• 2 Commenti

Giant Robot – Il giorno in cui la Terra bruciò

Giant Robot – Il giorno in cui la Terra bruciò Manga

Ultima serie manga ispirata ai protagonisti delle serie di Mitsuteru Yokoyama, uno dei primi mangaka a potersi fregiare del titolo di padre dei robot giganti. Con il tratto che ricorda un po’ quello di Hirohiko Araki (Le Bizzarre Avventure di JoJo), Yasunari Toda, suo ex-assistente, illustra questo manga sulle sceneggiature del celeberrimo Yasuhiro Imagawa (Shin Mazinger Z, Giant Robot). Ronin Manga ci stupisce per l’ennesima volta, con questo titolo della Akita Shoten, pieno di strabilianti mosse speciali e colpi di scena, tra uomini dotati di inauditi poteri.

Giant Robot – Il giorno in cui la Terra bruciò Trama

Daisaku Kusama è un ragazzino come tanti, ha dieci anni e sta tornando a casa per riunirsi a suo padre, dopo aver concluso i suoi studi all’estero. Sembra però che qualcuno l’abbia preso di mira, visto che sull’aereo un passeggero che gli sedeva accanto e aveva tentato d’avvelenarlo, viene ritrovato ammazzato dopo che Daisaku vede qualcosa di incredibile, l’hostess che l’aveva appena servito dall’altra parte del finestrino, fuori dall’aereo. Al posto di polizia dell’areoporto, una volta atterrati, viene interrogato più volte sull’accaduto e sulla misteriosa hostess che dalla descrizione del ragazzo non sembra far parte del personale di bordo. A questo punto tutto si fa più complicato quando alcuni membri dell’Organizzazione di Polizia Internazionale (OPI) vengono a prenderlo in consegna e lo minacciano di morte perché non vogliono che il ragazzino cada tra le mani della Società Segreta Big Fire (BF), di cui sembra che il padre faccia parte.

Grazie al cielo il ragazzino viene salvato dall’intervento di Cervantes, l’Illusionista, uno dei membri dell’E’lite dei Dieci, i comandanti in capo della BF. Cervantes è molto affezionato al ragazzo e sembra che in passato si sia occupato del piccolo Daisaku, per cui il ragazzo si fida ciecamente dello strano petroliere illusionista. E’ proprio Cervantes a rivelare il tremendo segreto per cui l’Organizzazione di Polizia Internazionale vuole morto Daisaku, infatti suo padre, il Professor Kusama, dieci anni prima aveva cercato di annientare la BF, per punirla degli inutili eccidi ed attentati terroristici perpetrati nel tempo, e c’era quasi riuscito, ma allo stesso tempo aveva rischiato di ridurre in cenere la Terra stessa. Ma una volta fermata la minaccia, il professore tornò alla BF, giurando di creare un modo per redimersi e da quello nacque il Progetto G.R., tanto che il professore viene considerato un eroe. Ma dal nulla spuntano fuori i Nove Sovrani Supremi, i più illustri membri dell’OPI che cominciano a distruggere tutto ed attaccare Daisaku, ancora una volta difeso da Cervantes che cerca di proteggerlo e allo stesso tempo di sconfiggere uno per volta i 9 agenti speciali. Dopo aver gettato il ragazzo in un varco nel terreno assieme a una ninja, Ogin Murasame,  i due finiscono a tu per tu con una costruzione gigante, un enorme automa. E’ proprio lui, Giant Robot, il robot creato dalla geniale mente del Professor Kusama dal potere incommensurabile, che potrebbe portare il mondo alla rovina e risponde solo e unicamente ai comandi vocali di Daisaku.

Cosa ne sarà del giovane Daisaku? Riuscirà a salvare suo padre e venir fuori dalle trame delle organizzazioni che puntano ad impossessarsi di lui e del potere devastante di Giant Robot?

Giant Robot – Il giorno in cui la Terra bruciò © 2006 Mitsuteru Yokoyama,
Yasuhiro Imagawa&Yasunari Toda/Akita Shoten

Giant Robot – Il giorno in cui la Terra bruciò Recensione

Sono un fan di vecchia data di Mitsuteru Yokoyama e dei grandi autori classici del suo tempo, come Go Nagai e Shotaro Ishinomori, che ognuno a modo suo ha sviluppato in maniera completamente diversa il tema robotico, chi con i robot giganti, chi con i super robot e chi con i cyborg, metà uomini e metà macchina. Inutile aggiungere il mio amore per la serie OAV degli anni ’90, Giant Robot – Il giorno in cui la Terra si fermò, titolo per altro molto simile a quello di questo manga, nonostante i contenuti siano completamente diversi. Come dice giustamente Baricordi, questa serie inizia col botto, cercando di raccogliere il consenso dei fan di vecchia data come me, che già conoscono quasi tutto il cast, sia un pubblico nuovo, giovane e il lettore occasionale che s’avvicina per la prima volta a una serie di questo genere.

Sebbene il tratto assomigli a quello di Araki, soprattutto nei disegni di Giant Robot e in certe inquadrature dei personaggi, il tratto di Toda che ritrae i personaggi è completamente diverso e accattivante (in contrapposizione col tratto grottesco delle prime serie di JoJo). La sceneggiatura di Imagawa è una bomba. Prende completamente in giro il lettore, soprattutto chi già conosce la storia, partendo con l’OPI nei panni dei cattivi che cercano di ammazzare ingiustamente un bimbo di dieci anni, mentre a salvare il protagonista è proprio Cervantes, uno di quelli che dovrebbero essere i cattivi. Abbiamo così una geniale inversione dei ruoli, che mi ha davvero stupito, per poi tornare in una linea classica, con il colpo di scena finale.

A fine volume ci sono delle interessantissime pagine aggiuntive con spiegazioni varie sulle produzioni animate, live e manga di Giant Robot, commenti e alcune considerazioni di Andrea Baricordi.

L’edizione italiana è a cura di Ronin Manga, il volume è stampato su ottima carta, o almeno mi sembra così perché avendo un largo uso di retini e china per i colori e i fondali, non si intravede mai troppo spazio bianco da cui vedere in trasparenza la pagina successiva. La copertina è in cartoncino colorato, uno dei rammarichi principali per le edizioni Ronin, visto che ormai lo standard vorrebbe che copertine di manga in formati simili abbiano una sovracoperta di carta patinata. Personalmente non apprezzo la maniera neutrale della Ronin per il lettering dei titoli, scritti alla stessa grandezza in due righe colorate, verde pisello con scritte amaranto per i nomi degli autori e amaranto con scritte bianche (e in questo caso anche verde pisello) per il titolo, scritto per tutte le sue serie con gli stessi font. Preferirei un titolo invasivo ma a lettere grosse e possibilmente in tema con lo stile originale. E’ una cosa che dirò sempre quando parlerò dei titoli Ronin, quindi fateci l’abitudine.

Rispetto all’originale mancano le tavole a colori di inizio volume e la pagina con i nomi dei capitoli, infine in quarta di copertina manca l’illustrazione integrale di Cervantes e Lord Albert, tagliata all’interno di un cerchietto, mentre  sono stati mantenuti i bei settei che mostrano i disegni preparativi dei personaggi protagonisti. La Ronin ha fatto un ottima scelta ad attenersi all’adattamento precedente, che potremmo anche definire storico, aggiustando però quei piccoli errori di traduzione che erano capitati all’epoca.

La serie è composta di 8 volumi ed è ancora in corso in Giappone, attualmente la Ronin ne ha stampati sei a 5,90€ l’uno.

Consigliato vivamente ai fan delle serie robotiche e ai vecchi fan di Giant Robot!

E ora finalmente posso dirlo… VAI, GIANT ROBOT!

Autore: Shinji Kakaroth

Scritto da Shinji Kakaroth il nelle categorie: