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Showcase: Hirohiko Araki disegna e spiega le sue tecniche

Ed eccoci al secondo appuntamento aperto al pubblico che il sensei Hirohiko Araki aveva il 31 Ottobre a Lucca Comics & Games 2019, ovvero il suo Showcase, dove ha disegnato dal vivo, per la gioia del pubblico che godeva di ogni suo tratto, cercando di capire che personaggio stesse comparendo lentamente sul foglio di carta completamente bianco.

Mentre disegnava, ovviamente sono state fatte un po’ di domande al sensei, che trascriverò a seguire per chi si fosse perso questo incontro. Come per gli altri eventi era vietato fare foto al sensei, per cui le foto di questo articolo sono prese direttamente da quelle scattate dai fotografi ufficiali della manifestazione e postate sull’account Instagram di Edizioni Star Comics.

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Innanzitutto, maestro, vorremmo sapere chi intende disegnare?

Araki: Non so, ne farò due ma andrò a ispirazione.

Considerando che il digitale è ormai lo strumento prevalente fra moltissimi suoi colleghi, sappiamo però che lei è ancora molto affezionato ai metodi tradizionali quali matita e china. Volevamo sapere come mai questa predilezione, cosa trova nei metodi tradizionali che invece non trova nel digitale?

Araki: È una motivazione molto semplice. Ho sempre disegnato in “analogico”, e per me pensare di passare improvvisamente al digitale mi risulta difficile dopo tutto questo tempo. Non penso che riuscirei a rendere altrettanto bene come faccio con l’analogico.

Ha degli strumenti preferiti? Una tecnica particolare che predilige?

Araki: Il mio strumento preferito è il pennello giapponese. Oggi uso semplicemente uso dei pennini.

Vorrei chiedere ai redattori, Ito e Yokoi, com’è lavorare con il maestro, visto e considerato che, a differenza di quel che raccontano altri suoi colleghi, il maestro ha un ritmo di lavoro molto regolare e ben scandito.

Ito: Lavorare con il sensei è molto particolare per un editor, innanzitutto per i tempi di lavoro. Nell’arco della settimana, lui ha due giorni di riposo, e già questo è “strano” nel panorama manga, in quanto gli autori hanno schedule molto strette e tempi da rispettare. Lui ha questa schedule con due giorni di riposo, e lavorare con lui è sicuramente particolare, ma per noi è ottimo.

Come vi organizzate per lavorare? Qual è il metodo di lavoro?

*Applauso* (il pubblico capisce che il sensei sta disegnando Guido Mista)

Ito: È molto facile: una volta a settimana, ci incontriamo al family restaurant e ne discutiamo. Prima ci incontravamo al Jonathan’s, adesso invece ci incontriamo da Royal Host. Ci incontriamo sempre in un giorno prestabilito e parliamo di come proseguire il manga.

Quindi ora i fan sanno dove trovarla per sapere che succederà prima nel manga!

Araki: *ride* Vi invito a venire.

Come lavora il maestro? E com’è lui come persona?

Ito: La particolarità del maestro, e ci tengo a ribadirlo, è che ha un ritmo molto regolare, e non è una cosa scontata. Si sveglia la mattina presto, poi lavora fino a una certa ora, rispettando le scadenze, per poi smettere. La notte dorme, cosa incredibile per un mangaka. La mattina si sveglia a un’ora precisa, è incredibilmente regolare e preciso.

È la prima volta che venite in Italia? Che impressione vi ha fatto?

Ito: Ho lavorato anche con Takashi Yoichi di Captain Tsubasa, e sono anche venuto a vedere una partita di calcio. A Lucca invece è la prima volta che vengo, e la trovo interessante, soprattutto in questo contesto del festival. La storia che vedo a ogni angolo mi ricorda un po’ la città di Kyoto. Vedere unirsi l’antico della città di Lucca e il nuovo della cultura anime e manga è qualcosa che in Giappone non ho mai visto, e sinceramente mi piacerebbe vederlo.

Sarebbe interessante chiedersi come mai le opere del maestro Araki siano così amate in tutto quanto il mondo. Ora noi siamo qui, a Lucca, in Italia, ma in questa sala sono presenti anche persone da tutto il mondo.

Ito: Ci sono molti tipi di manga, ma quello che sicuramente piace del maestro Araki è la particolarità del disegno che riesce a mettere su carta. È molto particolare e diverso da tutto quello che viene fatto da altri.

A questo punto, vorrei chiedere al maestro quanto tempo ci ha messo e come ha lavorato per creare uno stile così personale e portarlo al successo.

Araki: È stato un processo lungo e difficile. All’inizio mi ispiravo molto a Babil Junior di Mitsuteru Yokoyama. Dopo ho preso ispirazione anche da Sanpei Shirato, tanto che inizialmente lo imitavo. Da JoJo, ho iniziato a sviluppare il mio stile e ad affermarmi come artista.

Quanto è importante che un autore abbia uno stile così personale?

Araki: Avere un proprio stile è molto importante. Ad esempio: adesso forse accade un po’ meno rispetto al passato, ma in Giappone non è strano vedere persone sedute in metro a leggere manga una accanto all’altra durante il viaggio. Se in una situazione del genere, guardando di sfuggita il manga, si riesce a riconoscerlo, allora quello è segno che l’autore ha uno stile riconoscibile e che ha fatto un buon lavoro.

Ne’ “Il Manga secondo Hirohiko Araki”, il maestro ha parlato di un “sentiero dorato”, un percorso per cercare di creare un manga che punti alla perfezione. Può spiegarci un po’ meglio questo concetto e cosa intende per “sentiero che porta al manga perfetto”?

Araki: Premetto questo: non è qualcosa che è stato creato, è qualcosa che viene tramandato da senpai a kouhai di volta in volta. Personalmente, ho imparato da altre persone i segreti della tecnica del disegno, sullo sviluppo della storia. È un concetto un po’ astratto, non ha un vero e proprio nome, è più una tradizione che viene tramandata di volta in volta.

Abbiamo parlato prima di uno stile di disegno molto particolare. Quanto crede che lo stile possa influenzare la sceneggiatura e la storia?

Ito: È una domanda un po’ difficile perché è molto soggettiva come cosa.

*Applauso* (il pubblico capisce che il sensei sta disegnando Giorno Giovanna)

Ito: Secondo noi la storia ha una sua indipendenza e poi da lì si sviluppano i personaggi, ma lo stile ha la sua influenza. Dalla prima all’ottava parte di JoJo lo stile è cambiato, e con esso anche la storia. Probabilmente la conseguenza è anche dovuta all’evoluzione del maestro Araki come artista.

Cosa si prova, come redattore, a seguire un manga longevo come Le Bizzarre Avventure di JoJo? È un progetto che accompagna per una lunga porzione della vita.

Ito: In realtà non l’ho seguito sempre io. Però, in virtù proprio di quanto detto prima sulla regolarità del sensei, devo dire che non è difficile seguirlo, anzi, lui è molto di aiuto, probabilmente è anche questo uno dei motivi per il quale il manga va avanti da 30 anni.

JoJo è un manga molto longevo, grazie anche alle molteplici influenze, soprattutto occidentali. Vorrei sapere se crede che queste influenze possano essere importanti nel manga giapponese.

Ito: Personalmente, non le trovo così importanti. Trovo più importante prendere ispirazione dalle cose particolari, dai dettagli. Può capitare di prendere ispirazione anche da una persona vestita in maniera particolare, che passa davanti al family restaurant. Quando viaggia il sensei poi prende ispirazione dall’arte straniera, ma proprio perché essa è fuori dall’ordinario.

Si dice che proprio un viaggio all’estero abbia contribuito alla creazione delle famose “JoJo Pose”.

Araki: *ride* La prima ispirazione mi è venuta quando sono stato al Museo Borghese a Roma e ho potuto ammirare “Apollo e Dafne” del Bernini. Quello che mi affascina è il movimento di torsione delle statue, la prima ispirazione delle pose è stata sicuramente questa.

*Applauso* (il pubblico applaude al termine del disegno di Giorno)

Araki: Vorrei spiegare il perché di questi due disegni. Per il secondo, ho scelto Giorno perché è il protagonista di Vento Aureo. Per il primo, invece, sono stato indeciso, volevo disegnare qualcosa che piacesse al pubblico. Inizialmente volevo disegnare Bucciarati, poi ho cambiato idea e ho optato per Mista. Quasi quasi disegno anche Bucciarati.

In realtà il maestro continua a disegnare perché così può sfuggire alle mie domande!

*Araki ride e partono gli applausi*

Cosa prova nel vedere che i suoi personaggi sono così amati in tutto il mondo?

Araki: Ne sono molto contento, io cerco sempre di disegnare dei personaggi che dipingano l’essere umano e la spiritualità degli uomini. Cerco di umanizzare molto i personaggi e il fatto che piacciano è meraviglioso.

Dato che per tutti è un piacere essere qui, facciamo fare qualche domanda al pubblico? Tanti sono fuori dall’Italia, c’è qualcuno fuori dall’Italia? Volete dire qualcosa?

*Una ragazza in cosplay di Bucciarati vicino al palco alza la mano.*

Da dove vieni?

Ragazza: Dalla Germania. Sensei ho costruito queste appositamente per regalarle al maestro. *Porge delle riproduzioni della Freccia e della Chiave di Coco Large presenti in Vento Aureo.*

*Araki si alza, va dalla ragazza, si inginocchia e accetta i regali. Commozione e standing ovation*

Araki: Grazie, è bellissima. Sono veramente molto contento.

Ragazza straniera del pubblico: Qual è lo Stand di cui ha preferito curare il design?

Araki: Lo Stand di Kira Yoshikage, Killer Queen.

Ragazzo straniero del pubblico: Come ha fatto a far diventare un personaggio così semplice come Jonathan Joestar così iconico?

Araki: Jonathan probabilmente è diventato così tanto popolare perché combatteva contro forze malvagie ed estremamente potenti soltanto con la sua forza, con i suoi muscoli. Da Jotaro sono subentrati gli Stand ed è diventato molto più semplice farlo, ma essenzialmente credo che Jonathan sia diventato popolare per questi motivi.

Ragazzo francese del pubblico: Chi è il suo cattivo di JoJo preferito?

Araki: Dio. In generale, però, mi piace moltissimo disegnare tutti i cattivi.

Signore di Roma del pubblico: Il fatto che, alla fin fine, sono sempre i buoni a vincere in tutte le serie, volevo sapere se questo era legato ad una maggiore determinazione dei buoni a sacrificasi per gli altri?

Araki: Scusa, non ho capito, preferiresti che vincessero i cattivi? *applausi e risate* Comunque, la ragione è che io voglio credere nella giustizia, e per questo voglio che alla fine il bene trionfi sempre.

Ragazza in cosplay del pubblico: Volevo chiedere come mai Narciso Anasui inizialmente in Stone Ocean fosse femmina per poi subire un cambio di genere.

Araki: Perché nel periodo in cui ho scritto Stone Ocean, i personaggi maschili erano molto più popolari, per questo ho deciso di trasformarlo in un personaggio maschile.

Ragazzo del pubblico: Se JoJo fosse stato disegnato da un’altra persona, come avrebbe reagito a leggerlo?

Araki: Forse l’avrebbe fatto meglio di me.

Grazie di cuore per il suo tempo, maestro. Ora che ne dice di fare una foto con tutto il pubblico?

Assolutamente sì!


E anche il terzo articolo sugli incontri del sensei, che sta monopolizzando le nostre pagine è concluso!

Ma i report di Lucca Comics & Games non sono di certo finiti qui, visto che manca ancora un’ultimo incontro del sensei Araki e degli incontri con altri due ospiti nipponici presenti alla manifestazione, per cui ARRI-ARRI-ARRIVEDERCI e continuate a seguirci!

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Autore: Shinji Kakaroth

Scritto da Shinji Kakaroth il nelle categorie: Convention, Intervista