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L’alba di un nuovo giorno

Sono già passati tre anni da quando ho commesso quell’imperdonabile peccato; o forse farei meglio a dire che sono trascorsi solo tre anni da quando ho commesso quell’imperdonabile reato.

Tre anni che non vedo il sorriso incurvare le tue labbra.

Ti guardo, sei sempre bellissima eppure il tuo volto, ormai inespressivo, è in contrasto con il tuo essere. Io, che ti conosco da anni, lo so. Tu sei solare, forte e gentile. Sei come lui… sono io quello diverso. Sono debole, minuto… la mia unica forza sono questi occhi ed il sogno che mi è stato lasciato in eredità prima che lo uccidessi; che si facesse uccidere.

Mi perdonerai per averlo fatto?

Non hai mai parlato di lui, dalla tua bocca non sono mai uscite parole di rimprovero, né il tuo atteggiamento è stato ostile nei miei confronti. Lo hai accettato, come io accettai la morte di Chibi.

Ma tu lo hai fatto in silenzio, io piansi per due giorni.

Mi chiedo cosa provi quando mi guardi, odio? Rancore? No, niente di tutto ciò. Tu continui a volermi bene, a preoccuparti per me. Sei stata la prima a farlo portandomi con te in quel nascondiglio, e non smetterai mai. Mi hai dato del cibo, un tetto, un giaciglio e persino una seconda famiglia, quella che la guerra mi aveva tolto.

No, non sei tu, sono io ad odiarmi. E lo farò per l’eternità perché io ho distrutto, con le mie stesse mani, quella famiglia, il suo futuro.

Potevo salvarlo, potevo usare il potere donatomi tramite questi occhi che il maestro Jiraya mi ha aiutato a sviluppare ed invece non lo ho fatto, lasciai, ancora una volta, tutto nelle sue mani. Sono stato un vigliacco, un debole, mi sono lasciato prendere dal panico, come un tempo, come un dilettante.

Avevo giurato di proteggere le persone che amavo, ed invece tutto quello che posso fare è specchiarmi per vedere il suo volto, illudendomi che tu sia ancora qui, dando la stessa illusione alla donna che amo, che tu amavi.

Yahiko, cosa sto diventando?

Ti ho promesso di vivere, ma posso dire che questa sia vita? Imprigionato in una macchina, ridotto ad uno scheletro pelle e ossa che insegue un sogno che non è neanche il proprio. Non più, lo era un tempo ma solo perché c’eri tu… Ora è diventato solo il tuo, perchè io lo ho reso tale.

Vedo attraverso i tuoi occhi, tocco attraverso le tue mani, ma non provo nulla perché quello è il tuo corpo non il mio.

E non sono il solo a saperlo, anche Konan ne è consapevole per questo non ride più. Io non ho la tua forza, il tuo spirito… ho solo il tuo aspetto, ma questo non le basta.

Ci manchi.

Le manchi, le manchi da morire, anche se non me lo dà a vedere. Mi ama troppo per farlo.

Come ogni sera entro nella sua stanza, è sdraiata sul letto. Non si è nemmeno cambiata, quel mantello nero ormai è una parte di lei. Lei, che amava i colori. Lei, che da quando non ci sei più ha rinunciato alla sua femminilità, sebbene la sua bellezza resti intatta ed indiscussa.

E’ uguale a prima eppure è così diversa, Yahiko…

Non so neanche cosa prova nel vederti ogni giorno davanti ai propri occhi e sapere che sei me, la farà soffrire? Ne sarà felice? Capirà che lo faccio anche per lei?

Continuo a farmi domande a cui non puoi rispondere, sono patetico. E lo sono davvero dato che neanche posso sdraiarmi al fianco della donna che amo, se non con il tuo aspetto.

Una volta dormivamo tutti e tre assieme, eravamo inseparabili ma io lo sapevo che per te provava qualcosa di più, tuttavia non sono mai stato geloso. Io la vedo come una sorella. E’ per questo che ho deciso di prendere il tuo corpo, l’ho fatto per te, per me, ma anche e soprattutto per lei. Volevo che fosse felice e delle volte, come ora, penso di aver fatto bene. Percepisco il suo stato quieto, la sua mano che carezza i tuoi capelli. Come sempre ha gli occhi chiusi, per illudersi meglio.

Ma non è uguale, manca la tua presenza, la tua anima.

Poggio la testa tra i suoi seni, se potessi aspirerei il suo profumo ma è come se lo facessi. Esso è stampato nella mia mente, profumi di buono Konan, di dolce, come allora.

Già, non sei affatto cambiata.

Come al solito non mi sposti, così io ti accarezzo. Come faceva lui, infilo la mano sotto questo odioso mantello che nasconde il tuo corpo perfetto, e tocco la tua pelle. Ne percepisco il contatto ma non la consistenza, come al solito, però sono sicuro che è morbida e liscia come un tempo. Come sempre mi chiedo se ti dà fastidio questo palmo freddo su di te, il palmo di un morto, di un morto che io stesso ho ucciso e a tale pensiero ti abbraccio, ma forse lo faccio troppo forte questa volta perché tu capisci il mio turbamento.

“Cosa succede Nagato?” mi chiedi. Hai aperto i tuoi bellissimi occhi viola e mi guardi, sul tuo volto la solita espressione preoccupata. Non mi hai chiamato col suo nome, non lo fai mai, ma non mi chiami neanche Pain, quello che mi sono dato. Non lo fai mai quando siamo soli.

“Nulla…” ti rispondo, la mia voce è così fredda ed atona, eppure è la sua.

“Stai bene?”.

“Sì…” mento, come posso stare bene?

“Sei stanco? Non devi sforzarti”.

“Lo so, dormi” ti dico e tu ti tranquillizzi e riprendi ad accarezzarmi i capelli, noi non andiamo mai oltre questo. Ci basta stare così per stare bene, se di bene si può parlare.

No, lo so, tu non mi odi.

Ti preoccupi sempre per me, me lo dimostri in ogni occasione, sono io quello che ha paura e che si chiede se lo fai per amore o solamente perché sono l’unica persona che ti è rimasta.

Tutti i nostri compagni sono morti ed io ne ho presi corpi, proprio come ho fatto con Yahiko. E’ stata una necessità, ma soprattutto un omaggio a loro… Un modo perché continuassero a vivere, per portare avanti tutti assieme il sogno del nostro leader.

Vedrai Konan, ti renderò felice, ti regalerò un mondo di pace in cui vivere e non mi importa come lo conquisterò. Non mi importa se per farlo dovrò distruggere molte vite. I miei genitori, Chibi, i nostri compagni e persino Yahiko sono già morti, e molti altri moriranno per questo…

Probabilmente anche io… ma non importa, ho un sogno da portare a termine ed intendo farlo.

La pazzia si è impadronita del mio spirito, ma forse è proprio questo a darmi la forza di andare avanti, un pazzo non può perdere il senno.

Dormi Konan, domani è l’alba di un nuovo giorno, un giorno che ci avvicina al nostro scopo.

Dormi amore mio, sorella mia, mia unica compagna di sventura.

Autore: kira

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