in merito a Gundam, credo che le persone che l’hanno guardato, sia giovani che adulti, abbiano fatto qualcosa con questi concetti. C’erano grandi attese in merito alle possibilità del futuro degli esseri umani. Di conseguenza, credo che il fondamento alla spalle di Gundam sia completamente diverso dalle altre opere che Lei ha citato. Quindi vorrei davvero gridarLe di non osare compararli.

Sono certo che voi sappiate che c’è un enorme robot di Gundam costruito a Odaiba. Quando il progetto mi fu spiegato per la prima volta, mi vergogno di ammettere che mi mancò davvero l’immaginazione per visualizzare come sarebbe stato, e fui assai contrario al progetto. Ci sarebbe stato questo grosso oggetto che sarebbe apparso davvero sciatto e pacchiano. Tuttavia, ora che l’ho visto, sono stato molto toccato e ho percepito una tremenda forza ed energia in questo questo enorme robot a Odaiba. E’ davvero focalizzato su quella che vorrei definire una colorazione giocattolosa. Questa colorazione giocattolosa non ha i colori di vere armi, colori di veri strumenti di distruzione. Sono colori pacifici. Colori gioiosi, il tipo di colori che piacciano ai bambini. E sono il tipo di colori che incoraggiano la gente a dire: “non perdete la speranza. Abbiate grandi attese e abbiate grandi speranze per il futuro dell’umanità.”

I bambini si stanno un po’ appassionando, e i concetti rappresentati da questi pacifici colori giocattolosi sono una cosa completamente diversa da quel che viene promozionato da certi non proprio ammirabili politici e altri leader dell’economia nel nostro paese. C’è un’idea di spendere 1,170 miliardi di yen in un enorme museo delle arti mediatiche e degli anime. Credo che questa non sia affatto la strada giusta da seguire. Infatti, hanno messo da parte tutti questi soldi per costruirlo, ma non hanno soldi allocati per gestire l’edificio. Credo che il tipo di speranza e attese che si traggono dal guardare quei colori gioiosi sia molto differente dal mondo che i politici stanno amministrando, al quale sono molto contrario. Infatti, credo che questo robot a Odaiba servirà come una sorta di nuova Statua della Libertà, qualcosa che si ergerà alta e sarà di ispirazione per le persone. Queste in effetti non sarebbero delle osservazioni mie, poiché quando mi fu proposto ero molto pessimista in merito a questo progetto. Un mio amico, una persona piuttosto famosa in Giappone, disse che sarebbe diventata una Statua della Libertà per una nuova generazione, e lui aveva assolutamente ragione. Mi sento privilegiato nell’avere vicino a me qualcuno di così grande discernimento. Vorrei ancora sottolineare che non dovete paragonare Gundam a nient’altro. Non è semplicemente una storia di robot. Non è semplicemente un anime. E’ qualcosa di molto più profondo e prezioso. A dispetto dei toni modesti che ho usato sin ora, è proprio grandioso.


DOMANDA 5:

Mi ricordo di quando guardavo Gundam molti anni fa, quand’ero alle superiori. E’ un grande onore vederLa e essere ricondotto di nuovo alla memoria di tutte quelle meravigliose storie. La mia domanda sarebbe a proposito della Sua osservazione a proposito dei pericoli dell’affidarsi troppo alla tecnologia del computer.

Potrebbe spiegarci un po’ più in dettaglio che genere di effetti negativi le opere subiscono in conseguenza del fare eccessivo affidamento su queste tecnologie? La ragione per cui lo chiedo è perché persino nel mondo del giornalismo fronteggiamo simili sfide. Vedo sempre più giornalisti che non escono realmente per fare ricerche, ma fanno semplicemente ricerche su Internet o attravero i loro computer, e scrivono storie sulla base di ciò. Infatti, ho delle persone nella mia società che fanno cose simili, e quando le guardo, vedo che loro non vogliono uscire a incontrare la gente. Non vogliono interagire realmente con altre persone. Loro non vogliono andare sul campo, e quando vedo queste persone a volte ho la sensazione che per loro non ci sia proprio speranza, e che non riuscirò a cambierle. Che cosa si potrebbe fare per gestire questa situazione?

RISPOSTA 5:

Stiamo parlando di computer in generale, ma quando ho descritto i computer stavo pensando ai sistemi informatici. Quando penso ai sistemi informatici, penso che il modo per descrivere un ottimo sistema infomatico sia quello di un sistema burocratico altamente sviluppato. Parlarne richiederebbe troppo tempo, ma lasciatemi fare solo qualche osservazione. Quando un sistema viene creato, dietro ve ne sono ragioni meravigliose. Le persone vogliono creare qualcosa di meraviglioso e buono, ma una volta che il sistema è posto in essere e inizia a muoversi da solo, dopo un po’, il sistema esiste per mantenere sé stesso. In altre parole, il sistema diventa più importante che l’idea originale delle persone a cui dovrebbe servire. Questo è quello che intendevo quando ho detto che i sistemi informatici oggigiorno sono molto simili a una burocrazia molto sviluppata. Nella storia abbiamo già osservato cose di questo genere quando eravamo indietro nelle dinastie. In Cina, si nota che sebbene i sistemi fossero stati originariamente lanciati per far continuare le leadership e forme di governo correnti, nessuna di queste è durata più di trecento anni, perché nel corso del tempo la gente perse di vista a quale scopo i governi fossero stati originariamente creati. Le persone nel sistema lavorano solo per mantenere vivo il sistema. Abbiamo visto cose simili accadere in occidente. Hanno iniziato con l’imperialismo, poi sono passati alle monarchie, poi alla colonizzazione. Sono passati attraverso tutti questi sistemi che avrebbero dovuto aiutare la forma di governo corrente, ma nessuno di questi è stato in grado di durare molto a lungo. So che suona retorico e come un sacco di parole vuote, ma credo davvero che ci troviamo già in un sistema senza essere pienamente consci dei suoi limiti. Quando si fa una ricerca sulla rete, si è nel sistema, e si è limitati a quel sistema. Si è solo dei bambini in quel sistema.

Un’altra cosa che vorrei far notare è che si dice spesso che nessun genio ha mai salvato il mondo. Pensiamo a cosa significa. Se guardate indietro nel passato, guardate indietro alle vostre stesse esperienze. Credo che sarete d’accordo con me che nessun genio abbia mai salvato il mondo. La sola cosa che i geni hanno mai ottenuto è l’aver incrementato i consumi nella società.

Quindi la domanda ritorna a perché questi geni non abbiano mai salvato il mondo. E’ perché loro pensano solo con la loro testa. Questo ritorna all’oggetto originale della domanda. Io credo che gli esseri umani siano fondamentalmente animali sociali. Dobbiamo lavorare insieme come collettività; dobbiamo lavorare insieme come dei gruppi.

Credo ci sia un solo modo per risolvere questo corrente problema. Dobbiamo di nuovo tornare indietro all’idea che gli esseri umani sono animali sociali. Nella sua forma più basilare, che cosa significa questo? Significa che se si crea un figlio, bisogna allevarlo, bisogna nutrirlo realmente. Guardando indietro alla mia stessa generazione, guardando indietro alla mia stessa vita, se qualcuno mi chiedesse: “ti sei curato di tuo figlio? Hai guardato tuo figlio ogni singolo giorno? Hai davvero nutrito tuo figlio?” dovrei dire di no. Come padre sono stato un fallimento.

Quindi è davvero difficile allevare dei bambini facendoli diventare degli animali sociali, se non gliel’abbiamo insegnato durante la loro infanzia o nella loro puerizia. In effetti, ho avvertito questo concetto assai intensamente per molti anni. Ho intenzionalmente usato un’espressione nel copione di Gundam, e quella frase è “comunicazione a pelle”. Dobbiamo trovare più comunicazione a pelle. Francamente, siamo una specie che ha già scartato questo tipo di comunicazione.

L’unico modo per risolvere questa situazione corrente è tornare a essere animali sociali. In altre parole, allevare i nostri bambini più direttamente come famiglie. Detto ciò, tuttavia, penso che molte persone siano conscie di questo problema e siano conscie della necessità di implementare questa soluzione. Tuttavia, credo che sebbene la risposta sia molto semplice e proprio dinanzi ai nostri occhi, noi abbiamo perso la capacità di implementare questa soluzione.

Le persone mi chiedono sempre di fornire degli esempi semplici, ma questi esempi in fondo non sono mai semplici. Quello che intendo è che cerco di fornire un esempio di quella che sappiamo essere la soluzione, ma implementarla è più difficile di quanto potreste in effetti pensare. Un esempio di ciò è che abbiamo molte persone nella società che ricevono somme astronomiche come stipendio e che sono responsabili di compagnie od organizzazioni in perdita, eppure continuano a ricevere quegli enormi stipendi e non se ne vergognano. Non provano assolutamente alcun imbarazzo. Non spenderò altro tempo su questo argomento.


DOMANDA 6:

Quando il signor Miyazaki ci ha parlato, ha detto che ogni film ha un termine di vita, per esempio forse trent’anni, forse vent’anni. Gundam è già ai trent’anni. Lei crede che al momento Gundam abbia qualcosa da dire alla generazione dei giovani giapponesi? So che ha detto molto ai quaratenni di oggi che sono scienziati robotici; dicono tutti di essere diventati scienziati robotici a causa di Gundam. Ma lei crede che Gundam abbia ancora qualcosa da dire anche ai bambini di oggi? Gundam può continuare a vivere?

RISPOSTA 6:

In precedenza vi ho parlato a proposito delle mie idee sul nuovo tipo di persone rappresentate nel Gundam originale, e sul bisogno che ne abbiamo nella società di oggi. Ovviamente, come ho detto prima, la finzione si è avvicinata alla realtà dei fatti. E’ una situazione molto triste, in effetti, che Gundam abbia qualcosa da dirci, e che il mondo si sia deteriorato al punto che noi abbiamo bisogno di NewType. Di conseguenza io credo che le storie di Gundam, specialmente quelle a proposito dei NewType, siano giusto in tempo per la generazione corrente. Ovviamente, non c’è dubbio che Gundam continuerà a essere popolare negli anni a venire.

In merito alla Sua domanda, vorrei anche far notare che il signor Miyazaki parlava a proprosito di opere complete. Gundam non è un’opera conclusa; è semplicemente un concept. Di conseguenza, non mi sento affatto di comparare le due cose.


DOMANDA 7:

Prima si è detto che l’industria dell’animazione giapponese ha iniziato a deteriorarsi. Ma questa tendenza degenerativa non durerà per sempre. Che cosa pensa che aiuterà a far risorgere l’industria dell’animazione in Giappone?

RISPOSTA 7:

Si ritorna ancora allo stesso tipo di risposta che ho dato prima. Se lo sapessi realizzerei successi per tutto il prossimo anno, non starei lottando e soffrendo ogni giorno. Non conosco la risposta sul perché stiamo lottando.

Io credo che guardando il background culturale che porta al sorgere di nuove opere, a prescindere dall’epoca, a prescindere dall’era, a prescindere dalla nazione, le persone siano fondamentalmente animali sociali. Non possono evitare di venire influenzate dai tempi in cui vivono, che siano tempi buoni o duri, o che loro si stiano ribellando contro i loro tempi, o empatizzando con i loro tempi. Loro non possono divorziare dalla realtà in cui vivono. Noi stiamo vivendo una situazione economica molto difficile. Si dice che nei prossimi due o tre anni vedremo delle schiarite. La gente di vent’anni e trent’anni non può evitare di essere influenzata da ciò. Penso che incominceremo a vedere una spinta esplosiva verso l’arte, e l’esprimersi di queste persone in molti modi, quando l’economia inizierà a riprendersi. Questa non è una novità per l’umanità; simili esplosioni di creatività vengono in cicli di un certo numero di anni. Non voglio generalizzare a proposito della durata di questi cicli perché ce ne sono moltissimi tipi di genere.

Per esempio, se si guarda alle notizie intorno a Michael Jackson, si può vedere che sono passati vent’anni da quando lui esercitava una forte influenza. E’ solo naturale aspettarsi che qualcun altro appaia molto presto. Questi generi di esplosioni di creatività non vengono dai vecchi tipi di persone, come noi. Noi siamo bloccati nei nostri vecchi processi mentali creativi, ma nuovi tipi di persone cominceranno a produrre cose nei prossimi due o tre anni. Spero che queste persone riceveranno un qualche tipo di ispirazione dal grande robot Gundam a Odaiba, e siccome sono giapponese, spero che questo tipo di speranza verrà da persone giapponesi. Tuttavia, non posso evitare di rifarmi a Internet, per verificare le opinioni a proposito di questo progetto su Gundam. Sfortunatamente, vedo che il più delle reazioni puramente positive per questo progetto su Gundam viene da oltremare. Le persone giapponesi sono diventate un po’ disincantate. Sono troppo abituate a Gundam. Non hanno la capacità di sorprendersi come una volta. Penso che sia assai possibile, tristemente, che questa nuova ispirazione verrà da un’altra parte del mondo, non dal Giappone.

Bene, ultima domanda.


DOMANDA 8:

Se La ho intesa, Lei ha detto che il Suo sogno per il futuro sarebbe usare i robot per mettere in guardia sui pericoli del totalitarismo. Quando l’ho sentita dire questo, ho immediatamente pensato a George Orwell. Come relaziona la sua opera a George Orwell? Lui è il Suo eroe, o Lei si rivede in lui?

RISPOSTA 8:

Vorrei cominciare scusandomi. Non ho mai letto George Orwell. Io, ovviamente, lo conosco. Ho letto riassunti delle sue opere e so di lui. Probabilmente vi chiederete perché io non abbia letto nessuna delle sue opere, e la risposta è che non riesco a leggere romanzi, e neppure opere di fantascienza.

Comunque, conosco delle cose su Orwell, e il mio intendimento è che lui apparteneva a una particolare epoca. E per il modo in cui usava le parole per esprimere le idee di socialismo e totalitarismo, non penso che riportando all’epoca di oggi le stesse parole per come sono, potrebbero avere lo stesso tipo di impatto, o sarebbero in grado di causare un impatto sulla gente.

Quando si tratta di opere uniche, che sono molto particolari e molto specifiche, queste diventano aderenti e incollate alla loro particolare epoca. Il modo in cui lui esprime le sue idee era molto tipico dell’epoca; di conseguenza, queste ultime non funzionerebbero in tempi moderni. Devo di nuovo scusarmi per la mia ignoranza, ma ho saputo di Hannah Arendt appena lo scorso anno.

Leggendo quel che lei pensa, o il modo in cui lei opera in diverse questioni, una cosa che ho imparato leggendola è che lei crede in concetti o cose da tenere vicine al proprio cuore, dentro noi stessi. Ho letto molte delle sue opere e sento di empatizzare col suo modo di pensare. La ammiro moltissimo. Tuttavia, leggendo le sue opere, ho realizzato che quel modo di esprimere le idee non raggiungerà un vasto pubblico. Quel modo di scrivere, venendo semplicemente presentato al pubblico, non la porterà a essere un’autrice amata.

Ma una cosa di lei che ho ammirato specialmente è stato che lei guarda alla storia umana proprio come dovremmo guardarla, in due parti. Una è tutta la storia umana prima della guerra mondiale e l’altra tutta la storia umana dopo la guerra mondiale. Ma lei crede che questa sia la Guerra Fredda. E per come persona della mia generazione, fino a due anni fa quando ho iniziato a leggere l’opera della Arendt, pensavo che la storia fosse divisa in due sezioni, ma pensavo che il punto di frattura fosse la Seconda Guerra Mondiale, non la Guerra Fredda.

Ma, come lei ha fatto notare, il mondo è cambiato drasticamente dopo la Guerra Fredda. Dopo la Guerra Fredda è cambiato drasticamente nei termini della coscienza delle persone. Tuttavia, io sono ancora nella fase di studio. Ho saputo di Hannah Arendt appena lo scorso anno, quindi sto ancora leggendo i suoi libri. Sono ancora a mezza strada nelle origini del totalitarismo. Siccome non ho ancora letto tutte le sue opere, non posso parlare a proposito del 100% di tutto ciò che lei ha pensato. Tuttavia, quello che sto incominciando a comprendere è che lei ha delle idee meravigliose, ma penso anche che la sua capacità di scrittura non sia qualcosa di accessibile al pubblico generalista. Un modo per rendere il suo pensiero più accessibile al pubblico generalista sarebbe usare gli anime. Gli anime sarebbero uno strumento utile a questo scopo.

Ho riflettuto su questo problema ormai da un po’ di tempo, e sono giunto alla conclusione che l’animazione non sia qualcosa di limitato a una particolare epoca o a un particolare tempo. E’ un medium, ed è molto versatile. Può essere utilizzato. Non è legato ad alcuna epoca, quindi può essere usato per raccontare molte storie, in molti modi diversi, in ogni tempo o nazione.

Hannah Arendt dice molte cose interessanti. Fondamentalmente, lei suggerisce che il terrorismo non sia qualcosa di creato da uno specifico gruppo come Al Qaeda. Tuttavia, il terrorismo è il risultato del totalitarismo. Non credo che in questa stanza tutti comprendano necessariamente quello che ho appena detto. Quello che voglio fare è spendere i prossimi trent’anni per far circolare questo concetto, così che tutti lo comprendano.

Un’altra frase della signora Arendt che mi piace davvero molto descrive le attività politiche. Lei dice che le attività politiche sono mezzi con cui le persone si legano ad altre persone. Quando penso ai politici giapponesi, credo che loro abbiano un’interpretazione assai differente del significato della politica. Loro credono che la politica sia semplicemente un’attività che include le elezioni.

Sono stato abbastanza fortunato da avere vissuto una vita molto lunga. Ora sono anziano abbastanza da essere capace di dire che mi sento libero di usare ogni mezzo espressivo a me disponibile. Voglio essere capace di esprimere tutte le idee nei confronti dellle quali provo forti sentimenti. Non mi vergono né mi imbarazzo nell’usare alcuno strumento a mia disposizione. Sono bramoso e assai colmo di ambizione di voler utilizzare il genere dell’animazione robotica, e persino personaggi carini. Voglio usare tutte queste cose che sono disponibili in questo campo per raccontare il genere di storie che voglio. Sono pieno di ambizione. Questo è il Tomino che vedete oggi dinanzi a voi.

Sei d’accordo su quanto espresso da Yoshiyuki Tomino?

Dì la tua nei commenti di nanoda.

Autore: Pufferbacco

Scritto da Pufferbacco il nelle categorie: Editoriali