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IL CONTE

NUOVO OSPITE

Dei bisbigli concitati lo svegliarono.

Provò a mettere a fuoco.

Le immagini erano confuse.

Richiuse gli occhi.

Era avvolto da una morbida stoffa.

Pensò che fossero passati anni dall’ultima volta che si era sdraiato su un materasso tanto comodo.

Si sentiva caldo.

Forse aveva la febbre.

Voltò la testa a lato per trovare un po’ di refrigerio nel morbido cuscino.

Sorrise al pensiero che poco tempo prima, invece, aveva cercato di sfuggire al freddo.

Riaprì gli occhi.

Era in una stanza arredata riccamente con mobili di legno scuro, e le pareti erano ricoperte di legno di rovere.

Proprio di fronte a lui c’era un grosso camino in cui scoppiettava un allegro fuocherello.

La stanza era quasi immersa nell’oscurità, se non fosse stato per uno spiraglio di luce proveniente da una sottile apertura fra le pesanti tende.

Alla sua sinistra, affianco alla finestra, appena sotto il suo letto, vi era una poltrona vinaccia.

Qualcuno era rimasto lì accanto a lui?

Si girò verso le voci, di cui tuttavia non riusciva ad afferrare neppure una parola.

Era ancora intontito.

C’erano due uomini: uno anziano con lunghi baffi bianchi, l’altro un po’ più giovane, molto basso, entrambi vestiti con scure livree.

Cercò di concentrarsi sul discorso.

Il più giovane si girò distrattamente verso il letto

“Si è svegliato” sussurrò al più anziano.

Il vecchio fece cenno all’altro di tacere, mentre lui si avvicinava al letto

“Buon giorno, signorino. Si sente meglio?”

“Sì, grazie” bofonchiò

“Mi fa piacere. Si ricorda niente di ciò che è successo?”.

A ripensare all’accaduto gli si accese l’animo e si mise seduto

“Certo!!! Come posso dimenticare! Un vecchio cocchiere si era offerto di portarmi fino a Konoa. Pensa, mi ha poi scaraventato fuori dalla carrozza, in mezzo a un bosco!! Ho camminato per ore, rischiando di morire assiderato!! Quel brutto vecchiaccio, se lo prendo gli tiro il collo!! E tutto per qualche soldo!! Sì, perchè quello era sicuramente un ladro!!” e si imbronciò incrociando, come un bimbo, le mani al petto, indispettito.

Alfred non potè trattenere un sorriso

“Che creaturina strana. E’ solo un ragazzino che ha avuto la sfortuna di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.” poi gli venne in mente ” o forse, no?… Bhè, chiunque sia dovrò tenerlo d’occhio” pensò.

“Come si chiama, signorino?”

“Naruto Uzumaki, piacere” e sfoggiò un largo sorriso, che impressionò i due servi

“Io sono Alfred, e lui è Jaken e sarà a sua completa disposizione” indicando il paffuto ometto basso.

“Grazie mille. Mi potrebbe dire cos’è successo? I miei ricordi sono un po’ confusi”

“Certo. Il cocchiere deve, come ha detto lei, averla sbattuta fuori dalla carrozza e abbandonato nel bosco, vicino a questa villa, conscio che così avrebbe avuto almeno qualche possibilità di sopravvivere. Deve avere camminato molto, perchè il mio padrone l’ha trovata quasi assiderata, signorino”

“Sì, mi ricordo qualcosa. Il tuo padrone ha gli occhi rossi?” a questa domanda entrambi i servi si raggelarono

“Cosa ricorda ancora di lui?”

“Quasi niente, l’immagine era molto confusa” ridacchiò in imbarazzo “da ciò che ricordo sembrava avesse delle ali” e si fece serio, pensieroso.

Alfred cambiò immediatamente discorso

“Il padrone vi ha portato a casa e ha dato disposizioni perchè fosse curato. Da allora ha dormito tre giorni consecutivi”

“Tre giorni??” rimase scioccato

“Ma ora noto con piacere che sta meglio”

“Sì, sì, grazie. Sto benissimo. Ringrazia il tuo padrone da parte mia” e si alzò dal letto frettolosamente cercando i suoi vestiti

“Come sarebbe, signorino, non ringrazia lei di persona il padrone?” chiese indispettito

“No, no, non voglio disturbare un secondo di più”.

Alfred fu colto dal panico

“Non posso lasciarlo andare!!! Il padrone mi uccide se scopre che mi è sfuggito!” pensò.

Gli venne in soccorso una cameriera, che stava portando il tè

“Cosa fa, signorino?” chiese tranquilla

“Me ne sto andando”

“Oh, ma non può” continuò placida

“Come?”

“Il padrone ha dato disposizione perchè lei non si muova finché lui stesso non avesse ritenuto che lei sia completamente guarito” scandì lentamente ogni singola parola

“Ma, io sto benissimo”

“Non sia sciocco, si è appena ripreso dopo giorni di febbre alta. Mi ascolti, accetti di riposare ancora qualche giorno, ne va della sua salute. Inoltre il padrone ha vegliato su di voi tutto il tempo” disse indicando la poltrona accanto al letto “non sarebbe cortese né rispettoso, andarsene senza ringraziare di persona” concluse bonaria.

“Hai ragione. Dov’è il tuo padrone?”

“Sta riposando”

“Ah, capisco” rispose un po’ deluso

“Ora si stenda e cerchi di riposare” ordinò la donna aiutandolo a sdraiarsi, rimboccandogli le coperte.

I servi fecero un leggero inchino e uscirono.

***

“Presta più attenzione, Alfred. Un altro errore e Uchiha non esiterà ad ucciderti. Il ragazzo lo ha probabilmente visto mentre era trasformato. Potrebbe risultare pericoloso lasciarlo andare” disse severa la donna, abbandonando la maschera di gentilezza e premura adottata con l’ospite

“Lo so benissimo. Comunque ricorda poco e niente dell’accaduto.” rispose severo “Anche se ricorda un po’ troppo del padrone” ma questo non lo disse

“E tu bada a farti gli affari tuoi, Dolores. Il ragazzo ora è sotto la supervisione di Jaken. Non ti intromettere” tagliò sprezzante.

La donna se ne andò senza dire altro.

“Al” chiamò Jaken

“Cosa vuoi?” sibilò

“Nulla” rispose mordendosi il labbro

“Allora bada al moccioso e basta” detto ciò se ne andò pure lui lasciando il moro in mezzo al corridoio.

“Quanto ricorda del padrone?” si chiese il servo.

Aprì lentamente la porta della camera di Naruto.

Il biondo stava placidamente dormendo imbacuccato sotto le coperte ignaro del visitatore.

Perchè non l’ ha ucciso?”.

***

“Possibile che la figura che ho visto fosse un demone?” si chiese.

Lo ricordava abbastanza bene.

Si ricordava bene degli occhi rossi.

Ma il resto era come una macchia scura.

Forse aveva le ali, ma non poteva esserne certo.

“E’ impossibile che fosse un demone. Perchè mi avrebbe salvato? I demoni non hanno cuore” pensò cercando di prendere sonno.

Ma le sue parole parevano vuote persino a lui.

“Chi aveva mai provato a studiare il cuore di un demone?”.

Si rigirò nel letto e si assopì.

***

“Perchè mi ha fermato?

Di solito mi seguiva da lontano senza mai intromettersi.

Non è da lui. Si è addirittura frapposto fra me e la preda.

Perchè?”.

Non riusciva a dormire.

Si massaggiò le tempie nervoso.

“Adesso che ci penso… è stato proprio il lupo a volere che andassi in quella direzione. Voleva farmelo trovare prima che morisse? Perchè ha voluto che lo salvassi?”.

Si stava solo facendo venire un gran mal di testa.

Non gli piaceva la cosa.

Per niente.

Si alzò e uscì veloce dalla camera da letto.

***

“Chi è il ragazzo, Alfred?” una voce melliflua

“Ah! Mi hai spaventato!” esclamò l’anziano che non lo aveva sentito arrivare.

L’uomo davanti a lui sorrise.

“E’ un ragazzino che il padrone ha trovato nella neve” rispose vago

“E non ti sei informato su chi sia e per quale motivo si trovasse nel bosco? O perchè fosse diretto a Konoa?”

“Sì, certo…” ma si interruppe “Come fa a sapere tutte queste cose? Io non ho mai detto che l’ha trovato nel bosco, tanto meno che il moccioso fosse diretto a Konoa” pensò guardingo

“Presta attenzione, Alfred. Già una volta hai rischiato di mandare in fumo un piano. Se cominci qualcosa, questa volta, accertati di non lasciarla in sospeso” sibilò sorridendo

“A cosa ti riferisci?”

“Stai solo attento. La sicurezza del padrone ha la precedenza, Alfred” rispose voltandosi e scomparendo nell’oscurità.

Quel Orochimaru sembrava essere sempre un passo davanti a lui.

Cos’è che sapeva, che invece lui ignorava?

E a che cosa si era riferito, prima?

Quale lavoro non aveva portato a termine?

Quel uomo per certi versi assomigliava terribilmente al Conte e quasi a farlo apposta era comparso proprio dopo quel terribile incidente.

Non doveva arrovellarsi su questo.

Doveva solo concentrarsi su Sasuke: doveva proteggerlo, era il suo compito.

Se fallirà non vi sarà ombra che potrà proteggerlo.

Più di uno avrebbe reclamato la sua testa.

Deglutì e si concentrò sul proprio lavoro.

***

Guardò con tristezza la foto della bella ragazza bionda al centro.

Si concentrò su quel bel visetto felice e sorridente, probabilmente per la battuta dell’uomo dietro alla macchina fotografica o dei suoi compagni affianco, piegati dal ridere.

Si ricordò della vivacità con cui serviva ai tavoli e ai quotidiani battibecchi con Shikamaru.

“Troverò il tuo assassino, Ino. Non lascerò che quello che ti ha fatto questo rimanga impunito. Deve pagare, promesso, piccola” sussurrò l’ispettore nel buio della sua stanza mentre sorseggiava il suo scotch.

Mandò giù il liquido, che gli bruciò la gola, e posò rumorosamente il bicchiere sul tavolo come per sancirne la promessa.

Si sedette alla scrivania piena di tarsi e accese la piccola lampada ad olio.

Cominciò a sfogliare da capo i documenti.

Non avrebbe dormito questa notte.

Doveva lavorare.

Lo avrebbe trovato.

Sì, ci sarebbe riuscito.

Ad ogni costo.

***

Avrebbe trovato l’assassino della sua Ino.

Non avrebbe lasciato a quel inetto di un investigatore questo importantissimo compito.

Spettava a lui vendicarla.

Quel bastardo non meritava di andare in prigione.

Doveva morire.

Gli aveva portato via la persona a lui più cara.

Sì, doveva morire soffrendo.

Stringeva la pistola spasmodicamente.

Pregò perchè Dio lo perdonasse per il suo terribile intento.

Nessuno lo avrebbe ostacolato, di questo ne era certo.

Infatti aveva ragione.

Il destino, temibile tessitore del futuro, non solo non si sarebbe frapposto ma addirittura lo avrebbe aiutato.

Lo stava ascoltando silenzioso, preparando la sua vendetta.

Proprio così, preparando la vendetta di: Shikamaru.

***

FLASH BACK

Un bimbo correva nella neve agitato.

Aveva le paffute guanciotte rosse per il freddo.

Stringeva protettivo un mazzetto di bucaneve appena recisi.

Si fermò davanti alla porta e bussò animatamente.

Nascose il musetto dietro la pesante sciarpa e con la mano libera si sistemò il berretto.

La porta venne aperta con quella che al bimbo parve estrema lentezza.

Fece scattare la manina in avanti e attese sorridendo compiaciuto.

Una donna giovane sorrise benevola

“Naru, sono bellissimi!!!!” e spinse delicatamente il piccolo all’interno della casa.

Naruto seguiva trotterellando la madre che sistemò i bucaneve in un vaso e vi aggiunse acqua.

“Sono veramente molto belli!!! Dove li hai trovati?” chiese mentre gli sfilava il berretto e gli sistemava i fili d’oro liberati che parevano aver preso vita

“Li ho raccolti nel bosco” rispose concitato e aiutò la madre a togliergli la sciarpa girando su se stesso

“Nel bosco?” chiese con finta sorpresa

“Sì” annuì

“E ci sei andato tutto solo?”

“Sì”

“E non hai avuto paura?” chiese fingendosi preoccupata

“No! Io sono un uomo… non ho paura” rispose il biondino come se ciò giustificasse tutto

“Oh! Ma sei proprio coraggioso!!” e gli baciò dolcemente la fronte

“Sei proprio un ometto coraggioso… quasi…quasi meriti un regalino” disse portandosi un dito alle labbra facendo finta di pensarci su.

Il bimbo guardava emozionato e ansioso la madre, che di sottecchi studiava divertita il musetto del suo angelo penderle dalle labbra.

“Sì, direi che meriti proprio un regalino” disse convinta facendo fremere dalla felicità il figlioletto che cominciò a ridere e a battere le mani felicissimo.

“Aspettami qua” e sparì su per le scale.

Naruto si tolse la giacca e i guanti e si arrampicò sulla poltrona, in attesa.

Passarono svariati minuti, e i suoi occhi minacciarono di chiudersi.

Quel tepore, il silenzio e la pace che regnavano in quella casa lo stavano assopendo.

Mentre si stropicciava gli occhietti imponendosi di rimanere sveglio, un pacchettino fece la sua comparsa sotto il suo naso, che fu seguito quasi immediatamente da un grido di giubilo.

Si adoperò, ora perfettamente sveglio, a scartare la confezione eccitato.

Ne uscì una scatoletta nera che, mordendosi la lingua concentrato, cercò di aprire.

Un ciondolo : un cristallo azzurro a forma di punta di freccia retto da una catenina.

Il bimbo si legò la catenina al collo e guardò ammirato il suo nuovo regalo.

Dopo averlo studiato nei minimi dettagli, saltò al collo della madre che era lì assorta nel guardarlo, appoggiata al bracciolo della poltrona

“Grazie, mami!! E’ bellissimo!!” disse strusciando il musetto nell’incavo del suo collo, facendola ridere e abbracciare forte di rimando il suo cucciolo

“Mi fa piacere, Naru. Quel gioiello apparteneva al tuo papà”

“Davvero??” chiese curioso

“Sì, ed ora appartiene a te” e gli baciò la fronte.

Tornò a studiare l’oggetto e chiese

“Mami?”

“Mh”

“Tu rimarrai sempre con me? Non morirai come il papà, vero?”

“Tutte le creature prima o poi devono morire, Naruto”

“Ma, tu non mi abbandonerai, vero? Mamma?” la donna era voltata di spalle, così che il piccolo non ne potesse vedere il volto

“No, Naru. Non ti abbandonerò. Rimarrò con te”.

FINE FLASH BACK

Kushina non mantenne la promessa e dopo pochi mesi morì.

Nonostante da allora siano passati molti anni, quando fuori nevica, Naruto ogni tanto si ritrova a sussurrare nel buio

“Mi hai mentito”.

E anche questo cap è andato!!

Da…da…da… dan…da…da…da… dan…

Signore e signori ha fatto la sua comparsa il diabolico Orochimaru!!!! (demenza senile galoppante, non preoccupatevi XP)

Allora… avete capito a cosa si riferiva Orociok?

Pensateci su.

Se non vi è chiaro, la risposta è nel capitolo 6.

Per gli altri piccoli e grandi misteri, purtroppo dovrete aspettare i prossimi capitoli.

E ora… verso l’infinito e oltre!!!! (sto ske, i capitoli hanno un numero finito e appartenente ai numeri naturali bla,bla…. p.s lo scientifico brucia i neuroni)

Baciux

Autore: monnie89

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