- Numero Capitoli: 29
- Ultimo capitolo: Twelve candles.
- Serie: Captain Tsubasa
- Personaggi: Genzo Wakabayashi/Benjamin Price, Hermann Kaltz, Karl Heinz Schneider, Taro Misaki/Tom Becker, Personaggio originale femminile, Personaggio originale maschile
- Genere: Introspettivo, Romantico, Sportivo
- Avvertimenti: Lemon
- Rating: SS
- Conclusa: No
- Round Robin: No
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Capitolo 1 - Parte 2
Il suono prolungato della campanella scandì impietoso lo scoccare delle otto; Dite dovette continuare a correre perché aveva sconsolatamente letto il temuto nome della Prof. sull'elenco corrispondente alla sua classe, la 7ªB; l'anno iniziava sotto il peggiore degli auspici, con le prime due ore proprio di "Tiranna", e questo significava che, se non riusciva a raggiungerla prima di lei, lo spettro della punizione sarebbe tornato a tormentarla inesorabilmente.
Tirò un sospiro di sollievo quando scorse, entrando, la cattedra ancora vuota. Guardò a sinistra, verso l'ultimo banco dell'ultima fila, e chiuse gli occhi pregando che, una volta riaperti, **puff**, Wiedermeier potesse essere magicamente scomparso. NO. La sua facciotta tonda era lì e la guardava, stupito di essere oggetto di attenzione. Beh, sperare che gli avessero cambiato sezione era come chiedere un miracolo. Eppure, giusto ieri, aveva fatto anche il fioretto: se fosse stata risparmiata, non sarebbe più arrivata sempre all'ultimo momento; ecco, appunto, era ovvio quindi che il suo karma la punisse, dato l'inizio decisamente poco coerente.
Rassegnata, fece per raggiungere il compagno, ma qualcosa non la convinceva del tutto: il penultimo banco era occupato, anche se non si era ancora seduto nessuno, poiché c'era posata sopra della roba, l'altra metà, però, era vuota; c'era qualcosa che non quadrava. Vi appoggiò la sua e andò a controllare il registro; nel passare fra i banchi urtò incidentalmente qualcuno, cui non fece in tempo a chiedere scusa che le scoccò un'occhiataccia gratuitamente malevola. ~ Ah, ma che simpatia... ~ pensò senza nemmeno fermarsi a guardare chi fosse; aveva altro a cui pensare.
Era davvero troppo, osare anche soltanto illudersi che il cognome del nuovo arrivato potesse venire dopo il suo nell'ordine alfabetico, e poi si ricordava vagamente che finiva in "man". Wiedemann, Widdermann, Wiedermann? Poteva essere... Incrociò le dita e scorse velocemente l'elenco dal fondo: Wiedermeier, Weiss (ecco, appunto, la sua flebile speranza si era già spenta); poi, un nome strano, mai visto prima. Lo sillabò mentalmente, Waka-ba-ya-shi, continuò a scorrere riconoscendo i vari nomi, poi a metà si fermò di nuovo: Kaufmann. Ok, ora aveva risolto il mistero, c'erano ben due nuovi in classe; quindi, se la matematica non era un'opinione e 21 + 2 = 23, sarebbero stati di nuovo in numero dispari. Esultò mentalmente e ringraziò il suo karma, perché era miracolosamente scampata all'impiastro Wiedermeier.
Diede una rapida occhiata in giro per capire chi fossero i nuovi compagni, soprattutto Waka-coso, dato che era lui, oppure lei, il suo inconsapevole "salvatore"; tuttavia, l'avvicinarsi del passo marziale della Tiranna le fece decidere di rimandare l'indagine. Guardò distrattamente di fronte a sé ed ebbe a colpo d'occhio le risposte che cercava: individuò il tizio che aveva urtato prima, quello, che stava parlando con Kaltz, doveva essere per forza di cose Waka... Inutile, non le veniva proprio... E l'altro volto nuovo, seduto proprio vicino ad Herri, era quindi, per esclusione, Kaufmann. Proprio lo stesso simpaticone le diede ignara conferma, poiché, vedendo la Prof. entrare in classe, si diresse verso il loro banco. Sorridendo soddisfatta, anche Dite andò a sedersi.
* * *
Pensando che essere capitato in classe con Herri era stata davvero un'inaspettata fortuna, Genzō ripassò mentalmente le informazioni che gli aveva fornito durante l'estate, tirando fuori dal mucchio quelle che gli sarebbero potute tornare utili al momento. La Tiranna, ovvero Frau Meyer, insegnante di tedesco, storia, letteratura e geografia, gli era stata presentata come una cosmica rompicoglioni; veniva odiata e temuta non solo dai suoi alunni, ma dall'intero istituto, in classe stava all'erta come un cecchino, non tollerando la benché minima distrazione, e addirittura pretendeva la disposizione ai banchi categoricamente secondo l'ordine alfabetico.
Dite Weiss: lesse il nome del suo, ancora sconosciuto, compagno di banco, dato che era ancora deserto. Che nome era Dite, maschile o femminile? E se fosse stata una ragazza? Non che la possibilità rappresentasse un problema, ovvio, anche a Nankatsu le scuole erano prevalentemente miste, ma, per sei lunghi anni, aveva avuto vicino il taciturno Takasugi da un lato e il tranquillo Kisugi dall'altro. Sperava quindi che, nell'eventualità, non gli capitasse un'ochetta rompiscatole.
Appoggiate le sue cose sul penultimo banco dell'ultima fila andò poi da Herri e presero a parlare degli allenamenti del pomeriggio; intenti nel loro discorso, mentre il suono prolungato della campanella indicava l'inizio delle lezioni in tutta la scuola, non si era quasi accorto della persona che gli era passata vicino una prima volta, ma la seconda decisamente sì. Si girò istintivamente e incrociò lo sguardo con una tizia che nemmeno si era degnata di scusarsi; la squadrò un istante perplesso, mentre lei stava alla cattedra china sul registro, poi tornò a parlare con Kaltz. Qualche secondo dopo, la Tiranna comparì nel vano della porta esortandoli a prendere posto; sul suo banco si erano materializzati, come dal nulla, un golfino e una grande borsa di stoffa blu con dei... boh, animaletti, forse. Cose da femmine. Si sedette e la ragazza lo seguì mettendosi proprio accanto a lui. Quella, quindi, era la sua nuova compagna.
* * *
Prevedibilmente la Tiranna aveva subito cominciato la lezione; contrariamente ad altri insegnanti, che il primo giorno lasciavano respirare i ragazzi limitandosi a illustrare il programma della materia, o quelli ancora più alla mano con cui si poteva addirittura scambiare due chiacchiere su come avessero trascorso le vacanze, a lei, invece, non poteva fregare di meno. Era partita spedita come al solito e, tanto per gradire, per antipasto aveva servito Storia: ovvero un'ora di coma. ~ Speriamo che non vada avanti così anche la prossima ~ pensò Dite mentre soffocava uno sbadiglio; meno male che mancava ormai poco al cambio d'ora. Si stiracchiò sulla sedia e lasciò vagare lo sguardo attorno, rilevando in tutti la stessa percentuale di asfissia cerebrale.
La cosa peggiore era che con Frau Meyer non potevi nemmeno farti troppi fatti tuoi: il suo orecchio bionico intercettava prontamente ogni tentativo di comunicazione non richiesta o non pertinente, e ogni oggetto che esulava dallo stretto utilizzo coerente alla lezione veniva perentoriamente esortato alla sparizione, o peggio, sequestrato. Un altro sbadiglio. Il suo nuovo vicino aveva seguito con attenzione all'inizio, consultando persino il libro di testo, poi, evidentemente, l'effetto soporifero aveva colto anche lui, perché era già da un pezzo che stava appoggiato sul banco, con lo sguardo assente, reggendo il mento col palmo della mano. Moro, occhi scuri dal taglio orientale, era Asiatico, ovvio, sicuramente Giapponese; probabilmente era figlio di un diplomatico, chissà, magari dello stesso ambasciatore del Giappone.
Capitava frequentemente che "La Jenisch" potesse annoverare, orgogliosamente, tra i suoi studenti, anche piccole celebrità. Oltre ai rampolli di personaggi più o meno illustri e noti nel Land, non era affatto raro, infatti, che, quando una famiglia dal nome importante muovesse in quel di Amburgo, scegliesse poi di iscrivere la prole all'istituto esclusivo e rinomato sia livello nazionale che europeo.
Il programma, altresì, offriva, oltre alla formazione di tipo accademico, uno studio approfondito delle lingue: l'inglese era obbligatorio fin dalla quinta e il francese dalla sesta, ed era poi presente la specializzazione del Liceo Linguistico, che ne aggiungeva una terza a scelta. Al conseguimento dell'Abitur, perciò, i neodiplomati avrebbero sicuramente acquisito un'ottima padronanza di almeno tre tra le lingue più diffuse nella Comunità Europea.
Proprio per questo motivo, quindi, il collegio era tenuto in grande considerazione anche da, appunto, delegati e diplomatici che si trovavano a svolgere mandato nella RFT. Lo stesso consiglio scolastico, pertanto, incoraggiava l'ingresso di studenti stranieri, perché non solo accresceva le entrate e il prestigio internazionale al nome della scuola, ma in più, oltretutto, aggiungeva quell'ulteriore tocco multi-etnico che era tanto di moda in quell'epoca di nuove aperture politiche.
Mentre Genzō pensava di stare per addormentarsi, un movimento nel banco, una fila avanti a sinistra, catturò la sua attenzione; Herri si era girato di tre quarti nella sua direzione, con un'espressione di noia totale, aveva allungato il braccio sinistro e si massaggiava con due dita della mano destra l'incavo del gomito, mimando il gesto dei tossici. Gli restituì uno sguardo sconfortato, stringendosi nelle spalle, mentre con la coda dell'occhio notò che anche la sua vicina si era risvegliata dal torpore e si portava una mano alla bocca, mascherando stavolta un sorriso invece che un altro sbadiglio.
- La lezione ti annoia, Hermann? - L'insegnante interruppe la spiegazione riportando all'apice l'attenzione di tutta la classe. - Ehm, nossignora, Frau Meyer, stavo cercando di allacciarmi una scarpa... - tentò di sviare lui. - Certamente, perché le probabilità di inciampare stando seduti sono molto frequenti, vero? - Si sentì qualche risolino.
- Ehm... - Herri, in difficoltà, venne salvato dalla campanella, il suo spirito goliardico si risollevò e le rispose con il tipico sorriso scanzonato - Visto, Prof.? Era tutto calcolato. In previsione dell'eventualità di dovermi alzare al cambio d'ora, non volevo correre il rischio di... - non finì la sua difesa perché ormai stavano ridendo tutti, e persino la Tiranna sembrava vagamente divertita. - Vedo che hai sempre la risposta pronta, Hermann. La prossima ora iniziamo il programma di grammatica; cinque minuti di pausa, non uno di più. - Dopodiché compilò il registro di classe e Kaltz sbuffò di sollievo, facendo finta di tergersi il sudore dalla fronte con la mano.
L'ora successiva passò molto più veloce, anche perché l'insegnante, diversamente dal precedente soporifero monologo, condusse una lezione decisamente più dinamica facendo partecipare attivamente gli studenti. Saltuariamente e apparentemente in modo casuale, la Prof. invitava un alunno a illustrare una determinata nozione, per poi soffermarsi a dettagliarla più approfonditamente, oppure, alla fine di una spiegazione, chiedeva di ripeterla aggiungendo qualche esempio di uso comune. Si accertava che in classe nessuno fosse rimasto indietro, dava i concetti per acquisiti e procedeva oltre. In effetti, il metodo sembrava piuttosto efficace; nel suo caso, le espressioni usate dai compagni si rivelavano piuttosto utili a comprendere meglio, non solo le numerose e rigide regole grammaticali che caratterizzavano la lingua tedesca, e le analogamente molteplici eccezioni ad esse, ma anche i suoi tipici modi di dire.
Genzō aveva preso diligentemente appunti, come tutti, ma, al suono della campanella, tirò comunque un sospiro di sollievo per non essere stato chiamato, perché, contando le numerose pagine riempite in una sola ora, si rese conto, contrariamente a ciò che aveva creduto finora, di quanto indietro fosse ancora con la lingua scritta. A pensare che, entro la fine del mese, senza l'aiuto di nessuno, avrebbe dovuto essere in grado di scrivere addirittura un tema, rabbrividì. Frau Meyer, che nel frattempo aveva puntato lo sguardo proprio sul portiere, si alzò e raggiunse il suo banco.
- Per ora te la cavi perché sono solo i primi giorni, ma non credere che io ti riservi un trattamento di favore per tutto il resto dell'anno: a fine mese vi assegnerò il primo componimento e mi aspetto che il livello da te raggiunto sia almeno sufficiente - iniziò senza troppi preamboli. ~ Ma legge anche nel pensiero? ~ pensò sgomento il ragazzo. - Hai portato quello che ti è stato richiesto? - Genzō prese dei fogli protocollo dallo zaino e li consegnò. - Lo hai fatto davvero da solo? - indagò. - Sissignora. -
- Mm. Bene, domani ne discuteremo. - Poi girò i tacchi, salutò brevemente la classe, ormai mezza vuota, e se ne andò. Finalmente riuscì ad espirare. Gli era quasi venuto l'istinto di alzarsi di scatto in piedi e fare il saluto militare esclamando: "Jawohl Frau Kommandant". Herri e la sua vicina avevano presumibilmente tagliato la corda.
* * *
Quando aveva visto la Tiranna avanzare, decisa, verso di loro, Dite pensò che avesse scoperto il suo leggero, ma ugualmente deprecabile, ritardo e che volesse (sperava soltanto) ammonirla. Maledetto karma. Invece la Prof. si rivolse a "Waka", così ne approfittò per scomparire dalla sua vista alla velocità della luce, anche perché non se la sentiva di assistere al suo martirio; poveretto, che accoglienza!
Arraffato alla svelta un succo di frutta, una volta in corridoio si andò a sedere nel vano di una delle grandi finestre. Herri la adocchiò e la raggiunse. - Cosa potrà aver mai fatto di già? - chiese retoricamente. Dite si strinse nelle spalle. - Senti, ti spiace se nelle ore normali ci cambiamo di posto tu ed io? Sai... - continuò. - Ho capito: tu e il tuo amichetto del bosco volete stare insieme. Vicini, vicini!! - lo prese in giro, - Ma sì, figurati! Perlomeno non mi è toccato Wiedermeier... È lui? - Hermann le sottrasse il cartone e chiese di rimando - Chi? -
La Prof. era uscita dalla classe e si stava allontanando facendo risuonare i tacchi sul pavimento di marmo, e Genzō fece capolino dalla porta. - Hey, ti ha già sbranato o ha deciso di tenerti come dessert? - domandò Kaltz. - Niente di che, era per il compito - rispose tranquillamente. - Meno male, sarei stato disperato a doverti già dire addio. - Poi succhiò pensoso dalla cannuccia ed esclamò - Ah, lui? - lo indicò con un cenno, scuotendo la testa in senso di diniego.
Il portiere comprese che Herri, ora, si non stava più rivolgendo a lui ma alla ragazza. - Lui è del nostro stesso anno, eppoi è nella "J". Quello, invece, - indicò col mento verso la classe, - si vede chiaramente che è ancora moccioso - sorbì di nuovo, poi le ripassò il cartone e continuò - e, come il pidocchio, è come se avesse stampato nerd in fronte a caratteri cubitali. - Lei rise dopo aver bevuto a sua volta. - Ma guarda che con "lui" io intendevo proprio lui, non lui - e lo indicò piegando di lato la testa.
Non è che stesse capendo granché di quella discussione, ma sicuramente quel lui era riferito al compagno di banco di Kaltz, e gli diede una breve occhiata. - Devi sapere, - riprese, stavolta di nuovo guardandolo e rispondendo, quindi, alla sua inespressa curiosità, - che quando siamo venuti quest'estate per le scartoffie, abbiamo sentito che in Segreteria parlavano di questo nuovo arrivo, direttamente da una "Grund" di Lubecca, o giù di lì, che a quanto pare dovrebbe essere una specie di Einstein, più piccolo di noi di ben due anni. -
- Due anni? Azz, io pensavo uno solo... - intervenne Dite. - Toh, finiscilo - gli ripassò il succo di frutta. - No, due; sono sicuro perché ha soltanto un anno più di Gerd; deve aver comunque superato l'esame di ammissione, se ora è qui avendo saltato sia la quinta che la sesta. Avrà un quoziente d'intelligenza stratosferico... - replicò poi agli sguardi stupiti degli altri due. - Siccome è stato Herr Möller a segnalarlo al consiglio scolastico, era scontato che avrebbe richiesto di farlo inserire nella sua sezione. Il fatto che abbiano messo anche te, è invece stata una sorpresa. -
In quel momento un gruppetto di tre ragazze stava uscendo dalla classe ed Herri si interruppe per contemplarle - Ciao, splendore! - si rivolse a una di esse. Anche Genzō la guardò, era decisamente una bellezza tipicamente ariana: alta, slanciata, dai lunghi capelli dorati e occhi azzurro cielo. Istintivamente fece confronto con la sua vicina, seduta sul davanzale, che gli sembrava invece più piccolina, minuta; anche i capelli erano chiari ma tendenti al rossiccio più che al biondo, e gli occhi erano un cupo verde scuro che sembrava quasi grigio. Non poteva dire che fosse una brutta ragazza, nel complesso non lo era affatto, soltanto un po' meno appariscente rispetto al terzetto.
Ignara della valutazione a cui era stata sottoposta, lei ridacchiò - Tanto non ti caga - pungolò Kaltz. Infatti, splendore non solo non aveva ricambiato il saluto, ma si era proprio girata seccata dall'altra parte. - Se non fossero arrivati il secchione ed il campione, - puntando il pollice verso di lui, - io e Heidi saremmo stati compagni di banco ancora per molti anni, e a furia di insistere, prima o poi, avrei potuto anche ottenere qualcosa... - ammiccò - Come si dice: chi la dura la vince, no? -
Risero tutti e tre e per qualche attimo Genzō e Dite si fissarono, forse, considerando entrambi, nello stesso momento, che anche loro due avrebbero dovuto "convivere" per i successivi sette anni.
- Perché sorpresa? - chiese poi il portiere, incuriosito, riallacciandosi al discorso precedente e facendo mente locale; Herr Möller era l'insegnante di matematica, algebra e fisica, che avrebbero avuto per le due ore successive. - Perché tutti sanno, della... chiamiamola così: proverbiale ‘antipatia' della Tiranna verso i calciatori. Non so se hai notato, tranne me e te, tutti gli altri della "J" sono sparsi nelle altre sezioni. - Herri aveva ripreso il filo come se non fosse mai stato interrotto; questa era un'altra sua caratteristica: riusciva tranquillamente a parlare di più argomenti con persone diverse, passando da uno all'altro e cambiando interlocutore, senza mai perdere un colpo e senza fare sentire nessuno escluso. - Già - convenne Genzō. - Col tempo credo ci saresti arrivato da solo a capire, ma già che ci siamo, tanto vale... Immagino che te l'abbiano fatto il predicozzo sulla media, no? - gli chiese.
Il portiere rifletté qualche attimo ripensando al pomposo discorso, che paparino aveva dimostrato di aver molto apprezzato, sorbito nell'ufficio del Vicepreside, sul fatto che, per entrare a fare parte di un club sportivo a livello agonistico, bisognasse, inoltre, riuscire a mantenere la sufficienza piena in tutte le materie; pena la sospensione dagli allenamenti, l'esclusione dalle partite, o, nel peggiore dei casi, la stessa espulsione dalla squadra. - Sì - rispose. - Ecco, dunque, presto lo vedrai coi tuoi occhi che qui le cose non sono poi tutte belle e pulite come vengono descritte nella brochure. Sai, come me, quanto tempo ti portano via gli allenamenti, no? Nella realtà reale, quindi, alcuni insegnanti... - Dite intervenne - Molti! -
- Molti insegnanti - le concesse con un cenno affermativo del capo, - cercano quindi di favorire, diciamo, l'applicazione di tale regola, chiudendo un occhio o due sulle assenze, per esempio, e, magari, anche alzando i voti. Non ufficialmente, è ovvio; così come nessuno si è mai lamentato seriamente. Comunque, questa cosiddetta direttiva, che in teoria serve per evitare proprio che ci siano molti talenti, sì, ma solo nelle qualità atletiche, perché come cervello sono invece... - La ragazza terminò ancora una volta la frase al posto suo - Nulli. -
- Appunto: la norma che dovrebbe preservare l'alto livello di cultura sbandierato dalla nostra scuola, alla fin fine, diventa vittima di un circolo vizioso che si ritorce contro il suo stesso obiettivo; perché, ovviamente, loro - sottintese riferendosi al consiglio scolastico, - per mantenere alto, invece, il livello di competitività dei club, agevolano i risultati accademici dei loro membri. Le medie rimangono, così, sempre adeguate e, in questo modo sporco, si salvano sia ‘capre' che ‘cavoli'... -
Fece una pausa prendendo un ultimo sorso di succo di frutta dal cartone, permettendo all'amico di riflettere sul significato del suo discorso, poi sentenziò - Frau Meyer invece, proprio perché è la Tiranna, se ne frega altamente di chi sei e cosa fai: nelle sue materie se vai bene, ok, se vai male, non perdona, nemmeno se sei il Kaiser in persona. Quindi, quelli che si iscrivono per partecipare attivamente nella squadra di calcio cercano, se possibile, di evitare di ritrovarsi nella sua sezione. -
- Tutti, tranne noi due - sottolineò Genzō pensando che, in quei pochi minuti, aveva assodato che il simpatico e scanzonato Kaltz nascondeva, in realtà, una personalità ben più complessa di quanto solitamente facesse apparire. E, inoltre, aveva compreso il significato che si celava dietro a quella frase che, qualche ora prima, aveva rivolto proprio al loro Capitano, che a prima vista poteva sembrare solo un'innocente battuta divertente, ma che invece, si rendeva conto, aveva intriso di sarcasmo.
- Già - ridacchiò sornione - tu, ovvio, non essendo a conoscenza di queste dietrologie, sei stato quindi, diciamo, solo un po' sfigato. Ma io sono convinto di poter dimostrare alla nostra beneamata Tiranna che si può riuscire nel calcio, come in qualsiasi altro sport, e non essere, per questo motivo, etichettato come ignorante. Dovresti saperlo, ormai, che sono il tipo che non si tira indietro di fronte alle sfide, anzi... - lo fissò come se volesse aggiungere qualcos'altro, ma poi rinunciò.
- Magari quest'anno dovrà ricredersi doppiamente, - sogghignò Genzō, - nemmeno io sono il tipo che si spaventa delle difficoltà - aggiunse, sottintendendo al suo attuale ruolo di riserva. - Herri comprese e annuì, ma decise che, per quel primo giorno, avevano detto già fin troppe cose serie, quindi, per sottolineare che per lui, ora, l'argomento era concluso, scrollò il cartone del succo di frutta per sincerarsi che fosse completamente vuoto e lo lanciò in aria; ne osservò un attimo la discesa e poi, con un rapido e preciso colpo di tacco, lo spedì, centrandolo, nel vicino cestino dei rifiuti.
- Allora, stavo dicendo, prima: per te va bene? - chiese. - Sì, tranquillo - acconsentì lei. - Perfetto, allora trasloco. - Fece per andare in classe ma si girò di nuovo, ironico - Non ti preoccupare, non credo che morda, anche perché dubito abbia ancora messo tutti i denti da latte - malignò beffardo riferendosi a Kaufmann; poi entrò. Lei sorrise, leggermente, ma i suoi occhi rimasero fissi di fronte a sé, forse soprapensiero. La campanella aveva appena segnalato la fine dell'intervallo di metà mattina e le altre classi avevano già chiuso la porta, ma il loro insegnante non era ancora arrivato.
Genzō e Dite erano ormai i soli rimasti in corridoio; la ragazza mise finalmente a fuoco lo sguardo e lui si trovò proprio lungo la sua traiettoria. Si fissarono di nuovo, ma nessuno dei due, evidentemente, riuscì a trovare qualcosa da dire, e così stettero in silenzio. Fortunatamente, quel momento di lieve imbarazzo venne interrotto dal sopraggiungere affrettato di Herr Möller che li accompagnò all'interno dell'aula.
- Buongiorno a tutti! - Si sedette sul bordo della cattedra. - Spero abbiate trascorso una bella estate. - Da vari punti della classe arrivarono racconti di ogni genere, che il Prof. ascoltava semplicemente, oppure si soffermava a domandare qualche particolare, finché la conversazione non si esaurì. - Bene, allora immagino che sarete contenti anche di essere tornati... Cosa facciamo oggi? - domandò sorridendo, ben consapevole della prevedibile risposta, che ottenne in coro - NIENTE! -
- Ok, va bene. Mi arrendo alla maggioranza - disse alzando le braccia nel gesto tipico. - Allora cerchiamo di rendere più interessante questo niente. Immagino che abbiate già fatto conoscenza con i vostri nuovi compagni... - Percepì un mormorio dubbioso e chiese - No? Come mai? - Altro dissenso. - Chi avete avuto prima? -
- Tiranna! - esclamò qualcuno dall'ultima fila facendo scoppiare tutti in una fragorosa risata. - Ho capito, - guardò il registro, - vedo che Frau Meyer vi ha messo subito sotto! Bene, allora perché non rimediamo proprio adesso? - Si alzò dalla cattedra e si avvicinò al banco che ora era occupato, per via del trasloco, da Dite Weiss e quello che introdusse come Selig Kaufmann. Gli fece le domande tipiche del rito della presentazione, a cui però il ragazzino rispose evidentemente poco contento di essere al centro dell'attenzione di tutta la classe. Il Prof. integrò le volutamente esigue informazioni fornite dallo studente, che confermarono ciò che era emerso su di lui nella conversazione in corridoio.
Poi raccontò, tra il divertito (Herr Möller) ed il seccato (Selig), di come le sue elevate capacità fossero state notate dal maestro elementare, quando aveva scoperto che il suo alunno di quarta veniva costretto da un compagno di sesta, il tipico bulletto, a svolgere i compiti al suo posto. La cosa spassosa, secondo lui, era che gli insegnanti se n'erano accorti perché i voti del più grande erano improvvisamente e notevolmente migliorati. In realtà la classe non trovò la cosa poi così comica, considerando che, se il pivello era tale genio, loro, per adeguarsi al suo livello, avrebbero dovuto sgobbare di più. Il Prof. colse quei commenti un po' tirati, e rassicurò i suoi alunni precisando che, come aveva già ampiamente dimostrato negli anni precedenti, non ci sarebbero state distinzioni tra i proverbiali figli e figliastri.
Come Frau Meyer, ma con un approccio diametralmente opposto, questo insegnante aveva già chiarito di essere schietto e imparziale, oltre che decisamente più affabile e simpatico, osservò fra sé Genzō. L'istinto suggerì che era ormai giunto il suo momento di pubblica esibizione: infatti, Herr Möller stava ora leggendo attentamente il registro, sicuramente il suo nome, pronunciandolo poi, lentamente, ma in modo corretto.
* * *
Lui non è che sembrasse granché più felice di essere osservato da ventitré paia di occhi; in effetti, era molto più facile presentarsi il primo giorno di scuola del primo anno, dato che anche tutti gli altri si trovavano nella stessa situazione. Comunque, pur a volte limitandosi a semplici monosillabi, rispose alle domande di insegnante e compagni, che furono più numerose rispetto a prima, anche perché, arrivando da un paese straniero, per di più orientale, suscitò ancor più curiosità: lingua, usanze, differenze, luoghi comuni e tutto quello che saltava alla mente.
Mentre parlava, Dite, come tutti, si era voltata nella sua direzione. Genzō si chiamava; sicuramente più facile di Waka-ba-yashi, scandì mentalmente. Chissà cosa poteva significare; sapeva che i kanji che rappresentavano il nome venivano accuratamente scelti dai genitori. Mentre ascoltava, si soffermò ad osservarlo meglio: i lineamenti erano tipicamente orientali, ma allo stesso tempo fini ed eleganti, e gli conferivano un che di aristocratico; i capelli nelle razze asiatiche erano solitamente neri, dritti, lucidi e corposi, e i suoi, pur non avendo un vero e proprio taglio regolare, mantenevano comunque, nell'insieme, un aspetto ordinato, o meglio, sembrava fossero spettinati ad arte. ~ Capelli che ti mettono la voglia di provare che effetto fa a passarci le dita in mezzo ~ avrebbe detto sua madre.
Considerando che non erano poi così inconsueti i Tedeschi dalla capigliatura e occhi scuri, realizzò che i suoi occhi, però, erano proprio... L'unico aggettivo che le veniva al momento era neri, nerissimi, come il colore della roccia, nera, che si trovava sui vulcani. Penetranti, aggiunse poi, e il suo sguardo intenso, quasi magnetico; quando lo aveva incrociato prima, in corridoio, la sensazione provata le aveva impedito più volte di spiccicare parola. Nel frattempo, essendo conclusa la presentazione, il portiere la scrutò un po' stupito, come se avesse percepito di essere sottoposto a una specie di radiografia, e lei si volse rapidamente verso il Prof., ci mancava solo che arrivasse all'errata conclusione che lo fissava perché era interessata a lui come ragazzo.
* * *
L'insegnante continuò ad assecondare il desiderio riscontrato nei ragazzi di proseguire, in maniera leggera, quell'ultimo scampolo di libertà e raccontò a sua volta dell'estate trascorsa, rispondendo alle loro battute in modo gioviale e amichevole, muovendosi spesso tra i banchi e riuscendo sempre a catturare l'attenzione generale. Durante l'ora successiva, invece, illustrò il programma delle sue materie, elencando gli argomenti che sarebbero stati affrontati durante l'anno e fornendo, ancora indicativamente, le scadenze che gli studenti avrebbero poi rispettato con interrogazioni e verifiche scritte. Non avevano nemmeno chiesto di fare la pausa canonica al cambio d'ora, anche se qualcuno aveva approfittato per recarsi in bagno o sgranocchiare qualcosa, perché con Herr Möller era persino piacevole restare in classe.
Una volta che la campanella ebbe scandito le dodici, contemporaneamente alla fine delle lezioni, Herri e Genzō attesero in corridoio che uscissero anche quelli della "A"; il Capitano li raggiunse e i tre decisero di passare quella breve pausa in cortile. Anche Dite, infilate le cuffie, si andò a sedere, da sola, in un angolo soleggiato, finché l'ombra che si parò davanti a lei la riscosse, e salutò sorridendo la sua amica Perri, arrivata allacciata al braccio della sua nuova conquista: il solito "nerd" occhialuto che avrebbe palesemente preferito passare quel ritaglio di tempo in biblioteca.