• 1 Commenti

Autoconclusivo

Autoconclusivo

Ahem…sperando che abbia fatto tutto bene *mette il cappuccio alle orecchie* metto una oneshot, uno yaoi scritto in pratica °°’ bè, non so che altro dirvi se non: leggete e commentateeeee, thx! :P

I personaggi di questa fic sono mia invenzione, cui ne “detengo” tutti i diritti

Freddo. Le ventate ai lati del piccolo motorino a due ruote, mi attraversavano la pelle, la carne…mi facevano sentire brividi che mi costringevano a lasciare la presa del portapacchi ed aggrapparmi di fretta a Stefan, che guidava davanti.

La testa mi girava vorticosamente, potevo sentire distintamente i rumori delle macchine che passavano vicino, mentre ero appoggiato sulla sua schiena, ad occhi chiusi. Le luci delle auto apparivano e scomparivano come grandi cartelli pubblicitari con tanto di insegna luminescente. La mente lavorava il minimo indispensabile. E ad un tratto…una curva improvvisa, su quella strada totalmente dritta…

Stefan ma che fai…questa mica è casa mia, misà che sei un bel pochetto rincoglionito, ne?” il piccolo mezzo blu notte si immerse in un grande cancello, circondato di grano ed erba. Nei pressi del viottolo d’entrata, appariva qualche metro d’erba colta, che donava un senso di tranquillità e calma.

“Vieni”mi prese per il polso, trascinandomi poi per la mano fino al prato, dove mi mandò poco più in la e si mise in posizione “di lotta”

“Ed ora che vorresti fare”sorrisi malizioso, ero completamente ubriaco e non pensavo a nient’altro che ad eccitarmi

Scazzottata notturna, come facevamo da bambini, ti ricordi? Io che ti rompevo sempre perchè avevi la cartella delle tartarughe ninja, e tu che mi venivi addosso, cercando di menarmi, hahaha”alla fine della frase, aggiunge una cosa che mi è rimasta per sempre impressa nella mente. Stampata, tatuata nell’angolo più buio della memoria, quello dove quando tutto il mondo mi abbandona, viene fuori e mi sorregge, mi fa ricordare…: il suo sorriso. Il suo splendido sorridere sincero, vero, divertito…come se dovesse nascondere a qualcuno che lui sapeva tutto del mondo, sapeva tutto della vita…e io non lo perdonai mai per non avermi mai dedicato le attenzioni che volevo…

Volevo…lo volevo.

Volevo lui, il suo corpo e la sua persona.

Ora, in quel momento, assolutamente.

Feci finta di assumere una posizione da battaglia e poi presi la rincorsa per caricarlo, essendo diventato con gli anni poco più grande di lui, lo travolsi e lo atterrai.

Non lo feci rendere conto di nulla. Semplicemente gli salii a cavalcioni fino al bacino.

“Ahia…mi hai fatto male! Coglione!”

“Stai zitto.”

“M…mmf…” lo zittii con un bacio. Dall’alto della mia perversa ubriachezza, mi appoggiai con le mani sopra le sue, distese sul prato, e con le labbra rasentando le sue, sfiorandole, provandone l’estremo piacere dello strusciare dolcemente. E poi la passione: il momento in cui unii labbra, lingua, corpo e mente a lui, a quella serata, a quell’istante…

Infilai la lingua di violenza, toccando la sua. Iniziai ad assaporarla come si assapora un pezzo di carne: la toccavo, mi allontanavo e trascinavo con me un suo labbro, poi di nuovo avanti, per dominarlo, per avere il controllo della situazione e sentire di nuovo la bocca umida, la mia lingua strusciarsi contro la sua. Lui non si muoveva, non diceva niente, era soggiogato e messo in modo che anche muovendo un solo muscolo si sarebbe ritrovato il peso del mio corpo sopra, a bloccarlo.

Ed ancora un bacio, due…un susseguirsi di eccitazione, un aprirsi di mondi nuovi, ognuno con un colore diverso. Forse per le troppe birre, forse per lui, forse per il fatto che sarebbe stata la prima volta per me, tante cose potevano essere…ma i mondi e i colori erano lì. Fermi dentro le nostre bocche, dentro le nostre anime.

Lasciai le sue braccia alzate sopra la sua testa, per scendere lungo le spalle, le costole e i fianchi, scendere fino ad arrivare alla sottile striscia dei pantaloni.

“Hai i pantaloncini da calcio, ottimo…mi eccitano”

Gli alzai la maglietta, portandola fin sopra il petto, lui se la levò di sua iniziativa, mentre io seguivo le montagne del suo petto, passando come una croce e lasciando un filamento che luccicava alla luce della luna. Il suo corpo al chiaro della luna sembrava latte, perfetto. Non una piega di troppo, non una piega in meno…era perfetto. E volevo godermi la perfezione.

Scesi dando leggeri baci fino ad arrivare alla pancia, all’ombelico, dove con un gesto lui mi staccò, dicendomi di togliere la maglia. Feci e la buttai da una parte, accorgendomi che solo qualche metro più in la v’era l’autostrada, con le sue auto a fari accesi, con il nascondere nell’ombra ciò che stavamo facendo.

Gli abbassai i pantaloni sorridendo nervosamente, con le mani tremanti, eccitato come mai. Glieli tirai via in un gesto solo, essendo elasticizzati; li buttai da una parte, dove il vento voleva. Rimase il suo corpo glabro con solo intimo addosso. Scesi dall’ombelico all’inguine, dall’inguine posai le mani sul suo petto, assestai le gambe in modo da bloccargliele e iniziai a baciare intorno al suo sesso…iniziai a toccare prima con il naso, poi con la bocca il mio obiettivo, il mio desiderio…

Gli abbassai l’intimo grigio tenendolo tra i denti, facendolo poi scivolare lungo le sue gambe e buttarlo per terra. Decisi di levarmi anch’io i pantaloni: tutto ciò che ci rimaneva addosso erano calzini e intimo da parte mia, così mi eccitai alla vista del suo corpo completamente spogliato; il chiarore della pelle, la perfezione. E lo osservai. Osservai il punto che avrei usato per il mio piacere, per il mio godimento. Era ancora tumido, non completamente pieno dell’orgoglio maschile, così lo presi con una mano e ne toccai la punta con la lingua, sorridendo sempre più malvagiamente sentendo i piccoli gemiti che provenivano da Stefan, che nel frattempo era sceso con le mani nei miei capelli.

Lo toccai, lo mossi e si irrigidì di colpo, la sensazione di allungamento mi fece percorrere un brivido lungo la schiena, i sensi si chiusero e lo misi sulla lingua, serrando dolcemente le labbra intorno alla pelle, che mi faceva perdere col suo sapore, così intenso da farmi girare la testa. Uno, due affondi e poi…poi iniziai a salire e scendere sul suo petto con una mano, con l’altra aiutare la bocca a compiere il gesto orale: prima lento, poi veloce, sempre più veloce, sempre di più, il membro umido era una luce perlacea ogni volta che smettevo, e ricominciavo, sentendo i gemiti sempre più forti di Stefan. Il piacere lo avvolgeva, lo sentivo, e le sue mani mi invitavano ad andare sempre più a fondo. Poi mentre il suo corpo reagiva muovendosi ad ogni mio stimolo del glande, decisi di mettermi da una parte, tenerlo tra le dita e baciare Stefan. Era tutto un sogno per me, e volevo viverlo come dicevo io.

Mi appoggiai velocemente vicino a lui, baciandolo come prima, con la lingua, a piccoli tocchi, e lui mi prese per un fianco, mentre io avevo il suo tra le mani, e proprio poco prima che staccassi le mano mi ritrovai l’intimo a contatto con il suo liquido seminale, la bocca intenta a volgere nella mia, le mani stringermi a lui, a mischiarmi con tutto ciò che era lui in quel momento. Mi tirò sopra di sè, mi tolse gli slip bagnati e a quel punto lo sentii proprio a contatto con il mio. Stava ancora venendo sopra di me.

“DIO…STEFAN…!”urlai stringendolo al petto, dove lui stava ripetendo ciò che avevo fatto io poco prima…velocemente gli scivolai poco più sopra, divaricando le gambe, guardandolo per un attimo intensamente negli occhi, allungandomi sopra di lui e chiedendogli con lo sguardo deciso.

“Fammi morire.” e sorrisi, sorrisi come non avevo fatto mai. Sorrisi perchè non avevo altro a cui pensare? Sorrisi perchè quello era tutto ciò per cui avevo combattuto tutti quegli anni…sorrisi perchè stava prendendo lui l’iniziativa finalmente. Mi volevo far trascinare dal suo entusiasmo…

“Chiuditi quella bocca.”mi prese una mano e me la portò davanti alla bocca. Poi si prese con una mano il membro, lo drizzò, poi mi prese i fianchi e…

Cristo santo…cristo santo!!!”la voce fu soffocata in parte dalla mano davanti alla bocca, ma gli occhi si riempirono di lacrime, essendo per me la prima volta.

Infilò fino a metà pene, io che scendevo e salivo lentamente, mischiando il piacere al dolore, il disagio di quel corpo dentro il mio mischiato con il piacere di avere Stefan dentro di me, iniziò a darmi il tempo lui, sollevandomi, abbassandomi. Sempre più veloce, ed io gemevo, gemevo e cercavo di soffocare gli urli. Ed infine, quando rivolsi gli occhi alla luna, come per ringraziarlo, lui mi penetrò con tutta la violenza che aveva in corpo. Mi abbassò con una forza immane sopra il suo, facendomi scappare un urlo senza che avessi la mano davanti alla bocca, che insieme all’altra era appoggiata sul petto di Stefan

“PORCA pu||@n@…!”lo sentii completamente dentro di me, ero completamente sbandato, e i sensi iniziavano ad abbandonarmi, ma non riuscivo a trattenere un sorriso di piacere ed un gemito ogni volta che affondava dentro di me, i suoi unici gesti erano il muovere le braccia a tempo e fare una smorfia di dolore ogni tanto. Era freddo, tagliente e…terribilmente sensuale. Nonostante il suo atteggiamento ero sempre più invogliato a continuare, sempre più…tanto che mi abbassai dalla mia posizione inginocchiata per andare a baciarlo prima sulle labbra, poi sul collo, poi di nuovo con la lingua, in bocca. Ma stavolta non ero io ad essere il violento, lui aveva preso una carica improvvisa, aveva rotto il giogo che gli avevo imposto, mi possedeva, ed io non potevo fare altro che sentire a pelle il suo, le mani stringermi i fianchi e tutta una serie di emozioni ed istanti che non saprei mai spiegare.

Sotto le stelle più accese, sotto la notte più buia, andammo avanti per 5-10-20 minuti…chi lo sa, per me quello era l’istante della mia vita, la mia vita riassunta in un istante, e non avrei mai potuto dire quanto sarebbe durato; mentre i miei gemiti iniziavano ad affievolirsi, sentii il corpo di Stefan iniziare a piegarsi, contorcersi ed irrigidirsi, si staccò dal bacio, si staccò da me, ma lo tenne dentro, dentro di me. Un’ondata di fluido caldo mi avvolse da dentro, mi fece serrare gli occhi e cercare di gridare con tutta la forza che avevo, ma uscì solo che un esile “Mio Dio…sto venendo!”. Era la prima volta che grazie alle sensazioni datomi da qualcun’altro, riuscivo a venire nel suo stesso momento, e lui ancora si agitava sotto di me, ancora i fiotti caldi si perdevano nel mio corpo, ancora i miei fiotti caldi scendevano implacabili sul suo stomaco.

In un silenzio che spazzava via il mondo, gridammo dentro di noi. Gridammo quel che era successo: tentai di alzarmi da lui, ma ottenni solo di scivolare da una parte. Estenuato, Stefan uscì da me, uscì dal mio corpo e dalla mia anima. Ma entrò nei miei pensieri, nella mia testa, nel mio cuore. Restammo lì per un po’, io ad occhi socchiusi, distrutto ed appoggiato con una mano al suo petto, mentre lui cercava di prendere i suoi pantaloni per tirarne fuori un pacchetto di fazzoletti

“L’hai voluto fare…hai voluto fare sesso con me…o forse era amore?”le sue parole mi giungevano come da oltre un muro, ma mi trafiggevano comunque

“Ma io…no, credo fosse…”impallidii, un po’ per il non sapere la risposta, un po’ per la sbronza che iniziava a dare i suoi effetti: feci in tempo solo a girarmi e mettermi a quattro zampe prima di avere un rigetto.

Senza dire una parola Stefan mi si avvicinò anche lui a 4 zampe, e tenendomi la testa per i capelli, mi puliva la bocca con il fazzoletto.

“Io..Stefan…scus…”

“Sta’ zitto. Mi dà fastidio la tua voce.”raggelai. Aveva raggiunto una freddezza assoluta, mi stava dicendo che avevo rovinato tutto ciò che era la nostra amicizia, tutto ciò che era stata la nostra vita vissuta assieme. Era tutto ciò che faceva, che mi riempiva di certezze sulle conseguenze del mio gesto.

“Rivestiti. Andiamo a casa.”

Mi aiutò a rialzarmi, visto che barcollavo a destra e a sinistra, con il tipico senso di disagio della prima volta. Ero svuotato nel corpo, nel cervello…tra la recente vomitata e la vicenda sessuale appena consumatasi avevo stremato il corpo. Salii sul motorino e mi appoggiai a lui, che per sicurezza mi tenne una mano per tutto il viaggio.

Mi portò fino a sotto casa mia, dove poi mi lasciò

“Ci sentiamo”dissi speranzoso, con un grosso sorriso compiaciuto

“Notte”fu freddissimo. Trafisse quella poca anima rimasta dentro di me, come fosse una lancia. Se dovevo morire, quello sarebbe stato il momento giusto.

Ed oggi, mi ritrovo a parlarne su un vecchio foglio, a scrivere i miei ricordi che lascerò a lui, a Stefan. Perchè lo so che mi ripudiò come amico, lo so che tra noi ci sarà sempre quel ricordo vivo…ma dentro di me, accanto a mia moglie e i miei figli…rimarrà per sempre lui. Rimarrà per sempre fresco e vivo, così come lo era quella notte. Ed io finchè non riavrò quei momenti, sarò barcollante e privo di forze. Proprio come quella sera.

Autore: Ukeboy

Scritto da Ukeboy il nelle categorie: