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Quarta superiore in giappone? La nuova vita a Iwakura di una 17enne di Bari

Sin da piccola ho avuto le idee chiare su ciò che sarei voluta diventare da grande: conoscere, cambiare, sentirmi cittadina del mondo. Per questo l’anno scorso ho deciso di iscrivermi al programma scolastico all’estero con WEP per intraprendere la più grande avventura della mia vita.” Teresa Lorusso è una 17enne di Gravina in Puglia, piccolo paese in provincia di Bari, che lo scorso anno ha deciso di stravolgere la propria vita. Questo settembre infatti la ragazza è partita per il Giappone per trascorrere la quarta superiore a Iwakura, città della prefettura di Aichi, nella zona centrale del Paese, con il programma scolastico all’estero di WEP. Attraverso questo programma infatti gli studenti delle superiori possono trascorrere parte della 4° superiore (un trimestre, un semestre o l’intero anno scolastico) in una scuola straniera, ospitati per tutto il tempo del soggiorno da una famiglia del posto.


Andare in Giappone è una scelta coraggiosa alla tua età. Molti tuoi coetanei optano per l’Inghilterra o gli USA…

“Le culture differenti, di qualsiasi tipo, mi hanno sempre affascinata tanto che, arrivata alle superiori non ho avuto dubbi sulla scelta: liceo linguistico. A scuola tuttavia studio solamente lingue europee e non posso approfondire il mondo orientale, per il quale ho un debole. Per questo, quando ho visto che con WEP era possibile organizzare il proprio High School in Giappone, ho deciso che non mi sarei fatta scappare questa occasione. – Memento audere semper – e così è stato. Ho voluto osare, immergendomi per 12 mesi in questo incredibile posto, ricco di una forte e radicata tradizione ma allo stesso tempo proiettato verso il futuro.”



Qual è stato il cambiamento più grosso?

“Sicuramente la differenza principale riguarda la scuola. La maggior parte della giornata di un ragazzo giapponese si svolge in classe – entrano tutti i giorni alle 8:20 e, se non hanno attività sportive da svolgere dopo l’orario scolastico, escono alle 16.30. Io ad esempio, facendo pallavolo tutti i giorni fino alle 19:00, torno a casa solo a sera inoltrata. Oltre a questo ci sono molte altre diversità, fra le prime che mi vengono in mente le lezioni di 40 minuti, l’obbligo di indossare la divisa mentre, per quanto riguarda gli accessori, non possiamo averne poiché sono ritenuti oggetto di distrazione.  Alla fine di ogni lezione, inoltre, è buona abitudine ringraziare sempre il docente inchinandosi.”


E a casa? Com’è vivere in una famiglia giapponese?

“Il popolo giapponese è molto ospitale. Con la mia host mother abbiamo legato sin da subito, è una persona fantastica, sempre pronta a sostenermi in qualsiasi scelta. Anche con il mio host father e host brother ho un ottimo rapporto, entrambi cercano in ogni occasione di insegnarmi qualcosa di nuovo sulla loro cultura o le loro abitudini. Ma anche fuori casa ho trovato la stessa accoglienza. Durante il mio primo giorno di scuola ero molto agitata perché avrei dovuto presentarmi in giapponese davanti all’intero istituto. Non padroneggiando troppo la lingua avevo paura di sbagliare e di non riuscire a stringere amicizia con nessuno… ma poi é andata alla grande! Tutti erano contenti di avermi conosciuta e mi hanno accolta benissimo sin da subito.”


Alcune riflessioni a tre mesi dalla tua partenza dall’Italia?

“Sto imparando a conoscere meglio me stessa e a capire ogni giorno che passa chi sono davvero. Sto acquisendo più fiducia in me stessa perché sono fiera di questa scelta e di come sto cambiando. Fare un viaggio del genere aiuta a credere pienamente e fino in fondo in tutto ciò che si fa, aiuta a non abbattersi mai davanti agli ostacoli. Senza contare che adesso anche le mie idee riguardo al percorso universitario si sono chiarite… come potrete immaginare, penso proprio che mi iscriverò alla facoltà di lingue e culture orientali.”

Autore: Francesca Romanini

Scritto da Francesca Romanini il nelle categorie: A ruota libera, Giappone