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IL CONTE

SI SCOPRONO LE CARTE

I passi riecheggiavano cristallini sulla dura pietra, mentre la fiamma della torcia danzava sulla parete, illuminando il suo cammino. Scese qualche altro scalino e si avvicinò ad un uomo alto dai capelli argentei, spettinati, chino su un cadavere, diligentemente sdraiato sul freddo metallo del tavolo per autopsie.

Una mano inguantata scivolò veloce sugli attrezzi e scelse un sottile stiletto.

Una lama sottile e terribile che brillò prepotente non appena vi si posarono i raggi della lampada del soffitto.

Non vi era altro rumore che quello della lama che incideva leggera la carne e del suono ovattato dei guanti di lattice.

L’uomo riposò lo strumento.

Si sfilò con uno schiocco secco i guanti, che sferzarono l’aria.

Passo le sottili e affusolate dita attorno ai lacci della mascherina e l’abbassò, rivelando una brutta cicatrice che sfigurava le sibille labbra.

“Stesso modus operandi, ispettore” proferì senza neppure voltarsi.

Aveva riconosciuto i lenti passi dell’ospite riecheggiare per il corridoio.

Gore si portò di fronte al medico

“Buonasera, anche a te, Kakashi” sorrise.

L’uomo posò i suoi occhi bicolore sul poliziotto. Uno nocciola e l’altro rosso con una cicatrice che lo tagliava simmetricamente. Probabilmente frutto dello stesso incidente che lo aveva reso ceco d’un occhio compromettendo il suo lavoro nel rispettabile ospedale della capitale, relegandolo in un cupo e malsano buco in un paese ormai dimenticato a squartare cadaveri.

“Buonasera, ispettore” disse cordialmente.

Sorriso che nascondeva una rabbia repressa verso un destino ingiusto e traditore.

Gore si avvicinò alla vittima e osservò con più attenzione i fori sul collo, ora accompagnati da un taglio profondo inciso dal dottore per studiarne la dinamica.

“Cosa ne pensi?” chiese fissando l’occhio sano

“Parere medico o personale?” rispose sorridendo

“Entrambi”

“Dunque. Da medico ti posso dire che esiste un solo modo per ridurre così un uomo. Un oggetto dalla punta biforcuta cava all’interno collegata ad uno stantuffo a sua volta collegato ad una pompa”

“Mi stai prendendo in giro?” chiese interrogativo

“In parte. Deve essere un oggetto simile a quello per prelevare il sangue per le trasfusioni, solamente con una doppia punta”

“Capisco. Questo è il tuo parere medico. L’altro?”

“Dunque. Premettendo che ciò sia possibile, ovvero mantenere un uomo adulto, giovane, fermo, immobile, in mezzo ad una via che per quanto deserta possa essere non permetterebbe all’assassino di girare indisturbato con magari una carriola con tutto il suo armeggio”

“Forse una borsa dove porre lo strumento”

“Ok. E la vittima come la tieni ferma? Con una borsettata in testa? Nessun ematoma, già controllato.”

“Morfina o un qualsiasi sedativo”

“Na na… nessuna droga in corpo, nessun segno di lacci ai polsi e alle caviglie”

“E’ stato aiutato”

“Va bene uno lo immobilizza a terra e l’altro traffica con gli strumenti. Perfetto se non fosse per il fatto che tu non hai trovato nessun segno di colluttazione sul terreno, e io dubito profondamente che la vittima fosse rimasta immobile servendosi volontariamente su un piatto d’argento, tu che dici?”

“Mh”

“Saltando per un attimo questo punto criptico, ti svelerò un’altra cosa”

“Cioè?” chiese preoccupato

“Non esiste nessun strumento che possa prosciugare il corpo umano di ben quattro o cinque litri di sangue”

“Ma, aspetta un attimo, tu hai appena finito di dire che c’è quel coso per le trasfusioni” fece notare cominciando a dubitare della serietà del medico

“Sì, è vero”

“Come sarebbe a dire???” chiese più confuso che mai

“Lo strumento diciamo che esiste ma dovrebbe essere collegato ad una pompa ultra potente, per dissanguare un uomo così velocemente. E ciò è impossibile, si formerebbero dei coaguli che rallenterebbero il flusso. Il sangue non è un liquido cristallino e puro ma un agglomerato di sostanze più o meno corpose. Per far fronte a questo inconveniente avrebbero dovuto usare un ago più spesso. Ma come puoi vedere dai due fori non è così”

“Va bene” disse l’ispettore ponderando le parole appena udite

“Ma tu parti dal presupposto che l’assassino abbia avuto fretta”

“E ne ho tutte le ragioni. I primi cadaveri scoperti furono ritrovati dopo poco che furono denunciati come scomparsi. Sembra che all’inizio stesse ancora sperimentando la tecnica. Ora è molto più preciso e letale e le vittime non possiedono più i segni di colluttazione presenti nei primi cadaveri.”

“Questo vuol dire che adesso è più sicuro”

“Ahaha. E non tutti gli omicidi sono opera della stessa mano”

“Cosa? Quindi ha un complice? Avevo ragione io! Ha un aiutante, così riesce a tenere ferme le sue vittime”

“A dir la verità non è così”

“Perché?”

“Perché più che un aiutante sembrerebbe un imitatore”

“Oddio”

“La seconda mano non opera con la stessa efficacia di quella maestra. I segni sul collo non sono verticali l’uno all’altro ma fuori asse. Non sono dissanguati, ma il contrario”

“Fantastico” disse demoralizzato al pensiero di avere un altro esaltato che si fingeva Dracula “E a quando risalgono?”

“Sono tutti cadaveri ritrovati in un’unica notte”

“Sul serio? Tenta di superare il maestro?” disse ironicamente

“Pessima imitazione, se posso esprimermi. Comunque, risale alla notte che tu hai passato a cena dal Conte”

“Tutte quella sera?” chiese stupito pensandone il motivo

“Non ti dovrebbe sorprendere”

“Come? Non penserai che sia quel ragazzo? Dai, lui era con me quella sera”

“Appunto”

“Ed esattamente quando sarebbe sgusciato fuori casa, mentre ero lì?”

“Lui non è affatto uscito”

“Allora cosa vuoi dire?”

“Che tu non eri altro che l’alibi. Lui è la mano maestra e quando sei andato la prima volta a casa sua si è sentito in pericolo così probabilmente sotto ordine suo un domestico ha preso il suo posto la notte in cui tu sei andato da lui. Quale miglior alibi per la propria innocenza se non un ispettore” concluse.

“E come avrebbe fatto, a me è sembrato esile?”

“Credi ai demoni?” rispose con un’altra domanda

“Stai scherzando?!”

“Affatto” rispose tranquillamente e si allungò verso il lenzuolo adagiato ai piedi della vittima e la coprì con premura.

“Kakashi?” l’uomo si spostò verso l’estremità del letto e cominciò a spingere la barella

“Kakashi?” chiamò ancora, mentre il medico spariva per i corridoi bui fischiettando un motivetto allegro che però in quel silenzio irreale sembrava agghiacciante.

Aspettò che anche il cigolare delle ruote del lettino svanisse per voltarsi e uscire da lì con un opprimente senso di vertigini, che neppure l’aria fredda della notte potette smorzare.

***

Si passò la lingua sulle labbra carnose.

Era stanco di passare le sue giornate chiuso tra quelle quattro mura.

Per quanto fossero cortesi i domestici, non vi era nessuno a fargli compagnia.

Stava guarendo lentamente e l’addome gli faceva sempre meno male, anche se qualche fitta ogni tanto gli rammentava l’accaduto.

Non vedeva Sasuke da ormai cinque giorni.

Non era più venuto a trovarlo, neppure per chiedergli solo se stesse bene.

“Che antipatico”.

Si alzò.

Aveva l’ordine tassativo di non abbandonare la stanza.

Ma in fondo non c’era nessuno lì a controllarlo.

Un giretto.

Solo per sgranchirsi le gambe.

Indossò la vestaglia abbandonata ai piedi del letto e si diresse verso la porta.

Non fece in tempo ad afferrare la maniglia che qualcuno bussò alla porta.

Si risistemò velocemente sotto le coperte e balbettò un incerto

“A-avanti”.

Un uomo dai lunghi capelli neri fece la sua comparsa.

Aveva i lineamenti duri e la pelle chiara.

Due occhi serpentini.

“Buonasera Uzumachi”

“Buonasera” rispose

“Come state?” chiese avvicinandosi al letto e sedendogli affianco.

Non appena il materasso gemette al peso dell’uomo abbassandosi, percepì un inquietante pericolo.

“B-bene”

“E dove pensavate di andare?” chiese sorridendo.

Un sorriso sadico.

Maligno.

“Come?” chiese non capendo.

Orochimaru allungò una mano verso il suo petto a sfiorare la camicia da notte e la sua pelle calda.

Naruto rabbrividì al contatto.

Schiaffeggiò la mano pallida come se lo avesse morso.

“OhOh… che caratterino”.

Il biondo si strinse le coperte addosso

“Cosa vuole?” chiese timoroso

“Che te ne vada”

“Perché?”

“Sei un ospite indesiderato. Ed è desiderio profondo del mio pupillo” a quelle parole un ombra cupa attraversò il volto del più giovane che sembrò ferito

“Lo ha detto Sasuke?”

“Ah, vi chiamate per nome? E comunque sì”

“Non è vero”

“Ah, no? Allora perché in questi giorni non è venuto neppure una volta ad accertarsi delle tue condizioni?” continuò velenoso.

Il biondo chinò il capo.

Perché faceva così male?

Cosa si aspettava? Che Sasuke, un demone, si prendesse cura di lui?

Perché i suoi sogni in quei giorni si erano concentrati sul tenebroso moretto?

Perché aveva trovato così confortante quelle calde braccia?

“Facciamo così. Vieni con me”

“Dove andiamo?” chiese con una nota di preoccupazione

“A verificare che le mie parole siano corrette” e lo prese per mano, guidandolo per i corridoi bui.

Non seppe dire per quanto tempo camminarono.

Sembrava che fosse passata un’infinità da quando aveva lasciato la sua calda stanza.

La moquette attutiva i loro passi.

Silenzio.

Una nota.

Qualcuno stava pizzicando le corde di un violino.

Una canzone triste.

Malinconica.

Ad un tratto un tonfo e la musica cessò.

Un urlo.

Si ritrasse istintivamente per tornare indietro, ma la mano dell’uomo fece più forza e accelerò il passo.

Cercò di divincolarsi dalla ferrea presa.

Orochimaru lo immobilizzò e gli tappò la bocca prima che potesse urlare.

Lo bloccò davanti ad una porta e liberandogli le braccia il tempo necessario per aprire la porta, lo costrinse a guardare dentro.

Vi erano due figure per terra.

Una giovane ragazza con la testa riversa sul petto.

Un uomo alle sue spalle con le labbra appoggiate al suo collo.

No, non un uomo.

Un demone.

Sasuke.

Le ali nere spiegate che li circondavano.

Labbra macchiate di sangue.

Non ne sapeva il motivo, ma quella scena gli faceva male.

Troppo.

Non riuscì a contenere le lacrime e pianse.

“Allora, angioletto?” voce lasciva e venefica “se gli fosse importato di te, passerebbe il tempo con qualcun altro?”.

Ebbe un sussulto.

Rumore che fu captato dalla figura semiseduta dietro la donna che aprì gli occhi.

Quegli occhi.

Occhi di fuoco.

Occhi che tradirono la sorpresa.

Occhi che si scontrarono con l’azzurro terso.

“Che ne dici di volare via, adesso, angioletto” e lo mollò di colpo.

Naruto non vide altro.

Non voleva vedere altro.

Non lo conosceva quel ragazzo.

Era un assassino.

Allora, perché faceva così male vederlo in atteggiamenti intimi con qualcuno?

Perché non poteva essere quel ragazzo su cui aveva fantasticato fino a pochi minuti prima?

Perché quel calore che sentiva provenire da quel ragazzo apparteneva ad una fiera crudele?

Perché si sentiva tradito?

Non sapeva niente.

Ora voleva solo dimenticare.

Si precipitò fuori dal portone, così, senza guardarsi indietro.

Se lo avesse fatto avrebbe trovato due occhi brillanti che si gustavano la recente vittoria.

***

Vedere quell’uomo ridere così sguainatamene gli fece venire i brividi.

Vedere il Conte che gli passava vicino come una veloce ombra e lo sorpassava per inseguire il biondino lo afflisse.

Cosa aveva fatto quella serpe questa volta?

Era stanco di vedere quel viscido essere girare attorno a Sasuke.

Si avvicinò cauto.

“Orochimaru”

“Cosa vuoi Alfred?” chiese affetto ancora dalle risate

“Vorrei farle vedere una cosa”

“E cioè?”

“Mi segua”.

Diede a malavoglia le spalle all’uomo più giovane e tirando un braccio del candelabro affianco al gigantesco quadro, aprì una porta segreta.

Si volse indietro per incontrare la faccia sospettosa della serpe che nel frattempo aveva sostituito al suo maledetto sorriso un cipiglio attento.

Imboccò il corridoio e dopo poco giunse davanti ad uno specchio d’acqua

“Sa cos’è questo, Orochimaru?” chiese mentre estraeva un lungo coltello finemente lavorato da sotto la livrea.

Lo alzò in modo tale che la luce lo illuminasse e che l’altro uomo lo scorgesse

“No, cos’è, Alfred?”chiese cauto

“La mia condanna” e afferrato un altro strumento cominciò ad affilare la lama argentea.

Suoni secchi.

Freddi.

Metallo contro metallo.

“Da questo specchio provengono gli ordini dei miei superiori”.

Orochimaru continuò a squadrare il vecchio davanti a lui curioso di dove volesse arrivare.

“Tu non sei umano, vero?” domanda che rimase irrisolta.

Alfred si girò verso Orochimaru con il pugnale stretto fra le ossuta dita.

Il moro irrigidì i muscoli pronti all’attacco.

Non fece in tempo a vederlo e fu sbattuto violentemente contro il muro.

“Sai Orochimaru. Non ho mai sopportato il tuo fare serpentino, tanto meno la tua cattiva influenza sul padroncino.”

“Cosa vuoi fare, vecchio?” chiese con scherno

“Ucciderti, mi pare ovvio. Così non sarò più costretto a vedere il tuo brutto muso per casa e il tuo corpo strusciare lascivamente contro il mio, e sottolineo il mio, pupillo. L’unico problema sarà spiegare la tua morte ai superiori, perché scommetto che sei pure tu un servo con il compito di proteggere il Conte”

“Scommessa persa. Sono io il tuo superiore pezzo d’idiota. Sono io quello che ti impartiva ordini attraverso lo specchio!”

Sibilò maligno

“Ah, perfetto! Così non devo fare neppure la fatica di riferire” disse prima di incidere la gola all’uomo, un tempo suo superiore.

Il sangue sgorgò copioso dal collo perlaceo e ne imbratto le vesti fino ad accumularsi ai suoi piedi.

Alfred estrasse da una tasca un fazzoletto e pulì accuratamente la lama per poi posarla di nuovo accanto al catino.

Afferrò la bacinella e immersone il fazzoletto cominciò a ripulire.

Fece tutto nel più totale silenzio.

Tuttavia, se qualcuno si fosse degnato di ascoltare con attenzione e avesse spostato i lunghi baffi bianchi avrebbe scorto un sorriso e una bassa risata sfuggire da quelle grinzose labbra.

***

ops! è già morto!!!
Poverino^^
Esiste ancora qualcuno a cui non piace Alfred???
Un assassino, un vecchio servo, un fedelissimo amico e… basta così, non posso dirvi tutto di questo misterioso personaggio.
Dovrete seguire la fic per sapere chi è veramente Alfred.
Non è così scontato, dopotutto.
Lo avete inquadrato bene?? Ne siete proprio sicuri? Vedremo.
Pultroppo per voi solo nell’ultimo capitolo saprete chi è in realtà.
Personalmente penso che sarà il personaggio che vi stupirà maggiormente, perchè sarà indubbiamente ciò che non vi aspetterete in quel momento, ciò che non avreste mai creduto possibile.
In realtà sta prendendo in giro tutti quanti, Sasuke incluso.
Vi ho incuriosito? Lo spero.
Con questo alla prossima!! Bacione

Autore: monnie89

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