Manga
holly
  • Numero Capitoli: 26
  • Ultimo capitolo: Rivali, guerre, amici.
  • Serie: Captain Tsubasa
  • Personaggi: Genzo Wakabayashi/Benjamin Price, Hermann Kaltz, Karl Heinz Schneider, Taro Misaki/Tom Becker, Personaggio originale femminile, Personaggio originale maschile
  • Genere: Introspettivo, Romantico, Sportivo
  • Avvertimenti: Lemon
  • Rating: SS
  • Conclusa: No
  • Round Robin: No
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Media: 5/5 (120 Voti)

Capitolo 1 - Parte 5

 

Oggi avrebbero avuto due ore di NT [1], due di Inglese, due di Tiranna e, nel pomeriggio, Sport. Genzō si stava domandando che razza di materia potesse essere, mentre attendeva l'autobus; le lezioni iniziavano alle 7.30 ed era ancora troppo assonnato, quella mattina, per mantenere il proposito di andare a piedi. Stavolta decise di sedersi, scegliendo comunque un posto un po' isolato, finché non salì lo stesso gruppetto incrociato ieri alla fermata, in cui riconobbe alcuni dei suoi compagni di classe, che, infatti, si diresse compatto verso di lui. ~ Addio, quiete! ~ sospirò mentalmente.

Fece conoscenza anche con gli altri che erano in sezioni diverse e, anche se già faceva fatica a ricordarsi i nomi delle facce conosciute, si sforzò ugualmente di socializzare. Ascoltò svogliatamente i loro discorsi, senza che, apparentemente, fosse direttamente interpellato, e domandandosi per quale motivo lo stessero comunque includendo; poi, a poco a poco, gli fu tutto più chiaro: erano un gruppo di accaniti lettori di fumetti, sulla buona strada per diventare veri e propri otaku.

Perciò, ovviamente, erano giunti all'erronea convinzione che fosse sceso fra loro un vero e proprio guru in materia; sì, i manga li leggeva, come più o meno tutti, ma le sue preferenze si limitavano a poche e ben selezionate serie. Però non aveva il coraggio di deludere le aspettative di quel piccolo ma convinto capannello di fans entusiasti, e quindi partecipò, un po' più attivamente, all'accesa discussione sulla migliore serie Marvel attualmente in circolazione, che perdurò fino all'arrivo a scuola. Alla fine aveva memorizzato qualche nome in più e gli era stata strappata la promessa che, prima o poi, si sarebbero visti, impegni permettendo, tutti insieme in fumetteria. Aveva, però, omesso di precisare che dissentiva sul risultato della loro decisione: i Fantastici Quattro non sarebbero stati i migliori ancora per tanto.

Kaltz era già in classe seduto in ultima fila; la sua vi... Dite, non poté fare a meno di notarla, come tutti del resto, perché arrivò di nuovo di corsa, giusto un minuto prima che suonasse la campanella; evidentemente per lei era un'abitudine, pessima: non sopportava i ritardatari. Le prime due ore passarono tranquille; la Prof. era la classica insegnante che spiega la lezione lasciando al singolo alunno la decisione di seguirla o farsi i fatti propri, purché non ci si facesse scoprire disturbando; così, ogni tanto, i due amici si concessero qualche divagazione non proprio scientifica. Herri spiegò che Sport era una materia particolare: per chi non svolgeva alcuna attività sportiva, si trattava, banalmente, delle ore di Educazione Fisica stabilite dal Ministero; gli altri, invece, essendo già impegnati a livello agonistico, avrebbero seguito la cosiddetta "lezione di teoria", o meglio, lezione in teoria. Non aveva ancora capito, ma tanto lo avrebbe scoperto da sé nel pomeriggio.

* * *

L'insegnante madrelingua di origine scozzese, Ms. Lloyd Perkins, come di consueto svolse la lezione interamente in inglese; la prima ora grammatica, la successiva letteratura. Dite stava giusto pensando a come fare per spezzare quella noia mortale, quando, a un certo punto, la Prof. si interruppe per richiamare qualcuno che si era distratto: - Mr. Wakabayashi, go on reading, please. -

Si voltò a guardare il malcapitato, tanto con Selig aveva rinunciato; aveva nascosto un libriccino pieno di formule matematiche dentro al libro di testo e aveva continuato a farsi i fatti suoi per tutta la mattina, ignorando sistematicamente ogni suo tentativo di approccio. Genzō si era alzato in piedi e aveva cominciato a leggere dal punto esatto in cui si erano interrotti, poi aveva risposto correttamente a tutte domande di parafrasi e interpretazione, mentre l'insegnante annuiva compiaciuta; alla fine gli aveva anche fatto i complimenti per l'ottima pronuncia e lui si era rimesso a sedere con espressione tronfia. ~ Quante arie da primo della classe che si tira! ~

Non contenta la Prof. continuò, evidentemente interessata, ad elogiare il portiere, che fece finta di schernirsi sostenendo che per lui era normale parlare correntemente in inglese, dato che da molti anni trascorreva le vacanze a Londra. Ms. Lloyd Perkins, gongolando giuliva perché aveva finalmente trovato qualcuno con cui condividere il suo ‘being British', che i buzzurri teutonici non potevano comprendere, cominciò a divagare; il principino Wakabayashi, tuttavia, le resse il gioco, seguendo i suoi discorsi, raccontando persino che era anche stato in Scozia nelle Highlands, e mandandola, quindi, letteralmente, in brodo di giuggiole.

~ Quant'e presuntuoso! Ancora un po' e prende il volo. ~ Comunque la dissertazione era stata ben accolta dai compagni, perché aveva fatto perdere gli ultimi minuti della pallosa lezione terminando alla fine dell'ora: infatti, stava suonando la campanella. E, addirittura, aveva notato che le storielle di Genzō avevano destato persino l'interesse in massa del gruppo dei fumettari che, altrimenti, solitamente se ne sarebbero stati a confabulare tutto il tempo, oppure a leggere e passarsi i loro i preziosi volumetti.

Poco dopo arrivò Frau Meyer e immediatamente quel piccolo focolare di fancazzismo si spense. Mentre erano intenti a prendere appunti di grammatica, Dite iniziò a rovistare insistentemente tra le sue cose, cercando chissà che, e spargendone altrettante per tutto il banco. La Prof. aveva guardato minacciosamente già un paio di volte verso di loro ed i suoi occhi promettevano guai. Il portiere provò a farglielo capire con lo sguardo, ma la ragazza lo squadrò, quasi infastidita; così, prima ancora che potesse chiedergli alcunché, lui prese il suo astuccio e glielo sbatté letteralmente davanti, sibilando - Basta che la pianti! -

La compagna gli puntò in faccia una gelida occhiata compiaciuta, avendo trovato, prontamente, la stupida penna rossa che le serviva, mostrandogliela, evidentemente fiera di non dover quindi essere debitrice di quel borioso cafone. La Tiranna li guardò male un'ultima volta e poi decretò che la vittima sarebbe stata proprio lui - Genzō, fammi un esempio in cui, al plurale, l'accento arretra di una sillaba e la vocale prende la umlaut. - In classe, il silenzio totale. - Traum, Träume. -

- Hm. Sì, il concetto è giusto ma l'esempio non è preciso perché, in questo caso, dobbiamo considerare che il dittongo eu che ne deriva si pronuncia oi. Dite? - Evidentemente Frau Meyer aveva già deciso che avrebbe sacrificato entrambi gli agnelli. - Land, Länder. - In quel momento Genzō la stava detestando, primo, perché era stato redarguito dall'insegnante a causa sua, poi, siccome non aveva risposto del tutto esattamente, anche corretto, e, per giunta, proprio da lei. Occasioni del genere capitavano raramente, anzi, mai: non gli piaceva affatto essere colto in fallo.

~ Fastidio? Come vedi non sei così perfetto... ~ La lezione riprese e al cambio d'ora, ci avrebbe scommesso, le rinfacciò - Ti spiacerebbe essere un po' meno... fastidiosa? Non mi va proprio di essere di nuovo ripreso. - Non gli rispose e si limitò a guardarlo come un alieno. Ok, forse fastidiosa era stato un po' eccessivo, e forse lui era un po' nervoso per il responso sul tema. Si girò dall'altra parte, mettendo su un piccolo ma iroso broncio, poi lo guardò di nuovo - Senti, se io ti do fastidio, c'è Rotzmeier qui a fianco; sono convinta che lui, sicuramente, gradirebbe la tua allegra compagnia... -

- Chi? - Dite si raddrizzò sullo schienale della sedia permettendogli di visualizzare l'unico compagno che sedeva in banco da solo. - Ah, Wiedermeier... - e considerando ~ Sicuramente lui è più ordinato ~ le rispose - Comunque, dubito che Frau Meyer acconsentirebbe. - Lei ridacchiò con fare canzonatorio, poi, colta da un'illuminazione improvvisa, sgranò gli occhi, sorpresa - Credo proprio che tu ancora non conosca, ufficialmente, il supremo maestro Rotzmeier. -

Genzō non capiva, aveva sentito spesso usare "Meyer" per rivolgersi a qualcuno che ricopriva un ruolo di capo, sapeva anche che il significato originario della parola era ‘superiore, più grande', ma per "Rotz" non aveva la minima idea; forse intendeva che era un tipo parecchio seccante e molesto. La ragazza lo fissava, sempre divertita, ma anche con aria studiatamente misteriosa, intuendo, evidentemente, la sua difficoltà linguistica. - Ok, ti lascio il piacere della scoperta in autonomia; tu osservalo, poi mi dirai se preferisci sempre lui a me. -

Poco dopo la Prof. decretò la fine della pausa e richiamò all'ordine la classe; ancora un'ora di grammatica. All'inizio, cercando di non farsene accorgere, ogni tanto buttava un occhio verso l'ultimo banco, ma poi, vedendo che non succedeva nulla di strano, si convinse che, evidentemente, aveva soltanto voluto prenderlo in giro e lasciò perdere. Finché, a un certo punto, non sentì un tocco leggero sfiorargli la manica della camicia; Dite lo guardò intensamente per richiamare la sua attenzione, si spostò all'indietro per consentirgli di vedere meglio il compagno e, facendo un gesto di presentazione con la mano, bisbigliò - Damen und Herren... [2] -

Vide il ragazzo che, con metodo e insistentemente, ravanava con un dito nella narice, poi lo osservava attentamente, ne formava una pallina e, alla fine, soddisfatto del risultato, la appiccicava sotto il banco. Lei studiò qualche istante la sua reazione, sempre cercando di mantenere la stessa espressione quasi impassibile di prima, e poi, sorridendogli furbescamente, gli disse, il più sottovoce possibile: - Ora hai capito cosa vuol dire Rotz [3], vero? - e, per esserne totalmente sicura, mimò lo stesso gesto di esplorazione nasale per poi mostrargli il dito indice.

La faccia di Genzō in quel momento era assolutamente imperdibile: un'espressione di totale disgusto, mista a sconcerto e incredulità; dovette rendersene conto, perché tornò per un attimo serio come al solito, e poi, stranamente, sorrise apertamente.

Dite pensò che avrebbe dovuto farlo più spesso, era davvero molto più carino quando non aveva quell'aria sempre imbronciata, e ricambiò. Ma l'occhio di falco della Tiranna era, come sempre, in agguato - Voi due! - li fulminò - Volete, per cortesia, andare a parlare in corridoio? - In classe scese il gelo polare: essere mandati fuori dalla porta significava non solo ricevere un'annotazione negativa sul registro, ma anche rischiare di essere sgridati dai bidelli o, anche peggio, beccati dal Vicepreside durante la solita ronda. Genzō si alzò posandole una mano sulla spalla, invitandola a rimanere seduta. - Mi scusi, Frau Meyer, è colpa mia - intervenne - non avevo capito e ho chiesto... -

- Se non hai capito qualcosa, chiedi a me - lo rimproverò seccamente. - Mi scusi ancora Frau, non volevo interrompere - le rispose tranquillo. - Io sono qui apposta per insegnare: ripetere una volta in più serve anche ai tuoi compagni. È chiaro? - Lo sguardo della Prof. non ammetteva ulteriori repliche ma, almeno stavolta, sembrava incline alla grazia. - Sissignora. - Infatti, con un secco - Procediamo, - fece intendere al ragazzo di tornare a sedersi e la lezione continuò in un'atmosfera da braccio della morte. Per il successivo quarto d'ora, i due non osarono nemmeno guardarsi in faccia, temendo che la Tiranna li marcasse stretti.

Dite si sentiva alquanto in imbarazzo: era stata lei a cominciare, anche se il suo scopo non era certo quello di buscarsi un sonoro rimprovero; lui, invece, si era preso tutta la colpa. Voleva dirgli qualcosa, non so, ringraziarlo, ma non poteva assolutamente rischiare di parlare, attirando di nuovo l'attenzione di Frau Meyer. Così, con la matita scrisse, sul bordo del quaderno di appunti di Genzō, semplicemente "danke"; lui lesse, le rivolse uno sguardo penetrante e indecifrabile, ma poi le fece l'occhiolino: Giappone e Germania avevano sancito la pace.

* * *

La campanella squarciò letteralmente il silenzio tombale e i ragazzi uscirono alla spicciolata per andare a pranzare. L'insegnante lo chiamò alla cattedra: era arrivato il suo momento catartico. - Bene, Genzō, - gli restituì i fogli protocollo che ora erano disseminati di scritte in rosso, - non mi dilungo adesso in spiegazioni, anche perché, come vedrai, sono tutte scritte dettagliatamente. Quello che ti chiedo di fare, ora, è di leggere attentamente le mie indicazioni e correzioni e riscriverlo da capo cercando di seguirle. Così posso capire anche quanto tempo di recupero ti ci vuole ancora. - Si interruppe giusto un secondo permettendogli, perlomeno, di assentire - Sissignora. -

- Se qualcosa non ti è chiaro, vieni da me al cambio d'ora, o in pausa, o, se preferisci, ci incontriamo dopo le lezioni in sala professori. Me lo riconsegni lunedì prossimo e, naturalmente, anche stavolta non ti do il voto - terminò. Osservò qualche istante i fogli che aveva in mano e rispose - È tutto chiaro Frau Meyer. - Lei intese e proseguì - Perché quell'aria sconfortata, Genzō? Che ci siano molte annotazioni, non vuol dire necessariamente che sia andata così male: lo scopo è di migliorare la forma, non il contenuto. Anzi, devo ammettere che ho trovato l'argomento piuttosto interessante - sorrise leggermente - e, ti dirò, la scelta in merito è stata molto coraggiosa, perciò ho apprezzato, ancora di più, lo sforzo, evidente, che hai fatto. -

Rimase un attimo stupito da quella considerazione, apparentemente superficiale ma in realtà molto privata, rivoltagli dalla Prof., e un pizzico di soddisfazione lo punse malizioso; proprio la Tiranna gli aveva fatto un complimento? Beh, quasi... ma era già, comunque, un risultato, e tutte le paranoie che si era fatto finora scivolarono via. Ripose il tema e, prima che se ne andasse, la ringraziò. Gli altri lo stavano aspettando fuori. - Ti ha fatto il culo per prima? - chiese preoccupato Kaltz. - Ma no, quello non c'entra. È per la stessa cosa di ieri, sai, quel compito speciale. -

Il Capitano, non capendo cosa fosse successo, li guardò incuriosito. - C'è mancato un pelo che la Tiranna mandasse lui e Dite fuori dalla porta - iniziò l'amico; Genzō fece spallucce. - Non è proprio un ottimo inizio farsi espellere dalla squadra il secondo giorno di scuola - lo biasimò, severo, Schneider. - Herri scrollò le spalle a sua volta ridimensionando il rimprovero - Oh, senti: non c'è mica scappato il morto, quindi... Piuttosto, cos'è che mi sono perso? - In quel momento la ragazza intervenne - Te lo spiego io! - Imitò, di nuovo, il gesto di scavare nel setto nasale e fece un'invisibile pallina che poi, dalla punta del dito, lanciò al compagno. Herri si piegò in due dalle risate esclamando - Ora ci siamo! - poi stoppò di petto e, simulando un colpo di testa, si rivolse al portiere - Parala, S.G.G.K.! -

Genzō inorridì, ripensando a prima, e la scansò, anche se era virtuale. - Ma dai, che schifo! - Il Kaiser aveva quindi, evidentemente, compreso, perché inarcò entrambe le sopracciglia e commentò - Ma puah, Rotzmeier ha già cominciato a... produrre già dal secondo giorno... - Herri si scompisciò nuovamente. - E vedrai, che prima della fine dell'anno avrà, come al solito, riempito tutto il banco. -

Il portiere e l'attaccante si scambiarono, contemporaneamente, una smorfia schifata, mentre gli altri due ridevano come matti tirandosi caccole invisibili, poi Dite aggiunse, guardando direttamente Genzō - Per fortuna non ho lui come vicino di banco. - Era un modo come un altro per ribadirgli che aveva apprezzato il suo gesto di prima; il ragazzo fece appena un cenno con il capo, ma lei capì che aveva colto il riferimento.

Mentre si dirigevano verso l'uscita che dava sul cortile, vennero rivelati tutti i dettagli dell'episodio; alla fine il Kaiser affermò - La Tiranna è sempre uguale a se stessa. - Herri obiettò - E ti stupisce? È come dire: l'acqua è bagnata. - L'altro fece spallucce, impassibile - Mi ero illuso che, magari, perché è nuovo, almeno per un po' lo lasciasse in pace... - Si rivolse al portiere - Evita, di fartela nemica. -

- Parli proprio tu - si intromise Dite, - che l'anno scorso sei riuscito a farti dare una nota? - Un lampo di irritazione passò negli occhi di Schneider che però non ribatté. Il centrocampista scoppiò a ridere. - Sì, me l'ero completamente dimenticato. Cioè, veramente, ha ragione: ti metti a fare la predica a Genzō, che oltretutto se l'è cavata egregiamente, e invece tu... ti sei beccato la nota in condotta! E vorrei sottolineare che non è nemmeno la tua insegnante; di solito, si razzola anche, sai! -

Il Capitano rimase apparentemente imperturbabile sotto lo sguardo indagatore del portiere, mentre gli altri due, alternandosi, gli raccontarono, con dovizia di particolari, l'onta subita dal sommo Kaiser. - Questo vuol dire - sentenziò filosoficamente alla fine Kaltz, - che anche i migliori, a volte, possono scivolare; ma ciò non li rende necessariamente peggiori: soltanto più umani. E per far sì che lo ricordassero tutti, l'ho persino fotocopiata, quella nota, perché volevo appenderla negli spogliatoi; ma mi è stato drasticamente impedito - alluse con un'occhiata eloquente.

Schneider continuò a non controbattere emettendo soltanto un sospiro annoiato, ma facendo intendere che non aveva più intenzione di continuare quella conversazione, sicuramente non ora e non davanti agli altri. Genzō pensò di non avere la confidenza tale per fare commenti e si limitò a cercare di cogliere le sfumature d'espressione del tedesco, avendo nuovamente capito che quello che era sembrato, in apparenza, un semplice discorso generico nascondeva, in realtà, parecchi sottintesi tra i due amici. Anche Dite lo scrutò soltanto, poi, notata l'amica Perri che la chiamava, si accomiatò.

* * *

Dopo pranzo, Genzō comprese finalmente il significato della criptica spiegazione fatta da Kaltz in merito alla materia dell'ultima lezione per quel giorno: Sport. In classe si presentò un arzillo insegnante, piuttosto anziano e già completamente bianco di capelli, che però indossava una tuta da ginnastica e portava un fischietto al collo. Pensò che forse sarebbero andati a fare dell'attività fisica all'aperto, magari corsa; invece il Prof. fece velocemente l'appello e poi si mise, con suo sommo stupore, a fare lezione scrivendo qualcosa alla lavagna. Si rivolse verso l'amico, che però si era stravaccato sul banco e stava già sonnecchiando tranquillamente.

Si rese presto conto da sé, comunque, che nessuno in classe stava ascoltando e, pur domandandosi l'utilità di passare un'ora intera a non fare nulla di produttivo, si rilassò sulla sedia facendo mentalmente il censimento della classe praticamente dimezzata. Riconobbe, dai loro borsoni, tre ragazze del club di Softball, sedute vicine, intente a parlottare fra loro; individuò Dite, seduta in disparte da sola, appoggiata col capo sulle braccia conserte; sembrava anche lei dormire, invece, dal filo nero che penzolava, capì che stava ascoltando musica con un walkman.

Quindi significava che faceva parte di un club sportivo, eppure ricordava che ieri non si era fermata come gli altri a scuola per il pranzo. Formulò qualche ipotesi: essendo alta, magari, Pallavolo o, perché no, Basket, anche se sinceramente non sembrava proprio il tipo da contatto fisico. Forse qualcosa di meno duro, come... sì, ecco, quello sport tipicamente femminile fatto di nastri, palle, cerchi e clavette; giusto, poteva essere una ginnasta, essendo anche piuttosto magra. Sbirciò la sua borsa per avere conferma ma rimase deluso, perché questa era assolutamente anonima: a parte il marchio commerciale non riportava nessun logo o stemma della "Jenisch".

Rassegnandosi a dover vivere senza saperlo, rifletté che quella strana ragazza si era rivelata piuttosto diversa rispetto alla prima impressione che si era fatto. Giusto ieri sera pensava fosse timida, invece oggi aveva dato prova di avere un certo caratterino. Evidentemente sapeva tirarlo fuori quando voleva, e lo aveva dimostrato sia con lui, reagendo quando l'aveva criticata (esagerando), sia quando aveva provocato apposta Karl-Heinz Schneider. Chissà poi perché; dubitava che fosse per prendere le sue difese, anche perché il loro piccolo "scontro" era già stato appianato. Vecchie ruggini? Doveva chiedere ad Herri; quell'essere ora dormiente aveva cominciato a contagiarlo con la curiosità e i pettegolezzi. ~ Ishizaki e Kaltz andrebbero d'accordo. ~

Si era presa gioco della sua ignoranza linguistica, trasformando un potenziale diverbio in una situazione grottescamente comica, e Genzō aveva avuto la sensazione che la sua reazione fosse stata intenzionalmente tollerante, come se si fosse sforzata di non "infierire" sul nuovo arrivato, avendo compreso la sua difficoltà. Anzi, quella frecciata diretta al Kaiser lo aveva convinto, ora più che mai, che, se ci fosse stato un motivo valido per litigare, Dite Weiss non si sarebbe di certo tirata indietro; il che non gli dispiaceva affatto: anche di Anego aveva sempre apprezzato il caratteraccio. Poi c'era quella scritta, ancora lì sul suo quaderno; lui voleva evitare la punizione per sé, non di certo per lei, che lo aveva messo nei guai; Dite, però, era stata comunque corretta nei suoi confronti. ~ È strana, sì, ma ha una personalità interessante. ~

Mentre si distendeva pigramente, squadrò il restante gruppo costituito dai suoi nuovi ‘amici del fumetto' accorgendosi che, ancora una volta, aveva tratto troppo facilmente delle conclusioni errate. Convinto che l'otaku medio facesse vita prevalentemente sedentaria, ora dovette ricredersi perché un paio di loro erano tennisti e gli altri tutti appartenenti al club di Atletica. Così, per passare il tempo, provò ad ipotizzare la disciplina praticata da ognuno deducendola dalle rispettive caratteristiche fisiche.

Notarono che li stava osservando e fecero dei cenni di saluto, che contraccambiò; poi guardò l'ora ~ Ancora quaranta minuti, non passerà mai... ~ Era sconsolato: com'era possibile che l'insegnante non si accorgesse, o meglio, facesse finta di niente? Bah. Suo malgrado, si adeguò alla situazione, dato che seguire "Storia dei Giochi Olimpici nell'Antica Grecia" era veramente troppo. Così, per utilizzare il tempo in modo più proficuo, cominciò a leggere le correzioni del suo tema, appuntandosi sul quaderno le parti da modificare e le relative regole da rivedere.

* * *

Dite, dopo aver infilato le cuffie, si era messa a ripassare mentalmente, seguendo la musica, la lezione del pomeriggio; ieri Madame l'aveva sgridata severamente più volte, sbraitando - Plocha, plocha! [4] - e battendo il bastone sul pavimento; quindi oggi era sicura che l'avrebbe torchiata per bene. Finito il pezzo, lo riascoltò ancora una volta.

Con la coda dell'occhio vide che il suo simpatico vicino era l'unico che cagava il povero Herr Kießling. ~ Perfettino fino al midollo! ~ Invece, scrutandolo meglio, si accorse che non seguiva ma era semplicemente perso in chissà quali pensieri; in quell'istante si riscosse e, di nuovo, quello sguardo intenso e penetrante si soffermò su di lei, che però, avendo gli occhi socchiusi, non si fece accorgere che lo stava osservando.

Infatti, poi, lui spostò lo sguardo altrove; che fosse ancora arrabbiato con lei per essere stato ferito nell'orgoglio dalla Tiranna? Beh, se l'era anche un po' cercata... Certo che Genzō era stato notevolmente odioso prima, nemmeno lo aveva calcolato e lui si era rivolto in modo gratuitamente sgarbato. Voleva dirgli il fatto suo, lì per lì, ma poi le parole di Alain si erano imposte sulla sua irritazione e aveva cercato di essere accomodante, facendo il proverbiale primo passo; non aveva resistito, però, ad approfittarsi del suo piccolo ma esilarante momento di smarrimento linguistico.

Alla fine, si raccoglie ciò che è stato seminato, anche se "Perfettino", contrariamente a quanto si sarebbe aspettata, l'aveva stupita doppiamente, sia salvando entrambi dal "supremo castigo Tirannico" che dimostrando di saper accettare, senza rancore, la sua piccola beffa. ~ È scorbutico e presuntuoso, ma ha anche qualche lato positivo. ~

* * *

Finita anche quell'ultima lezione, mentre si dirigevano al campo, Herri gli raccontò che, siccome gli studenti che non facevano le canoniche due ore settimanali di ginnastica, non potevano essere lasciati in classe da soli a far nulla, qualche intelligentone si era inventato la materia "Storia dello Sport"; così, Gerhard Kießling, già giocatore professionista, poi ex-coach della squadra di Hockey, era stato relegato, per gli ultimi anni prima della pensione, a questo ridicolo ruolo di tappabuchi. Gli spiegò, inoltre, di non preoccuparsi e approfittare, come tutti, di quelle ore per farsi i fatti propri, tanto bastava consegnare, alla fine del trimestre, una tesina su un argomento a tema sportivo e che, comunque, il Prof. dava a tutti un voto politico.

Gli allenamenti, stavolta, furono totalmente orfani della presenza del Kaiser ma Genzō non per questo si sottrasse al duro impegno; oltretutto, e con sua particolare soddisfazione, il preparatore atletico aveva ripreso un paio di volte Hans esortandolo a prendere esempio da lui. I due amici avevano fatto, di nuovo, il pezzo di strada assieme scherzando, poi, una volta a casa, dopo cena, era andato avanti con il suo compito. Quella sera, però, si sentiva più rilassato; evidentemente l'influenza positiva di Herri lo stava contagiando irrimediabilmente.

Prima di andare a dormire si concesse un'ultima, quasi filosofica, riflessione: quella seconda giornata era stata sicuramente pesante come quella precedente e l'indomani tutto sarebbe ricominciato daccapo; quel giorno, insomma, era stato identico a tutti quelli che sarebbero venuti successivamente, fino alla fine dell'anno, e per i prossimi sei. Era l'inizio della sua nuova vita che, di certo, alla luce degli eventi odierni, non sarebbe stata né noiosa né monotona.

[1]     Naturkunde und Technik (Scienze e Tecnologia)
[2]     Signore e Signori
[3]     Moccio, caccola

[4]     Male, male!


Credits e Note:
Mayer, Maier, Meyer sono tutte varianti di Meier, che deriva dall'Alto Tedesco Medio 'meier', a sua volta dal Gallo-Romanico 'major', il cui significato è, appunto, "superiore, più grande". Era originariamente il "major villae", delegato di un proprietario terriero nobile oppure religioso. L'uso della variante 'a' è tipica delle zone del Sud, mentre la 'e' nel Nord della Germania.
Fonti: il significato dei cognomi è reperibile facilmente sui numerosi siti dedicati (oppure googlando). La più completa: http://www.autumnstar.com/MEYER/meyer_hstry.html

E per i più curiosi:
'Land' significa terra, anche come nazione, e in Germania gli stati federali sono chiamati appunto Land; mentre 'Traum' significa sogno.


Siamo giunti alla fine del primo capitolo, spero di non essere risultata troppo criptica o nebulosa, o pesante nell'esserlo volutamente, ma, in due giorni di scuola non può succedere il mondo, no? Ho raccontato ancora ben poco di Dite e Alain, anche se mi auguro che qualche teoria la abbiate formulata comunque, così da poterla smontare più allegramente...

Dal prossimo capitolo cominceranno a succedere un po' di cose nella vita dell'S.G.G.K.: novità sportive, nuove amicizie, situazioni curiose o divertenti sia a scuola che fuori, ma, soprattutto... Beh, ho anticipato anche troppo! Dimenticate le descrizioni noiose e preparatevi all'azione, anche se non mancheranno momenti di riflessione per il portiere. Inoltre, inizieranno anche le mie malate 'condivisioni' musicali.

* * *

Un grazie sentitissimo a tutti i nanodiani che hanno speso un po' del proprio tempo per leggere questo primo capitolo; se vorrete lasciarmi un qualsiasi commento io poi svolazzerò gioiosa per tutta Nanoda... ^__^

 
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