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IL CONTE

IL BOSCO

Aprì debolmente un occhio.

Il cielo era buio e il vento soffiava.

Era giunta la sera e lui non era ancora arrivato in paese.

Richiuse l’occhio e si accoccolò meglio nelle coperte.

Sbadigliò sonoramente.

Nonostante avesse dormito quasi ininterrottamente per ore, si sentiva ancora fiacco.

E in più aveva un mal di gambe insopportabile.

Doveva stiracchiarsi, ma dentro quel piccolo loculo era impossibile.

Si accontentava di tanto in tanto di posare le gambe sul divanetto di fronte e inarcare la schiena in modo da stropicciarsi almeno un po’.

Non dava gran appagamento.

Ti lasciava un fastidioso formicolio alle gambe.

Più volte fu tentato a far fermare la carrozza e lottare contro il freddo per poter stiracchiarsi come si deve e dar sollievo al sedere abusato dal continuo trottare.

Ovviamente, appena scostata un po’ la tenda, il suo proposito veniva catalogato in: non necessario e utile alla comunità.

Sorrise alla sua stupidaggine.

Quel che accadde dopo fu troppo veloce perchè riuscisse a registrare ogni mossa.

La carrozza si fermò di colpo.

La porta venne spalancata.

L’aria fredda lo colpì con la sua forza, stordendolo.

Due forti mani afferrarono un lembo della coperta e lo gettarono con violenza fuori dalla cabina.

Una guancia sembrò andare a fuoco quando toccò la neve ghiacciata.

Prima che potesse rendersi conto di ciò che era successo, una frusta sferzò i cavalli e con un nitrito sofferto la carrozza sparì inghiottita dalla bufera.

Si alzò in piedi, stringendosi con maggior forza la coperta al corpo, prima di venir coperto dalla neve che cadeva veloce e abbondante.

Le dita di ghiaccio del vento riuscivano a penetrare gli spiragli e a scivolare giù dal collo fino alla schiena.

Si sistemò meglio la coperta in modo da coprirsi anche la testa.

Afferrò due lembi della coperta e li arrotolò incrociando le braccia.

Non poteva rimanere lì.

Sarebbe congelato in poche ore.

Se c’era mai stato un sentiero da quelle parti, ora la neve lo rendeva irriconoscibile.

Cercò di ricordarsi dove era sparita la carrozza, ma l’unica cosa che ottenne fu l’aumentare del dolore alle meningi per via del freddo.

La schiena gli doleva, quasi volesse spezzarsi, tanto aveva indurito i muscoli dallo sbalzo termico.

Cercò un angolo un po’ più riparato e si appoggiò ad un albero.

Si massaggiò energicamente il petto con moti rotatori, per rallentare il pesante respiro che minacciava di bruciargli gola e polmoni.

Si concentrò sul proprio respiro e si obbligò a respirare col naso, nonostante questo gli provocasse un dolore tale da fargli lacrimare gli occhi.

Aveva l’impressione che l’aria che entrava fosse tre volte inferiore a quella che poteva assorbire attraverso la bocca.

Ma lo sapeva che era solo un impressione.

In realtà ne assorbiva tanta uguale ma l’infiammarsi del condotto nasale contribuiva a dargli l’effetto contrario.

Dopo essersi ‘riscaldato’ riprese a camminare in una direzione qualsiasi.

Non sapeva dove andare.

L’unica cosa che sapeva era che non doveva smettere di camminare.

***

“Avanti”

“Mio signore mi hanno riferito che desideravate vedermi” non fece in tempo ad avvicinarsi che un poderoso colpo d’ala lo scagliò contro la porta chiudendola.

“Ti sei quasi fatto scoprire, idiota!!” urlò imperioso

“Mortificato” si prostrò

“Non mi interessa!! Sei un incapace! Mi ero fidato di te e guarda cos’hai combinato!” strinse le sue dita di ghiaccio attorno al collo del povero servo e lo sollevò in modo che non toccasse terra.

L’uomo cominciò a dimenarsi e a supplicare il Conte di allentare la morsa.

“Dammi un buon motivo per cui non dovrei ucciderti. Se avessero scoperto la tua identità, razza di idiota, anche la mia posizione sarebbe stata compromessa” gli sibilò all’orecchio.

“In fondo abbiamo… avete ottenuto il vostro scopo… l’ispettore vi ha escluso da ogni sospetto. Perdonate la mia negligenza” la stretta tuttavia non si allentava.

Decise di puntare sull’orgoglio del padrone

“Non sono abile quanto voi, padrone. Non sono abituato a dover uccidere in segreto. Non dubitate della mia bravura di assassino o della mia fedeltà di servo. Ora ho fatto esperienza, non commetterò più questi errori”.

L’aria gli mancava e le palpebre minacciavano di calare

“Padrone, non avrei mai permesso che il mio operato vi mettesse in pericolo. Io dipendo pur sempre da voi. E’ il mio compito proteggervi” il Conte allentò la presa

“Se mi avessero scoperto non avrei esitato un solo attimo ad ucciderli tutti. Spero che di queste mie parole voi non abbiate dubbi. Tutti questi anni di fedele servizio li ho spesi per proteggervi e non ho mai fallito. Non potete mettere in dubbio il mio affetto e la mia lealtà verso voi” questo colpì nel segno e il Conte lasciò la presa.

Il sevo cadde sul pavimento e si massaggiò il collo dolorante cercando di regolare il respiro.

Il Conte era di spalle e guardava fuori dalla finestra distrattamente.

“Padrone?” sussurrò.

Nessuna risposta o cenno.

Si fece coraggio

“Non vi metterei mai in pericolo volontariamente. Pensavo di avervelo fatto capire: sono disposto a dare la vita per voi, di questo non dubitate mai” disse sempre a bassa voce

“Non ne ho mai dubitato” quasi un sussurro.

Il Conte si girò verso il servo che lo stava fissando mortificato.

Le ali erano sparite e gli occhi di brace avevano lasciato il posto al freddo argento.

Quegli occhi tuttavia erano sopportabili in confronto a quelli di demone.

Potevano addirittura sembrare tristi.

“Sono consapevole di questo, ma preferirei non perderti prima del necessario” e si sedette sulla poltroncina sotto la finestra. Si massaggiò la fronte stanco e forse in fondo anche un po’ sollevato.

“Padrone?” chiamò il servo attirando su di sé occhi spenti

“Vi ho portato un po’ di sangue, purtroppo non è quanto avevo sperato” ed estrasse dalla giacca una fiaschetta e la pose sul tavolino vicino alla poltrona.

Alfred lo guardava dispiaciuto.

Pensò che fosse un bene che le sopracciglia fossero così folte da non permettergli di scorgerne gli occhi.

Aveva la certezza che vedere quegli occhi tristi lo avrebbe amareggiato.

Alfred era anziano e i lunghi baffi bianchi, le folti sopracciglia, i capelli canuti e quel grosso naso aquilino gli davano un aspetto di nonnetto fragile.

Si stupì che dietro quell’ aspetto gracile ci fosse un uomo di tale energia da commettere più omicidi e da riuscir a tener testa a una ragazza, in piena giovinezza, nella corsa.

Afferrò la fiaschetta

“Va bene così, tanto devo uscire, questo non è sufficiente e il cibo umano non mi soddisfa come il sangue”

“Padrone non è prudente andare in paese ora, gli agenti staranno pattugliando di sicuro” si affrettò a suggerire

“Non ti preoccupare. Andrò nel bosco in cerca di qualche animale. Per oggi mi accontenterò”.

Il servo si alzò e salutato il padrone uscì.

Si vestì lentamente.

Lui non aveva bisogno di vestirsi pesante.

L’aria invernale non lo sfiorava.

Non poteva sfiorarlo.

Chiuse il grande portone della villa dietro di sé.

La neve cadeva abbondante.

Protese una mano in avanti.

Un fiocco di neve si posò dolcemente sul palmo del Conte.

Non provò niente.

Né freddo né caldo.

Nessuna sensazione.

Come se il fiocco di neve gli fosse passato attraverso.

Come se lui non esistesse.

Questa constatazione gli risvegliò un desiderio irrefrenabile.

Lui voleva esistere.

Voleva lasciare un’impronta dietro di sé.

La sete di sangue si risvegliò potente in lui.

Le sue vittime avrebbero dimostrato la sua esistenza.

Avrebbero gridato al mondo che lui era ancora vivo.

***

Gli parevano secoli.

Quanto tempo era passato da quando era caduto dalla carrozza?

Non lo sapeva.

L’unica cosa di cui era certo era che stava morendo assiderato.

Si fermò un attimo per riprendere fiato.

Quel bosco sembrava tutto uguale.

Stava forse girando in tondo?

Il volto gli andava a fuoco.

Cercò sulla neve le proprie impronte.

Non c’erano.

Controllò di nuovo.

Era impossibile che la neve per quanto cadesse rapida, fosse riuscita in un attimo a nasconderle.

Alzò un piede.

Le sue scarpe non lasciavano nessuna impronta.

Che significa?

Perchè non lasciava orme?

Come se lui fosse il nulla.

Stava sognando?

Si schiaffeggiò con forza disperato.

Niente.

Una stretta allo stomaco gli toglieva il respiro.

Cominciò a respirare più forte colto dal panico.

Prese a correre incespicando.

Le lacrime gli offuscavano la vista.

Non voleva rimanere lì.

Non voleva morire in quel posto dimenticato.

Cominciò ad uscirgli dalle labbra un rauco lamento.

Voleva urlare.

Cadde.

Non riusciva a rialzarsi.

Iniziò a dimenarsi terrorizzato.

Era come se fredde spire lo avessero avvolto.

Incominciò ad urlare.

Quelle grida non portavano con loro nessuna richiesta d’aiuto, nessuna speranza.

Erano grida di dolore, di paura, di una penetrante disperazione.

Cercò di liberare le braccia da quella invisibile stretta.

Era come se una corda lo legasse.

Si dimenò come colto da convulsioni.

Fece altrettanto con le gambe.

Si rese presto conto che nessun muscolo del suo corpo gli obbediva.

Eppure lui era convinto di essersi dimenato come un matto.

Guardò con la coda dell’occhio la neve sotto di sé.

Intatta.

Non si era mosso di un millimetro.

Lanciò un grido così forte da mandargli a fuoco gola e polmoni.

I singhiozzi, le lacrime, i grugniti di rabbia e abbattimento lo stavano privando di ogni forza.

Vinto si lasciò cullare dal freddo, lasciando uscire da ogni fibra del suo corpo tutta la sua paura.

Gli facevano male le guance per via di tutte quelle smorfie che il pianto e l’angoscia gli obbligavano a fare.

Il suo pianto fu lentamente sostituito da un lamento basso e roco.

Come quello di un animale ferito.

Chiuse gli occhi, sperando che questo fosse solo un incubo.

Un ululato.

Sbarrò gli occhi.

Davanti a lui un lupo bianco fece la sua comparsa.

Non sembrava in procinto di attaccare.

Si fece coccolare da quegli occhi di smeraldo.

Sembrava stessero cercando di rassicurarlo.

Un ombra nera vicino ai suoi piedi colse la sua attenzione.

Cercò di focalizzare la figura.

Notò soltanto due occhi di brace.

Due forti braccia lo girarono.

La sua guancia si posò sul petto dell’uomo.

Rincontrò quegli occhi.

Prima di perdere i sensi una calda voce femminile gli sussurrò:

Non temere… andrà tutto bene“.

Povero Naruto che esperienza da panico!!!!!!!

Allora piaciuto?????

Finalmente (direte voi) si comincia ad intravedere l’inizio della fanfic!

Mi dispiace per il ritardo ma dovevo presentare un po’ il quadro globale, alcuni dei personaggi, ecc… insomma il necessario per capire la situazione.

Non tutto è svelato, ma pian piano col proseguire della storia capirete tutto.

Con ciò chiudo e spero che continuate a seguire!!!!!!!!!!!!!!!

Smack

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ATTENZIONE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Con mio grande rammarico devo informarmi che per le vacanze natalizie non vi sarà alcun aggiornamento!!!

Quindi per due settimane dovrete fare a meno della mia naru-sasu!!!

Spero che questo non vi faccia desistere dal continuare a leggere.

Un bacione a tutti e velici feste!!!

Buon Natale e Felice Capodanno!!!!

^___________^ kissotti natalizi

Al 3/01… o forse prima? Potrei anche farvi una piccola sorpresina…

Autore: monnie89

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