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Autoconclusivo

Autoconclusivo


Wiiiiiiiiiiiiiiiiiiii ed eccoci qui a proporvi una nuova ff, stavolta una one-shot XD
Ovviamente sempre mia e di Sunako-chan.
Stavolta vi proponiamo una fic su Naruto.
Speriamo che vi piaccia mi raccomando ogni critica è ben accetta **

Tutti i personaggi di questa fic non sono mia invenzione ma di Masashi Kishimoto di cui ne detiene tutti i diritti.

Erano già passate tre settimane da quando Konoha era stata attaccata e fatta a pezzi dall’invasione di Orochimaru, il quale aveva deciso di distruggere il villaggio in cui era nato ma da cui era stato cacciato tempo addietro. In quell’aria di morte e distruzione l’unica nota positiva era che Jiraya e Naruto erano riusciti a riportare indietro Tsunade, allontanatasi dalla Foglia anni prima non appena era finita la grande guerra con l’intenzione di abbandonare il mondo dei ninja. Quella triste decisione era stata la conseguenza delle terribili perdite che aveva subito, ovvero il fratello minore Nawaki e il suo amore Dan. Il sannin e il proprio allievo erano andati a prenderla per farle accettare il ruolo di Hokage dopo che il Terzo era per l’appunto stato ucciso da Orochimaru, che in passato era stato uno dei suoi migliori studenti.

Nonostante fosse trascorso diverso tempo se si camminava per le strade di Konoha, ormai tornate pacifiche, ovunque si volgesse lo sguardo si vedevano ancora macerie e sangue secco a ricordare tutte le vite che erano state spese nel tentativo di difenderla. In questo clima già abbastanza sconfortante Sasuke, che aveva avuto uno scontro diretto con il fratello Itachi, non si era ancora risvegliato dal coma e quindi, tuttora ricoverato, giaceva inerte su un letto d’ospedale. Dopo le cure mediche prestategli da Godaime, tutti attendevano speranzosi il suo risveglio e i più ansiosi erano i suoi compagni di squadra. Sakura e Naruto. Questi, infatti, stavano da lui praticamente tutti i giorni, passando al suo fianco più tempo che potevano, arrivando addirittura a saltare gli allenamenti finché, finalmente, una mattina la ragazza non si precipitò fuori dalla camera per urlare:

“Naruto corri, Sasuke si è mosso!”.

Il biondino, che si era allontanato un attimo per prendere qualcosa da bere, sentendo quelle parole, con l’amica al seguito piombò nuovamente nella stanza giusto in tempo per vedere Sasuke socchiudere gli occhi. Questi, infatti, a quelle grida aveva debolmente aperto le palpebre trovandosi davanti le facce sorridenti ed incredule dei suoi compagni i quali stentavano a credere che si fosse svegliato. Ancora semi intontito si guardò un po’ intorno e poi, alzando stancamente una mano, in un sussurro disse:

“Sono…sono ancora vivo?” i ricordi erano ancora offuscati e, l’unica cosa che rammentava, erano le proprie grida ed il sangue che quello scontro turbolento aveva impresso nella sua mente.

“Si…ce l’hai fatta! Sei finalmente sveglio! Tsunade-sama è riuscita a guarirti…” singhiozzò Sakura senza ritegno.

“Ci hai fatto spaventare scemo!” disse Naruto con un finto broncio e trattenendosi non poco per non fare la stessa scena dell’amica.

“Figurati se mi faccio ammazzare Usuratonkachi” replicò il compagno col suo solito tono sfrontato, mettendosi a sedere.

“Ci devi solo provare! Vado a chiamare Kakashi-sensei e la vecchia” disse uscendo.

“Non chiamare così Tsunade-sama!” gli urlò dietro Sakura che poi, rigirandosi verso Sasuke, ancora incredula chiese “stai veramente bene?”.

“Si” rispose laconico poiché si perse subito nei propri pensieri riguardo quell’incontro che aveva atteso per anni e che si era concluso in una rapida quanto vergognosa sconfitta e, nel ricordare quanto gli aveva detto il fratello, serrò la mascella stringendo le lenzuola.

Lei, vedendo il suo comportamento, non osò chiedere altro così i due rimasero in silenzio finché poco dopo non rientrò il compagno di squadra seguito dall’Hokage la quale, vedendolo, spezzò quel silenzio dicendo:

“Bene, finalmente ti sei svegliato” poi rivolta a Sakura e Naruto aggiunse “voi fuori di qui che devo visitarlo”.

I ragazzi, dato il tono deciso, non provarono neanche ad obbiettare e, quando furono usciti, la donna lo visitò accuratamente. Una volta finito, constatò che dal punto di vista fisico era in ottime condizioni ma, notando il suo sguardo cupo e duro, troppo per appartenere ad un ragazzino sebbene ninja, capì che c’era qualcosa che non andava. Discretamente gli chiese quali illusioni gli avesse mostrato il fratello ma Sasuke, che non aveva nessuna intenzione di confidarsi, affermò di non ricordarlo e così la donna non poté fare a meno di crederci ed uscire raccomandandosi di riposare. Rimasto finalmente solo, l’Uchiha cercò di ripensare a quanto successo prima del coma tuttavia, non appena ci provava, veniva colto da un forte mal di testa.

‹‹No devo sforzarmi…devo ricordare tutto›› e così, dopo qualche ora e grazie al fatto che nessuno volle disturbarlo, pian piano ogni cosa si fece nitida.

Dopo aver scoperto dai jonin riuniti a casa di Kakashi che Itachi era alla ricerca di Naruto, per poterlo incontrare e portare a termine la propria vendetta, aveva deciso di seguire il compagno di squadra che, insieme al sommo Jiraya, aveva lasciato il villaggio. Purtroppo, una volta trovatosi faccia a faccia con il tanto odiato fratello, non era riuscito a fargli nemmeno un graffio e, al contrario, era stato messo al tappeto dopo pochi colpi. Ovviamente Itachi non aveva avuto alcun riguardo e così, nonostante il piccolo ninja giacesse a terra stremato, lo aveva tirato su a forza e sbattendolo al muro, guardandolo negli occhi, con voce atona gli aveva detto:

“È l’inconsistenza del tuo odio per me che non ti permette di diventare abbastanza forte… Te l’ho già detto, se vuoi uccidermi devi sopravvivere come un miserabile e odiarmi” dopo di che aveva attivato il mangekyou sharingan con il quale gli aveva fatto rivivere innumerevoli volte, nello spazio di pochi secondi, la morte del padre e della madre. Jiraya, che non aveva fatto in tempo ad intervenire, non poté far altro che metterlo in fuga assieme al suo compare Kisame e raccogliere il corpo ferito e inerte del ragazzo, difatti la sua mente non aveva retto ad un tale shock ed era caduto in uno stato semicomatoso.

A tali ricordi il rancore si fece nuovamente spazio nel cuore di Sasuke che inevitabilmente riprese a pensare:

‹‹Maledizione! Non bastavano i miei incubi a tormentarmi, dovevi farmi rivivere ad oltranza la morte dei nostri genitori… Itachi bastardo…fino a quando dovrò limitarmi solo ad odiarti? Perché non riesco a sconfiggerti…che debba davvero eliminare Naruto per poterti spedire all’altro mondo? No, non voglio abbassarmi a tanto…non ucciderò mai un compagno per poterti fare fuori… ti ammazzerò! Fosse anche l’ultima cosa che faccio e lo farò basandomi sulle mie sole forze, a meno che…forse c’è un modo per aumentare notevolmente le mie abilità…›› ed in quel momento gli venne in mente il combattimento avuto durante la seconda prova dell’esame di selezione dei chuunin contro uno shinobi del villaggio del suono, quando aveva usato il marchio che Orochimaru aveva impresso sul suo collo. Impulsivamente se lo toccò, si alzò per prendere uno specchio e, guardando quel piccolo simbolo, continuò ‹‹usando questo probabilmente potrei sconfiggerlo senza arrivare a conquistare quel maledetto mangekyou sharingan, né tanto meno a dover uccidere Naruto…››.

A quel pensiero i suoi occhi si illuminarono, forse aveva trovato una soluzione ma non ebbe tempo per continuare a rifletterci su poiché, in quel momento, il compagno di squadra aprì la porta della sua stanza dicendo:

“Sakura è andata a dire a tutti che ti sei ripreso, peccato che Kakashi-sensei sia già partito per una missione, gli avrebbe fatto piacere vedere che stai bene…” la sua voce era un po’ triste visto che sapeva quanto il maestro fosse preoccupato per lui, ma subito cercò di tirarsi su dato che era estremamente felice in quanto il suo migliore amico era salvo. Poi però, notando che si era alzato, sorpreso e preoccupato chiese “perché sei in piedi? Non è meglio che stai a letto?”.

“No, sto bene…anzi che ne dici di allenarci? Mi sento un po’ fuori forma” rispose l’altro, infatti visto che il fratello lo aveva battuto con tanta facilità voleva assolutamente testare il suo livello attuale.

“Ma sei matto? Ti sei appena risvegliato, devi riposare!”.

“Cos’è? Paura di fare brutte figure?” insinuò con l’intenzione di istigarlo.

“Io?! Ma non farmi ridere brutto scemo!” esclamò Naruto che come al solito non era in grado di resistere alle sue provocazioni.

“Perfetto, allora usciamo” sogghignò avviandosi verso la porta.

L’amico lo seguì finché, giunti in cortile, non si ritrovarono uno di fronte l’altro e, guardandolo negli occhi, Naruto promise:

“Ti farò rimangiare le tue parole!”.

“Bene, vediamo se ci riesci!” esclamò Sasuke che, senza perdere tempo, con uno scatto felino gli si lanciò addosso.

Il compagno, anche se preso leggermente alla sprovvista, riuscì a scansarlo con facilità e quindi ad assestargli un pugno nello stomaco anche se non molto forte visto che cercava di andarci piano data la situazione, se non altro perché si era appena ripreso.

“Allora ti basta questo o vuoi continuare?” chiese spavaldo sperando che tutto finisse lì.

‹‹Da quando riesce a colpirmi con tanta facilità?›› si interrogò l’altro facendo un balzo all’indietro per allontanarsi e, successivamente, gli scagliò contro una raffica di shuriken urlandogli:

“Se è tutto qui ti sei alquanto indebolito”.

“Sei tu che ti sei rammollito!” gridò il biondino di rimando schivandoli con facilità “kage bunshin no jutsu*”. (* Tecnica superiore della moltiplicazione del corpo n.d.A.)

A quell’invocazione subito apparvero due cloni che si lanciarono addosso al rivale con l’intenzione di bloccarlo ma a cui l’ Uchiha tirò contro dei kunai colpendoli in pieno, così che quelle copie si dissolsero in una nuvoletta.

“Ancora non ti arrendi?” gridò Naruto.

“Arrendermi? Vuoi forse scherzare?” affermò ma in quello stesso istante pensò ‹‹va bene, ora farò sul serio›› e, dopo essersi messo in posizione, mosse velocemente le dita e poco dopo fece uscire dalla sua bocca una palla di fuoco che, senza un attimo di esitazione, lanciò contro il ninja di fronte a lui.

“Ma sei pazzo?” sbraitò l’avversario che era riuscito ad evitarla per un soffio rifugiandosi su un albero a riflettere sul da farsi per fermarlo senza usare tecniche troppo pericolose, decidendo quindi di creare degli altri cloni da mandargli contro.

Sasuke intanto, divertito dalla sua reazione, sorridendo con aria sprezzante chiese:

“Cos’è hai avuto paura?” dopo di che, scontrandosi con tutti i finti Uzumaki che il compagno aveva fatto scendere in campo, si domandò ‹‹possibile che mio fratello con me si divertisse allo stesso modo? Però da quando quell’Usuratonkachi riesce a tenermi testa? Che mi sia davvero rammollito? C’è un solo modo per saperlo…›› così, liberandosi anche dell’ultima copia, gli si rigettò contro e, costringendolo a scendere da quel ramo, per provocarlo disse “smettila di scappare…”.

Ovviamente Naruto, risentito per quelle parole, scese e, aggredendolo con una raffica di calci, irritato esclamò:

“Senti un po’ ma con chi credi di avere a che fare? Guarda che non sono più il piagnucolone dei vecchi tempi!”.

Sasuke, compiaciuto per quel contrattacco, non si scompose minimamente poiché finalmente il rivale si era deciso a darsi una svegliata e quindi li ricevette parandosi con le braccia ma, non essendo ancora soddisfatto e volendolo stuzzicare ulteriormente, continuò:

“Davvero? Dimostramelo” ‹‹se non fai sul serio non mi servi a nulla›› e nel mentre iniziò non solo ad evitarli ma ad attaccare a sua volta sferrando dei pugni ben assestati.

Tuttavia quegli attacchi ebbero vita breve dato che, inaspettatamente, si ritrovò bloccato da una delle copie che Naruto aveva precedentemente creato e astutamente fatto nascondere tra i cespugli. Il clone lo sorprese alle spalle e quindi, afferrandolo da dietro, gli bloccò le braccia in modo che il vero ninja gli si buttasse addosso atterrandolo mentre la copia sotto di loro spariva.

Ora i ruoli si erano rovesciati.

Se prima era Uzumaki in svantaggio ora era l’Uchiha a ritrovarsi steso con le spalle a terra nella polvere e il compagno, a cavalcioni sopra di lui, lo minacciava tenendo il pugno fermo a pochi millimetri di distanza dal suo bel viso.

“Ti basta o devo continuare?” chiese difatti questi col fiatone.

Colpito nell’orgoglio, istintivamente Sasuke chiuse gli occhi deciso ad attivare lo sharingan ma poi, tornando in sé, si fermò.

‹‹È così dunque? Sono arrivato al punto di dovermi avvalere di una simile tecnica per poterlo sconfiggere? Ha ragione Itachi, a questo stato attuale non potrò mai portare a termine la mia vendetta…sono troppo debole›› e così, avendo preso coscienza di come stavano realmente le cose,

riaprendo gli occhi disse “no basta…questo combattimento mi è stato già abbastanza utile” e piano si tirò a sedere, ritrovandosi faccia a faccia con l’amico che, ansimante, era ancora sopra di lui.

“Utile?! Dì, ti è andato di volta il cervello per caso?” domandò prendendolo per la maglia e scuotendolo.

“Perché?” chiese non opponendo alcuna resistenza.

“Cosa significa questo combattimento? Cosa vuol dire che è stato utile…? Come mai mi hai provocato sapendo che avrei perso la testa? Per quale motivo? Io non ti capisco…” gli urlò, ed era la verità. In passato, per quanto avessero litigato, il compagno di squadra non lo aveva mai istigato così deliberatamente.

“Perché mi diverte…” ‹‹e perché ora so quello che devo fare…››.

“Sasuke, tu…” mormorò incredulo ‹‹da quando sei diventato così gelido?›› ma non ebbe il coraggio di dirlo.

“Io?” domandò guardandolo dritto negli occhi.

“Ma certo, che stupido che sono! Sei ancora sconvolto per quello che ti è successo…devi solo riprenderti del tutto e poi tornerai quello di sempre, vero?” disse guardandolo con i suoi occhioni azzurri così innocenti e credendo con tutto se stesso a quelle parole.

L’altro lo fissò ancora per qualche istante poi inevitabilmente pensò ‹‹come sei ingenuo…›› ed infine indagò:

“Naruto dimmi…cosa faresti se cercassi di ucciderti? Ti difenderesti?”.

“La smetti di prendermi in giro con queste storie? Non lo faresti mai!” affermò, cercando di non far trasparire i brividi che quelle parole in realtà gli avevano provocato.

“Ne sei sicuro?” chiese Sasuke in un sussurro.

Naruto, che a quella domanda sentì la bocca farsi secca, incerto rimase a fissarlo ma alla fine riuscì a mormorare:

“P-perchè dovresti farlo?” ‹‹ma che diavolo gli passa per la testa?››.

“Itachi sostiene che per attivare il mangekyou sharingan io debba uccidere il mio migliore amico…ed ora come ora, quello che più si avvicina a questa definizione sei tu…”.

“F-faresti una cosa del genere?” domandò stupito ma poi la rabbia ebbe la meglio su di lui e, scuotendolo nuovamente, gli urlò “ma ti senti parlare? Ascolti le fesserie che vai dicendo? Tuo fratello ti ha fatto veramente ammattire!”.

Sasuke a quella reazione sorrise freddamente poi, per non spaventarlo ulteriormente, disse:

“Forse hai ragione” e, poggiando le mani sui suoi polsi, continuò “ora alzati che pesi”.

Naruto si sollevò dopo di che allungò un braccio per aiutarlo, il tutto senza smettere un attimo di scrutarlo tanto era incredulo e stupito per quello scambio di frasi ma, continuando a pensare che fosse solo lo stress dovuto a quanto gli era accaduto, una volta che fu in piedi suggerì:

“È meglio se torni a letto”.

“Si” replicò l’Uchiha e, voltandosi, mentre si incamminava iniziò a rimuginare ‹‹ucciderlo è fuori discussione, so benissimo che non riuscirei mai a farlo… volente o nolente ci sono legato. Penso che giunto a questo punto, ora che ho preso coscienza della mia debolezza, l’unica soluzione sia andare da Orochimaru. Sono sicuro, il fatto che mi sia risvegliato dal coma presto giungerà anche alle sue orecchie e sarà lui stesso a contattarmi… Si! E quando accadrà, io andrò da lui ed imparerò ad usare il segno maledetto. Diventerò più forte così da adempiere finalmente alla mia vendetta…›› poi, avvertendo l’aria triste del biondino che si era lasciato alle spalle, sospirando continuò ‹‹forse mi perdonerai un giorno, se anche a te capiterà di perdere qualcuno di veramente importante…››.

Intanto Naruto, rimasto immobile a fissarlo, man mano che si allontanava rifletteva non solo su quello che si erano detti, ma anche su quanto gli era apparso cambiato l’amico dopo il suo risveglio. Certo non era mai stato un tipo loquace o amichevole ed il loro rapporto era costellato più da litigate e scontri che da momenti pacifici, ma così ombroso e tormentato non l’aveva mai visto. Dopo aver rimuginato e pensato che non fosse solo lo shock subito, decise di parlarne con Sakura sperando che almeno lei avrebbe saputo cosa dirgli dato che lui non ne aveva la minima idea. Con questi pensieri si diresse nuovamente all’entrata dell’ospedale dove, poco dopo, la ragazza fece ritorno. Era andata a casa a cambiarsi e a darsi una rinfrescata date le lacrime che aveva versato e, nel trovarsi davanti Naruto con quell’espressione triste, preoccupata gli domandò cosa fosse successo. L’amico le raccontò con voce affranta l’accaduto e alla fine lei disse:

“Capisco. Beh Sasuke evidentemente è rimasto sconvolto dal confronto col fratello, probabilmente come hai detto tu stesso potrebbe dipendere da questo…dagli un po’ di tempo e vediamo che succede, anche se, per sicurezza, ti prometto che non lo lascerò mai solo e lo controllerò per vedere se ci sono altri cambiamenti, ok?” lo rassicurò.

Naruto la ringraziò calorosamente, riconoscente del suo sostegno evitando però di abbracciarla, ben consapevole che altrimenti lei gli avrebbe assestato uno dei suoi mega pugni.

Rientrando, come promesso, Sakura gli stette dietro il più possibile ma l’Uchiha, vedendo che non lo mollava un momento, pur di essere lasciato solo, nel giro di un giorno firmò il foglio di dimissioni e tornò a casa. Voleva essere rintracciato dagli scagnozzi di Orochimaru e, se quella ragazzina gli stava sempre tra i piedi, la cosa non era fattibile così, per evitare che mandasse a monte i suoi piani, iniziò a risponderle male per farle capire di lasciarlo in pace e riservò lo stesso atteggiamento a chiunque gli si avvicinasse. Infatti dopo gli allenamenti o tornava a casa o si faceva un giro nella foresta, rimuginando sul da farsi.

I giorni trascorsero e finalmente, passata una settimana dalle dimissioni di Sasuke, al calar del sole poco dopo essere rincasato, questi, attraversando il lungo corridoio che lo avrebbe condotto alla sua stanza, fu sorpreso da una voce alle sue spalle annunciare:

“Siamo qui per portarti da Orochimaru-sama, che tu lo voglia o meno”.

“E perché non dovrei volerlo?” chiese il ragazzo che girandosi vide quattro persone, una delle quali una donna “però prima voglio sapere i vostri nomi” aggiunse per nulla intimorito.

“E sia… Siamo il quartetto del suono, le guardie del corpo di Orochimaru-sama. Il mio nome è Tayuya, guardiana della porta nord, quello con sei braccia è Kidomaru guardiano della porta est, questo a fianco a me è Sakon guardiano della porta ovest e quel ciccione laggiù è Jirobo guardiano della porta sud, soddisfatto ora saputello?” rispose scontrosa la ragazza.

“Ehi io non sono ciccione!” protestò l’altro.

“Attenta a come parli…” sibilò Sasuke ignorando quei battibecchi e attivando lo sharingan “e sia chiaro che se vi seguo è solo perché è nelle mie volontà”.

“Ma non farmi ridere, non saresti mai in grado di battere nessuno di noi nello stato in cui sei, oppure pensi di essere l’unico preferito di Orochimaru-sama?” disse Sakon scostandosi la maglia e rivelando la parte destra del collo dove, nonostante il buio, grazie ai suoi occhi rossi l’Uchiha poté scorgere chiaramente il segno maledetto.

Sasuke, che si stupì non poco nel vederlo, cercò comunque di non far trapelare nessuna emozione e, ben consapevole di come le parole del ninja fossero la pura verità, con tono arrogante insinuò:

“Vuoi mettermi alla prova?”.

“Smettila ragazzino, lo abbiamo tutti e quattro e sappiamo perfettamente che tu non sai ancora adoperarlo visto che siamo qui per questo! Come ti sarai certamente accorto, non puoi usare il sigillo così com’è poiché non sei in grado di controllarlo e questo fa sì che ti corroda il corpo molto velocemente, bisogna portarlo alla seconda fase ed è un processo pericoloso che solo noi possiamo aiutarti a controllare” intervenne Tayuya.

Sasuke a quelle parole decise di finirla lì visto che comunque aveva uno scopo da raggiungere e così concluse:

“Mi avete seccato, portatemi da Orochimaru, siete venuti qui per questo no?” ma nel mentre non disattivò lo sharingan poiché non era ancora certo di potersi fidare.

“Bel caratterino” ridacchiò Sakon.

“Si, ti aspettiamo tra un’ora all’entrata di Konoha per scortarti da lui, prendi il minimo indispensabile” rispose Tayuya, poi sparirono senza nemmeno attendere risposta.

Ne frattempo Sakura, che ovviamente aveva seguito il compagno di squadra, era rimasta fuori dalla porta titubante sul da farsi, infatti non sapeva se bussare così da poter entrare e stare con lui o meno. Mentre tentennava, sempre più indecisa visto l’astio dimostrato ultimamente dall’amico, sentendo un rumore alzò lo sguardo e, così facendo, vide i ninja sia arrivare che, poco dopo andare via. Capendo immediatamente che c’era qualcosa di losco, dato che i quattro erano usciti in modo sospetto, decise di rimanere appostata per vedere cosa sarebbe successo.

Intanto Sasuke, rimasto solo, chiuse gli occhi e quando li riaprì, dato che aveva disattivato lo sharingan, accese la luce. Velocemente entrò nella sua camera e prese uno zaino nel quale infilò qualche vestito, poi vide la foto del team 7 sul suo comodino e, non resistendo, la prese per un secondo ‹‹perdonatemi…›› pensò dopo di che, cercando di non badare al rimorso, la ripose volgendo la cornice verso il basso. Una volta finito per sicurezza decise di uscire dalla finestra ma Sakura, che stava con tutti i sensi all’erta, vedendolo e soprattutto notando da dove era uscito, si insospettì ulteriormente e iniziò a pedinarlo. Sasuke, ovviamente notò subito la sua presenza e, dopo essersi fermato di botto, si nascose dietro ad un albero così che, quando la ragazza si fermò per capire quale direzione avesse preso, le andò alle spalle puntandole un kunai alla gola domandandole con tono gelido:

“Per quale motivo mi stai seguendo?”.

“Perché voglio capire cosa sta succedendo… Vuoi andare via con quei quattro?” chiese per nulla intimorita, girando leggermente il capo per guardarlo negli occhi.

“Si, e se ti avessero scoperta saresti morta…” disse abbassandolo il pugnale.

“Non mi sarebbe importato se fosse servito a fermarti… Sasuke perché vuoi scappare? Che hai intenzione di fare?” gli domandò voltandosi del tutto per fronteggiarlo.

“Scappare? Stai scherzando vero? Io voglio solo diventare più forte e per riuscirvi ho bisogno di allontanarmi”.

“Puoi farlo anche rimanendo qui, che bisogno hai di allontanarti? E poi dove vorresti andare? Da Orochimaru?”.

“Si, poiché lui è l’unico che può dirmi come usare al meglio questo segno maledetto…qualche giorno fa ho combattuto contro Naruto e lui mi ha sconfitto…sono diventato debole ed io non posso permettermelo dato il mio obbiettivo”.

A quel punto Sakura, capendo che con le parole non lo avrebbe trattenuto, decise di provare con i fatti e quindi gli si lanciò addosso e, abbracciandolo, esclamò tra le lacrime:

“No, non lo fare, non andare! È pericoloso, rimani qui…non sei forse felice con noi?”.

A quella domanda Sasuke si sentì trapassare e quasi automaticamente si interrogò:

‹‹Felice? Lo sono?›› e nello stesso momento in cui se lo domandava ripensò a tutte le volte che aveva litigato con Naruto, a quelle in cui aveva visto Sakura rimbeccarsi con tutte le ragazze che gli facevano il filo ed infine, a quando combattevano insieme e così consapevolmente rifletté ‹‹si, quello che provo si avvicina molto al termine felicità ma purtroppo ho una vendetta da compiere›› quindi rispose “ancora non posso permettermi di esserlo”.

“E allora portami con te, ti aiuterò in tutti i modi, ti starò accanto, farò qualsiasi cosa ma ti prego non lasciarmi qui da sola…io ti amo Sasuke” disse lei tra i singhiozzi e stringendo la sua maglia con più forza.

“Sakura…non puoi venire con me. Tu devi restare accanto a Naruto, dimenticarmi ed essere felice, cosa posso offrirti io? Odio, vendetta, rancore…Solo questo”.

“Non mi importa, va bene tutto purché io possa starti a fianco” rispose decisa guardandolo con gli occhi pieni di lacrime.

“Tu non puoi starmi vicino…lasciami”.

“No, non lo faccio!” protestò.

Ma a quel punto il compagno non ebbe altra scelta che darle un colpo dietro la testa che le fece perdere istantaneamente i sensi e, per non farla cadere rovinosamente a terra, la sorresse per poi adagiarcela lui stesso e, dopo aver mormorato un “perdonami”, se ne andò raggiungendo a gran velocità le sue guide.

Quando si furono riuniti i cinque ninja partirono velocemente e, solo una volta che si furono allontanati abbastanza da Konoha, diedero il via alle procedure per far progredire il segno maledetto.

La notte passò e Sakura si riprese solo verso l’alba, quando fu baciata dai primi raggi del sole e, dopo un primo momento di stordimento, non appena si rese conto di quello che era successo corse dall’Hokage per raccontarle dell’accaduto. Questa, dopo averla ascoltata, convocò Shikamaru dandogli l’incarico di formare entro un’ora una squadra che si lanciasse al suo inseguimento. Il ragazzo fece del suo meglio ma purtroppo la Foglia risentiva ancora degli effetti dell’invasione di Orochimaru. Difatti il villaggio era ancora a corto di ninja, al contrario delle missioni innumerevoli come sempre, e così poté formare solo un team composto da genin. A farne parte oltre a lui c’erano Choji Akimichi, Neji Hyuga, Kiba Inuzuka col suo fido cagnolino Akamaru e, ovviamente, Naruto che non sarebbe mai rimasto con le mani in mano mentre il suo migliore amico rischiava di prendersi la nomina di traditore. Quando furono pronti, il caposquadra si lamentò sbuffando un:

“Accidenti che scocciatura siamo tutti pivellini, beh vediamo di riportare a casa la pelle”.

Nel frattempo Sakura che si era avvicinata al gruppo in partenza, una volta trovato il compagno, mormorò:

“Naruto, ti prego riporta tu Sasuke visto che io non sono riuscita a fermarlo”.

“Non preoccuparti lascia fare a me!” le promise il ragazzo fiducioso con un sorriso.

Dopo le ultime messe a punto partirono, erano tutti nervosi ed eccitati visto che si trattava di una missione pericolosa ma soprattutto perché, per la prima volta, erano da soli ovvero senza che qualche maestro jonin li guidasse. Dopo svariate ore di viaggio finalmente raggiunsero gli shinobi del suono ma ogni volta era la stessa storia, uno di quei quattro si fermava a lottare con qualcuno di loro per permettere agli altri di proseguire. In questo modo entrambe le squadre riuscirono ad avanzare in quanto Choji si fermò a combattere con Jirobo, Neji con Kidomaru e Kiba e Shikamaru rispettivamente con Sakon e Tayuya. Essendo ognuno impegnato a combattere col proprio avversario, Naruto fu l’unico a poter continuare a rincorrere Sasuke. L’inseguimento non durò a lungo e, quando finalmente lo raggiunse, si rese conto di essere al confine della terra del fuoco in quella che veniva chiamata valle dell’epilogo. Naruto ancora ansimante vedendo che l’amico, che gli dava le spalle, era sulla testa di una delle due statue dei fondatori di Konoha che stavano ai lati della grande cascata gli urlò :

“Dove credi di andare?! Fermati!”.

L’altro, che ovviamente aveva percepito una presenza, riconoscendo la sua voce istintivamente pensò:

‹‹Maledizione proprio lui doveva raggiungermi?›› ma poi con voce sprezzante disse “vedi di lasciarmi in pace, ok?”.

“No, non permetterò che tu vada da Orochimaru! Ti riporterò indietro e sappi che lo farò, anche a costo di frantumarti ogni osso!”.

“E tu credi di poter battere me? Sasuke Uchiha? Ma non farmi ridere… Levati dai piedi!”.

“Dici di no? Vediamo!” e nel dirlo spiccò un salto e, atterrandogli vicino, gli sferrò un calcio con la gamba tesa che, sfortunatamente per lui, l’avversario schivò.

“Smettila di essere così ostinato!” tuonò Sasuke.

“No, non lo farò! Non permetterò a nessuno di portarti via da Konoha, né tanto meno da me…per alcun motivo hai capito?” gridò lanciandosi ad afferrarlo per la maglia.

‹‹Da lui?›› “Smettila di dire stupidaggini!” ribatté e, appena riuscì a liberarsi, gli scagliò contro dei kunai.

“Va bene, se è questo che vuoi…ti riporterò indietro con la forza” affermò Naruto più deciso che mai e, senza esitazione mentre spiccava alti balzi per evitare i suoi pugnali, gli lanciò degli shuriken.

“Stavolta farò sul serio” lo avvertì Sasuke che dopo aver attivato il segno maledetto, muovendo velocemente le dita, gli scagliò contro delle palle di fuoco, seguite subito dopo da uno shuriken il quale, nascosto da quelle sfere incandescenti, gli si conficcò nella coscia.

A quella mossa inaspettata Naruto, che era stato colpito mentre era ancora in aria, urlò di dolore e, non riuscendo ad atterrare correttamente, scivolò giù per la cascata ma fortunatamente ebbe il tempo di creare un gran numero di cloni che riuscirono ad aggrapparsi ad uno spuntone di roccia per dare vita ad una catena che gli permise di atterrare nel fiume ad una distanza molto inferiore rispetto a quella iniziale.

‹‹Lo sta facendo, lo sta facendo seriamente…che voglia uccidermi?›› si chiese togliendosi lo shuriken ed immediatamente la mente gli andò a quello scambio di battute avvenute nel cortile dell’ospedale ‹‹non importa devo provarci, l’ho promesso a Sakura ma soprattutto non saprei immaginarmi di stare senza di lui…è troppo importante per me, senza non avrei più nessun motivo di andare avanti››.

Nel frattempo Sasuke, che era ancora in cima alla statua, quando lo vide riemergere gli si lanciò contro e, quando gli fu abbastanza vicino, urlò:

“Allora ti basta? O vuoi che continui?” dopo di che gli sferrò un pungo in pieno stomaco che, data la violenza, portò entrambi sott’acqua.

Naruto, non potendo evitare il colpo, a causa dell’impatto buttò fuori tutta l’aria in un sol colpo e poi, per via della mancanza di ossigeno, iniziò a dimenarsi con forza per poter risalire così da respirare nuovamente e, una volta che ci fu riuscito, ansimante mormorò:

“Perché stai facendo tutto questo? Per quale motivo mi stai tradendo?” e nel dirlo sentì gli occhi pizzicargli a causa delle lacrime pronte a sgorgargli.

“Perché devi farti gli affari tuoi, ora sparisci se non vuoi che ti uccida” ribatté Sasuke di ghiaccio.

“Fallo pure! Perché se te ne vai, se non riesco a riportarti indietro non avrà più senso nulla e tanto vale che muoia!” urlò esasperato e, nonostante fosse ancora tutto bagnato, riuscì distintamente a sentire delle calde gocce scendergli lungo le guance. Si vergognava da morire ad ammettere certe cose fino ad allora tenute segretamente sotto chiave nel proprio animo ma non poteva più tacere, non ora che rischiava di perderlo per sempre, ed in effetti aveva fatto bene visto che, in un certo qual modo, si poteva dire che quelle parole fossero arrivate dritte al cuore del compagno il quale, udendole, non poté fare a meno di chiedersi:

‹‹Quanto di ciò che afferma sarà vero?›› ma che comunque, con il solito tono superbo, disse:

“Se è questo che vuoi ti accontento!” e, avventandosi nuovamente su di lui, gli spinse con forza la testa sotto l’acqua. Lo tenne giù per un bel po’ finché non lo sentì dimenarsi energicamente e, a quel punto, quando avvertì che finalmente aveva perso le forze, gli fece riemergere la testa per poi trascinarlo a riva dove lo sbatté violentemente sull’erba e, guardandolo gelido, continuò “se lo dici un’altra volta ti ammazzo veramente…”.

Tuttavia, nonostante quelle parole così dure, Naruto, ancora tremante e con il fiatone, gli posò le mani sulle spalle e, stringendolo forte, ansimò:

“Lo so che non vuoi, che non potresti mai farlo…non andartene”.

“Lo sto facendo per te, perché non voglio ucciderti…ma devo diventare più forte o non batterò mai mio fratello, lo capisci?”.

“Per quale motivo pensi solo alla vendetta? Perché non puoi lasciarla stare e vivere la tua vita in pace?” gridò.

“Come fai a dire una cosa del genere? Come potrei dimenticare lo sterminio del mio clan e vivere come se nulla fosse? Ridere e scherzare mentre quel bastardo la fa franca? Aspettare tremante il suo arrivo? Continuare a sognare ogni notte i miei genitori che implorano la sua pietà? Dimmi Naruto, è questa l’esistenza che vuoi che conduca?” gli urlò contro confidandogli cose che finora aveva tenuto celate nel proprio cuore.

“No! Io voglio che tu superi tutto questo e viva felice, ti aiuteremo noi a combattere Itachi, tutta Konoha sarà con te… e renderemo giustizia alle vittime di quell’assassinio”.

“Non posso superarlo se non compiendo la mia vendetta. Nessuno di voi può nulla contro di lui, vi ammazzerebbe uno ad uno e alla fine ti lascerebbe per ultimo, così che possa ucciderti con le mie stesse mani ed acquistare il mangekyou sharingan… Và via e lasciami in pace se vuoi fare qualcosa che mi sia gradita”.

“Non posso, lo capisci? Se davvero non vuoi tornare allora uccidimi qui, adesso! Ottieni quel maledetto potere e poi torna al villaggio se è questo che ti serve, ma non andare da Orochimaru…lui è malvagio e ti corromperà l’anima oltre ad usarti, ed io non lo voglio!”.

“Se è davvero questo ciò che desideri…” disse freddo, dopo di che disattivò il segno maledetto ma solo per usare un attimo dopo lo sharingan facendo diventare i suoi occhi rossi come il sangue e gli diede l’illusione di essere tornato bambino, quando veniva allontanato da tutti, evitato, per paura del demone che il suo corpo racchiudeva ‹‹detestami Naruto, detestami con tutto te stesso››.

A quella mossa questi urlò dal dolore, ovviamente non fisico ma mentale. Tutta quella sofferenza era troppa, soprattutto perché finalmente pensava di essersela lasciata alle spalle, insieme all’odio che provava per gli altri e se stesso.

‹‹Perché mi stai facendo questo? Per quale motivo vuoi farmi soffrire?›› si chiese ma poi, aprendo gli occhi e vedendo il suo bel viso, ora senza più le tracce nere che quel maledetto marchio gli imprimeva sulla pelle e pallido, a causa di quanto stava facendo, gli sorrise dolcemente e, carezzandogli una guancia, dichiarò:

“Non funzionerà se sei qui con me…tu sei una di quelle persone che mi hanno salvato dal baratro della solitudine”.

Sasuke, colpito da tali parole, a quel tocco istintivamente annullò l’allucinazione e, spostandogli con uno scatto la mano, gli diede un pugno urlando:

“Smettila!”.

“No, mai! Ti lascio due sole chance: uccidermi o tornare a Konoha con me, quale scegli Sasuke?” disse con rabbia.

“E sia…tu morirai qui, adesso, per mano mia!” e gli diede un secondo pugno seguito da un terzo.

Naruto, non sapendo cos’altro fare, si lasciò picchiare senza protestare e nel mentre, per darsi coraggio, si ripeteva ‹‹forse se mi uccide e ottiene il mangekyou sharingan tornerà al villaggio e, dopo aver compiuto la sua vendetta, vivrà felice›› .

Intanto l’Uchiha, sopra di lui, vedendo che non si opponeva e, ancora più irritato per questo, continuò a pestarlo fino a quando non vide le sue mani chiare tingersi del sangue dell’amico ‹‹perché non reagisci? Vuoi davvero morire?›› e così, estratto un kunai dal suo taschino, lo puntò in direzione della sua gola, lo tenne fermo per colpirlo ma vedendo che l’altro restava con gli occhi aperti si fermò a meno di un millimetro dal suo pomo d’adamo e, cercando di restare il più imperturbabile possibile, chiese:

“È davvero questo che vuoi Naruto?”.

“Se non torni a casa con me, si….” sussurrò sentendo che il dolore di tutte quelle ferite non riusciva a superare quello che avvertiva al cuore ‹‹veramente riusciresti a farmi fuori senza battere ciglio?››.

A quell’affermazione Sasuke sentì le guance bagnarsi, l’amico con quelle dolci parole era riuscito a farlo piangere. Non voleva che lo vedesse, nessuno ci era mai riuscito. Quel semplice gesto per lui era solo un atto di debolezza ma, per sua fortuna, aveva iniziato a piovere e, in una frazione di secondo, quelle lacrime si confusero con le gocce di acqua fredda che cadevano dal cielo e, non appena fu sicuro di non avere la voce tremante, disse:

“Naruto io non voglio tornare indietro”.

“E allora andiamo avanti insieme, costruiamoci un nuovo futuro io e te…” sussurrò sentendo quell’acqua lavare via il sangue caldo che gli copriva il volto.

“Perché fai tutto questo per me?” non capiva.

“Te l’ho detto, sei una di quelle persone che mi hanno salvato dal baratro della solitudine ma, più di tutti, sei stato tu a riconoscere il mio valore… Sasuke io non ho fratelli, né genitori sono sempre stato solo e senza qualcuno che mi amasse o da amare, ma tu…tu sei quel legame che ho a lungo cercato” rispose carezzandogli di nuovo il viso pallido su cui gli occhi neri spiccavano ancora più nettamente.

“Naruto io sono soltanto una persona la cui vita consiste nel portare a temine una vendetta…non puoi chiedermi di rinunciarvi, poiché questo equivarrebbe alla mia morte”.

“E allora ti aiuterò a compierla, farò qualsiasi cosa, persino morire purché tu non cada nelle grinfie di quell’essere disgustoso”.

“Lo faresti davvero? Saresti disposto a diventare un traditore dopo tutto quello che hai fatto per guadagnarti il tuo posto a Konoha?”.

“Pur di stare con te si….” rispose toccandogli il simbolo che aveva sul coprifronte con un po’ di tristezza, amava il suo villaggio ma ancora di più amava Sasuke.

Tuttavia, nonostante il suo tono persuasivo, il ragazzo vide perfettamente la malinconia nei suoi occhi, quindi pensò ‹‹non te lo permetterò›› ma poi chiese “e saresti in grado di starmi vicino?” e nel dirlo si abbassò.

“Si, farei qualsiasi cosa” ripeté fissandolo negli occhi.

“Dimostramelo” sussurrò a fior di labbra.

Naruto osservò quel viso così vicino al suo e, con il cuore che gli galoppava furiosamente nel petto, sollevando appena la testa, posò la bocca sulla sua dicendosi che così finalmente avrebbe scoperto se il suo sapore era veramente come se l’era sempre immaginato e Sasuke, stupito che lo avesse assecondato, lasciò andare il kunai che ancora gli minacciava la gola per baciarlo. Non sapeva neanche lui per quale motivo lo stesse facendo, probabilmente solo perché lo voleva vicino, perché era l’unica persona che amava ed odiava in ugual modo, che non si era mai imposta con lui né tanto meno lo aveva guardato con espressione compassionevole e così, sentendo il pugnale toccare terra, ora che finalmente aveva la mano libera, gli afferrò i capelli stringendoli forte per poi approfondire quel bacio…il suo primo vero bacio. Naruto, a quella reazione, gli circondò il collo con le braccia, voleva sentirlo ancora più vicino a sé, essere confortato dalla sua presenza e sapere che non se ne sarebbe andato ma sarebbe rimasto con lui per sempre, finché la morte non li avesse divisi poiché solo allora lo avrebbe accettato. Nei suoi confronti aveva sempre nutrito sentimenti contrastanti quali rivalità, odio, invidia e affetto senza rendersi conto che era lui, più di ogni altro, a farlo sentire vivo e a spingerlo ad andare avanti nonostante la maggior parte delle persone gli fosse contro. E la cosa più assurda era che se ne era reso conto solo quando aveva visto il compagno steso incosciente su quel letto d’ospedale in quanto, in quel momento, la paura della morte gli aveva fatto realizzare fino a che punto fosse importante e ciò che in realtà provava nei suoi confronti. Intanto Sasuke, sopra di lui, lo ricambiò con veemenza, odiandolo per come si stava comportando e amandolo per essersi lasciato andare, stringendogli con forza i capelli fino a che esausto si staccò e, alzandosi, disse:

“Andiamo, dietro la cascata c’è una grotta…ripariamoci dalla pioggia”.

Il compagno, ancora incredulo per quanto accaduto, lo seguì intrufolandosi in uno stretto pertugio tra le rocce da cui si accedeva alla caverna. Sentiva il cuore galoppargli nel petto così forte da aver paura che, nonostante il rumore dell’acquazzone, l’altro potesse sentirlo ma questo quasi passò in secondo piano se paragonato alle mille emozioni e domande che gli si accavallavano in testa. Fu con questo stato d’animo che, una volta all’interno, finì per fare la domanda più stupida e meno importante in quel frangente, ovvero:

“Come facevi a saperlo?”.

“L’ho vista mentre siamo caduti in acqua” affermò Sasuke per poi continuare “aspettami qui vado a cercare dei legnetti per accendere un fuoco”.

“Si” mormorò Naruto sedendosi a terra e togliendosi la maglia, completamente zuppa, per poterla strizzare. Si sentiva un po’ intontito, probabilmente a causa dei colpi presi e del freddo tanto che fece due starnuti.

Sasuke si fece un rapido giro nei paraggi e poco dopo rientrò con dei rami secchi che fortunatamente ancora non erano stati bagnati e, grazie a qualche sfregamento, diede vita ad una piccola fiamma. Una volta che quest’ultima si fu trasformata in una vera e propria lingua di fuoco in grado di dargli calore, si spogliò a sua volta per far asciugare i vestiti ed intimò all’amico di fare lo stesso. Questi, con un po’ di imbarazzo, si tolse i pantaloni e rimase in biancheria avvicinandosi il più possibile a quel piccolo falò per scaldarsi, non sapendo però cosa dire visto che non aveva capito cosa avesse in mente l’altro e per paura di spezzare quel momento di calma con qualche domanda. Nel frattempo Sasuke attizzò di più il fuoco e, notando che il compagno tremava, gli disse di avvicinarsi. Naruto ubbidì e, sedendosi al suo fianco, così vicino da sfiorargli la spalla con la propria, rannicchiò le gambe portandosele al petto per abbracciarsele ma senza dire ancora nulla.

“Tutto questo silenzio non è da te Usuratonkachi “disse Sasuke per spezzarlo.

“Finiscila cretino! Cosa vuoi che ti dica? E smettila di chiamarmi così!” esclamò ritrovando la voce anche se quello che l’altro aveva detto era vero.

“E come vorresti essere chiamato allora? Rovina-piani ti suona meglio?”.

“Si!” disse con un largo sorriso ‹‹questo vuol dire che ci sono riuscito veramente?›› si chiese speranzoso.

“Bene allora guastafeste…come pensi di farti perdonare per questi?” mostrandogli alcuni lividi che aveva sul corpo.

“Guarda che me ne hai fatti anche tu!” disse indicandosi la faccia e alcuni punti che gli facevano male “e poi se fossi stato più ragionevole non li avresti…” rincarò facendogli una linguaccia.

“Ma io so come rimediare” e nel dirlo gli si avvicinò ‹‹dato che siamo in ballo, balliamo…›› pensò Sasuke al quale ciò che avevano fatto poco prima non era dispiaciuto affatto e tranquillo che quelli del suono non lo avrebbero disturbato poiché, ammesso che fossero ancora vivi, sarebbero stati troppo presi a leccarsi le ferite che sicuramente i suoi compagni gli avevano inflitto.

“C-cioè?” domandò Naruto un po’ incerto, non capendo bene cosa avesse in mente e troppo innocente per arrivarci.

“Secondo te?” sussurrò mettendosi a carponi e avvicinandosi lentamente.

“Io…ecco, non saprei…” balbettò lasciandosi andare le gambe e, portando le braccia all’indietro, poggiando i palmi vicino ai propri fianchi, inclinò un po’ il capo per poterlo guardare meglio.

“Ingenuo…” disse inarcando leggermente le labbra in quello che parve un sorriso malizioso.

“Non sono così, non trattarmi come un bambino!” protestò l’altro.

“Ah no? Però non ti scopri…”.

“E che altro dovrei fare o dirti, eh?” chiese con rabbia e avvicinandosi per poterlo fissare negli occhi ‹‹ti ho implorato di fare qualsiasi cosa di me purché non te ne andassi, che altro pretendi?››.

“Non voglio le tue parole ma le tue labbra stupido!” affermò dopo di che, senza neanche aspettare la sua reazione, le unì.

Naruto rimase stupito che il compagno lo avesse cercato di nuovo, pensava che quello di prima fosse stato solo un qualcosa dettato dal momento ma fu con gioia che lo ricambiò prendendogli il viso tra le mani. Si ricordava ancora il loro primo bacio avvenuto per sbaglio il giorno in cui li avevano messi in squadra insieme, ma come era diverso questo…così bello!

‹‹È una sensazione stupenda…sembra che ci siamo solo noi due, vero Naruto? È questo che vorresti? Ma non si può, io ho la mia vendetta mentre tu il tuo sogno…entrambi abbiamo uno scopo e non possiamo rinnegarlo…lo sai questo, vero?›› si domandò Sasuke senza però avere la forza di staccarsi da quel bellissimo contatto e spingendolo di spalle per potercisi sdraiare sopra e, non appena lo fece, Naruto gli circondò il torace con le braccia passandogli le mani sulla schiena dalla pelle liscia e calda in confronto alla sua fredda. Non sapeva bene cosa stessero facendo, come aveva detto l’altro era ingenuo ma nonostante questo deciso e, se quello fosse servito a farlo felice e a tenerlo legato a sé, lo avrebbe assecondato fino in fondo.

‹‹Si, ti starò a fianco, del resto non m’importa niente. Persino il mio desiderio di diventare Hokage è nulla in confronto al sentimento che provo›› pensò mentre gli carezzava timidamente la lingua con la propria.

Sasuke, dal canto suo, continuò ad assaporarsi ogni secondo di quel bellissimo momento fino a che staccandosi, appoggiando la testa sul suo petto, disse:

“Sei freddo”.

“Allora rimani in questa posizione così mi scalderai” rispose passandogli la mano tra i capelli neri, e morbidi.

E così il compagno lo strinse forte chiudendo gli occhi, gustandosi quei dolci tocchi fino a che, dopo molto tempo, non avvertì la presenza degli scagnozzi di Orochimaru. Solo allora si alzò e, guardandolo dritto negli occhi, sussurrò:

“Perdonami” e, mettendogli una mano dietro la schiena e, grazie ad una tecnica che aveva copiato ad un jonin durante un combattimento, senza esitazione premette un punto del suo corpo che lo avrebbe paralizzato per una buona mezz’ora, il tempo che gli sarebbe bastato per scappare e non essere inseguito. A quel gesto inaspettato Naruto non ebbe nemmeno il tempo di reagire tanto l’altro fu fulmineo e, non appena si rese conto di essere stato bloccato, urlò:

“Sasuke! Cosa vuoi fare disgraziato?!?”.

“Mi spiace Naruto ma non posso permetterti di gettare via la tua vita e il tuo sogno per me… Tu devi diventare il nuovo Hokage…ricordi?”.

“E come posso farlo se non sono nemmeno capace di proteggere una sola persona? Come potrei difendere il villaggio se non sono in grado di farlo con te?!?” gridò cercando di opporsi a quella tecnica con tutte le sue forze ma inutilmente.

“Lo farai…” affermò e, dopo avergli preso il volto tra le mani mormorò “non seguirmi ti prego… Se sopravviverò sarò io stesso a tornare da te, è una promessa…”.

“Non ti credo…non lo farai” bisbigliò sentendo gli occhi riempirsi nuovamente di lacrime.

“Te lo prometto Naruto…” disse asciugandogliele ma allo stesso tempo sentendo le sue stesse guance rigarsi per la seconda volta “te lo prometto…” ripeté, dopo di che si alzò e, rivestendosi, continuò “tra poco potrai muoverti, quando sarai in grado di farlo torna al villaggio”.

“No! Finché avrò vita, finché respirerò continuerò a cercarti e la prossima volta ti riporterò indietro con me a qualunque costo!”.

“Tu non lo farai sono stato chiaro? O non mi vedrai mai più” sentenziò gelido come il ghiaccio poi, senza neanche voltarsi, si diresse verso l’uscita.

“Sasukeeeee…traditoreeee!” singhiozzò l’altro, sentendo che il cuore stava per spezzarsi.

Ma questi, cercando di non badare ai suoi lamenti, oltrepassò la cascata e poco lontano trovò gli altri seguaci di Orochimaru che, non vedendoli arrivare, erano andati a cercarli e, dopo aver constato che gli altri quattro erano morti, lo accompagnarono al covo del loro capo.

Naruto rimase lì, immobile, a piangere in attesa che quella maledetta tecnica perdesse la sua efficacia e, non appena poté muoversi, si rannicchiò abbracciandosi le gambe, cercando di illudersi che era stato solo un brutto sogno, che in realtà Sasuke era ancora con lui, che non aveva fallito, che non aveva perso la persona per lui più preziosa. Rimase così a rimuginare e, solo dopo molto tempo, ebbe la forza di alzarsi per rivestirsi poi, ripercorrendo il passaggio angusto, tornò all’aria aperta vedendo che non pioveva più e il sole oramai faceva capolino dalle nubi. In lontananza sentiva dei cani abbaiare e immaginò fossero i segugi di Kakashi-sensei che lo cercavano. Allora alzò il capo fissando quel cielo ora terso e, estraendo un kunai, si fece una ferita sulla mano da cui sgorgò del sangue.

“Giuro sulla mia vita che ti verrò a cercare e ti riporterò a casa Sasuke e così realizzerò il mio più grande sogno, trovare la felicità con te!” esclamò sentendo che la speranza non era morta anzi era più vivida che mai.

In quel momento l’Uchiha era arrivato al covo e, dopo aver incontrato Orochimaru, era stato portato nella sua stanza, la quale aveva più l’aspetto di una cella piuttosto che di una camera e, una volta sdraiatosi sul letto, mentalmente si disse:

‹‹Perdonami Naruto…te lo prometto, prima o poi tornerò da te…e allora non ti lascerò più›› e man mano che lo pensava cercava lui stesso di credere a quelle parole che sembravano dargli un minimo di conforto dato che era perfettamente consapevole del fatto che molto probabilmente nel suo scontro con Itachi avrebbe perso la vita.

Autore: kira

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