• 1 Commenti

Autoconclusivo

Autoconclusivo

premetto che i personaggi – tranne quello principale cioè Naoko – non sono una mia invenzione e che il Maestro Sadamoto Yoshiyuki – sempre sia lodato XD – ne detiene tutti i diritti

una piccola variazione sul tema^^

Perchè doveva finire in quel modo….

non era che un idiotissimo test…

eppure…

è successo.

Ho capito che qualcosa non andava dal momento in cui Toji-kun ha indossato la maledetta plug suit: glielo si leggeva negli occhi. Aveva una paura fottuta. Non era da lui inginocchiarsi piagnucolando aggrappato a qualcuno; Shinji me l’aveva raccontato, Toji-kun che tremava come una foglia, mentre ancora spavaldo si diceva “E’ una gran cosa, diventerai il pilota di un Evangelion…se ce l’ha fatta quel cagasotto di Ikari vuoi che io non ci riesca?”…

Avrei dovuto esserci io, al suo posto. Lo avrei preferito.

Anche se dovessi morire, a nessuno importerebbe, perchè l’unica persona per cui contavo qualcosa se n’è andata, stritolata in un accartocciarsi stridente di lamiere, il suo sangue che si mescolava all’LCL che pioveva dalle mani dell’Eva 01 fino in terra, e io ero lì sotto…

Guardavo e non potevo fare nulla. Toji-kun ormai era morto.

E non l’ho nemmeno degnato di una lacrima.

Il suo sangue mi rigava la faccia, e io non dicevo nulla.

Ci eravamo visti, qualche giorno prima: mi aveva subito abbracciata, come volesse dirmi qualcosa e non ci riuscisse. Mi aveva baciato sul collo, stretto forte al petto…Toji-kun…

lo conoscevo da poco io…

–mi ero trasferita da soli due mesi a Neo-Tokyo 3: andavo fiera del nome scritto sul campanello del mio appartamento.

Naoko Ayanami….sorella gemella di Rei Ayanami….pilota sostitutivo dell’unità Evangelion 00.–

….quel giorno io e Toji-kun rimanemmo insieme non so quanto tempo: ci svegliammo insieme, la mattina dopo, nudi e abbracciati sul suo letto. I suoi non erano in casa….

“Naoko.”

“Naoko!”

“…Sì?”

“Concentrati, maledizione. Il tuo tasso di sincronia sta scendendo. Ma che ti succede oggi?”

“…niente. E’ tutto a posto.”

Il capitano Katsuragi si stava arrabbiando. “Devi rimanere concentrata se vuoi che…”

L’allarme iniziò a suonare…

“CHE SUCCEDE?”

“Diagramma d’onda: BLU:”

“Un angelo…”

“No, non si tratta di un angelo: è qualcosa di molto strano.”

Intanto tutte le sirene del quartier generale si erano messe a strillare, prefiche a lutto che predicono la fine ineluttabile.

Nei cieli di Neo-Tokyo una figura gigantesca e minacciosa avanzava inesorabile fra gli edifici, con calma, pacatezza, quasi non avesse alcuna fretta di arrivare: il lavoro attorno ai Magi e al Central Dogma brulicava come un formicaio dopo che un bambino, crudele ma inconsapevole, distrugge il misero mucchietto di terra e fa strage di innocenti.

“Merda! Ma che diavolo è?!”

“Sospendere il test d’attivazione dell’unità 00: esplulsione del plug e inserimento del Dummy System.”

“No.”

La voce del comandante era fredda e distante, ma potente come una pugnalata nel petto.

“Ma, comandante Ikari…”

“E’ una buona occasione per valutare veramente le qualità del nuovo pilota – disse rivolgendomi uno sguardo maligno – Preparati a combattere, Naoko.”

Come risposta gli sbattei in faccia il mio silenzio ostinato: intanto il mio pensiero andava a Toji-kun, e a quanto avrei voluto prendere Gendo con le mie mani e stritolarlo fino a ridurlo come la sua follia ha ridotto la sola persona che abbia mai avuto riguardi per me…

Il comandante finse di aver accolto il mio assenso: l’Eva 00, posizionato sulla rampa, attendeva solo di essere sparato fuori dal Geo Front. Io aspettavo.

Bam.

L’impatto con il portellone chiuso fu tremendo: mi faceva male la nuca e non riuscivo a respingere la rampa di lancio che mi spingeva contro la lamiera; il gigante vi si era posizionato sopra per bloccarmi la via d’uscita.

Misato prese il telefono: “Contattare immediatamente gli altri piloti delle unità Eva e…”

Gendo la fulminò con lo sguardo. Misato posò la cornetta:”Perchè solo uno?”

Il comandante non rispose. Si voltò a guardare lo schermo principale, e il suo viso si fece serio, quando vide che l’odio traspariva da ogni poro del mio corpo.

“Ti ammazzerò, Gendo. Lo sai questo, vero?”

“Ne prendo atto – disse senza scomporsi – se non ti ucciderò prima io.”

Quella fu l’ultima parola che riuscii a sentire: uno scoppio tremendo mi esplose nelle orecchie – sentivo il sangue colarmi dal timpano destro ma non potevo nemmeno togliere le mani dai comandi: un gigantesco essere umanoide che poteva essere qualsiasi cosa mi era piombato sulle spalle sfondando il portellone e trascinandomi lungo i binari della rampa di lancio. Aprii le braccia per frenare la caduta libera.

I palmi delle mani mi bruciavano. Mi scoppiava la testa. Il gigante era sempre lì, appeso dietro al mio collo: doveva pesare qualcosa come 2 o 3000 tonnellate, e la forza cinetica che mi spingeva in basso verso il GeoFront era incontrollabile.

Alla fine mi ancorai alle pareti anche con i piedi, ma il tubo di lancio stava finendo; mi sarei schiantata nella gabbia di lancio dell’Eva e il peso del gigante mi avrebbe stritolata.

Non so come il tubo finì, e mi ritrovai a roteare nell’angusto spazio fra l’alcova e le rampe. Atterrai senza volerlo con i talloni sul muso del gigante: sentii uno scricchiolio potente e le ossa frontali del mostro si incrinarono. Preparai i pugni per sfondargli la faccia ma lui fu più veloce e afferrò il braccio sinistro dell’Eva spezzandolo all’altezza del gomito.

Urlai. Urlai talmente forte che persino l’Eva emise un gemito assordante e infinito: non sentivo più la mano sinistra, e quella dello 00 pendeva inerme dall’avambraccio rotto.

Visto che il sinistro non potevo più usarlo, caricai la forza di entrambi i comandi manuali sul braccio destro e infilai tutta la mano nei buchi della faccia del gigante. L’interno ribolliva caldissimo e il mostro si dimenava disgustoso sotto la mia stretta.

Chiusi la mano e gli strappai la faccia: le rampe si riempirono di liquido appiccicoso che mi schizzò dappertutto. Gli infilai di nuovo la mano nel corpo e iniziai a tirare.

Dall’interfono sentii Maya che vomitava: era uno spettacolo orrendo, guardare me che massacravo a mani nude un mostro di quelle dimensioni…come Gendo aveva lasciato che Toji-kun venisse massacrato dal malvagio cervello della Dummy Plug…

Quando finalmente mi fermai, tutt’intorno pareva un carnaio di dimensioni colossali: nessuno aveva avuto il coraggio di fermarmi.

Solo Shigeru aveva detto qualcosa: “Obbiettivo…nullificato…” e poi anche lui aveva avuti dei conati di vomito.

Da Misato e Ritsuko nessuna reazione.

Gendo mi osservava arrancare furiosa fra i resti del gigante e sorrideva. Avevo capito, ormai: non era un angelo, era un gigantesco burattino che Gendo aveva usato per cercare di ammazzarmi. Gli ero diventata scomoda, oramai, preferiva usare mia sorella Rei per i suoi fottutissimi progetti per diventare Dio…

Misato diede l’ordine di esplulsione dell’Entry Plug. Mentre l’LCL fuoriusciva dalla capsula mi sentivo come se una parte di me fosse svanita, la mia parte di bambina allegra e sorridente. Ora un’ombra nera era scesa su di me, e invocava la vendetta.

Ritsuko venne a prelevarmi alla gabbia per raccogliere dati di non so quale tipo; mi avvicinai a lei e le sfilai la pistola da sotto il camice senza farmi scoprire, e poi iniziai a correre.

Non serviva nemmeno che guardassi dove andavo: avevo percorso talmente tante volte quei corridoi che erano entrati a far parte di me. Mi avevano vista nascere: ora avrebbero assistito alla fine della partita.

Ritsuko aveva allertato i poliziotti che ora mi seguivano e mi gridavano di fermarmi, e che mi avrebbero sparato se non avessi obbedito.

Mi girai ed esplosi un colpo: “Non sono più una brava bambina; le brave bambine obbediscono, ma io no.”

Dovevo aver colpito qualcuno; le pallottole e le imprecazioni risuonavano dietro la mia testa. Il dolore alla nuca era sparito, il sangue all’orecchio si era fermato.

Ed ero arrivata da Gendo.

Non fece nemmeno il gesto di alzarsi: gli puntai la pistola in faccia e premetti il grilletto.

Ero stata troppo lenta. Mentre cercavo di sparare con quel ferro pesante lui aveva fatto in tempo a scansarsi, estrarre la sua arma e fare fuoco in direzione della mia fronte.

L’ultima cosa che vidi fu un fiotto caldo e rosso sprizzare dalla mia testa, un rosso così bello che mi ricordava le giornate con Toji-kun passate senza fare nulla, sdraiati, abbracciati, sudati.

Il sapore della sua bocca mi mancava da morire.

Caddi a terra senza dire una parola. Non avevo avuto la mia vendetta. Non avevo potuto disporre liberamente dei miei ultimi attimi sulla terra, come del resto non era stato concesso nemmeno al mio amore.

Ma del resto, noi uomini non siamo forse altro che bambole nelle mani del destino?

Autore: *YuYu*

Scritto da *YuYu* il nelle categorie: