Manga
holly
  • Numero Capitoli: 26
  • Ultimo capitolo: Rivali, guerre, amici.
  • Serie: Captain Tsubasa
  • Personaggi: Genzo Wakabayashi/Benjamin Price, Hermann Kaltz, Karl Heinz Schneider, Taro Misaki/Tom Becker, Personaggio originale femminile, Personaggio originale maschile
  • Genere: Introspettivo, Romantico, Sportivo
  • Avvertimenti: Lemon
  • Rating: SS
  • Conclusa: No
  • Round Robin: No
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Capitolo 1 - Parte 3

Normalmente, l'orario delle lezioni era già quello definitivo sin dal primo giorno e poteva essere ritirato in fotocopia presso un banchetto posto appositamente fuori dalla Segreteria. L'impegno era, in totale, di trentaquattro ore settimanali: si iniziava al mattino dalle 08.00 fino alle 13.00, per riprendere nel pomeriggio dalle 13.30 alle 15.30 nei giorni dispari, mentre in quelli pari dalle 07.30 alle 13.30 e dalle 14.00 alle 15.00, sempre con mezz'ora di pausa pranzo; eccezione era il venerdì, in cui i ragazzi entravano alle 08.00 e uscivano alle 14.00, facendo un'unica tirata e potendo perciò tornare a casa prima.

Il primo giorno di ogni anno, comunque, le lezioni pomeridiane erano sostituite dalla consueta assemblea di istituto, in cui il Rettore faceva il suo discorso inaugurale, snocciolando tutti quei barbosi e pomposi cliché che ogni anno, oltretutto, ripeteva tali e quali; poi toccava al Vicepreside presentare il corpo insegnante, cosa che al massimo poteva interessare gli studenti delle quinte. La maggior parte degli alunni, quindi, ne approfittava per fare un sonnellino extra.

Quel giorno, però, era diverso, anche le lezioni del mattino erano terminate con largo anticipo, perché quello specifico inizio di anno scolastico cadeva in un periodo molto particolare: ricorreva, infatti, il Venticinquesimo Anniversario della Fondazione della "Jenisch-Schule Privates Gymnasium". L'assemblea plenaria sarebbe stata anch'essa diversa dal solito ma soprattutto, per la gioia degli studenti, sicuramente più noiosa. Il Rettore, dopo aver dato il benvenuto alle matricole appena ammesse al Liceo e augurato ai diplomandi all'ultimo anno di superare gli esami brillantemente, avrebbe a lungo esaltato, con magniloquenza, l'importanza di quel quarto di secolo, con dovizia di menzioni e riferimenti al passato, al presente e al futuro.

In aggiunta, avrebbero presenziato, come oratori speciali, alcuni illustri ex-alunni, che oggi erano altrettanto stimati cittadini nonché dimostrazione vivente del prestigio della scuola; il tutto accompagnato da una notevole quantità di autocelebrazione. Per quella particolare occasione, perciò, ci sarebbe stato, in seguito, anche un sontuoso rinfresco per tutti: alunni, insegnanti e ospiti; dopodiché i ragazzi sarebbero stati lasciati liberi e le lezioni sarebbero riprese regolarmente all'indomani.


Alle 12.15 la campanella suonò nuovamente invitando gli studenti a dirigersi tutti in Aula Magna. I posti a sedere sembravano decisamente tanti, aveva considerato Genzō guardandosi attorno, poi vide arrivare i primi ragazzini più piccoli e comprese che si sarebbero riuniti assieme anche quelli della Grundschule. I tre compagni di squadra si infilarono nei primi di posti liberi che trovarono, il più in fondo possibile; si sedettero vicini ma Schneider lasciò vuoti due posti tra loro. Lì per lì gli sembrò alquanto strano, poi, a un certo punto, Kaltz, che osservava, attento, l'ingresso della sala masticando il suo fedele stecchino, fischiò in direzione di un gruppetto che era appena entrato; si voltarono e uno di loro si allontanò, con aria seccata, raggiungendoli.

- Senti, Herri, io vado a sedermi con... - cominciò, ma venne bruscamente interrotto. - Tu vai a sederti esattamente qui - replicò Hermann indicando il posto accanto e sottolineando le sue parole con eloquenti gesti direzionali. Il ragazzino sbuffò ma rimase risolutamente fermo; il centrocampista strinse pericolosamente gli occhi ed il poveretto capitolò: si volse verso gli amici, si strinse nelle spalle e manifestò il suo disappunto sedendosi pesantemente e mettendo il muso, sibilando - Che palle... -

In risposta ricevette un cozzetto sulla nuca. Genzō non riuscì a trattenere un ampio sorriso; l'amico lo guardò e, indicando alla sua destra con aria palesemente disgustata, declamò - Gerd, il Pidocchio - che, in un ultimo, piccolo, moto di ribellione, bisbigliò qualcosa che forse terminava con la parola ‘merda'. Era stato giusto un sussurro ma evidentemente Herri lo aveva sentito eccome, e nella sua interezza, tant'è che gli rifilò un altro cozzetto. - Tappati la fogna, pidocchio. - Il poverino, allora, si chiuse in un ostinato e imbronciato mutismo, rifiutandosi di rispondere alle successive domande che l'altro gli rivolse, riuscendo ad ottenere soltanto grugniti arrabbiati.

Aveva piuttosto facilmente intuito che "il Pidocchio" altri non era che il fratello minore di Kaltz, sia dall'atteggiamento autoritario e prevaricante assunto dal più grande, che da una certa rassomiglianza, a prima vista non evidentissima, ma che rivelava, comunque, una forte impronta familiare. Con Schneider si erano scambiati diverse occhiate eloquenti durante il divertente siparietto e si erano persino trattenuti a stento, contemporaneamente, dal mettersi a ridere quando il compagno aveva preso in giro il fratellino, davanti a loro, in quel modo decisamente imbarazzante. Ricordandosi del riferimento fatto durante l'intervallo, dedusse che dovesse avere tre anni in meno e quindi frequentare l'ultimo anno di elementari.

Ripensando a quando, in precedenza, aveva nominato con familiarità il fratello mentre parlava con la sua vicina di banco, inconsciamente la cercò vagando attorno con lo sguardo. Aveva notato che, prima, in cortile, era rimasta da sola, concludendo che non dovesse essere un tipo molto sociale, poi l'aveva persa di vista. La trovò seduta poco più indietro che chiacchierava con un'altra ragazza, bionda come la "prediletta" di Herri ma molto più chiara: i capelli sembravano quasi bianchi ed anche il colore degli occhi era un azzurro molto tenue. Questa si accorse di essere osservata, disse qualcosa all'amica e tutte e due lo guardarono; la sua vicina sollevò le sopracciglia scuotendo la testa seccata, e la tipa, sorridendo, gli fece l'occhiolino.

Distolse rapidamente lo sguardo, accertandosi che gli altri due non avessero notato nulla, ci mancava soltanto che Kaltz lo punzecchiasse per aver fatto "conquiste" già il primo giorno, e vide una bimbetta che, facendogli segno posando il dito indice sulle labbra, si dirigeva verso di loro. Arrivò silenziosa alle spalle del Kaiser che in quel momento guardava assente di fronte a sé, immerso nei suoi pensieri, e gli coprì gli occhi con le manine. - Chi è? - chiese lui; lei ridacchiò. - Uhm, non ho la minima idea, qualcuno mi suggerisce? - domandò ai compagni. - Ma dai, sono io, fratellone! - lo rimproverò scherzosamente schioccandogli un bacio sulla guancia.

Poi si sedette, ben più contenta del fratello di Herri che le fosse stato tenuto un posto, salutò e domandò curiosa - Sei tu il ragazzo nuovo? - Schneider fece le presentazioni - Genzō, questa è mia sorella Marie, fa la seconda - spiegò. - Ciao, Genzō, io però mi chiamo Marie Charlotte, per intero - corresse. - Anche tu vuoi diventare un calciatore professionista? - continuò allegra. - Ci provo. -

Evidentemente soddisfatta della risposta, si rivolse allora a Kaltz piccolo - Gerhard, di solito le persone educate ricambiano il saluto. - Questi, ancora parecchio contrariato per essere stato separato forzatamente dalla compagnia dei suoi coetanei, non rispose. Lo fece al suo posto Kaltz grande - Già, ma lui non è una persona, è un pidocchio. Ed è tutto tranne che educato, - guardandolo torvo - anzi, direi che è proprio str... - Venne istantaneamente fulminato da una gelida occhiata dall'eloquente significato, che gli fece cambiare prontamente rotta - str...ano! - rimediò in extremis.

La bimba, innocentemente, rise divertita strappando a tutti un sorriso, anche all'ormai non più del tutto immusonito pidocchio, e Genzō notò, un po' sorpreso, come il generalmente algido e distaccato Capitano avesse rivolto alla sorellina uno sguardo straordinariamente tenero e le avesse poi accarezzato dolcemente il biondo caschetto. Marie era una piccola fotocopia, versione femminile, del fratello: stessi capelli colore del grano e stessi occhi azzurro-ghiaccio. Crescendo, sarebbe diventata una signorina molto corteggiata, pensò sogghignando, immaginandosi il temerario malcapitato che si sarebbe trovato a competere con Karl-Heinz Schneider, il Kaiser.


L'Aula Magna era ormai gremita, i posti a sedere al completo; il consiglio scolastico, comprensivo di tutto il corpo insegnante, occupava due file di sedie poste ai lati del palco: i maestri elementari da un lato, i professori del liceo dall'altro. Contrariamente al solito, stavolta, fu il Vicepreside, battendo leggermente sul microfono per attirare l'attenzione e fare scemare il brusio, che prese per primo la parola. Alla fine introdusse il Rettore che, terminato il suo discorso, presentò, uno ad uno, gli eminenti ex-alunni, in tutto una decina, per poi cedere loro il palco.

Erano tutti importanti personaggi cittadini, i cui nomi corrispondevano a stimati professori universitari, ricercatori, luminari della medicina, dirigenti di società, avvocati di grido, giornalisti, tra cui spiccavano anche due rampanti ed aggressive donne in carriera, rispettivamente note, una nel prettamente maschile ambiente bancario, l'altra come brillante ingegnere della famosa casa automobilistica Tedesca "Porsche". Tutti, indistintamente, sottolinearono l'importanza che gli studi conseguiti con profitto in quello stesso istituto, che oggi rappresentavano nella società, avessero avuto nel determinare il raggiungimento della loro attuale, privilegiata, posizione.

Era stata riunita, in quel salone, per quelle poche ore, l'élite amburghese. E per ultimo, ma non per questo meno importante, anzi, il Rettore stesso, prima di concedergli la parola, lo presentò enfaticamente un'ulteriore volta, l'attuale rappresentante del partito di maggioranza, nonché deputato al senato del Land: Reinhard Kaltz.

A differenza dei predecessori, si soffermò a ricordare, con divertita nostalgia, vari aneddoti di quando era ancora uno studente, e diede rilievo all'importanza che il periodo scolastico rappresentava, come tappa fondamentale, nella formazione del carattere e della personalità del singolo individuo, e di come fosse analogamente fondamentale l'intreccio di relazioni che si instaurava sia tra alunni e insegnanti che tra gli stessi ragazzi, che poi sarebbero diventati uomini e donne che avrebbero portato, per sempre, con sé, un inestimabile bagaglio di esperienze di vita.

Alla fine, quindi, di due interminabili ore, il Rettore, finalmente, concluse augurando il consueto buon inizio di anno scolastico e annunciò che sarebbe stato servito il buffet, con evidente sollievo di tutti. Ai lati della grande sala erano state sistemate due lunghe tavolate, coperte da fini tovaglie di filo bianco, su cui vennero disposte svariate pietanze dall'aspetto elaborato. Il servizio di catering, apprezzato in tutta Amburgo, era stato fornito, neanche a dirlo, da un ex-alunno della "Jenisch".


- Porca troia, sembrava non dover mai finire 'sta lagna! - esclamò Perrine Eisenburg alzandosi e trascinando l'amica. - Dai, portiamo il culo fuori di qui. -

- Meno male che sto venticinquesimo anno di gloria a dicembre finisce... - considerò Dite. - Sì, peccato che poi ci dovremo sorbire la stessa pagliacciata tra cinque anni per il trentesimo. - Si guardarono inorridite. - Almeno, quello che propinano al buffet fosse buono, - criticò Perri - invece è la solita roba da ricchi del cazzo che piace solo a loro. Gli andasse di traverso a tutti, o meglio: facesse venire un bell'attacco di diarrea fulminante collettiva che per le prossime tre settimane devono chiudere la scuola perché si sono intasati i cessi! - maledisse energicamente.

Le due ragazze risero di gusto. - Davvero niente male il tuo amico! - cambiò discorso improvvisamente dirigendo lo sguardo oltre le spalle della compagna. - Non è "il mio amico", nemmeno ci siamo parlati. E smettila di fissare così insistentemente, che già prima in Aula Magna ci ha sgamato - protestò. - Volevo vederlo per bene e ho fatto in modo che si girasse dalla nostra parte, - confessò candidamente - e, devo ammettere, che da vicino rende ancora meglio. - Le labbra piene si curvarono in un sorriso.

Dite evitò di voltarsi nella direzione in cui stava guardando, perché non voleva partecipare alla pessima figura in cui l'avrebbe sicuramente coinvolta, di lì a poco, l'amica. - Ma scusa, poi a te non piaceva il tipo ‘Egon Spengler' [1]? E, soprattutto, dove hai lasciato il suo ultimo clone? - Perri scrollò le spalle. - Ti sei già stufata? - la incalzò, ma lei sbuffò annoiata.

* * *

- Salutiamo mio padre e poi teliamo - decise, per tutti, Hermann. Il gruppetto, ora composto dai tre compagni di squadra e relativi parenti, si diresse verso il distinto signore che in quel momento stava discorrendo con il Rettore, il Vicepreside e un paio di ospiti. Vennero fatte le dovute presentazioni, si scambiarono brevemente qualche educata frase di circostanza ed Herr Kaltz sfoggiò con orgoglio paterno i suoi due pargoli, che a dire il vero non ne furono altrettanto entusiasti.

Poi, finalmente liberi, i cinque uscirono in cortile; Gerd ne approfittò per evadere dalla sorveglianza fraterna e corse verso i suoi amichetti. - Hey, pidocchio, - lo fermò Herri - vedi di andare diritto filato a casa senza perderti come al solito, capito? - Il ragazzo tentò una timida protesta, prontamente soffocata - Non mi frega un cazzo dei tuoi cazzo di amici nerd. Ho detto: vai subito a casa! - ribadì scandendo ogni parola, - E non fare stancare Oma [2], anzi, la aiuti se ha bisogno; hai capito, pidocchio? -

Il Capitano, tenendo per mano la sorellina che rideva divertita, alzò gli occhi al cielo, sbuffando, perché l'amico non aveva saputo rispettare la promessa di mantenere un linguaggio adeguato. Ma l'altro, sguardo duro, fisso sul fratello minore, non lo calcolò minimamente, almeno finché il ragazzino, dopo un rapido consulto con i suoi amici, e sempre sotto l'occhio attento del maggiore, rispose con un flebile - Sì - e si allontanò visibilmente deluso. - Vi porgo le mie più umili scuse, se ho turbato il Vostro regale udito, Seine Majestät [3], mein Kaiser! - esclamò poi, esageratamente e falsamente ossequioso ed enfatizzando apposta il formale Sie [4]. - Ma certe volte quell'idiota me le tira proprio fuori dai denti - masticò rabbioso lo stecchino.

- Lo sa che nonna è da sola il pomeriggio; io non posso saltare gli allenamenti mentre lui, il suo cavolo di piffero, lo può suonare anche a casa - spiegò. - Possibile che non ci arriva da solo a capirlo? A volte si comporta proprio come una testa di asino... eppure tutti dicono che ha un'intelligenza superiore alla media. - Parlando a raffica, si stava a poco a poco calmando e non aveva nemmeno dovuto sforzarsi di usare una terminologia vegetale e zoologica più consona. Schneider non commentò limitandosi ad ascoltare lo sfogo dell'amico; la piccola Marie, anzi, Marie Charlotte, disse al fratello che voleva raggiungere la sua maestra per salutarla, si alzò sulla punta dei piedi, per riuscire a dargli un ultimo bacino, e si allontanò.

- Ma perché non ho anch'io un'adorabile sorellina, invece che quella sottospecie di invertebrato, eh? Non è giusto! Tu, una bambolina, bella, brava, buona, dolce, e che ti adora; a me, invece, doveva capitare, come fratello, il "Principe dei Nerd". Si dice che tre sia il numero perfetto e invece, stavolta, di perfetto non è venuto fuori proprio un cazzo. Ma guardalo com'è sminchiato: tappo, smilzo, occhialuto e pure brutto! -

Genzō aveva notato la bionda di prima che lo stava fissando di nuovo; stavolta, però, sostenne il suo sguardo, anche perché finalmente, alla fine delle lezioni, aveva potuto tirare fuori dalla tasca e calcare il suo fidato cappellino, perciò si sentiva più padrone della situazione; gli era sembrato che volesse rivolgergli la parola, invece lei sorrise semplicemente. I tre in quel momento passarono accanto alle due ragazze, che udirono Herri sfogare la sua frustrazione attraverso la denigratoria rappresentazione del fratellino (a dirla tutta, chiunque in cortile poteva sentire perfettamente, dato che il suo tono di voce era un po' alto), e lei lo apostrofò - Wee, non sapevo che il Rettore avesse convocato anche Mr. Universo per celebrare il venticinquesimo. -

- No cara, dico solo che, fino ad ora, alla "Grund" se l'è cavata perché si mimetizzava nel gruppo dei suoi amici nerd, ma l'anno prossimo, quando si ritroverà qui, avrà a che fare con certa gente, volente o nolente, ed io ne ho per il cazzo di doverlo salvare. Sarà costretto ad arrangiarsi da solo: tanto vale, quindi, che impari già da subito com'è l'andazzo. - Si guardarono qualche istante in cagnesco, mentre Dite si strinse nelle spalle lanciando un'occhiata dubbiosa a Schneider, che però non fece una piega mantenendo la consueta, indecifrabile, algida espressione. - E tu sai benissimo a cosa mi sto riferendo; quindi, non metterti a fare la maestrina proprio con me, Perri. -

Kaltz si guardò attorno, come se volesse sfidare i presenti a contraddirlo oppure a fare commenti, poi, improvvisamente, riprese il suo consueto fare allegro e solare e, avvicinandosi alla ragazza, esordì, anche se non c'entrava per niente: - A proposito di cose belle che capitano, vuoi saperne una? Diventerò zio! -

I ragazzi rimasero un po' sorpresi, poi fecero le loro congratulazioni; persino il Kaiser reagì alla notizia sollevando entrambe le sopracciglia e sorridendo. - Ebbene, sì: ci sarà in giro un nuovo piccolo Kaltz, anche se solo per metà, fra qualche mese - dichiarò orgoglioso. - Non si sa ancora che cos'è, se sarà una femmina, ok, posso lasciarla tranquillamente nelle mani di mia sorella; se invece è un maschio, ci pensa zio a insegnargli da subito un paio di cosette; almeno stavolta ho tutto il tempo di intervenire prima che si nerdizzi irrimediabilmente, come il pidocchio. -

Perrine aprì bocca per dire di nuovo qualcosa, ma stavolta Dite intervenne evitando un ulteriore battibecco. - È davvero una bellissima notizia: quando vedi Mattie portale i più sinceri auguri da parte nostra - lo abbracciò con affetto. - Sicuro. Comunque verranno senz'altro su a Natale, per la festa, sai... tutta la notabile famiglia Kaltz riunita al completo... - rispose con un'espressione di finta deferenza. - Quindi ci sarà anche tuo cognato? - domandò con tono particolarmente interessato Perri, - Bene, bene... Credo di avere appena trovato un valido motivo per non disertare. -

- Sei la solita porca - la provocò pesantemente, ma lei non si scompose, anzi, fece con le labbra il gesto di assaporare qualcosa di buono, mugolando. - Herri, non te la prendere, - rise Dite, - tu sei un buon partito, ma non puoi competere con Sascha: è troppo bello! - e assunse anche lei un'aria sognante.

- Ecco, vedi, - si rivolse ai due amici che, essendo maschi, avrebbero dovuto essere solidali - già la vita del cacciatore qui è difficile; poi ci manca anche mio cognato: alto, bello e famoso, che arriva, sorride e ci rovina la piazza! - scosse la testa, sconfortato, - La vita è una colossale ingiustizia! - Tutti risero, persino Schneider, anche se poi infierì - Guarda che, Sascha o no, tu sei proprio senza speranza, sai... -

- Hey, anche se non sono luminoso come te, Kaiser, non vuol dire che non riscuoto comunque un certo successo, eh! - Guardò Genzō per ottenere conferma ma lui si strinse nelle spalle. - Veramente, stamattina "splendore" non ti ha proprio cagato di striscio. - Risero di nuovo tutti tranne Kaltz, che commentò - Ah beh, andiamo bene... ma che begli amici del cazzo che ho, non solo non ti sostengono, anzi, ti danno pure il colpo di grazia. Ok, allora, amici: voi rimanete pure qui a fare gli stronzi, io me ne vado solo soletto a mangiare, che mi è venuta fame. -

Si esibì in un profondo inchino e si incamminò marciando impettito, pavoneggiandosi. Le ragazze risero di gusto. Karl-Heinz gli scoccò un'occhiataccia di bonario rimprovero - Bravo, portiere: adesso, per colpa tua, ci esaurirà tutto il pomeriggio cercando di dimostrare le sue doti di cacciatore! - Genzō fece di nuovo spallucce mascherando un sogghigno divertito dietro una fintissima espressione colpevole. Dopodiché anche loro si allontanarono salutando le compagne.

* * *

I tre calciatori occuparono uno dei tavoli di legno in cortile per consumare il pranzo al sacco: la mensa scolastica, infatti, sarebbe entrata regolarmente in funzione soltanto all'indomani. Inoltre, tra i vari consigli che Herri gli aveva elargito durante il campo estivo, uno era proprio quello di portarsi da mangiare da casa, dato che il cibo della mensa non era proprio il massimo. Non che fosse di qualità scadente, anzi, oltretutto, fra il personale di cucina c'era un nutrizionista, che supervisionava accuratamente la preparazione dei pasti secondo il corretto fabbisogno energetico adatto a dei giovani in fase di crescita. Con il risultato, però, di propinare, a delle belve affamate, pietanze dall'aspetto decisamente poco appetitoso ed invitante.

Mangiarono scambiandosi qualche commento sugli eventi della mattinata appena trascorsa. Genzō osservò che il numero di studenti rimasti si era notevolmente ridotto rispetto a prima: evidentemente, chi poteva ne aveva approfittato per tornare a casa, e i presenti erano perlopiù componenti dei vari club della scuola che, come loro, si sarebbero poi recati ai rispettivi allenamenti pomeridiani. Riconobbe, infatti, dal logo caratteristico di ogni disciplina che spiccava, oltre allo stemma della "Jenisch", sulle sacche sportive, membri delle squadre di Rugby, Baseball e Basket; alcuni avevano più o meno la loro stessa età, altri invece erano più grandi.

- Ma tua nonna sta di nuovo male? - chiese Schneider riscuotendolo dai suoi pensieri. - No, è che è ancora in convalescenza e si stanca facilmente; anche se con l'avanzare degli anni comincia ad avere i suoi acciacchi, Oma, però, è ancora convinta di essere fatta di roccia, e così si mette a fare e strafare - spiegò Herri affettuosamente. - Il pranzo, la merenda, i biscotti... sai come sono fatte le nonne... - Sorrisero entrambi. Il portiere, a quelle parole, sentì una piccola fitta: no, lui, invece, non sapeva come erano fatte le nonne. Consumato il pranzo, trascorsero ancora qualche manciata di minuti di relax, chiacchierando del più e del meno, e poi si avviarono.

Una volta raggiunto il grande campo regolamentare, usato anche per disputare le partite in casa, lui ed Herri andarono negli spogliatoi, si cambiarono e si disposero, insieme agli altri che erano arrivati alla spicciolata, attorno all'allenatore per ricevere istruzioni. Il Capitano, invece, era rimasto in divisa scolastica e stava seduto pigramente sulla panchina. Dopo un veloce riscaldamento, passarono agli esercizi collettivi, poi il preparatore atletico chiamò lui e Hans da parte per iniziare quelli specifici per i portieri, per poi passare a scatti laterali, uscite dai pali e tiri in porta. Buttando casualmente un occhio in quella direzione, vide che Schneider era rimasto in disparte, anche se ogni tanto parlava col Mister, ma non seguiva gli allenamenti della squadra, anzi, aveva notato che continuava ad osservare attentamente loro due.

Sentendosi un filino sotto esame, perciò, si impegno ancora di più per dare il massimo finché, appunto, la concentrazione non prese il sopravvento e non si accorse che la panchina era deserta e, ormai, gli allenamenti erano praticamente terminati, anche se per lui, però, non era ancora finita. ~ Ottimo, ho sgobbato come un mulo e magari se n'era già andato da un pezzo. ~ Aveva imparato, già al campo estivo, che riordinare le attrezzature e riporre i palloni toccava alle riserve. ~ Questo è un lavoro che di solito farebbero le ragazze. ~ Peccato che qui il ruolo di manager non usasse. Tanto meglio, almeno si evitavano le "seccature" romantiche; istintivamente ripensò a Tsubasa e Anego e sorrise. ~ Forse no, non sono proprio del tutto seccature.~ Boh, era stanco e, forse, il suo cervello non riusciva più a connettere tanto bene.

Si buttò letteralmente sotto la doccia, sperando che il getto d'acqua bollente riuscisse a sciogliere almeno un po' i muscoli indolenziti; se aveva pensato che gli allenamenti della scorsa estate erano stati piuttosto duri, beh, questo primo giorno era invece già andato, di molto oltre, quello che poteva definire massacrante. Finito di lavarsi, trovò Hermann ancora mezzo nudo negli spogliatoi. Proprio come accadeva tutti i giorni al campo, gli altri erano già andati via tutti ed erano rimasti, puntualmente ultimi, solo loro due; allora, gli aveva detto di essere uno lento a vestirsi, ma poi aveva capito che invece si attardava apposta per aspettarlo, e quel piccolo gesto era sempre gradito.

Una volta usciti l'amico gli chiese se dovesse attendere l'autobus, ma lui aveva deciso di infierire fino in fondo sul suo fisico provato e di tornare a piedi, tanto per farsi un'idea di quanta strada distassero casa sua e la scuola; così lo seguì per un pezzo portando la bici a mano, scambiandosi le impressioni di quel primo allenamento e qualche commento poco gentile su alcuni dei compagni di squadra, fra cui il suo diretto rivale Hans. - Ha i riflessi di un bradipo paralizzato - commentò affranto il centrocampista, - la palla è già in rete da mezz'ora, e lui sta ancora lì a pensare se buttarsi oppure no, - scosse la testa, incredulo, - sempre se il suo unico neurone è capace a pensare e saltare. Ma forse il problema è proprio questo... - Risero di gusto.

- Mi domando quanto ancora ci vorrà al Mister per capire chi deve passare titolare, e al più presto - continuò. - Apprezzo il supporto, ma prima vediamo se sopravvivo a un altro giorno - tentò debolmente di scherzare il portiere. - Ma piantala, va'. Ti devi solo abituare ai nuovi ritmi. Lo so che, rispetto a quest'estate, ora ti sembra tutto più difficile. Ovvio: prima c'erano solo gli allenamenti e alla fine ce ne andavamo a dormire felici; ora, invece, c'è la scuola, gli allenamenti, poi torni a casa e devi anche studiare, e se ti va bene, ti rimane giusto il tempo per grattarti il culo... - Era come se gli stesse leggendo nel pensiero. - Ma cazzo, dai, non fare quella faccia depressa! - A dire il vero pensava di avere la solita espressione controllata ma Herri, evidentemente, riusciva a decifrarne anche la più lieve variazione. - Mi pareva fossi stato tu a dire, proprio stamattina, che non ti arrendi facilmente! -

- Infatti, la vedo ancora così; stavo solo facendo un pensiero. - Non riuscì, però, a nascondere una nota frustrata nel tono di voce. - A chi stavi pensando? - Kaltz gli diede di gomito sorridendo maliziosamente. - Al Capitano... -

- Ehr... Hey, bello, - lo interruppe squadrandolo perplesso, - non è che per caso sarai mica... - Genzō si bloccò, lì per lì non cogliendo l'allusione. - Sai, non mi formalizzo, però, quando sono nelle docce, cerco di fare attenzione a quello che mi cade e dove. - Al che il portiere gli rivolse un'occhiataccia. - Hi, hi, hi, dai che scherzavo... Allora, invece, chi hai notato della nostra classe? Eccetto Heidi, che ho già prenotato io. -

- Non mi interessa proprio l'argomento! - tagliò corto. - Uh, che palle! Ecco, questo è il tuo vero problema, Genzō: sei sempre dannatamente serio. - Gli diede una leggera spinta con la mano sulla spalla. - Rilassati, divertiti un po' di più, e vedrai come poi le cose cominciano a girare molto più facili! - Erano arrivati, nel frattempo, al punto in cui avrebbero continuato per strade diverse e si fermarono. - Comunque, guarda che ho capito benissimo - lo stuzzicò.

~ È proprio fissato ~ pensò, infastidito, che stesse di nuovo riferendosi alle femmine. - Ti sei chiesto come mai il nostro stimato e riverito Capitano oggi si sia "riposato". - Ecco, doveva ricredersi ancora, perché lo aveva stupito nuovamente intuendo quello che gli stava passando per la testa. - A dire il vero, il sommo Kaiser, nella giornata odierna, eccezionalmente ci ha degnato della sua regale presenza, forse chissà, per vedere con i suoi occhi celesti, dopo averne sentito tanto decantare le lodi, come se la cava il nuovo arrivo dal Sol Levante - ammiccò. - Perché di solito, invece, non si fa vedere proprio, non ha bisogno di allenarsi, lui... - Herri lasciò volutamente la frase in sospeso, inforcò la bici, fece una pedalata e, mentre si allontanava, gridò - A domani, bello! E mi raccomando, cerca di non pensare troppo o ti si consuma il cervello! -

- D'accordo! - rispose; poi, sogghignando, si avviò verso casa.

[1]     In "Ghostbusters"
[2]     Vezzeggiativo: nonna
[3]     Sua Maestà
[4]     Equivalente al "Lei"


Credits e Note:
Dott. Egon Spengler:
l'occhialuto dei quattro acchiappafantasmi.
Ghostbusters [Acchiappafantasmi] | Dan Aykroyd, Harold Ramis | © Columbia Pictures

 
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