Manga
  • Numero Capitoli: 29
  • Ultimo capitolo: Twelve candles.
  • Serie: Captain Tsubasa
  • Personaggi: Genzo Wakabayashi/Benjamin Price, Hermann Kaltz, Karl Heinz Schneider, Taro Misaki/Tom Becker, Personaggio originale femminile, Personaggio originale maschile
  • Genere: Introspettivo, Romantico, Sportivo
  • Avvertimenti: Lemon
  • Rating: SS
  • Conclusa: No
  • Round Robin: No
  • Loggati per usare i Preferiti
Media: 5/5 (180 Voti)

Capitolo 4 - Parte 3

Ma non è che Genzo ci ha preso gusto ad accompagnare Dite? ^_^

Un paio di incontri interessanti per SGGK e San Tatsuo: uno, per noi lettori onniscienti, sarà soltanto un pezzo di puzzle che si incastra, l'altro è tutto nuovo e da scoprire!

 


 

Una volta terminate le lezioni, Genzō salutò i due compagni e si diresse in Segreteria per consegnare la giustificazione di assenza per l'indomani, perché potesse essere così trascritta sul registro di classe. La fiscalità della burocrazia, alla "Jenisch", era persino più complicata che in un'accademia militare.

Si soffermò nei pressi del cancello, dando un'occhiata al campo di allenamento che si intravedeva da dietro le siepi, e valutò se farci ugualmente un passo; ma poi rinunciò: oggi avrebbe mal tollerato commenti e battutine del quartetto sulla sua assenza e non voleva rovinare quella sensazione ottimista e positiva che era iniziata domenica, e ieri si era anche accresciuta. E poco prima, quell'inatteso responso, pervenuto, magari, da un'ignara lavascale, lo aveva caricato di ulteriore energia.

Così, quando vide l'ossuto e trecciuto didietro allontanarsi sulla Poppen Weg, rincorse la compagna di classe, perché, forse, pensò, un'alternativa alla scarpinata in solitaria, poteva averla trovata. Evitò di chiamarla ad alta voce, infatti, avvicinandosi, scorse il solito filo nero a fare da barriera con il mondo esterno, e considerò che tutti, chi più, chi meno, avevano qualche oggetto feticcio con cui proteggersi da esso: gli otaku, i loro fumetti, Herri il suo stecchino, Dite il suo lettore e l'S.G.G.K. il suo berretto; Niko la sua Harley e persino Tatsuo i suoi occhiali dalle cui lenti si distingueva a fatica lo sguardo. E forse, chissà, probabilmente l'oscuro despota nascondeva qualcosa proprio dietro una mistica nuvola grigia di fumo.

Afferrò il codino di una delle lunghe trecce, notando che erano fermate da un elastico rosa da cui spuntava una minuscola Hello Kitty, e ghignò ~ Femmine... ~ Quando Dite si voltò, si ricompose e buttò lì - Facciamo un pezzo di strada, come ieri? - Lei scrollò le spalle indirizzando lo sguardo sulla sua mano e arrossendo un po' - Guarda che non dormo con un pupazzo gigante di Hello Kitty, eh! - Genzō sghignazzò con aria per nulla convinta. - È che l'altro giorno sono andata con i gemelli da Herr Voß, e Arie mi ha obbligato a comprare penne, quaderni e accessori uguali a lei, pena un'offesa capitale; anche se io avrei decisamente preferito Jeeg Robot d'Acciaio, come Arne - si giustificò. Si riappropriò della sua treccia e, mentre riponeva il lettore e si avviavano, aggiunse - Comunque, non bado troppo a cosa uso per legarmi i capelli al mattino... -

- ...altrimenti dovresti portare tutti i giorni la giustificazione per il ritardo! - Il portiere finì la frase al posto suo, e Dite sorrise - Ah, ma allora è ben nascosta ma la tua vena comica c'è! - Genzō nicchiò - È che è dura immaginare come si possa arrivare sempre all'ultimo secondo in macchina. - La ragazza alzò le spalle - Se tu al mattino sei già attivo e saltellante come un grillo, io, invece, sono una specie di... marmotta che, se potesse, non uscirebbe mai dal letto, soprattutto quando sotto le coperte fa un bel calduccio e fuori si crepa di freddo. Vedrai quando arriverà Nonno Gelo! -

- Guarda che non vengo mica dalla Thailandia, persino in Giappone nevica, sai... - Il portiere si stava rifacendo delle volte in cui era stata invece lei ad approfittarsi della sua poca conoscenza o disinformazione culturale, considerò Dite, piacevolmente colpita da quello scambio inconsueto ma divertente. Probabilmente la malattia di Kaltz, l'allegria, era riuscita a contagiare persino il suo ombroso compagno di banco; così, gliela diede vinta, per quella volta, e cambiò discorso - Peccato che i robottoni siano serie per maschi e quindi non facciano, che so, fermacapelli con la testa di Mazinga o Getter Robot. - Genzō inarcò stupito un sopracciglio, perché la ragazza aveva appena elencato tre famose serie animate giapponesi, e realizzò di aver trovato qualcos'altro, oltre alla musica, di cui poter parlare con lei.

- Forse per i gusti di Herr Voß è un po' eccessivo ma Otto, magari, ha qualcosa che potrebbe fare al caso tuo. - Dite si voltò del tutto a guardarlo interessata, mettendosi a camminare all'indietro come un gambero - Il fumettaio? - Il portiere annuì e si strinse nelle spalle - Beh, oddio, elastici per capelli proprio no, le serie robotiche sono roba per maschi, appunto; ma, se ti accontenti, di ciondoli ne ha parecchi. -

- Ci passo spesso davanti al "Comics", quando Alain deve andare in officina, ma non ci sono mai entrata... - rifletté - Mentre spesso ci fermiamo al baretto: fa dei panini grandiosi, vero? - Genzō confermò - Ci andiamo sempre anche noi, con gli otaku, intendo. - Aveva risposto di getto, usando il termine con cui solitamente chiamava i fumettari nella sua lingua; ma Dite non gli aveva chiesto di spiegargli il significato, aveva soltanto ridacchiato - Sei fissato come loro, mi sa... -

- Non proprio... Però l'alternativa sarebbe farmi mandare quello che mi interessa per posta aerea dal Giappone, e quindi dover "scomodare" ogni volta mio padre, - fece una smorfia, - e invece, con Otto "il Fumettaio" abbiamo siglato una specie di... uhm, come dire... accordo equo, e proficuo per entrambi. -

- Cioè? - si interessò Dite. Genzō si mise un po' in cattedra e spiegò - Beh, certe cose qui non vanno perché sono troppo poco... occidentali; così io gli faccio da... apripista. Nel senso che... Esempio: il rappresentante gli propone una serie nuova, che io valuto se potrebbe essere gradita agli otaku; poi ci pensano loro a fare pubblicità in giro per l'Alstertal. Sono una specie piuttosto numerosa, sai. -

- Quindi sei il suo consulente di marketing personale, e non pagato per giunta! Sarà contento come una Pasqua. - Il portiere sorrise - Hai voglia. Anche perché, grazie al sottoscritto, che gli traduce e compila gli ordini in kanji, ora compra direttamente dai distributori giapponesi, quindi i costi si abbassano e i guadagni aumentano... -

- Un segretario tuttofare a cui non deve versare tasse e contributi, insomma. - Genzō ridacchiò - Più o meno. Ma io non è che "lavoro" per aumentare il P.I.L. del mio paese, eh! In cambio Otto mi fa arrivare cose che, altrimenti, sarebbe costretto ad acquistare apposta solo per me; eppoi un solo volume non te lo manderebbero mai ad un costo accettabile. Ma così, invece, in mezzo a tutto il resto... E, non meno importante, non mi devo sempre affidare alla grazia altrui, come per il lettore, per dire. -

- Capisco. Sei una specie di piccolo genio degli affari - commentò divertita, però non rendendosi minimamente conto che in quella semplice affermazione inconsapevole aveva invece usato uno dei modi con cui veniva chiamato proprio il despota. ~ Certo che l'oroscopo... ~ rifletté Genzō. Gli era tornato alla mente che aveva fatto lui stesso una considerazione simile al termine dell'ora di punizione poco tempo fa.

Dite era davvero dotata di un intuito eccezionale, che comunque era sostanzialmente diverso dal suo "istinto animale"; pareva che riuscisse a dedurre le cose basandosi sui piccoli dettagli e le mezze parole non dette, arrivando, ogni volta, ad intuire le verità nascoste fra le righe. Dal commento sulle rispettive doti linguistiche in quell'ora di punizione, appunto, al sottile sospetto che (gli era sorto già prima ieri sotto la pioggia e poi di nuovo oggi in classe) fosse riuscita a leggere in certi suoi lievi mutamenti di espressione. Ovvio che non potesse sapere del suo infortunio dell'anno scorso, e nemmeno dell'Hockey, perché, se Kaltz aveva tenuto la bocca chiusa col suo migliore amico, non aveva alcun motivo per pensare che avesse cantato proprio con lei.

Ma, forse, Dite Weiss aveva un ottimo spirito di osservazione per i "segreti" altrui, che poi le faceva ritenere, ahimè, che fosse lecito curiosarvi dentro. Ecco, questa era la sua pecca, o difetto, maggiore; peccato, perché altrimenti sarebbe stata una perfetta femmina da compagnia. Un po' come Anego.

Genzō si riscosse da quelle riflessioni a causa del silenzio di attesa che aveva assunto la compagna: stava aspettando una sua risposta? A quale domanda? Ma Dite non si era scomposta minimamente per essere stata poco considerata a parole, e del tutto ignara che i pensieri del portiere, invece, erano stati dedicati proprio tutti a lei.

- Dicevo che, siccome il tuo compleanno si avvicina a grandi passi... - Ah, già, aveva nominato di nuovo il lettore cd, così il portiere rispose, per una volta tanto, ad una sua non troppo inopportuna intromissione - Infatti, l'ho chiesto; speriamo che arrivi - ammiccò. - Ma sicuro, vedrai! Tuo padre mi è sembrato un tipo a posto l'altro ieri al lago. - Genzō, suo malgrado, sogghignò compiaciuto per due motivi: primo perché stavolta l'intuitiva scimmietta che prediligeva le gatte rosa aveva proprio ceffato di brutto; poi perché essere stato scambiato per il figlio di Mikami era una gran bella soddisfazione, visto che, ultimamente, sopportava molto poco il rivedere ogni mattina allo specchio quella stessa faccia con tanto di sopracciglio a marchio registrato.

Perciò, si tenne quella piccola vittoria per sé e stabilì che quel modo di dire gli piaceva proprio: già ~ Tatsuo è decisamente "un tipo a posto". ~ Poi, tra chiacchiere e battute, si ritrovarono allo stesso bivio di ieri, stavolta senza pioggia, e si accomiatarono.

* * *

Mercoledì mattina, la sveglia dell'S.G.G.K. non suonò, come ogni altro giorno, perché venne spenta prima, sebbene si fosse svegliato più tardi rispetto all'orario consueto; si concesse un'abbondante colazione in semi solitaria, senza Niko che ruttava ma con Tatsuo che leggeva il giornale mentre sorseggiava il suo caffè. ~ Mi piace 'sta cosa. ~ - Oggi conosceremo il medico di base - commentò distrattamente l'allenatore. -

- Hm. - Il portiere non sollevò nemmeno lo sguardo dal suo panino, da cui traboccava un'abbondante quantità di marmellata scura, e lo addentò goloso. - Che entusiasmo - sorrise Mikami emergendo dal quotidiano, - come se stessi per andare al patibolo... - Gli fece segno di avere il mento sporco, e lui fece sparire lo sbuffo di confettura con un dito, per poi leccarlo e stringersi nelle spalle. L'uomo continuò - Lo so che non ami dottori e ospedali, - e il ragazzo glielo confermò con una faccia che voleva dire, "Ma dai?!" - ma mi hanno detto che questo è giovane e... - sbirciò in un foglio - Anzi: è una dottoressa. - Genzō masticò perplesso l'ultimo boccone ~ Un dottore femmina? ~

- La cosa ti turba? - lo canzonò l'allenatore. - Affatto. - Però si alzò immediatamente per riordinare il tavolo e voltare, così, le spalle a Tatsuo. - Detesto dover avere a che fare con medici, infermieri e tutto il resto, lo sai; ma almeno oggi tolgo i punti e posso ricominciare gli allenamenti. - Sparecchiare gli aveva permesso di riprendere il suo autocontrollo. Mikami obiettò - Soltanto se lui, cioè lei, decide che le tue condizioni lo consentono. - Il portiere non rispose, limitandosi a sogghignare mentre si dirigeva in camera sua per prendere giacca e zaino. ~ Me la lavoro io la dottoressa femmina... ~ Poi tornò in cucina - Andiamo? - incalzò.

Alla Poppenbüttel Klinik stettero una mezz'oretta in sala di attesa, poi, finalmente, un'infermiera grassoccia di mezz'età chiamò - Wakabayashi. -

La giovane donna dai corti capelli biondissimi era girata di spalle - Accomodatevi! - intenta a recuperare la sua cartella clinica da un classificatore. Poi si voltò sorridendo e si sedette dietro la scrivania ingombra di carte, campioni di medicinali, oggetti vari che portavano il logo delle case farmaceutiche e parecchi portaritratti di cui poteva vedere soltanto la parte posteriore. - Finalmente ci conosciamo di persona, Genzō. - Il portiere trattenne una smorfia non altrettanto entusiasta mentre Mikami rispondeva educatamente per entrambi - Il piacere è nostro Dottoressa Voll... -

- No, niente formalità; per tutti io sono soltanto Grete, diamoci pure del tu, Tatsuo. - Genzō sogghigno impercettibilmente: se già per lui era stato strano sentirsi chiamare per nome, all'inizio, per Tatsuo doveva essere persino quasi sgradevole che una donna più giovane di lui si rivolgesse così confidenzialmente. Infatti, balbettò una sottospecie di risposta affermativa mentre "Grete" inforcava un paio di occhialini alla moda.

Poi sorrise nuovamente, rivolgendosi al ragazzo con la stessa familiarità - E io posso chiamarti S.G.G.K., oppure è riservato soltanto per la tua tifoseria? - In quell'attimo Genzō stava giusto pensando che, dopotutto, la dottoressa femmina sembrava anche abbastanza simpatica ma la sua uscita fece spalancare simultaneamente le bocche di portiere e allenatore. La dottoressa proseguì allegra - Sento sempre questo nomignolo in casa, anche se non ho ancora ben capito che significhi, perciò non vedevo l'ora di poter incontrare finalmente di persona il Super... Goal... -

Lei poi si interruppe notando l'espressione interdetta di Mikami, mentre l'S.G.G.K. (in persona, eh!) fece immediatamente due più due, anzi uno più due, e sorrise - Super Great Goal Keeper - precisò vanitosamente, per poi spiegare a Tatsuo - I gemelli, domenica al lago... - Lui annuì ancora un po' stupito e perplesso. La dottoressa prese uno dei suoi portaritratti, glielo porse e, a conferma, declamò - Arnold e Arabella: lo tsunami e l'acqua cheta - sospirò ironicamente rassegnata. Ed entrambi riconobbero il volto identico dei due bimbi in quello della giovane madre.

L'allenatore riprese il suo stile educato e commentò - Sono proprio dei bei bambini - restituendole il portafoto, che lei riappoggiò sulla scrivania zeppa di roba, per poi, da mamma orgogliosa, mostrare loro anche tutti gli altri sei o sette, che li ritraevano durante diverse età, ma sempre loro tre; in uno soltanto era presente anche il padre.

E Grete, a quel punto, con una confidenza inaspettata verso due estranei appena conosciuti, rivelò - Il mio ex-marito ha tagliato la corda da un pezzo, quindi mi rendo conto delle difficoltà di un genitore single, per di più in un paese straniero... - Si era rivolta a Mikami con l'aria di chi la sa lunga, e Genzō stavolta non poté trattenere la parte finale della risatina spontanea che gli era salita dalla gola, che poi era riuscito a camuffare abilmente in una specie di colpo di tosse, avendo scorto Tatsuo visibilmente impallidito, e compiacendosi di nuovo per quell'errata presunta paternità.

~ Ma dove la vedranno 'sta somiglianza tutti quanti? ~ La dottoressa si rese conto di aver fatto una gaffe, perché esitò - Mi spiace, non volevo essere... Ma dalla scheda familiare risultava che... - aggiustò gli occhiali sul naso, mentre cercava informazioni utili in essa, e scusandosi in anticipo - Se tua moglie non c'è più, mi spiace davvero, Tatsuo, non intendevo mancarti di rispetto. - Allora il portiere decise di mettere fine al malinteso e all'imbarazzo di entrambi - Non esiste nessuna "signora Mikami" - calcò apposta sul cognome diverso dal suo, - Tatsuo è single, ma non è mio padre. -

- Ah, meno male! - si riprese subito la donna, - Pensavo di essere inciampata in una delle mie solite figuracce, che qui in clinica sono anche ottimo spunto per innumerevoli barzellette. - Nel frattempo aveva trovato l'argomento della sua ricerca sui fascicoli e aveva annuito - Già, tutela legale; capisco. - E Mikami aveva brevemente riassunto la sua situazione familiare, ritrovando anche lui un piglio professionale. La dottoressa sollevò una mano per ravvivare la frangetta bionda e scherzò - Eh, è il mio punto debole, parlo forse sempre troppo... - E Genzō aveva cominciato a capire da dove Arne prendesse le puntine da grammofono che mangiava al mattino per colazione.

- E poi, - continuò imperterrita, - sono una distratta cronica: quante volte cerco gli occhiali in giro per tutta la clinica finché qualche anima pia non mi fa notare che si trovano proprio sulla mia testa. È così che sono diventata la principale protagonista degli aneddoti spiritosi che girano tra medici e infermieri... -

Il portiere lanciò un'occhiata eloquente a Tatsuo, che, arrossito vistosamente, tolse i suoi per pulirli un po' sul maglione, e poi commentò ironicamente - Capita a tutti, e più spesso di quanto creda, Dottoressa... - che tuttavia non volle infierire sul povero allenatore, intuendo che la battuta era evidentemente rivolta a lui, e si dedicò al suo paziente. - Se io sono autorizzata ad usare il tuo soprannome, credo proprio che possiamo darci del tu anche noi due, giusto, S.G.G.K.? - sorrise. E Genzō ricambiò annuendo, e pensando che Grete era davvero, anche lei, una tipa a posto.

- Ok, vi ho già fatto perdere anche fin troppo tempo con le mie chiacchiere, vogliamo togliere questi punti? - e strizzò l'occhio ad entrambi.

* * *

Una volta congedati dalla vulcanica Dottoressa Voll, che non aveva smesso un attimo di raccontare loro qualsiasi cosa le saltasse alla mente, (aveva persino elencato tutte le volte che anche Arnold si era dovuto far mettere i punti, e che Arabella, per non essere da meno, protestava perché li voleva anche lei, pur non essendosi ferita, e quindi doveva accontentarla bendando un arto sano, rivelando, così, che la gemella era tranquilla solo all'apparenza, in realtà era un bel peperino pure lei), Genzō attese fuori che Mikami sbrigasse le scartoffie burocratiche con l'impiegata all'accettazione.

Venne attratto da uno schiamazzare poco distante e, voltato l'angolo della palazzina, si diresse verso il posteggio delle ambulanze, dove, proprio accanto, si trovava un rudimentale campo da Basket; si soffermò ad osservare il gruppo di uomini in divisa bianca da infermieri o camice verde da medici chirurghi che avevano improvvisato una partitella, da cui spiccava un enorme "negro" in tuta rossa che stava dando parecchi punti ai bianchi tedeschi. Anzi, sembrava proprio che giocasse da solo contro tutti: marcava, ostacolava, rubava palla, fintava e, con un balzo in sospensione aerea, schiacciava implacabilmente a canestro, per poi ‘umiliare', con un sorriso bianchissimo e un balletto di vittoria, i suoi avversari che ridevano sconsolati.

Il cervello del portiere paratutto dal lato sportivo era una spugna, perciò cominciò immediatamente ad elaborare i dati visivi: era straordinario come quel ragazzone altissimo e dal fisico prestante riuscisse a "dribblare" i suoi marcatori, o sovrastandoli con potenza, o evitandoli con agilità, senza contare lo stile perfetto con cui palleggiava e girava la palla tra le manone nere dai palmi chiari, che sembrava incollata, quasi come fosse il loro naturale prolungamento.

~ Come Tsubasa quando vola in campo palla al piede ~ sogghignò; era decisamente più alto dei Großer, le uniche persone di così elevata statura, eccetto Tatsuo e suo padre, che aveva conosciuto finora.

Dopo un po' arrivò un'ambulanza senza sirena ma con i lampeggianti accesi a mettere fine al match, stravinto dall'immenso "negrone", che, dedusse Genzō, era sicuramente un professionista di Basket.

Mentre il personale medico si concentrava sul paziente in barella, il tizio si diresse, manco un po' sudato, verso l'ingresso secondario e, nel passargli relativamente vicino, strizzò l'occhio e lo apostrofò - Sono o non sono il migliore di tutti, piccoletto! -

Il portiere acconsentì con un sorrisetto ~ Lui può permettersi di chiamarmi così... ~ E finalmente vide Mikami riemergere dalle scartoffie uscendo proprio dalla stessa porta a vetri in cui, nello stesso istante, stava entrando l'altro.

Potendoli osservare vicini, considerò che il watusso avrebbe potuto tranquillamente "mangiare in testa" a Tatsuo, e pensò che sarebbe stato anche un portiere incredibile, con i suoi, presumibilmente, due metri di altezza.

A parte la pettinatura alla Jackson Five, che sembrava una ricciuta palla da basket, poteva essere benissimo il fratellone di Michael Jordan, oppure di quell'altro cestista semi-pelato degli Houston Rockets, quello dal nome arabo che ora non gli sovveniva.

Mikami, intento a leggere tra i suoi papiri, scorse l'ombra nera che lo sovrastava e, sollevando lo sguardo, borbottò un - Mi scusi - mentre l'altro lo dribblava rispondendo - Faites excuse, Monsieur - rivolgendo al "piccoletto" un ultimo cenno di saluto con la manona per poi sparire dentro la clinica.

Tatsuo lo individuò e lo raggiunse - Lo conosci? - Insieme si avviarono all'auto. - No, guardavo mentre giocavano a pallacanestro; si vede che gli piace avere un pubblico. -

L'allenatore scrollò le spalle - Che cosa mi ha detto? Era francese? - Genzō sogghignò - Presumo di sì. - Mikami si bloccò mentre stava aprendo la portiera - Come sarebbe a dire "presumo"? Mi risulta che sia una materia di studio, il Francese. - Il portiere si appoggiò al finestrino ridacchiando - È che la lingua d'oca e i kanji si picchiano dentro la mia testa - assaporando la soddisfazione di aver saltato le due ore odierne.

- Conoscere le lingue... - cominciò, ma fu immediatamente interrotto - Ma tu mi pare che vivi benissimo senza sapere una parola di francese, no? - Tatsuo scosse la testa, rassegnato, entrò in macchina e, quando Genzō fu salito, gli diede il certificato medico da portare l'indomani a Coach Bähr per non dimenticarlo. Avviò il motore e, mentre faceva manovra nel posteggio, commentò sorridendo - Direi che poter ricominciare gli allenamenti alla "J" già domani sia un ottimo compromesso, eh, testone! -

Il portiere sorrise sornione. Con la sua faccia da cucciolo ampiamente collaudata negli anni, e usando la sua influenza di ‘idolo' del figlioletto, anche lui calciatore convinto ed esaltato, aveva persuaso Grete a modificare l'iniziale responso medico: da "riprendere lunedì prossimo" l'opzione era diventata "potersi dedicare ad una sola attività sportiva per i prossimi giorni". E l'S.G.G.K. aveva ovviamente scelto il calcio, adducendo una spiegazione assolutamente logica basata sulla resistenza dei guantoni, inventata sul momento. - Che ne dici della dottoressa? - chiese sbirciando Tatsuo di sottecchi.

- Sei tu quello allergico; dimmelo tu com'è. - Genzō però non mollò l'osso, era troppo ghiotto - Che è simpatica, no? - Mikami ora era concentratissimo sulla strada. - Sì, è una persona... molto... Ecco: esuberante, ma in modo simpatico. - L'allenatore credeva di aver glissato magistralmente, ma non aveva fatto i conti con l'abitudine dei cuccioli di tornare ad addentare ripetutamente ogni cosa con cui potesse essere divertente giocare. - Sì, infatti, è molto loquace; ma anche carina. Tu che ne dici? -

Il semaforo diventò sfortunatamente rosso proprio in quel momento, e quello sguardo furbetto e insistente del suo portiere lo costrinse a voltarsi - Ma cosa c'entra? - La sua faccia era una maschera impassibile. Sperava. - Sì che c'entra. Anzi, qualcuno direbbe che è persino rilevante. - Continuò a guardarlo in silenzio. - Suvvia, da uomo a uomo, non negare che è una femmina attraente. - Scattò il verde e Tatsuo ripartì sorridendo.

- Da uomo a... - e lo guardò di sbieco - inizio di adolescente, direi che Grete Voll è sicuramente una bella donna... - Il cucciolo si avventò di nuovo sul suo gioco spassoso. - Suvvia, sbilanciati un po'! Sbaglio, o la storiella degli occhiali perduti ti ha colpito proprio sul vivo? - L'allenatore si limitò ad emettere uno sbuffo divertito.

Poi approfittò della fermata ad un attraversamento pedonale per afferrare Genzō per un orecchio e rimproverarlo scherzosamente - Senti un po', rompiscatole in formato tascabile! E meno male che sostieni sempre che è fastidioso, però, poi, quando ti fa comodo, le stesse scemenze con tanto di ‘suvvia' in mezzo le dici anche tu. Eh?! -

- Sarà genetico... - rise il portiere, che un po' lo aveva fatto apposta a calcare quel tipico modo di intercalare le frasi, tanto per punzecchiare Tatsuo allo stesso modo di papà e farlo così diventare matto, in maniera ovviamente affettuosa. - Comunque, se dovessi averci fatto un pensierino, su Grete, mi spiace deluderti... - ma fu subito interrotto - A parte che io non ho fatto proprio nessun pensierino su nessuno! -

- Non ti farebbe male, però! - Le labbra di Mikami erano completamente sparite. Per un secondo Genzō credette si fosse offeso davvero. - Vediamo, che esperienza avresti tu per farmi da consulente matrimoniale? Se non sbaglio il tuo curriculum amoroso, finora, è stato totalmente nullo. - Suo malgrado, il ragazzo arrossì - Per scelta... -

L'allenatore scoppiò in una fragorosa risata e il portiere incrociò le braccia sbuffando. Mikami - Wakabayashi: 1-0. Poi si riprese - Dicevo, la mia compagna di classe, Dite, ieri mi ha detto che i gemelli non sono i suoi fratellini, come invece pensavamo noi, e mi ha accennato che il fratello è... boh, fidanzato con la bella dottoressa. -

Mikami commentò distrattamente - Essendo divorziata non vedo perché non possa. E guarda che comunque ci sono arrivato anche da solo a capirlo. Magari a te sembrava che si assomigliassero, ma nell'ultima fotografia insieme al padre si vede chiaramente che sono tutti ariani, mentre la tua amica ha certamente una metà scura in famiglia. -

- E tu da quando sei diventato genetista?! - Genzō era stupito e incuriosito; Tatsuo lo guardò di sottecchi e ridacchiò - Sei proprio tontarello, oggi. Ma scusa un po', una mamma che ti racconta vita, morte e miracoli dei suoi bambini non ti pare strano che non nomini proprio e non abbia nemmeno una foto della sua figlia maggiore? - La sua deduzione era più che logica. - E credo sia un po' troppo giovane per avere figli della tua età, quindi, eventualmente, anche un po' troppo giovane per fare pensierini... -

In effetti, il portiere rifletté che Grete dovesse essere all'incirca sui venticinque, e, ricordando il particolare di "Alain lavoratore", tutto adesso quadrava. Il fratello di Dite andava ai colloqui con i professori e guidava una Porsche di un certo calibro, cosa che sarebbe stata alquanto insolita per un diciottenne fresco di patente. E così, anche in quel match, lo svanito, ma non troppo, aveva vinto; Mikami - Wakabayashi: 2-0.

- Sarà giovane per te, dal mio punto di vista è... adulta - si fece sfuggire, poi aggiustò il tiro - nel senso che per me tutti quelli che hanno un'età che ha il "due" davanti sono adulti. - Per poi lisciarlo con una specie di complimento - Allora vuol dire che ci vedi bene, nonostante gli occhiali... - Mikami si prese l'adulazione molto volentieri - Un portiere rimane sempre un portiere, anche se è in pensione - ammiccò.

E Genzō evitò di esternare che, inoltre, per lui tutti quelli che avevano un'età con il "tre" davanti, erano vecchi, per non far sentire il suo allenatore troppo ‘pensionato'.

Mentre percorrevano l'ultimo tratto di Weg, a volte in silenzio, altre chiacchierando, Genzō soppesò criticamente la benda leggera che fasciava il taglio ora ben rimarginato e ripensò, come aveva fatto con lo schema di Herr Kießling, alla maniera in cui poter adattare, da portiere, quel modo di girare le palle che aveva visto fare all'atleta Afro-Germanico. La sua mente vagò in strani meandri sportivi per un po', e si accorse che erano ormai arrivati alla "Jenisch" solo perché l'auto si era fermata davanti al cancello.

Mentre scendeva Tatsuo gli fece un'ultima raccomandazione - Oggi riposati! -

 


 

Credits e Note:
Otto "il Fumettaio"
potrebbe sembrare, ma non è preso a prestito da "I Simpson"; purtroppo, per lui, perché gli somiglia anche, il mio 'fumettaio' si chiama proprio così. ^_^

Dato che vengono citati una squadra molto nota e un giocatore del calibro di Michael Jordan, mi sembra giusto, a questo punto, fornire una spiegazione. Intanto, come nello scorso sottocapitolo: per il disclaimer sui personaggi famosi, leggetevi, nell'indice, il quarto paragrafo delle Premesse. Poi: nell'intermezzo francese ho nominato un Noureddine Houriya furoreggiante nell'NBA, che, ricordo, è il fratello di Abdelouahed, per questo motivo Genzo fa l'associazione di pensiero "sembra il fratellone di..."; perché per ora coglie soltanto la somiglianza, poi avrà occasione di rincontrare e conoscere Alain.

Il personaggio è palesemente impostato sul realmente esistente "cestista semipelato" (perlomeno allora era 'pettinato' così) Hakeem Abdul Olajuwon; ma, avendolo infilato in una famiglia con annessi e connessi religiosi eccetera, ho preferito cambiare nome anche se avrà un ruolo assolutamente marginale, tutto sempre nel massimo rispetto. E il mio è solo una specie di omaggio narrativo.

 


 

Postmessa:
Immagino che stiate cominciando a odiarle, ma non ne posso fare a meno, perché non mi piacciono proprio gli equivoci. Quindi: Genzo è ricco sfondato, è un dato di fatto del manga, ma ciò non toglie che possa saper riconoscere il valore dei soldi e che pertanto non li tratti con superficialità o sprezzo. Ma anche che il suo spirito indipendente a volte lo porti proprio a cercare di 'affrancarsi' dal suo status sociale privilegiato.

Altra cosa, ma ben più importante: mi spiace se qualcuno si sente offeso perché ho usato (e userò spesso) la parola negro e suoi accrescitivi derivati. Ma, nel mio mondo (reale, non di fiction), ogni aggettivo diventa spregiativo solo se si vuole caricarlo appositamente di tale significato, e quando qualcuno, qui nella mia storia, userà proprio il vocabolo 'negro' per insultare intenzionalmente, si potranno cogliere meglio tali differenze. Genzo penserà spesso al 'tizio della clinica' come il negrone soltanto perché è grosso e nero e non sa il suo nome, oltretutto facendolo in maniera quasi affettuosa, sicuramente di ammirazione. E, no, non avrei mai potuto usare un termine diverso, o "alternativo" e più "politically correct", dato che in questo contesto ha il suo perché di esistere. Infine, in nessun caso l'intento è quello di offesa ad alcuno. ^_^//

 
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