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La fine

Autoconclusivo

Si era svegliato tardi quella mattina, insolito per lui, e sentiva uno strano sapore in bocca. Un sapore che già conosceva, ma in quel momento non riusciva a capire cosa fosse.

Notò che era una giornata molto soleggiata ma silenziosa, si alzò ancora un po’ intontito e si preparò per uscire, ricordandosi di prendere la valigetta prima di chiudere la porta. Appena fuori una leggera brezza scostò i suoi capelli corvini, l’aria era frizzante e portava con sè il profumo della primavera, fece un profondo respiro e si sentì subito meglio, come se il suo corpo venisse purificato di tutte le negatività, gli ultimi tempi erano stati veramente duri per lui.

Si incamminò per il viale e non potè fare a meno di ammirare la fioritura dei ciliegi “eh si, quest’anno è proprio meravigliosa!” pensò. Non aveva mai perso l’occasione ogni primavera di partecipare alla festa dei delicati fiori nel suo quartiere ed ogni anno Miki era con lui; una valanga di ricordi lo travolse fino a stordirlo, costringendolo a fermarsi ed appoggiando la mano al tronco di un albero.

Dopo una lunga pausa, finalmente gli ritornarono le forze e riprese il cammino. Tuttavia non riusciva a smettere di pensare a lei, perchè era finita così? Perchè non era riuscito ad esprimerle i suoi sentimenti? Perchè non era lì con lei quando aveva avuto bisogno disperato del suo aiuto? “Stupido! STUPIDO!” continuava a ripetersi “E’ stata tutta colpa mia! Non avrei dovuto farmi coinvolgere da Ryo.” e quasi senza che se ne accorgesse le lacrime rigavano il suo volto.

Quel Ryo che un tempo era stato il suo migliore amico, era diventato una persona completamente diversa, non lo riconosceva più. Per chi non lo conosceva bene era sempre stato un tipo strano e taciturno, ma per Akira era come un libro aperto, si dicevano sempre tutto e lui lo sapeva bene… almeno fino alla notte di un mese fa; la notte in cui i loro destini cambiarono e gli si spalancarono davanti i cancelli dell’Inferno. Tante cose erano successe e la mente ripercorse più ricordi che potè fino ad arrivare agli eventi della sera precedente, dopo aver tentato invano di salvare i genitori di Miki dai cacciatori di demoni. Al suo ritorno a casa ciò che vide gli fece gelare il sangue nelle vene, un grido di terrore uscì dalla sua bocca interrompendo i canti ed i balli di quegli esseri che osavano definirsi uomini. Miki era stata uccisa e i pezzi del suo corpo infilzati su delle pertiche.

Non poteva credere a quello che i suoi occhi stavano vedendo, ma la realtà dei fatti era incontrovertibile. Ryo era davanti al cancello della villa e lo stava guardando con aria di sufficienza “Cosa pensavi di fare da solo?” disse ad Akira “Ti avevo detto che salvare l’umanità era una cosa inutile, avresti dovuto ascoltarmi e seguirmi nella nuova Era. Ora hai perso ciò che avevi di più caro”.

Si sentì il sangue scaldarsi e risalire fino alla testa, la rabbia prese il controllo del suo corpo, liberando ancora una volta il suo lato demoniaco, sì, lui era Devilman! Di quel che accadde dopo riuscì solo a ricordare qualche breve frammento, ma quel che è certo è che Ryo ormai non poteva più nuocere a nessuno, visto che giaceva morto ai suoi piedi, mentre tutte le altre persone e diversi edifici del quartiere erano stati letteralmente liquefatti.

Ritornò al presente e si sentì soffocare di nuovo, ma questa volta non si fermò, era troppo vicino alla meta.

Arrivò in una piccola radura circondata da alberi in fiore, si inginocchiò e posò la valigetta per terra. Trasse di nuovo un lungo sospiro e la aprì, dentro c’era la testa di Miki.

Cominciò a scavare a mani nude una buca, grande quanto bastava per riporre le preziose spoglie della ragazza amata, sentiva che il silenzio era diventato sovrannaturale, poteva sembrare strano ma aveva un peso che gravava sempre più su di lui.

Ora era sicuro della decisione che aveva preso strada facendo: non poteva più vivere, non gli interessava se alla fine avrebbero vinto gli uomini, i demoni o i devilman, per lui era tutto finito quel giorno. Con un gesto repentino dei suoi artigli si recise l’arteria della gola, stava soffocando nel suo stesso sangue e finalmente si ricordò del sapore del risveglio: sangue, ma questa volta il proprio non quello di Ryo.

La vista si stava offuscando, le forze lo avevano abbandonato, il buio intorno a lui.

Adesso era in pace.

Un angelo con dodici ali scese dal cielo, vedendolo, sospirò e disse: “Anche questa volta non hai potuto fare a meno di combattermi.” I suoi pensieri vennero interrotti dal fedele Zenon: “Satana, mio Signore, è ora di andare. La battaglia finale sta per cominciare”. Con tutta la delicatezza di cui era capace prese in braccio Akira e lo racchiuse tra le sue ali, poi volò via.

Autore: clakira

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