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Cuore Prigioniero

CUORE PRIGIONIERO

Domani sarò libero. Ho aspettato questo giorno a lungo. Già, sono passati cinque anni da quando mio padre mi ha venduto a lui per pagare i suoi debiti.

Mio padre… Per non far mancare nulla alla sua famiglia era arrivato a fare debiti con la Yakuza. Forse pensava di essere in grado di gestirli, ma a lungo andare i debiti aumentavano sempre di più e quando la mamma ci ha lasciato la situazione è peggiorata. Aveva solo me al mondo, sono sicuro che non voleva accettare quella proposta.

- Forse ho una soluzione ai tuoi problemi. Se non sbaglio tuo figlio ha la stessa età del mio.

- E con questo?

- Beh, mio figlio dice che si sente solo e che vorrebbe un amico. Cancellerò i tuoi debiti, ma in cambio tuo figlio passerà sotto la mia protezione e diventerà amico con il mio. Ah, naturalmente, per evitare problemi, lui vivrà con me e non potrai più incontrarlo.

In quel momento mio padre mi ha guardato. Quel giorno avevo deciso di accompagnarlo. Volevo vedere chi lo faceva soffrire in quel modo. Solo da quello sguardo ho capito che non voleva accettare. Io ero tutta la sua vita, l’unico motivo che lo spingeva ad andare avanti. Non avrebbe mai potuto vendermi per i suoi debiti. Però sapevo benissimo che se non l’avesse fatto, prima o poi sarebbe stato schiacciato da quel mondo e la situazione sarebbe peggiorata.

- Accetto. Se basta questo per cancellare i debiti di mio padre allora lo farò.

- Shinta, non farlo. Non voglio che tu sia coinvolto nei miei problemi. Devo risolverli da solo.

- Papà, tu non sei solo. E se in questo modo riesco ad annullare i tuoi debiti, allora diventerò amico di suo figlio. Starò bene, vedrai. Rifatti una vita e non preoccuparti per me.

- Ma ne sei proprio sicuro?

In quel momento deve aver capito quanto ero deciso e ha accettato la mia decisione. Lui non avrebbe mai potuto immaginare quello che mi sarebbe successo da quel giorno in poi, e neanche io. Già, Bokuro non cercava un amico, ma un amante. Da quel giorno ogni singola notte sono stato costretto a subire le sue violenze e a soddisfare i suoi desideri sessuali. Ho sopportato per tutto questo tempo, ma ora che suo padre è morto ha deciso di lasciarmi andare.

- A cosa stai pensando?

- Domani finalmente potrò andarmene da questo lurido posto. Non sarò più costretto a sopportare in silenzio tutto quello che mi fai.

- Sopportare, eh? Eppure ultimamente pensavo ti iniziasse a piacere.

Non mi lascia nemmeno il tempo per ribattere che mi infila una mano sotto la camicia e arriva a sfiorarmi il capezzolo, mentre l’altra mano la infila dentro i pantaloni.

- Ah.

- Vedi che avevo ragione? – mi sussurra ad un orecchio – Una volta per eccitarti dovevo lavorare parecchio. Ora invece il tuo corpo reagisce solo sfiorandolo.

- Hai le mani ghiacciate.

- Scaldamele tu. Da domani sarai libero, ma stanotte sei ancora mio. Non vorrai mica che rinunci all’ultima notte con te?

A quel punto inizia a spogliarmi e mi bacia con impeto. Sento la sua lingua nella mia bocca e non riesco a contrastarlo. Il mio corpo sembra come assuefatto da lui e risponde alle sue provocazioni.

- Non opponi neanche un po’ di resistenza? Certo che sei cambiato in questi anni.

- E di chi credi sia la colpa, bastardo.

- Che paroloni. Vediamo il tuo corpo come reagisce a quello che farà questo bastardo.

Mi spinge sul letto, la sua mano, ancora gelida scorre lungo il mio torace fino ad arrivare ai pantaloni già slacciati in precedenza. Sento il suo freddo tocco entrarmi nelle mutande.

- Ti è già venuto duro. Allora ti piace quello che ti sto facendo. E pensare che una volta dovevo stimolarti per parecchio tempo prima di farti avere un’erezione. Il mio giocattolino è cresciuto.

- Non sono un giocattolo. Ah.

- Ti ecciti se ti tocco qua, eh? E se faccio così?

Mi sfila i pantaloni e gli slip, lasciandomi completamente nudo. Poi comincia a leccarmi il pene. Sento la sua lingua ruvida e calda. Non riesco a calmarmi, il mio corpo reagisce esattamente come vuole lui.

- Ah, n-non lì. Sto per venire.

- Resisti, sono solo all’inizio. Se vieni così presto che gusto c’è?

Dicendo quelle parole sento che mi stringe il glande con la mano sinistra.

- Che stai facendo, s*****o. Lasciami venire.

- Mi dispiace, ma sarò io a decidere quando potrai. Vediamo quanto riesci a resistere.

Con la mano destra, intrisa di lubrificante, si prepara a penetrarmi. Sento il suo indice entrare nel mio ano. Va a sfiorarmi proprio lì, in quel punto nascosto ma sensibile. È come se dovessi esplodere da un momento all’altro. Non riesco a resistere.

- Fammi venire, bastardo. Non resisto.

- Non riesci a pazientare neanche qualche istante? Tanto non ti lascio andare.

Mentre dice quelle parole infila un secondo dito e continua a stimolarmi, facendomi stare sempre peggio. Mi sembra di morire. Non ce la faccio più. Ancora il terzo dito. Ormai non riesco neanche più a lamentarmi.

- Vedo che non ti lamenti più. Direi che ora posso anche penetrarti.

Lo sento, sta entrando dentro di me. Il mio corpo lo accoglie come se ormai fosse la cosa più naturale del mondo. È entrato completamente dentro di me. Sento una voglia irrefrenabile di urlare, ma è come se la mia voce non uscisse. Ormai non so più se quello che provo è dolore o cosa. So solo che se non posso più resistere.

- Sei al limite, vero? Penso che ora posso anche lasciarti andare.

Finalmente la stretta presa si allenta. In un attimo libero tutto ciò che avevo represso fino a questo momento. Un getto di sperma fuoriesce velocemente riempiendogli la mano. È come se fossi venuto più volte nello stesso momento. In quello stesso istante sento che il suo liquido riempie il mio corpo dall’interno. Non avevo mai provato questa sensazione. Il cuore sembra come impazzito data l’eccitazione.

- A quanto vedo ti è piaciuto. Nonostante tu mi abbia dato dello s*****o prima.

Non ho la forza di rispondere a questa provocazione. Non riesco a calmarmi e Bokuro è ancora dentro di me e non sembra che voglia uscire.

Inizia a far scorrere la sua mano sinistra ancora bagnata sul mio petto nudo. Scivola lentamente fino al collo. Poi mi infila due dita in bocca, obbligandomi ad ingoiare il mio stesso sperma. Poi sento che inizia ad uscire finalmente.

- Sono particolarmente eccitato stasera. Ce l’ho ancora duro. Sarà che voglio sfruttare al massimo il tempo che mi rimane.

Era quasi completamente uscito da me quando mi prende una gamba e con un colpo secco mi ruota di 180 gradi in modo da potermi guardare in faccia.

- Aaaaah.

Non credo di aver mai provato un dolore simile, è stato come se avessi un trapano acceso nel mio ano.

- Che c’è? Ti ho fatto male?

- S-s*****o, potevi almeno uscire.

- E che gusto c’era, scusa?

Non ha fatto in tempo a dire quelle parole che con un colpo deciso rientra completamente dentro di me. Poi esce quasi del tutto e rientra di nuovo con un colpo deciso. È come se si stesse masturbando con il mio intestino retto. “Basta, fermati”. Vorrei dire così ma non riesco. Va avanti ancora. Non so quante volte l’ha già fatto uscire e rimesso dentro.

- Sei veramente eccitante. Così stretto, nonostante sia da un po’ che ti sono dentro.

- S-smettila. Mi fai male. Ah.

Ecco che di nuovo me lo rispinge dentro con forza.

- Dici che ti fa male, ma intanto ti è tornato duro. A quanto pare ti piace quello che ti sto facendo.

c***o, possibile che non riesco a controllarmi? Mi sta distruggendo eppure allo stesso tempo mi sta eccitando.

- N-non è come credi. Ah. F-fermo, non toccarmi lì.

La sua mano comincia a massaggiarmelo con forza. Sento che non potrò trattenermi ancora a lungo.

- V-vengo, n-no basta. Sto venen…

Non riesco a finire la frase che gli vengo nella mano. Con il suo solito sorrisino che sembra prendermi in giro per il fatto di essere venuto tanto facilmente, si avvicina la mano alla bocca e lecca il mio liquido seminale. Poi subito dopo infila la sua lingua nella mia bocca. Poco dopo sento che anche lui viene dentro di me nuovamente. Al suo sperma di prima si aggiunge quello di adesso. Sento il mio corpo invaso da lui. Lentamente lo sento uscire e ritira anche la sua lingua dalla mia bocca. Non appena è fuori il liquido che mi ha lasciato dentro inizia a uscire bagnando completamente le mie gambe.

- Cagherò sperma per ore. Due volte di fila così. Sei completamente uscito di senno?

- Forse, ma intanto non sembra che ti abbia fatto tanto schifo, dato che sei venuto pure tu più volte.

- Ciò non toglie che sei un bastardo. Non riesco più a muovermi.

- Che peccato, eppure a volte abbiamo anche fatto di peggio. E io che pensavo di farti un regalo dato che è l’ultima sera.

- Cosa intendi con regalo? Vuoi scoparmi di nuovo?

- Voglio che a scoparmi sia tu. Fammi quello che vuoi, ripagami con la mia stessa moneta. Violentami, torturami, ma entra dentro di me. Voglio che mi fai quello che io ti ho fatto tutte le notti negli ultimi anni. O forse non ne sei capace?

Ma è serio o mi prende in giro? Odio quando fa così. Riesce a chiedermi una cosa del genere con quel sorrisino di sfida sulle labbra.

- Non pensavo ti piacesse il ruolo del passivo. È una sfida questa? Pensi che non riesca a fare quello che mi hai chiesto forse?

- Prendila pure come una sfida se vuoi. In realtà ti ho fatto tutte quelle cose nella speranza che potessi farmele un giorno. Ora credo che tu sia pronto. Voglio provare il dolore che provavi tu. Fammi eccitare con la stessa violenza che ho usato con te. Pensala come a un modo per vendicarti di tutto ciò che ti ho fatto.

Anche volendo non potrei tirarmi indietro. Se mi rifiutassi mi obbligherebbe. Però violentarlo… Fargli del male… No, non farò una cosa del genere. Gli farò esattamente il contrario di quello che si aspetta. Non quello che lui ha fatto a me, ma quello che avrei voluto ricevere e che non mi ha mai dato. Lo farò godere, ma non con la forza, con la gentilezza. Farò scaldare quel corpo perennemente freddo. Voglio che si penta di avermi trattato a quel modo.

- Ci sto, ma farò a modo mio. Farò in modo che sia indimenticabile.

Mi guarda con quello sguardo vittorioso, come se avesse ottenuto quello che voleva. Cambierà modo di fare, anche se ora ancora non lo sa. Mi avvicino a lui. Sono ancora indolenzito da prima, ma non è peggio delle altre volte. Riesco a muovermi perfettamente ora. Inizio a baciarlo dolcemente. Le nostre lingue si avvinghiano e sembrano perfettamente sincronizzate. Un bacio passionale, diverso da quelli che mi dà lui di solito. Le nostre labbra si separano e sembra che sia già completamente assuefatto da me. Continuo baciandolo sul collo, lasciandogli un segno del mio gesto. Gli mordo un orecchio e lentamente scendo fino ad arrivare sul suo petto. Eccomi ai suoi capezzoli. Inizio a leccarglieli e a schiacciarglieli con le dita. Sento i suoi gemiti di piacere.

- Ah. N-no, lì no.

- Devo fermarmi?

Ansimando mi risponde.

- N-no. Vai avanti. Aaah.

Non appena gli strizzo un po’ più forte il capezzolo sinistro vedo che gli diventa turgido. Allora faccio scivolare la mia mano destra lungo il suo corpo fino ad arrivare alla sua erezione. Inizio a massaggiarglielo, mentre con la bocca arrivo all’ombelico, dove appoggio le mie labbra, lo bacio e lo lecco intensamente, inserendo la mia lingua in quel buchino della pancia così sensibile. Finalmente arrivo all’inguine e inizio a leccarglielo. Sento che la sua erezione è sempre più dura e quel corpo costantemente freddo si fa più caldo. Inizio ad eccitarmi anch’io, posso iniziare a prepararlo per entrare.

- Forse è meglio lubrificarti un po’ prima di entrare.

- C-c’è il gel lì, se ti serve.

- Preferisco un metodo più naturale.

Ricomincio a leccargli il membro. Poi lentamente comincio a scendere. Gli sollevo le gambe fino al petto e gliele divarico, scoprendo il piccolo orifizio da cui dovrò entrare dentro di lui. Inizio a leccarglielo tutto intorno. È così stretto, ma freddo come il resto del suo corpo. Inizio a penetrarlo con la lingua. Sembra che me la voglia risucchiare. Sento i suoi gemiti di piacere. Continuo ad affondare in lui, ma ancora non è sufficiente. Decido di risalire, leccandogli l’inguine. Continua a gemere. Allungo la mano destra verso la sua bocca. Mi avvicino con il viso e gli faccio un succhiotto sul collo. Intanto gli inserisco due dita in bocca e inizia a leccarmele e succhiarmele in risposta ai miei baci. Faccio scorrere quelle stesse dita lungo il suo petto e sull’inguine, fino ad arrivare al suo ano già bagnato. Con estrema delicatezza gli sfioro il forellino e lo penetro con il primo dito. Sento il calore del suo corpo. È tanto freddo fuori quanto caldo dentro.

- Finalmente ho trovato una parte calda in questo corpo freddo.

- Mmh.

Inizio a toccarlo dentro, e inserisco anche il secondo dito. Lo sento sempre più caldo. Finalmente non è ghiacciato come al solito. Inserisco il terzo dito. In quello stesso istante un piccolo getto di sperma esce dal suo membro, bagnandomi l’altra mano.

- Non sei riuscito a resistere fino alla fine, vedo.

- Stai zitto e continua, ah.

Non mi guarda neanche in faccia. Ha gli occhi chiusi e sembra imbarazzatissimo. Lui, che ha avuto sempre controllo completo quando era attivo, ora che ha il ruolo di passivo non riesce a trattenersi.

La mano sporca di sperma la passo sul mio pene per lubrificarlo e mi preparo così ad entrare dentro di lui. Sfilo le dita e scivolo verso il suo corpo. Lo penetro dolcemente. Sento il suo corpo che mi avvolge. Il passaggio è stretto, ma sembra desiderarmi al suo interno. Non sento alcuna resistenza. Il suo calore, finalmente lo sento. È intorno a me e mi scalda. Sono entrato completamente. Mi distendo su di lui, con la sua erezione tra i nostri corpi. Arrivo a baciarlo. Penetro con la mia lingua nella sua bocca. In quel momento il piacere raggiunge l’apice e arrivo all’orgasmo. Riempio il suo corpo con il mio sperma. Nello stesso istante, sento che viene anche lui. Continuo a baciarlo, impedendogli di gemere. Il suo sperma bagna i nostri corpi. Smetto di baciarlo sulla bocca e scendo verso il collo. In quel momento inizia a farfugliare qualcosa, preso dall’impeto dell’atto in corso.

- …mo, Shinta.

Non capisco cosa abbia detto e vado avanti. Nel frattempo inizio ad uscire da lui. Quando sono completamente fuori ripete, in maniera più chiara quello che aveva detto già prima.

- Ti amo, Shinta.

Dopo quelle parole, crolla sfinito. Cosa ha voluto dire? Ho capito bene?

- Cosa significa quello che mi hai appena detto. Bokuro, voglio una spiegazione.

Non si sveglia, deve essere proprio esausto. Cos’avrà voluto dire? Era sincero?

Pieno di dubbi crollo sul letto accanto a lui. Per la prima volta dormiamo nello stesso letto. La mattina dopo mi sveglio che Bokuro è già vestito. Sembra aver dimenticato quelle parole che mi ha detto ieri sera. Io invece ho continuato a sentirmele nella testa.

- Credevo che te ne andassi senza salutarmi, Shinta. Chissà perché ma mi aspettavo uscissi di prima mattina. Sei libero ora.

- Ti dispiace che sono ancora qui? Comunque tempo di vestirmi e me ne vado, non rimarrò un secondo di più chiuso qua dentro.

Mentre mi vesto continuo a pensare a quelle parole. Devo chiedergli spiegazioni. Non posso andarmene senza sapere.

- Perché mi guardi così? Vuoi chiedermi qualcosa?

- Beh, ecco. Da dove comincio…

Si piazza davanti a me, aspettando le mie parole.

- Non vuoi andartene, forse?

- Non ho detto questo. Solo che ieri sera è successa una cosa che mi ha lasciato perplesso. Non so se te lo ricordi cosa mi hai detto prima di addormentarti.

I suoi occhi si sgranano, spaventati, come se avesse appena capito che quella frase l’ha detta veramente e non l’ha sognata.

- Veramente io…

- Te lo ricordi? Mi spieghi che significa? Hai detto che mi ami. Che c***o significa? È l’ultimo tentativo per farmi rimanere? O cosa?

- N-no, non è niente del genere. Mi è sfuggito…

Ma che significa sfuggito?

- In che senso sfuggito? Vorresti dire che provi veramente quello che hai detto. Vuoi farmi credere che mi hai usato come un giocattolo sessuale per cinque anni ma che in fondo mi amavi? È amore questo, secondo te?

- Forse è meglio se ti calmi e mi ascolti. Speravo di nascondertelo o almeno non volevo che lo sapessi così. Io sono innamorato di te dalla prima volta che ti ho visto. Avevi accompagnato tuo padre quel giorno, ma eri rimasto fuori dalla stanza del mio. Io sono rientrato mentre eri lì e mi hai salutato con un sorriso. Mi sei apparso come la visione di un angelo. I tuoi tratti occidentali, i capelli biondi, gli occhi chiari e i lineamenti delicati mi hanno ipnotizzato. Eri lì davanti a me, ma sapevo che eri irraggiungibile. Eri troppo bello per interessarti a un ragazzino semplice come me. Non ho caratteristiche particolari, sono di media altezza e con i tipici caratteri giapponesi. Poi ero un ragazzo. Non avevo speranze. Pensavo di riuscire a superare la cosa in fretta, ma più cercavo di non pensarti, più la tua immagine mi tornava alla mente. Vedendomi strano, mio padre mi chiese se avevo dei problemi.

- E tu gli hai detto che avresti voluto avermi tutto per te, scommetto. Tuo padre sapeva quello che mi sarebbe aspettato.

- No, mio padre non sapeva nulla. Nemmeno che fossi gay. Se l’avesse saputo mi avrebbe diseredato e tolto la sua protezione. Il figlio di uno Yakuza importante come lui non poteva essere omosessuale. Ho inventato la storia che mi sentivo solo, che ti avevo incontrato quel giorno e che mi sarebbe piaciuto conoscerti e diventare tuo amico. Sapevo già che chiedere di farti diventare tuo amico sarebbe significato averti per me giorno e notte. La Yakuza funziona così. Chiunque abbia contatti con il nostro mondo, deve rimanere sotto la nostra protezione costantemente.

- Perciò in questo modo hai ottenuto esattamente quello che volevi? Hai sfruttato il potere di tuo padre per i tuoi comodi. Sei sempre stato viziato. Hai sempre ottenuto tutto nella vita. Però non capisco. Se è vero che mi ami dal primo giorno che mi hai visto, perché mi hai sempre trattato a quel modo? Ti sembra il modo di comportarti con colui che ami? Come pretendi che creda a quello che mi stai dicendo?

Non risponde. Forse l’ho aggredito troppo. Non so perché me la stia prendendo così tanto. In fondo ora sono libero, cosa mi interessa cosa prova lui. Però…

- Hai perfettamente ragione, Shinta. Ho sbagliato a comportarmi così, solo che quando me ne sono reso conto ormai era tardi. All’epoca quello era l’unico modo che conoscevo per dimostrare l’amore che provavo. Sono cresciuto in mezzo alla violenza. Quando uno voleva una cosa se la prendeva senza chiedere. È il mio mondo, capisci? Un oscuro mondo nel quale sono nato e cresciuto. Tu sei stato una luce in quell’oscurità. Nonostante quello che ti facevo riuscivi a rivolgermi dei sorrisi e a preoccuparti di me quando non stavo bene.

- Ma cosa c’entra questo? Nonostante quello che mi facevi passare non potevo non preoccuparmi quando stavi male. Passavamo ogni momento insieme, mi veniva naturale.

Ma cosa sto dicendo. Mi sento confuso, non capisco cosa mi stia succedendo.

- Ora basta attaccarmi, sei libero, no? Cosa ci fai ancora qua? Ieri non vedevi l’ora di andartene e ora, solo perché sai quello che provo per te, vuoi rimanere? Non voglio la tua compassione. Quello che provo sono fatti miei. È difficile per me lasciarti andare, ma non posso continuare a costringerti a rimanere. Vattene e lasciami in pace.

Ha ragione, non deve interessarmi quello che prova. Dopo quello che mi ha fatto in questi anni non merita che stia qua oltre.

- La mia roba per ora rimane qua. Appena trovo da sistemarmi me la mandi, d’accordo?

- Sì, non c’è problema. Me l’avevi già detta questa cosa.

- Lo so. Allora io vado.

Esco da casa sua, per la prima volta da solo e senza scorta. Il grande portone della sua casa si chiude dietro di me. Sono libero. Non devo più sottostare a nessuno. Posso godermi la vita come preferisco. Ma prima devo andare da mio padre. Voglio vedere se sta bene. Da quello che mi ha detto Bokuro non si è trasferito. Finalmente potrò riparlarci.

Eccomi davanti a casa, la mia vecchia casa. Sto per suonare il campanello, quando un signore mi apre la porta. Quando mi vede sembra che abbia visto un fantasma.

- Papà…

- Shinta… sei proprio tu?

- Sì, papà. Sono io. Sono libero.

Per un po’ rimane ancora sbigottito, ma poi mi stringe in un abbraccio e si mette a piangere. Continua a chiedermi scusa per quello che mi è successo, finché non riesce a calmarsi ed entriamo in casa. All’inizio le nostre parole sono intervallate da lunghi silenzi. Mi chiede cosa è successo in questi cinque anni, ma non trovo il coraggio di raccontargli ciò che ho dovuto subire da Bokuro. Sarebbe troppo dura per lui conoscere la verità.

Bokuro… Ogni volta che ripenso a lui mi salgono mille dubbi e sento una fitta al cuore. Cosa significa? Non riesco a smettere di pensare a lui. Fino a ieri non vedevo l’ora di allontanarmi dalle sue violenze, e ora è come se mi mancassero. “Ti amo, Shinta”. Quelle parole mi rimbombano nella testa. Non riesco a smettere di pensarci.

- Tutto bene, Shinta? Ti vedo pensieroso?

- Sì, papà. Va tutto bene.

Pranziamo insieme. Mi mancava quest’aria familiare. È come se fossimo tornati a cinque anni fa. Poi entro in quella che era la mia vecchia camera.

- Ho lasciato tutto com’era. Non sono riuscito a spostare niente. Mi sono solo limitato a pulire per fare in modo che fosse pronta nel caso tornassi. Resta pure un po’ qui se vuoi. Riposati pure. Intanto io metto a posto in cucina.

Mi stendo sul mio vecchio letto. Cerco di rilassarmi, ma continua a venirmi in mente Bokuro. Mi sembra stranissimo stare da solo in un letto. Pensavo di desiderare questa situazione, invece sento che mi manca qualcosa. Mi mancano i suoi tocchi, le sue parole pungenti. Mi manca il suo viso sereno quando dorme. Mi manca tutto di lui.

- Sono uno stupido. Non avevo capito niente.

Scendo dal letto di corsa. Passo dalla cucina.

- Papà, devo andare.

- Che succede. Dove devi andare?

- Non preoccuparti, tornerò. Ma ora devo andare. Grazie per il pranzo e sono contento di averti rivisto.

Esco di casa e mi metto a correre come un matto verso la casa di Bokuro.

- Sono uno stupido, uno stupido. Che me ne faccio della libertà se non ho con me la cosa più importante.

Ecco, sono arrivato. Suono alla porta. Viene ad aprirmi Bokuro, come se mi avesse visto arrivare.

- Cosa ci fai qua? Non te n’eri andato?

- È vero, me ne sono andato. Ma ho lasciato qua la cosa più importante. Sono uno stupido a non essermene accorto prima.

- Ma ti avrei mandato comunque tutto, era così urgente?

- Sì che è urgente, perché non è una cosa che mi puoi restituire come un qualunque oggetto. È una cosa che, nonostante la libertà che ho ottenuto, non è stata liberata. Me l’hai imprigionata poco a poco, senza che nemmeno me ne accorgessi.

- Shinta, ma di cosa stai parlando?

- Bokuro, tu mi hai imprigionato il cuore.

- Ma cosa…

- Ti amo, Bokuro. L’ho capito solo ora che ti stavo per perdere. Non mi interessa la libertà se tu mi sei lontano.

Sembra sorpreso dalle mie parole. Vedo la felicità nei suoi occhi, ma anche l’incredulità. Faccio la prima mossa e lo bacio. Un bacio appassionato e non violento come al solito. Ricominceremo tutto da capo, senza più violenze o catene. Solo una rimarrà per sempre, quella che imprigiona il mio cuore a lui.

Il mio cuore è suo prigioniero e lo sarà per sempre.

FINE

Autore: SNeptune84

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