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La noia di Tobi

Era un periodo d’oro per i membri dell’Alba: finalmente qualche mese di riposo, dopo il continuo vagare alla ricerca dei kyuubi. In seguito al buon completamento della missione di Kakuzu e Hidan sulla cattura del Demone Gatto, Nagato aveva deciso che era arrivato il momento di concedere ai suoi sottoposti un periodo di pausa; in fondo se l’erano meritati.

C’era solo un piccolissimo problema…

«CHE NOOOOIAAAAA!!!!!» Il grido disperato di Tobi riecheggiò nel covo dell’Akatsuki.

«CHENOIACHENOIACHENOIAAAA! Sto moreeeendo! Senpai, senpai, facciamo qualcosa di divertente! Senpai! Senpai? Mi sta ascoltando?» Tobi si rivolse a Deidara, che era concentrato sulla sua nuovissima scultura di argilla esplosiva: un dragone gigante a tre teste immortalato nell’atto di sputare fuoco, compreso di ogni dettaglio, dalle vampate, al fumo, alle squame. «Tobi, lasciami in pace. Non lo vedi che sto modellando la mia ultima invenzione?» Rispose seccato il biondo. «Uffa, però…» commentò l’altro, da dietro la maschera, prima di chiudere becco. Poi, per la gioia di Deidara, Tobi se ne andò e calò il silenzio. Non appena ebbe finito la sua creazione, Deidara esclamò: «Ah, questa sì che è una vera scultura, pronta per ogni… esplosione! Adesso vedrai, Sasori, che sorpresina ti lascerà a bocca aperta, uhm!» ma non appena ebbe finito di pronunciare le ultime parole, gli arrivò letteralmente addosso Tobi, che si era lanciato su di lui come una fionda e lo aveva fatto cascare sul pavimento e ora se ne stava lì, seduto a gambe incrociate sulla schiena di Deidara, a ripetere: «WOW! È veramente una creazione stupenda! Sarebbe davvero un peccato se esplodesse, già!» «Appunto! Perciò sta’ lontano dalla mia creatura, prima di combinare guai, uhm!» ringhiò l’altro. Ma Tobi non lo stava nemmeno ascoltando. «Degna di nome d’arte! Ma… Oh? Perché fuma? Sono effetti speciali? E che cos’è questo pulsante? Sembra divertente! Posso provarlo?» Ovviamente schiacciò il pulsante e…

Si sentì un boato da cui tutti gli uccelli si affrettarono a scappare, nel frattempo lampi e vampate di fuoco vero uscirono da ogni orifizio del covo, quasi subito rimpiazzati da esili scie di fumo bianco.

Dentro al covo, Deidara e Tobi erano stati catapultati dall’altra parte della stanza. Deidara era finito gambe all’aria, mentre Tobi era riuscito a rimettersi in piedi. «Che razza di esplosione! La si potrebbe chiamare “La volontà del senpai”!» scherzò il nostro combinaguai. Fu subito scaraventato con la testa nel muro da un pugno di Deidara, il quale, incavolato nero, tirò un grido così forte che di sicuro lo sentirono tutti e cinque i Grandi Paesi Ninja. «Uhmmmmmm….! TOBI! GUARDA COS’HAI COMBINATO! Hai idea di quanto ci avevo messo per rifinirla tutta quanta con tutti quei dettagli!?» «Uhmm… no?» «Grrrr… FILA SUBITO VIA DA QUI, PRIMA CHE DECIDA DI FAR ESPLODERE LA TUA TESTA!!!»


Poco dopo, in un’altra stanza…

«Jashin-sama, accetta questo eretico, ninja chuunin del Villaggio della Sabbia che vagava qui attorno nella speranza di ricavare nuove informazioni sull’Akatsuki, come sacrificio per sfamare la tua sete di sangue. Perdona questo tuo servo divino per non essere riuscito nell’intento di portarti qualcosa di più salubre, come segno di pentimento mi trafiggerò tre volte in più! GHAHAH! AHAHAHAHAH!!!» Mentre il rito di Hidan andava avanti, Tobi girava per la stanza, il più lontano possibile dall’altro, commentando con frasi come “E chi se ne frega di cosa stesse facendo quel chuunin, no? Di sicuro al tuo Dio no”, “Io avrei più che altro sete di una bella aranciata, me la porti?” oppure “Se non fossi immortale non credo che ti trafiggeresti anche altre tre volte…” Dopo due orette piene continuate a commentare ogni singola frase di Hidan, Tobi si ritrovò davanti alla falce a tre lame. «WOW! E cos’è questa cosa assolutamente stupefacente? Se non le serve al rito, me la prendo per qualche oretta e faccio il cosplay di uno shinigami. Magari poi vi aggiungete anche lei e Kakuzu-senpai, che un paio di zombie ci starebbero proprio bene… Uh?» concluse, trovandosi tutto ad un tratto sotto ad un ombra, quindi alzò la testa. «TOBI! Che diavolo ti è saltato in mente!! Come osi prendere in mano la mia falce senza chiedermi il permesso, e soprattutto come osi interrompere questa sacra cerimonia e avventarti così sui miei strumenti di rito, infangando il divino nome di Jashin!!!» tuonò Hidan. «Scuuusa! Scusa, Hidan-senpai!» piagnucolò Tobi «Le giuro che gliel’ avrei chiesta in prestito non appena avesse finito con la sua cerimonia! Glielo giuro!» ma ormai Hidan era andato. «MALEDETTO TOBI! DOVRESTI ESSERCI TU AL POSTO DEL CHUUNIN DEL VILLAGGIO DELLA SABBIA!» «WAAAAAH!» gridò Tobi, correndo via.


Altri minuti dopo, nella sala della cassaforte dell’Akatsuki…

«Bene, e anche questa taglia è stata ritirata, e i soldi della testa del ninja disertore si sono aggiunti ai fondi per l’Akatsuki» pensava Kakuzu ad alta voce. Ma ecco che arrivò Tobi che, curioso come sempre, si appese alle spalle di Kakuzu e iniziò a trapanargli i timpani. «MA DAI! E così ha svolto una missione senza dire nulla a nessuno del gruppo, eh? Sa, mi sto un po’ annoiando, quindi…» «Un po’? solo un po’? Guarda che si è sentito il boato di prima, sai? Mi hai distratto e ho perso il conto» «Uhm, sì? Ad ogni modo, le volevo dire, Kakuzu-senpai, che mi sto annoiando, quindi…» «Senti, Tobi, ora non ho tempo per te. Il tempo è denaro, e tu me lo stai facendo sprecare. Che ne diresti di passare più tardi? Ora sto lavorando» cercò di tagliare corto Kakuzu, mentre perdeva velocemente la pazienza. «Ma io le voglio dire una cosa! Mi ascolti, Kakuzu-senpai!! Le dicevo…» «Tobi, sto perdendo la pazienza. Fammi un favore: l’Akatsuki ha bisogno di altri fondi, per cui tu ora vai in missione e mi trovi questo ninja.» e così facendo porse a Tobi un foglio con delle informazioni su un altro ninja ribelle. «Poi lo fai fuori e vai a intascare la taglia» continuò. Tobi fissò il volto nella foto sulla scheda. «Ma… non penso ce ne sarà più bisogno, sa? Ho già visto questo ninja. Era di là, ad aiutare Hidan-senpai per un certo rito…» «COOOOSA!?» tuonò Kakuzu «AAAH!» Tobi si spaventò a morte per quella sfuriata «Forse è meglio che vada a cercare… ehm… qualche altro ninja ribelle…» e si congedò, con alle spalle Kakuzu che infuriava e chiamava a gran voce «HIDAAAAN!! DOVE TI SEI CACCIATO!! ORA TI UCCIDO!!»

Tobi raggiunse di corsa l’ingresso del covo, prima di essere coinvolto nell’imminente rissa da lui stesso creata e si scontrò con Kisame, che era appena rientrato da un’esercitazione.

«Hey, Tobi! Dove corri, così di fretta? Ne hai combinata un’altra delle tue, eh! Che piccolo rompiscatole! Proprio una strana bestiola, come qualcuno che conosco…» «Ah! Sì, salute, Kisame-senpai! Mi scusi, ma ho una missione che mi ha dato Kakuzu-senpai e… ops!» cercando di correre verso l’uscita, Tobi aveva urtato Samehada, la spada di Kisame, la quale, sentendo il suo chakra, era come impazzita e non ascoltava più il suo padrone, facendolo infuriare a morte. «Samehada! Calmati! Ah, Tobi! Non puoi stare più attento?? Sempre a combinare guai!» ma intanto Tobi si era già dileguato nella foresta.

«Fiuh! Per fortuna me ne sono andato prima che Kisame-senpai potesse insegnarmi il significato della parola “attenzione”…» si disse. Pensava di essere scampato a tutti i pericoli, invece… «I-Itachi-senpai!! Che ci fai nella foresta?» Tobi rimase sorpreso e terrorizzato allo stesso tempo. “Dannazione!” pensò “proprio oggi che è la mia giornata no!” «Tobi, io sto tornando da una missione personale. Tu, che ci fai qui fuori? Non dovresti essere a sbrigare faccende al covo?» gli rispose Itachi. «Ah… sì… salve anche a lei…» disse sarcastico l’altro. «Lo sai che non mi piace scherzare, Tobi. Sono già di pessimo umore.» L’Uchiha stava cominciando a spazientirsi «Allora, rispondi alla mia domanda.» «Ah… è che Kakuzu-senpai mi ha detto di cercare un ninja ribelle e intascare la taglia, perché all’Alba servono fondi… probabilmente siamo senza soldi… di nuovo» concluse. Itachi, dal canto suo, non ne poteva più di stare a parlare con Tobi, che lo seccava ad ogni parola. Era troppo superficiale e scherzava e rideva su ogni cosa. Persone così non gli erano mai piaciute. «Cambiando discorso… è la tua prima volta che metti piede fuori dal covo da solo, non è vero?» chiese. «Ah… sì! E non vedo l’ora di trovare qualche ninja da prendere a calci nelle…» «Aspetta, Tobi» lo interruppe Itachi «Sii prudente. Ho intravisto qua in giro una squadra del Villaggio della Foglia, quella con a capo il maestro Asuma Sarutobi, parente del terzo Hokage.» Lo informò il giovane «E poiché non hai esperienza sul campo di battaglia, ti consiglio di tenerti alla larga. Ecco, tieni questa» e consegnò a Tobi una mappa. Quest’ultimo la osservò. Era la mappa dei dintorni del covo. «Qui» iniziò Itachi, indicando un punto sulla mappa «è dove siamo noi, mentre qui» continuò, indicando un altro punto «è dove ho visto l’ultima volta la squadra. Tu dirigiti qui» e indicò una zona, a nord-est dal covo, sulla mappa, che sembrava abitata «è un posto sperduto dove si riuniscono molti ninja disertori per fare baldoria. A quel punto dovrai metterci tutto te stesso per catturarne uno. Tutto chiaro?» «Sì, signore!» esclamò Tobi, mettendosi una mano in fronte come in marina. «Mi raccomando, la tua prima missione per il profitto dell’Akatsuki da solo» si congedò infine l’Uchiha «fai in modo che fili tutto liscio, o le sentirai dal capo. E da me se succede qualcosa alla mappa» e se ne andò verso il covo. Intanto Tobi pensava ad alta voce, tutto eccitato: «Sì, finalmente una missione da solo! Non vedo l’ora di vedere la faccia degli altri quando tornerò dalla missione con il bottino!» e si incamminò.

Dopo ore e ore a saltare di albero in albero per velocizzare la sua andatura, Tobi giunse infine in quel centro indicatogli da Itachi. Scese dall’ultimo albero prima di uno spiazzo creato con delle piastrelle e si guardò attorno. C’erano un bel po’ di sale da tè, sale da sakè e ristorantini vari, e Tobi non sapeva proprio da dove iniziare. Però il cielo si oscurava di nuvole cariche di pioggia e il ragazzo proprio non ne voleva sapere di riposare in mezzo a quei brutti ceffi. Scelse così una caverna lì vicino, a pochi chilometri dalle prede. «Ah, e ora prepariamoci un bel fuocherello. Dei sassi messi così… legnetti pronti a prendere fuoco… iniziamo a bruciare usando la mappa…» silenzio di tomba. «NOOOO! LA MAPPAAAAA!!! ITACHI-SENPAI MI UCCIDERA’!!!» Gridò ad un tratto Tobi. Svenne, ripensando alla paura nera dei senpai che lo sgridavano continuandogli a gridare “Ah, la tua prima missione, eh! Che stupido” o ancora “Vergognati! Hai perso la mappa in quel modo!” 0, peggio “Tu non sei adatto a stare nell’Akatsuki!”… no, svenne semplicemente per fame. Lo trovarono alcuni ninja ribelli che sostavano in uno degli alloggi delle sale da the.

Quando si risvegliò, Tobi tirò un urlo. «AAAAAHHHH! DOVE SONO FINITO!?» «Calmati, amico» lo rassicurò uno dei banditi «Sei di quella famosissima organizzazione criminale Akatsuki Alba, si vede dalla tunica che porti addosso. Qui nessuno ti farà del male, sei compagno di persone potenti» gli disse un altro. «Senti, ma a quanto ne so, voi dell’Alba lavorate sempre in coppia.» Affermò un altro ninja ancora «ecco… sì» concordò Tobi «Allora, dimmi, dov’è il tuo partner? Ti ha lasciato in quella caverna a morire?» ridacchiò il ninja. «Ecco, no» rispose il ragazzo “anche se a volte penso che al senpai un’idea del genere gli passi spesso per la testa” pensò poi. «In realtà per questa missione sono solo io.» Rispose invece. «Oh, lasciano il novellino da solo a farsi la pelle in un postaccio del genere?» chiese con scherno il primo ninja «Chissà se lo possiamo aiutare a rifarsi gli occhi, guardando in faccia la realtà… magari se si tirasse via quella stupida maschera…» «Oh-ho…» fece Tobi…


Ritornò al covo che era ormai notte fonda. Gli altri membri dell’Akatsuki erano svegli ad aspettarlo. Ma ormai avevano perso ogni speranza. Quando…

«VOILA’! Senpai! Nakama! Sono tornato!» «Ah, beh, guarda, se fosse stato per me ti avrei chiuso la porta dietro le spalle già quando uscivi per la missione» ribatté Deidara «ma il capo sostiene che non possiamo perdere altri membri, quindi niente salti per aria» «OOOH, SENPAI! Non fate così!» «Hai i soldi?» la domanda di Kakuzu per interromperli «Certo! Ho consegnato cinque ninja disertori e mi hanno dato questa bella valigia piena zeppa di soldi!» «Beh, allora possiamo perdonare il nostro Tobi che… Oh, dov’è finito?» chiese Kisame «Sono in bagno, a farmi una docc…» si sentì uno schiaffo, e anche bello forte «TOBI! Fila via! Vattene!» La voce di Konan era più echeggiante che mai. Tobi corse subito via. «Scusi, Konan-senpai! Non sapevo che c’era lei, sotto la doccia!» gridava, e intanto correva, inseguito da una saponetta che, secondo più secondo meno, lo raggiunse con un botto da farlo cadere con la faccia (maschera, si intende) letteralmente attaccata al suolo. «Wops, dovevo dirti che c’è Konan, sotto la doccia» lo schernì Hidan «ma evidentemente l’hai scoperto da solo…» «HEY! CHI HA DISTRUTTO LE MIE MARIONETTE!!??» Si sentì la voce di Sasori «Ah… devono essere state distrutte dall’esplosione della scultura di Deidara-senpai stamattina…» disse Tobi. In un lampo, Sasori fu letteralmente su Deidara. «TU… COOOSA!!?? Come hai osato!» gridava, ma Deidara lo zittì «Guarda che è stato Tobi a far esplodere la mia preziosissima opera d’arte!!» «Senpai, non mi lanci la patata bollente!!» cercò di difendersi Tobi «Ma se è tutto vero!!» rispose a suo tono Deidara. Poco dopo, Tobi, cercava di scappare dai due maniaci d’arte, che lo rincorrevano per tutta la stanza… «Su, ora basta litigare. Mangiamo e andiamo a dormire.» Disse Zetsu. Intanto si era creato il caos per tutte le bravate che aveva combinato Tobi quel giorno. Pain, che cercava di rimanere calmo, acconsentì alla proposta di Zetsu. «Esatto, capo! Oggi mi sono davvero divertito, tra missioni e battibecchi… vorrei proprio un altro giorno così!» rise Tobi. Tutti: «ASSOLUTAMENTE NO!!!!!»

Autore: Inuchan

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