- Numero Capitoli: 26
- Ultimo capitolo: Rivali, guerre, amici.
- Serie: Captain Tsubasa
- Personaggi: Genzo Wakabayashi/Benjamin Price, Hermann Kaltz, Karl Heinz Schneider, Taro Misaki/Tom Becker, Personaggio originale femminile, Personaggio originale maschile
- Genere: Introspettivo, Romantico, Sportivo
- Avvertimenti: Lemon
- Rating: SS
- Conclusa: No
- Round Robin: No
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Capitolo 2 - Parte 1
Amburgo 1985 - ottobre, novembre
Le giornate ad Amburgo cominciavano progressivamente ad accorciarsi, così come la temperatura a rinfrescarsi: era, ormai, un autunno inoltrato che probabilmente prospettava l'arrivo di un freddo inverno.
Poppenbüttel era un tranquillo quartiere residenziale di periferia, situato sulle rive dell'Alster a nord della città, che, insieme a Hummelsbüttel, Wellingsbüttel e Sasel, costituiva la circoscrizione dell'Alstertal, nel distretto di Wandsbeck; era quasi come essere in un piccolo paese a se stante, in cui la vita scorreva tranquilla seguendo ritmi opposti a quelli frenetici della metropoli. Al centro del quartiere, un'ampia insenatura del fiume dava origine a un laghetto che, trovandosi poco distante dietro casa sua, era ormai diventato meta abitudinaria delle corse mattutine domenicali di Genzō.
Gli allenamenti con la squadra procedevano, duri più che mai poiché l'obiettivo era di recuperare la passata disfatta subita, tornando nuovamente a vincere il campionato nazionale giovanile. Dato che, appunto, l'anno precedente, alcuni dei membri più quotati avevano fatto il salto verso la carriera professionistica, per la "J" la scorsa stagione in Zweite Liga era stata un vero e proprio tour de force. Infatti, nonostante la presenza del Kaiser, ad assicurare i goal, l'estremo difensore non sempre riusciva a preservare i preziosi risultati ottenuti, e, alla fine, la compagine amburghese aveva perso il titolo ai play-off, proprio ai rigori, contro il temibile rivale di sempre: il Werder Bremen dei giovani fuoriclasse emergenti Margas e Schester.
La stagione corrente aveva avuto un inizio altalenante e, a dire il vero, anche un po' deludente: poche vittorie davvero schiaccianti, anonimi pareggi con squadrette che solitamente sarebbero state battute con differenza di tre o quattro reti e, per finire, un paio di brucianti sconfitte, una con l'attuale capolista FC Bayern München, l'altra ancora con il Bremen. Karl-Heinz Schneider era, prevedibilmente, in perfetta forma e sfornava goal come se piovesse, ringraziando comunque la perfetta regia di Hermann Kaltz a centrocampo; mentre Hans, indubbiamente, aveva così tanti buchi da fare invidia ad un'intera forma di Emmenthal.
A Genzō era toccato restare, ogni sabato mattina, dolorosamente, in panchina, in un forzato quanto insofferente silenzio, a penare per ogni pallone che il borioso quanto incapace rivale lasciava insaccare in rete, e stabilendo, un po' presuntuosamente, che, se al suo posto ci fosse stato lui, non ne avrebbe lasciato passare nemmeno uno. Arrogantemente, negli spogliatoi non cercava ormai nemmeno più di nascondere le occhiate di truce sarcasmo che gli rivolgeva ogni volta, a cui questi ricambiava con altrettante di sufficienza e superiorità, certo dell'inattaccabilità del suo posto di titolare.
Le giornate a scuola erano diventate, via, via, altrettanto impegnative, visto che, con il trascorrere delle settimane, i programmi di tutte le materie erano entrati nel vivo anche con interrogazioni e verifiche scritte. Mantenere la media richiesta non era stato, comunque, un problema per Genzō, dato che andava piuttosto bene nelle materie di NT ed Herr Möller, essendo sempre stato piuttosto portato per le materie scientifiche, e in Inglese non aveva la minima difficoltà, anzi, riusciva a seguire senza troppi sforzi.
Le lezioni della Tiranna, invece, non solo la grammatica tedesca, a volte erano un po' ostiche, e l'insegnante esigeva precisione e applicazione in tutte le sue materie; oltretutto, da un po' di tempo, aveva anche cominciato a stargli col fiato sul collo, dato che, nonostante la correzione del primissimo tema gli fosse servita parecchio, nei due svolti in classe, non aveva ottenuto risultati proprio entusiasmanti.
Poi c'era Monsieur Schröder, da pronunciarsi assolutamente con l'accento sulla e, che sembrava una via di mezzo tra Charles Aznavour e Charlie Chaplin nella sua rappresentazione del Führer ne "Il Grande Dittatore". Alsaziano orgoglioso di essere francese e pieno di rancore storico-politico nei confronti dei discendenti del Reich, non cercava nemmeno di nascondere il suo totale disgusto verso gli alunni che torturavano, con il loro ruvido e duro accento teutonico, la sua affettata cadenza Français, talmente artefatta che lo faceva sembrare una checca nevrotica.
Genzō si era rassegnato a far parte di quelli che l'orripilato Prof. nominava très terribles, perché la loro pronuncia era, a suo dire, davvero pessima, ma gli importava relativamente, tanto aveva comunque la sufficienza piena, il francese non gli piaceva nemmeno poi granché e aveva notato che, comunque, la maggioranza della classe era nella sua stessa condizione. Praticamente l'unica che godeva della palese simpatia di Schröder era proprio la sua vicina di banco, che veniva frequentemente elogiata con appellativi eccessivamente sdolcinati e altrettanto stucchevoli come ‘ma chérie' o ‘petit trésor' e altre analoghe scemenze. Tutti gli altri venivano puntualmente esortati a prendere esempio dalla sua perfetta pronuncia; sì, ok, Ms. Lloyd Perkins faceva lo stesso con lui, ma almeno gli risparmiava di chiamarlo con nomignoli assurdi.
In generale, i rapporti con i compagni erano cordiali e amichevoli, e il gruppetto degli otaku lo aveva anche eletto membro onorario del loro club esclusivo. Al mattino si era ripetuto, piuttosto piacevolmente, il rito delle dissertazioni fumettistiche sull'autobus, e il portiere aveva perciò rinunciato a percorrere a piedi il tragitto da casa a scuola, limitandosi, nei giorni in cui entravano più tardi, a raggiungere la loro fermata, perché in compagnia il viaggio era decisamente più gradevole rispetto a doverlo fare, ogni giorno, in solitaria. L'allenamento extra poteva anche rimandarlo ad altri momenti.
In effetti, aveva anche mantenuto la promessa della visita alla fumetteria, anche se era stato più che altro un caso incrociare i ragazzi un giorno mentre, curiosando, vagava per l'AEZ [1]. In ogni caso, quel poco che leggeva, lo avrebbe dovuto comunque acquistare, quindi, tanto valeva farsi accompagnare, per quella volta. Poi però, era diventata un'abitudine darsi appuntamento alla fermata e trascorrere insieme, un paio di volte al mese, il pomeriggio nel piccolo negozio; loro, addirittura, ci andavano anche una o due volte a settimana, ma per lui era davvero eccessivo.
Con la sua vicina, dopo l'iniziale ostilità durante il secondo giorno, non avevano più avuto motivi di ‘scontro' ma nemmeno di incontro, e si limitavano a parlare del minimo indispensabile alla convivenza civile, dato che avrebbero dovuto trascorrere nello stesso banco quasi la metà delle ore di scuola. Aveva notato, comunque, che lei non aveva rapporti praticamente con nessuno dei compagni, a parte la relazione amichevole con Herri o qualche breve conversazione con lui, nemmeno con le altre ragazze. Le tre del Softball facevano comunella fra loro; il trio ‘capitanato' dall'amata del centrocampista era quello che faceva girare i rapporti sociali fra le altre femmine della classe (ma non solo, erano anche molto popolari in tutta la scuola), da cui erano escluse le due secchione (che stavano sempre insieme, quasi in simbiosi) e, appunto, Dite. Solitamente lei se ne stava da sola, tranne che a pranzo, che consumava sempre insieme alla sua biondissima amica Perri, la "nemica" di Kaltz.
Fatta eccezione per l'altrettanto solitario Wiedermeier, i restanti quattro formavano un unico gruppo eterogeneo che non faceva parte di nessun club sportivo, ma aderivano a quelle cosiddette attività intellettuali tipo, lettura, scrittura o dibattito; quindi, non essendo troppo interessati allo sport in generale, erano quelli con cui aveva meno rapporti. Nel complesso, comunque, la 7ªB era una classe abbastanza unita e affiatata, a differenza di quello che, aveva intuito, succedeva nella "A", la sezione di Schneider, che, sebbene contasse sulla presenza di metà dei membri della "J", era un vero e proprio covo di vipere. Indubbiamente, la competitività e la rivalità, anche fra club di discipline diverse, erano molto forti in tutta la "Jenisch-Schule".
Man mano che trascorreva il tempo a scuola e fuori a Poppenbüttel, aveva compreso, sempre di più, il cosiddetto andazzo, come lo aveva chiamato a suo tempo l'amico Herri. E unendo i soliti pettegolezzi, di cui lui sembrava sempre essere al corrente e sempre prima di tutti gli altri, alle sue personali osservazioni, aveva appreso come venivano "classificate" le quattro sezioni della scuola.
La "A" era quella dei privilegiati oppure dei fannulloni: infatti, vi si trovava la maggior parte dei componenti dei club sportivi più attivi, come appunto Calcio, Hockey e Rugby e, guarda caso, i Prof. erano sicuramente più elastici nelle valutazioni. La "B", contando sulla presenza di insegnanti più imparziali, invece, veniva additata come quella degli sgobboni. ~ Decisamente appropriato ~ aveva stabilito, confermando mentalmente il concetto espresso dal centrocampista a inizio anno: era sicuramente preferibile essere etichettati come secchioni che come ignoranti.
Nella "C" facevano Latino al posto di Francese e quindi erano soprannominati gli antichi; logicamente quella sezione poteva contare un numero inferiore di aderenti a club sportivi, più che altro erano membri di quelli considerati minori per i meno eclatanti risultati ottenuti nei tornei, come quello di Tennis, Atletica e Baseball. Come gli avevano spiegato alcuni degli ‘amici del fumetto', che erano proprio in quella classe, in pratica, chi intendeva proseguire gli studi al Liceo Scientifico, Linguistico o Classico Moderno veniva inserito nella "A" o nella "B", mentre chi sceglieva l'indirizzo Classico per poi studiare Lettere Antiche finiva nella "C".
La "D", invece, come programma era quasi completamente a se stante, includendo materie come Storia dell'Arte, riducendo le ore di quelle scientifiche e linguistiche e aggiungendone molte di laboratorio. Gli studenti di quella sezione, quindi, venivano giustamente chiamati gli artisti. Gli pareva che Perri fosse proprio una di loro ma non ne era sicurissimo; non aveva avuto molte occasioni di parlarle direttamente, anche se si era accorto che lei spesso lo squadrava interessata quando si incrociavano nei corridoi della scuola. Non credeva assolutamente che potesse essere un interesse di tipo romantico, forse era soltanto semplice curiosità, ma le femmine riuscivano sempre a complicare le cose, quindi, per prevenire, manteneva le distanze.
In generale, comunque, finora aveva rispettato la "regola" della sufficienza piena, anzi, la sua media oscillava decorosamente tra la ‘C' e la ‘B', dato che i voti alla "Jenisch" venivano assegnati con le lettere dell'alfabeto come nelle High Schools americane.
* * *
Quella domenica mattina di fine ottobre, il tempo aveva regalato agli amburghesi un'inusuale giornata di sole dalla temperatura piuttosto calda per la stagione, infatti, molti avevano approfittato per uscire a passeggio, in bici o, come Genzō, a correre. Raggiunto il laghetto, anch'esso piuttosto affollato, si mise in disparte a fare allungamenti, per non ritrovarsi, dopo, a dover fare i conti con i crampi. Rimase poi ad osservare un gruppetto di ragazzi che stavano facendo una partitella improvvisata in uno spiazzo; un pallone in fallo laterale gli arrivò vicino e gli chiesero di rimandarlo. Cosa che fece, con un pallonetto preciso, toccando appena di sinistro, un passaggio raffinatamente tecnico che venne notato da uno dei ragazzini più vivaci, che gli urlò:
- Ehi, gran bel tiro! - Lo invitarono con un gesto - Ci manca uno nell'altra squadra! - ~ Perché no? ~ sorrise. - Non in porta, però. - Non si accorse nemmeno del tempo che passava, perché si stava semplicemente divertendo a giocare a calcio, e come attaccante per giunta; senza strafare, ovviamente, ma la sua tecnica era comunque ad un livello troppo alto per quei ragazzini. Infatti, dopo aver segnato personalmente una tripletta e fornito svariati assist decisivi al suo piccolo capitano, che ogni volta si era congratulato saltandogli letteralmente addosso, i compagni di squadra del "capo" che lo aveva reclutato protestarono per l'evidente squilibrio delle squadre: perciò decisero, arbitrariamente, che da quel momento se lo sarebbero ‘preso' loro.
Genzō si rese conto, dal caldo che aveva iniziato a sentire, che si stava avvicinando l'ora di pranzo e, senza pensare alle "conseguenze" del suo gesto, si tolse la felpa della tuta; sotto indossava la maglietta da allenamento della squadra con lo stemma, i ragazzi lo notarono immediatamente e, come un nugolo di moscerini, lo accerchiarono, parlando tutti assieme: - Ehi, ma sei della "J". - Ecco allora perché gioca così bene. - - Ehi, ma non è giusto, voi avevate lui. - Sì, esatto, questa vittoria non conta! -
Si sforzò di rispondere a tutte le domande, anche strampalate, che gli fecero: da ‘se aveva conosciuto i professionisti della HSV' a ‘se era vero che il Kaiser con i suoi tiri bucava le reti'. Gli dissero, orgogliosi, di far parte della Poppenbüttel SC, la squadretta locale, o meglio, il centro sportivo polivalente che, tra le varie discipline atletiche, proponeva proprio anche il calcio a livello amatoriale. Spesso, infatti, chi non superava le dure selezioni della "J" ripiegava sulla "Poppen", però quei ragazzini, anche se dilettanti, non erano affatto male.
Dopo aver esaurito la loro curiosità, decise che di allenamento extra ne aveva fatto a sufficienza, per quel giorno, e li salutò, nonostante le proteste e le richieste di restare a giocare ancora un po', sostenendo di dover assolutissimamente tornare a casa. Mentre si allontanava dal campetto improvvisato, scorse una figura familiare sdraiata vicino alla riva e riconobbe Dite Weiss, che sembrava stesse guardando proprio nella sua direzione ma non diede segno di averlo visto.
I ragazzini lo chiamarono per chiedergli di nuovo di rinviare un pallone finito fuori, che si era fermato proprio nelle vicinanze della compagna; notò che aveva, come sempre, le cuffiette alle orecchie, e gli venne in mente che la ricerca di un walkman con le caratteristiche che voleva, al centro commerciale, era stata infruttuosa; così decise d'impulso di chiederle qualche consiglio. Si avvicinò ancora e, tanto per attaccare discorso, le disse - Scusa, non volevamo disturbarti con il pallone. - Lei lo stava fissando senza rispondergli, con una mano sulla fronte per schermare gli occhi dal sole, poi toccò il lettore posato sul grembo e fece - Cosa? -
* * *
Quella domenica mattina di fine ottobre, Dite aveva deciso, come tanti, di andare al laghetto vicino a casa e godersi qualche raggio di quegli ultimi scampoli di sole, prima dell'arrivo del freddo vero, e, come sempre, si era portata dietro il suo fidato lettore e il quaderno di esercizi di Madame, così avrebbe anche approfittato per ripassare le lezioni. Quando si era andata a sdraiare sulla riva, aveva notato, tra i "pulcini" nello spiazzetto che giocavano a calcio, una figura familiare: Genzō.
Era rimasta un po' ad osservarlo muoversi agile e preciso pensando che era davvero sprecato come portiere, poi si era ritirata nel suo mondo finché, a un certo punto, un'ombra era apparsa davanti a lei risvegliandola. Essendo in controluce non riusciva a capire chi fosse, così si fece ombra con una mano e mise a fuoco il ragazzo con il suo immancabile cappellino rosso in piedi di fronte a lei, che le stava dicendo qualcosa, dato che le sue labbra si muovevano. Così spense il lettore prestandogli attenzione. La fissò e disse - Niente, stavi ascoltando musica. -
- Mm, già. Non ti ho proprio sentito - si scusò. - Non importa. - Si accovacciò - Vedo che lo porti sempre con te, praticamente ovunque. - Non sembrava, però, un normale walkman: sicuramente più grosso e dalla forma molto più arrotondata. - Sì, vero, è proprio comodo - confermò lei seguendo la direzione del suo sguardo. - Già, infatti... E anche perfetto per fare jogging - commentò Genzō prendendo il discorso un po' alla lontana. - Immagino che sia così, se lo dici tu che lo fai abitualmente. -
- Infatti, serve per tenermi in allenamento. Stavo appunto pensando che anche a me servirebbe un walkman - rimase sul vago. - Mm. - Non ricevendo nessun altro input, continuò il filo dei suoi pensieri - Ma all'AEZ non avevano nulla di interessante; quindi mi chiedevo se il tuo ha quel dispositivo che evita alle cassette di rovinarsi a causa delle sollecitazioni. - Lei sorrise un po' incerta - Mah, non saprei; vedi, io non faccio jogging. - La fissò pensando che era ovvio, ma rispose neutro - Già, capisco. -
- Comunque, tanto questo non è un lettore di cassette, ma di cd, perciò posso immaginare che non risenta dello stesso... problema - si strinse nelle spalle. - Ah. - Genzō era stupito: sì, la Sony aveva annunciato la prossima messa in commercio di lettori cd portatili, lo aveva letto sulla rivista specialistica che gli arrivava direttamente dal Giappone, ma non credeva potessero essere già in vendita qui in Germania. Dite, infatti, involontariamente confermò la sua supposizione - Comunque credo che non ne trovi ancora in giro, sicuramente non qui a Poppen, magari puoi provare in qualche negozio specializzato in città, ma ne dubito lo stesso. Vedi, io non l'ho esattamente comprato, anzi, è un... - si interruppe assumendo un'aria pensosa. - Regalo? -
- No, è... come si dice... un omaggio. - La guardò incuriosito. - Beh ecco, il mio... cioè, c'è questo mio amico che fa un lavoro dove si usano apparecchi tecnologici anche innovativi e i fornitori spesso mandano in ufficio dei "prototipi", cioè delle anticipazioni di quello che verrà poi venduto al pubblico, sai, per provarli. Così, un po' tutti, lì ne approfittano, ed io "in omaggio" ho ricevuto questo - sorrise. - Interessante - rispose Genzō pensando che, in qualche modo, poteva anche lui avere accesso a prototipi tecnologici non ancora in commercio. Dite gli sorrise di nuovo, si tolse le cuffie e gli porse il lettore - Tieni. - Poi, armeggiando nella borsa, disse, mentre tirava fuori un cd: - Aspetta, però, te lo cambio con qualcosa di un po' più moderno e ascoltabile. -
Tolse quello che si trovava all'interno, che non aveva nessun'etichetta, ma riportava soltanto la scritta Madame a pennarello, e inserì un altro, altrettanto anonimo con, di nuovo, scritto su qualcosa, che però non fece in tempo a leggere perché lo sportello venne richiuso. Genzō si sedette accanto a Dite e infilò le cuffie; premuto il tasto di avvio, venne letteralmente travolto nel cervello da un'assordante musica metallara, e abbassò un tantino il volume. Lei rise, evidentemente sentendo il frastuono anche da ‘fuori' - Non sono pazza e nemmeno sorda: il cd di prima era registrato più basso. -
Non era proprio metal, come quello che ascoltava sempre Niko a tutto volume, oppure era proprio quello il metal tedesco, dato che questi cantavano sicuramente in lingua. Strano, pensava che, essendo una femmina, ascoltasse cose di genere pop come quella dei Novantanove Palloncini [2], o forse aveva letto male e sull'altro cd non c'era scritto Madame ma Madonna. La canzone finì e spense, non era affatto male; aprì lo sportello e lesse: Rammstein. Non era un nome così alieno, gli sembrava di averlo già visto o sentito; pensò che sicuramente suo cugino, amante del genere, conoscesse quel gruppo. Dite, intuendo la sua curiosità, rivelò - È "Du riechst so gut [3]", dal loro primo album. Li conosci? -
- Mm. Vagamente. Devo aver sentito qualcosa alla radio. - Studiò qualche secondo l'apparecchio pensando che era proprio quello che faceva al caso suo; la ragazza, intuendo come prima il suo interesse, glielo tolse di mano, avvolse il filo delle cuffie e poi glielo porse nuovamente - Tieni, provalo. - Genzō rimase perplesso. - Lo provi mentre te ne vai in giro a fare jogging, così puoi capire se è davvero più... stabile di un walkman - sorrise. - Ma... - Voltò il palmo della sua mano verso l'alto e lo appoggiò sopra - Dai, prendilo. Me lo ridai poi a scuola, non c'è problema, mi fido - sorrise di nuovo, e Genzō ripeté mentalmente quelle ultime due parole: ~ Mi fido. ~
- E poi immagino che, quando li venderanno, subito costeranno un occhio della testa, quindi, magari, prima di comprartelo, se lo hai già provato, è meglio, no? - Pensando ironicamente che, sicuramente, non ci sarebbero stati problemi di prezzo, si congedò - D'accordo, allora grazie, domani te lo riporto. Ora però mi sa che si è fatta ora di andare - e si alzò. Dite allungò una mano verso di lui, perché la aiutasse a sollevarsi da terra, chiedendo - Mm... già, che ore saranno? - Istintivamente guardò verso il polso sottile che stava chiudendo nella sua mano e vide che non portava l'orologio: ecco perché era sempre in ritardo. - Mezzogiorno e mezzo. - Sorrise fra sé e la tirò agilmente su come una piuma. - Uh! Cavoli! È tardi! - esclamò. ~ Ma che novità... ~ sorrise di nuovo ~ Non si smentisce mai. ~
- Devo proprio andare, - continuò lei - però mi ha fatto piacere chiacchierare. Allora ci vediamo domani mattina a scuola! Ciao!! - Poi corse via dandogli giusto il tempo di ricambiare il saluto al suo didietro. ~ Che tipetto! Ci conosciamo da poco tempo e dice tranquillamente di fidarsi. Ci parliamo a malapena, giusto il minimo indispensabile, e se ne esce con... chiacchierare? Ma se ha praticamente parlato solo lei... Bah! Davvero strana. ~ Perplesso, scosse appena la testa e si avviò nella direzione opposta a quella presa dalla ragazza; infilò le cuffie e ascoltò di nuovo i Rammstein: "Heirate mich [3]" ripeteva quella canzone. ~ Bell'assolo di chitarra, non male davvero questo gruppo. ~ Decise che doveva procurarsi qualche cd nuovo e che, una volta a casa, avrebbe saccheggiato la discoteca di Niko.
* * *
Dopo quel giorno, i rapporti tra Genzō e Dite erano un pochino progrediti, e migliorati: avevano trovato un punto di incontro nei rispettivi gusti musicali, molto simili, e non si limitavano più agli ordinari discorsi scolastici, ma si scambiavano spesso commenti e opinioni, non solo di musica, pure di libri, film, e le solite cose tra conoscenti. Così ora, durante l'intervallo o la pausa pranzo, si ritrovavano tutti insieme, anche se tra lei e il Capitano continuava a persistere una specie di fredda ostilità, che incuriosiva alquanto il portiere. Anche perché la timida, in apparenza, e solitaria compagna si era rivelata, invece, estroversa e piuttosto chiacchierona, dimostrandolo soprattutto nel rapporto confidenziale e scherzoso che aveva prevalentemente con Herri.
Così, durante uno dei loro abituali conciliaboli, che avvenivano nel tragitto di ritorno dagli allenamenti, aveva abbozzato una sorta di ragionamento con l'amico, sperando di riuscire a carpirgli qualcuno dei suoi innumerevoli pettegolezzi. - Comprendo perfettamente che tipo di carattere ha Schneider, perché anch'io un po' mi ci ritrovo: sono cosciente di non essere, esattamente, un animale da compagnia. Però non riesco davvero a capire perché, a volte, con lei sia... -
- Uhm, antipatico? - lo anticipò. - Beh, come hai appena detto proprio tu, Karl non è quel mostro di simpatia con nessuno, se andiamo a vedere. - Genzō non replicò, non trovando nessun ulteriore appiglio per continuare, se non quello di fare la domanda diretta e quindi rivelare ad Herri che stava cominciando a diventare umanamente curioso, proprio come lui. Era vero, ma non gli poteva dare questa soddisfazione, altrimenti lo avrebbe tormentato all'infinito per fargli ammettere che aveva ragione lui. - Hi, hi, hi. Lo vedo, sai, il tuo cervello che rimugina; sento proprio il rumore degli ingranaggi che girano... - Il portiere si strinse nelle spalle, ma un sorrisetto gli sfuggì ugualmente, e venne scorto prontamente da Kaltz che gli diede di gomito.
- Ah-ha: ti ho beccato, eh, caro il mio Genzō! Chi è che diceva "io penso solo ai fatti miei e non mi interessa di nessuno a parte me stesso"? - Un pochino piccato protestò, però, scherzosamente - È solo colpa tua, che sei peggio di una scimmia e, ora, la stai attaccando pure a me! - Risero entrambi, ma poi Herri diventò repentinamente serio. - Cosa vuoi che ti dica, non è successo qualcosa di particolare, che so, un litigio. Alla "Grund" io, Karl e Dite eravamo in classe insieme, eravamo amici. Ora invece siamo al Gymnasium: altro mondo, altra vita; e a volte, nel corso, le persone cambiano. -
Il suo tono era piuttosto sommesso e tirato, per la prima volta gli sembrava che l'amico stesse facendo fatica a raccontargli qualcosa; ma continuò ugualmente quella che assomigliava più a una considerazione che a una spiegazione. - Tu sei lo stesso di un anno fa in Giappone? Non credo. E nemmeno sei uguale a quando ti ho conosciuto a Mölln. Capita che, a causa delle situazioni, diventi diverso. -
Genzō non capiva se si stesse riferendo a Dite, a Karl, o a tutti e due, oppure, invece, proprio a lui; si rese conto, comunque, che, per quella volta, Herri non gli avrebbe rivelato di più di quanto già detto e rispettò la sua volontà. - Io non so come potevate essere prima, voi tre, ma vedo come siete adesso: qualsiasi cosa abbia cambiato uno di voi, o tutti, in passato, tu e Schneider siete comunque rimasti amici - tentò di confortarlo. - Già, però questo non vuol dire necessariamente essere vicini. -
Un'insolita ombra, triste, attraversò i suoi occhi chiari. - L'amicizia non finisce di punto in bianco solo perché ci si è persi nei propri problemi, ed io sono ostinato, lo sai, così continuo a provarci, tutti i giorni, anche se sono quasi convinto che, se non ci sono riuscito finora, ormai... - Il portiere non replicò, lasciando che, per una volta, fosse l'amico a sfogarsi con lui e non viceversa. - Forse, l'unica che avrebbe potuto farcela, a superare il muro in cui si è rinchiuso, era proprio Dite, ma purtroppo lei ha... avuto i suoi casini... e ben più grossi di quelli di Karl. Eppure, nonostante gli eventi, lei non ci ha allontanato come invece ha fatto lui. -
Non aggiunse altro e Genzō continuò a rispettare il suo silenzio; non erano necessarie parole di conforto in quel momento, aveva soltanto avuto bisogno di qualcuno che lo ascoltasse e basta. Proseguirono senza parlare fino al solito bivio e, al momento di separarsi, Kaltz inforcò la bici allontanandosi mogio; non riusciva a sopportare di vederlo così e si sentiva anche un po' responsabile per aver cominciato lui il discorso, anche se sapeva benissimo che non lo era davvero, e, soprattutto, che l'amico non lo avrebbe mai rimproverato per questo: erano soltanto riemersi dei ricordi spiacevoli.
Ma doveva, no, voleva fare qualcosa. - Hey, bello! - lo chiamò - Non pensare troppo o ti si consuma il cervello! - Quelle stesse parole usate, in precedenza, proprio da lui, attirarono la sua attenzione e si fermò. - Se si consuma il mio, non è poi tanto grave, ma per te potrebbe essere un problema serio. - Il portiere rimase in attesa, con espressione impassibile, sperando di aver colto l'approccio giusto.
Lo aveva fissato qualche istante e un lampo era passato rapidamente nel suo sguardo. Si era rimesso a pedalare per qualche metro, poi, non riuscendo più a trattenersi, aveva cominciato a sghignazzare, e, sempre continuando ad allontanarsi, si era girato verso di lui indirizzandogli un vivace fotti dito, esclamando - Bastardo! - Genzō si sistemò la visiera del cappellino in segno di saluto e poi, con un sorriso, si incamminò sentendosi decisamente più contento: Herri era "tornato".
[1] Alstertal Einkaufs-Zentrum
[2] Nena - "99 Luftballons"
[3a] [3b] Da "Herzeleid" (1995)
Credits e Note:
99 Luftballons | Nena, Nena - 1983 | © CBS/Columbia Records, EMI
Du riechst so gut, Heirate mich | Herzeleid, Rammstein - 1995 | © Motor Music Records
Du riechst so gut: Tu sai di buono (nel senso di odorare); Heirate mich: Sposami.
Ma, non badate ai titoli, sono casuali! Oppure no?
* * *
Questo primo sottocapitolo potrà risultare un po' troppo incentrato sulle descrizioni piuttosto che sugli eventi, ma servono per immergersi nel mondo in cui vivono i protagonisti, e comunque si ridurranno nel corso del capitolo stesso, fino a sparire del tutto, a partire da metà e quindi dalla terza parte in poi, per lasciare il giusto spazio a dialoghi e pensieri. Quindi non vi fate fuorviare dalla lentezza di questa prima parte di capitolo, le novità sono dietro l'angolo!