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IL CONTE

PRIGIONIERO

Sentì bussare lievemente alla porta.

“Avanti” disse mettendosi a sedere sul letto e stringendosi nelle coperte.

Fece la comparsa un ragazzo moro, probabilmente della sua età, che riconobbe subito.

“Come state?” chiese affabile.

Nonostante quella cortesia, la sua voce nascondeva ansia.

“Molto meglio, vi ringrazio” rispose allargando il sorriso

“Mi fa piacere” e il moro si zittì scrutandolo attentamente.

Naruto notò che quegli occhi erano molto freddi, ma vide anche qualcos’altro.

“Vi ringrazio vivamente per non avermi lasciato morire nella neve” disse sempre sorridendo, grattandosi con una mano la testolina bionda

“Come vi chiamate?” continuò

“Naruto Uzumaki, voi invece dovete essere il Conte Uchiha, ho indovinato?” il moro non rispose e continuò a guardarlo in modo assente.

“Siete molto silenzioso” constatò l’ospite

“Cosa ci facevate nella mia foresta?”

“La smettete di fare tutte queste domande?” disse scherzando il biondino

“Mi pare di averne il diritto” rispose acido

“Sì…certo…però non è necessario essere così sgarbati” disse colpito “Ero diretto a Konoa e il cocchiere della carrozza, che si era offerto di portarmi, mi ha rapinato e abbandonato nel bosco”

“Perchè eravate diretto a Konoa?” continuò con lo stesso tono di prima

“In realtà è una cosa un po’ difficile da spiegare” disse imbarazzato

“Provaci lo stesso” il suo tono era cambiato di nuovo: ora era sprezzante.

Era passato da impiccio a disturbo.

“Ho sentito la necessità di raggiungere questo luogo, non so dirvi bene per quale assurdo motivo. Ma so una cosa: qui non ci rimango” rispose infervorandosi.

Non aveva il diritto di trattarlo così.

Non era colpa sua se quel vecchiaccio lo aveva abbandonata nella sua proprietà.

E anche se era un Conte non aveva il diritto di trattare le persone a quel modo.

“Tu, non vai proprio da nessuna parte, ragazzino!” disse minaccioso.

Tono che non ebbe effetto.

“E invece sbagli, carino. Io vado dove mi pare e piace” sbraitò alzandosi, facendosi incontro al moro.

“Ah sì. Dimmi allora: come pensi di uscire da questa casa? Ho dato disposizioni… come ti permetti?!? Non puoi ignorarmi!! Mi stai ascoltando??” urlò furioso, mentre il ragazzino stava raccogliendo le sue robe e gli voltava le spalle

“Oh, scusa. Mi ero dimenticato che eri ancora qui. Il fatto è che sei così noioso e arrogante” disse rotando gli occhi, facendo salire la collera del conte a livelli inauditi.

“Ah, sì?! Allora ti renderò la giornata meno noiosa, moccioso” e così si voltò e sbatté la pesante porta dietro di sé, chiudendola a chiave.

“Ehi!!! Non puoi chiudermi qui dentro!!! Guarda che racconterò tutto alla polizia!!! Ehi! Mi senti?! Fammi uscire immediatamente!!” urlò battendo i pugni contro la porta.

La voce era appena udibile dall’altra parte.

Appena il ragazzo si calmò, il Conte si allontanò sorridendo.

Di lì non sarebbe uscito.

***

Non aveva il diritto di tenerlo lì dentro, pensava sconsolato Naruto.

Preso dalla rabbia cominciò a buttare in terra i costosi soprammobili, a strappare le tende, a saltare sopra il letto finché sul pavimento non si raccolsero le coperte, che poco tempo prima si era stretto in vita. Rovesciò la pesante scrivania e lanciò la sedia contro la finestra, frantumandone il vetro. La lasciò cadere di sotto insieme ai cocci.

L’aria gelida entrò sferzante e in un soffio spense il fuocherello nel camino.

Si circondò con il pesante panno e si affacciò alla finestra.

Aveva smesso di nevicare, ma il vento continuava a soffiare forte.

D’abbasso vi erano un gruppo di persone, forse giardinieri, che avevano interrotto il proprio lavoro presi dall’accaduto.

Cominciò a sventolare le braccia e a urlare

“Aiuto!!! Mi hanno rinchiuso qua dentro!!!! Aiutatemi!!! Chiamate la polizia!!!”.

Gli uomini di sotto, stranamente indifferenti, tornarono al proprio lavoro, ignorando le sue lamentele e la cascata di richieste di aiuto alternate a imprecazioni contro di loro o contro il suo detentore.

Quando la sua gola cominciò a lamentarsi, smise accovacciandosi ai piedi della finestra scoraggiato.

Ogni persona di quella casa obbediva ciecamente al Conte.

Si pentì amaramente di aver rotto la finestra e di aver strappato le tende, ora non aveva alcuna protezione contro l’inverno.

***

“Signore! Signore!” corse verso di lui il servo

“Dimmi, Jaken” rispose tranquillo Sasuke senza alzare gli occhi dal suo libro

“L’ospite, cioè il prigioniero… cioè”

“Vai avanti, Jaken” disse scocciato

“Sì, padrone. Il prigioniero ha frantumato la finestra e si è messo a urlare come un pazzo e a chiedere aiuto” disse concitato il servo

“L’ho sentito, Jaken. E allora?” rispose sbadigliando

“Bhè, potrebbe tentare di fuggire o chiedere aiuto”

“Impossibile. Si trova al terzo piano e non vi è nessuno che potrebbe concedergli aiuto. Quindi, non c’è di che preoccuparsi” tagliò corto.

“Sì, certo, ma…”

“Lasciami, non mi disturbare” e fece cenno al domestico di eclissarsi.

Ricominciò a sfogliare le pagine del vecchio volume consunto cullato dal ritmico respiro del vento contro i vetri.

Un sorriso comparve sotto la lunga frangia corvina

Fammi divertire Naruto“.

***

“Prepara la carrozza, il padrone vuole andare in città” ordinò Alfred al cocchiere che si affrettò

“Certo” rispose ponendo le briglie alla coppia di cavalli.

Sasuke uscì veloce non guardando in faccia nessuno e scivolò dentro la vettura.

Alfred stava per richiudere la portiera, quando una mano pallida si frappose

“Gradirei farvi compagnia” proferì affabilmente Orochimaru

“Prego, maestro, salga” disse Sasuke, invitandolo ad occupare il divanetto di fronte al suo.

Con un fruscio di vestiti anche l’uomo si sistemò, ordinando al cocchiere di muoversi.

Con un lieve strattone si mossero.

“Posso sapere il motivo di questa sua voglia improvvisa di uscire, maestro? Non ricordo neppure un’occasione in cui abbia chiesto di lasciare il castello” affermò curioso.

L’uomo sorrise

“Un motivo per cui vale la pena fare uno strappo alle regole, signorino” disse lentamente perché ogni singola parola fosse recepita

“Così mi incuriosisce”

“Non è prudente andare a caccia di giorno”.

Gli occhi di Sasuke divennero due fessure

“Non è affar tuo” rispose lapidario

“Oh, sì, invece” rispose con tranquillità “E poi, signorino, sono rimasto molto deluso del fatto che abbiate risparmiato un così lauto pasto, quale il giovanotto… Naruto, giusto? Non vi sarete ammorbidito, voglio sperare”

“Taci! Ti avverto Orochimaru non permetterti mai più di parlarmi con questo tono. Io faccio quel che mi pare, e non prendo certo ordini da te” e lo afferrò per il collo “Stai al tuo posto o non ci penserò due volte ad eliminarti, anche perché… non mi servi più adesso” e gli sibilò minaccioso sulle labbra.

L’uomo non appena lasciato andare si risistemò e disse

“Cosa avete intenzione di fare al ragazzino?”

“Non lo so” liquidò la domanda con un cenno della mano.

Orochimaru, conscio che ordinando o cercando di imporsi non avrebbe ottenuto nulla, cambiò approccio.

Sensuale e felino si spostò a fianco dell’allievo e passò una mano pallida sulla guancia forzandolo a incontrare i suoi occhi.

“Scusa, piccolo. Sono preoccupato” e passò la lingua sulle sue labbra diafane.

Sasuke si rilassò impercettibilmente, mentre la mano del suo maestro scivolava sotto la sua camicia stuzzicando la pelle fredda. Abbandonò le labbra per lasciare una calda scia di saliva sulla guancia e per poi concentrarsi sull’orecchio, succhiandone leggermente il lobo. Le mani non erano meno impegnate. Una affondava fra i capelli corvini per obbligarlo a piegare la testa di lato e subire quelle carezze, l’altra slacciava uno dopo l’altro i bottoni della camicia.

Sasuke si lasciava stordire dal piacere di un respiro caldo su di sé.

Un gemito strozzato, quando Orochimaru raggiunse quel maledetto punto dietro il suo orecchio e succhiò la vena che affiorava. Una risata leggera e compiaciuta da quelle labbra che ora stavano spogliando la sua spalla e lasciando succhiotti sulla sua clavicola.

Sasuke si afferrò alla camicia dell’uomo quando due mani raggiunsero il collo e i pollici premettero sotto il suo mento, minacciando di fargli perdere l’equilibrio.

Ebbe uno strano giramento di testa, come se si fosse svegliato all’improvviso da un brutto sogno.

Stava per ribattere a questo gesto quando una bocca prese d’assalto la sua gola esposta, facendolo desistere.

Orochimaru portò il più giovane sotto di sé.

Mentre riprese a succhiare quelle labbra sottili, si spogliò della camicia e fece scivolare quella dell’amante sul morbido giaciglio. Scese sull’addome stuzzicando coi denti e con la lingua i muscoli tesi.

Si staccò per far scorrere una mano sull’interno coscia, a cui Sasuke rispose istintivamente allargando le gambe.

Orochimaru sorrise.

“Sasuke” cercò di richiamare la sua attenzione

“Shh… sta zitto” non volendo essere disturbato in quei rari momenti in cui riusciva a dimenticarsi chi era.

Orochimaru passò la mano sul cavallo vestito facendo inarcare al moro il bacino per avere di più

“Sasuke… il ragazzino è scomodo… non vale la pena lasciarlo in vita… non credi?” disse languido mentre smetteva di accarezzarlo

“Sì” rispose l’altro quasi rabbioso davanti a quel rifiuto di soddisfarlo.

Riprese le sue somministrazioni, accompagnato dal respiro irregolare del ventenne sotto di lui.

Era difficile riuscire ad ottenere qualcosa da quel moccioso borioso e arrogante e Orochimaru lo sapeva bene.

Ora non gli bastava aver ottenuto quello, adesso, voleva soddisfare anche il proprio corpo non solo quello dell’amante.

Si posizionò meglio e fece scivolare sui fianchi le gambe del più giovane e cominciò a strusciarsi con forza sul suo inguine, facendo scorrere scariche di piacere sui due corpi.

Gemiti strozzati e respiri rotti si mescolarono nell’aria afosa e gravida del piccolo loculo.

Pochi attimi al raggiungimento del piacere.

Orochimaru si staccò ansante

“Avevo pensato ad altro, ma per il momento può bastare” e sorrise.

***

Autore: monnie89

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