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Talk Show “Hirohiko Araki Racconta Le Bizzarre Avventure di JoJo“

Ed ecco il primo attesissimo appuntamento che il pubblico ha avuto mercoledì 30 Ottobre con il sensei Hirohiko Araki, all’interno dello splendido Teatro del Giglio durante Lucca Comics & Games 2019!

Il teatro era pieno oltre ogni dire fino agli ultimi spalti, tra appassionati vecchi e nuovi, cosplayer che indossavano gli abiti dei tantissimi personaggi creati dal sensei nel corso degli anni.

Ecco il riassunto del Talk show per chi non avesse avuto la fortuna di avere un biglietto gratuito per partecipare all’incontro. Come per gli altri eventi era vietato fotografare il sensei o fare riprese.


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Maestro, ci può parlare della genesi della sua opera, Le Bizzarre Avventure di JoJo?

Araki: Avevo voglia di disegnare e trasformare delle immagini, ho deciso di farlo su Shonen Jump, cercando di mettere un nome facilmente ricordabile come JoJo.

Continuando questo discorso, torniamo al tema di questa edizione di Lucca Comics & Games, ovvero “Becoming Human”. L’attenzione per l’umanità e il forte legame con il destino, fatalità e immortalità dell’anima umana. Sarebbe interessante sapere come mai ha scelto questi temi e perché li ha scelti in particolare?

Araki: In realtà è nato tutto quando mi è stato chiesto di disegnare qualcosa del genere. Ho cominciato a disegnare e solo dopo aver disegnato mi sono accorto che in effetti era un argomento piuttosto interessante, un tema così profondo e una reazione talmente seria. Questa è la versione breve. La versione lunga è che volevo lavorare sull’affermazione del genere umano, ovvero non negare la propria umanità. Ci sono persone buone e positive, ma anche quelle negative hanno qualcosa di apprezzabile e questo è diventato un po’ il tema dell’opera.

Continuando sul tema del destino, c’è un’altra famiglia accanto ai Joestar, ovvero la famiglia Zeppeli, ma è possibile che abbiano sempre questa sfortuna addosso e siano destinati a morire male?

Araki: Non lo faccio per cattiveria nei confronti della famiglia Zeppeli, completano un po’ quello che è il ruolo dei Joestar, per cui asservono al loro ruolo per la storia.

Ma c’è una possibilità di sopravvivenza?

Araki: Anch’io sono un gran fan della famiglia Zeppeli, ma il loro vanto è che nonostante muoiano riescano a trasmettere questi valori attraverso l’atto della morte.

In JoJo rispetto ad altri manga, dove solitamente i protagonisti o i comprimari combattono, non c’è il classico combattimento come semplice “scazzottata”. Ogni scontro è come una scacchiera e grandissima strategia, la curiosità è come il maestro faccia ogni volta a ideare tali scontri.

Araki: Non c’è un solo modo che mi fornisca ogni giorno nuove idee, piuttosto sviluppo piccole cose dalla quotidianità, come ad esempio quando incontro dei miei amici, quando vedo dei loro gesti, incontrando e parlando con l’anziano che vive accanto al mio appartamento, o quando bevo un po’ d’acqua per farmi passare il mal di gola. “Potrei fare un potere Stand così”, per cui posso affermare che il processo di creazione è uno studio della quotidianità.

A volte JoJo sembra quasi un diario di viaggio. A volte ci sono ambientazioni precise e riconoscibili, ben raccontate e scritte, mentre altre sono ambientazioni diverse. Questo come influenza il processo creativo? Parte dall’ambientazione per ambientare la storia o meno?

Araki: La cosa che mi ha ispirato per ideare questa visione da diario di viaggio sono stati i viaggi che facevo da piccolo in bici. Facevo delle piccole gite visitando tanti posti attorno alla mia città, anche sulle montagne. Questo muovermi è stato un processo che mi ha aiutato molto a crescere per cui per me è molto importante la filosofia del viaggio, perché consente al personaggio protagonista di crescere e diventare grande. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, quando si fa un campeggio, quando c’è un evento spesso che si affronta a viso aperto. Ma che succederebbe se questo nemico abbia paura e si nascondesse? Starebbe fermo, in attesa, magari abita alla porta accanto, da questo nasce l’idea di Morio-cho, il fatto di avere un nemico che non è visibile, ma sta buono, nascosto. Per me rappresentava una sfida ben diversa da tutti gli altri cattivi che avevo realizzato fino a quel momento.

A proposito di Morio-cho, da dove deriva l’ispirazione per la sua creazione?

Araki: Morio-cho è basata sulla mia città natale, che è vicino Sendai, ed era piena di gente strana.

Sappiamo che la musica fa parte del suo processo creativo. In che modo la musica la influenza?

Araki: La cosa che mi influenza di più è il ritmo. Probabilmente vi sarà anche capitato di notarlo come Pam-Pam-Tan! Ascolto diversi tipi di musica e ritmi che mi influenzano parecchio.

Che futuro possiamo aspettarci per JoJo?

Araki: Al momento non ci ho proprio pensato, avevo chiaro l’inizio e anche abbastanza chiara la fine. Tutto quello che succede in mezzo è tutto spontaneo e fa parte del processo di creazione.

So che per disegnare e ideare la storia si ispira a tante cose, ai suoi viaggi. Uno degli stand presenti nella quarta parte è Bad Company, uno stand formato da tanti soldatini. Ricordo di aver visto qualcosa di simile in una storia di Stephen King. Per caso ha preso ispirazione da film horror?

Araki: Stephen King mi piace, ho apprezzato molto Dead Zone, e ammetto che c’è un’influenza di film horror che mi piacciono molto. Tra i tanti posso dire che mi ha ispirato più film come Chucky, la bambola assassina.

So che le ending dell’anime sono state scelte da lei. C’è una canzone che le piace che le piacerebbe usare come ending?

Araki: No, in realtà non le ho decise io, ma mi piacciono.

Volevo chiederle, in JoJo ci sono tanti personaggi con vestiti diversi e stravaganti. Vorrei capire come si sviluppa il processo di creazione?

Araki: La caratteristica è che tutti i vestiti dovrebbero rendere facile il movimento. Personalmente mi concentro sempre sul modello della divisa scolastica, su quella poi piazzo altri particolari, come la spilla della coccinella di Giorno, ma in fondo la base è quella. Un manga che mi è piaciuto molto è Babil Jr. dove il protagonista con la divisa da studente va in tanti posti assurdi, come il deserto. Per me era splendido pensare a questo protagonista con la divisa scolastica in questi paesaggi desolati. A volte mi ha commosso tantissimo questa cosa.

Se potesse scegliere, un potere Stand, quale sceglierebbe?

Araki: Prendendo ispirazione dal tempo che c’è oggi a Lucca, è piovoso. In Giappone c’è un modo di dire Hare Otoko, Ame Otoko, ovvero una persona che porta il bel tempo e una persona che porta la pioggia. Io vorrei avere il potere di cambiare il tempo atmosferico.

Visto che il tema di questa Lucca Comics è “Becoming Human” non crede che la punizione di Diavolo sia troppo crudele? È il cattivo più umano che ci sia.

Araki: Sì, scusatemi, però era così cattivo che la fine non poteva essere che quella. In effetti mi viene segnalato anche dai fan giapponesi.

C’è qualche personaggio che pensa le somigli o in cui si rivede?

Araki: Non è Rohan, in realtà lui è ciò che vorrei essere. In realtà non c’è un personaggio simile, ma mi piace Shigechi, che raccoglie le monetine.

C’è qualche aneddoto sulla stesura di JoJo che le piacerebbe condividere?

Araki: Quando scrivevo per Shonen Jump la scadenza era di 19 pagine e ogni volta non riuscivo a rientrare in quelle 19 pagine, sforavo sempre in 21 pagine. Per cui ero costretto a tagliare un paio di pagine. Ora sono più tranquillo perché su Ultra Jump sono 45 pagine.

C’è qualcosa che cambierebbe se si sedesse il primo giorno al tavolo alla stesura di JoJo?

Araki: Credo degli errori di stampa, per esempio “Nani suru da!” scritto “Nani surunda!”. Ma la responsibilità di questo non è mia.


E anche il secondo appuntamento con il Sensei Araki è concluso, continuate a seguirci!!!

Anche se siamo quasi a fine Novembre vi faremo sentire come se foste seduti alle poltrone del Teatro del Giglio per il terzo incontro, lo Showcase!

Autore: Shinji Kakaroth

Scritto da Shinji Kakaroth il nelle categorie: Convention, Intervista