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Autoconclusivo

Autoconclusivo

Eccone un’altra Yuki x Shuichi!
In realtà questa avrei dovuto postarla prima di Miracle dato che è la mia prima ficci su Gravi, però… la posto adesso! Fatemi sapere cosa ne pensate, commentini, commentini! Grazie a tutti!

Era lì, seduto sulla sponda del letto, la testa fra le mani. Non sembrava molto allegro, anzi, pareva molto triste. La persona in questione, era un ragazzino di 19 anni, aveva i capelli non troppo lunghi, di colore fucsia e due bellissimi occhi azzurri. Stava tremando, come se fosse arrabbiato. I pensieri che gli vagavano per la testa erano sempre gli stessi, anzi, solo uno. Pensava sempre a lui, a quella famosa litigata.

Litigata. Proprio quel giorno, che aveva scritto una canzone per lui e voleva cantargliela. Lo aveva beccato in una delle classiche giornate no, e quando capitava a lui, era un bel problema. Lui… il bellissimo Yuki Eiri, il famoso ragazzo esordiente scrittore di romanzi d’amore, popolare, soprattutto fra le ragazze. Era davvero un bel ragazzo, biondo, capelli corti e degli occhi favolosi, nei quali chiunque vorrebbe perdersi. Erano di colore castano, quasi dorato, ed un taglio bellissimo, allungato quasi come un gatto.

Tutto nacque da quando il piccolo Shuichi Shindou mise piede in casa del biondo, come al solito arrivava saltellando, era sempre contento, era sempre iperattivo, e per l’appunto, Yuki aveva un mal di testa atroce.

“Ciao Yuki!!” il biondo si voltò a guardarlo con lo sguardo un po’ seccato e tornò a guardare il notebook sul quale stava scrivendo il suo romanzo, il ragazzino, si stupì del comportamento dell’altro, di solito lo risalutava sorridendogli… “Ehy! Yuki? Mi hai sentito?” il biondo si voltò di nuovo, fulmineamente stavolta e con due parole lo stroncò.

“Ciao Shuichi! Ora… FAI SILENZIO!” il ragazzino ci rimase malissimo, ma fece finta di nulla, si allontanò verso il bagno e si chiuse dentro.

Appena fu dentro, si chiese perchè lo avesse trattato così, ma rimosse quel pensiero, era logico che ogni tanto poteva capitargli, non l’aveva mica fatto apposta, così, sorridendo a se stesso nello specchio, si spogliò e si infilò sotto il getto d’acqua della doccia.

Poteva sentire il tepore dell’acqua che cadeva sul suo corpo, quel corpo più volte toccato, accarezzato, morsicchiato e leccato dal bellissimo Yuki. Ogni volta che lo toccava, sentiva mille brividi percorrergli il corpo e bruciargli dentro al cuore. Si sentiva importante con lui.

Improvvisamente, gli passò un pensiero strano per la testa, che non si era mai chiesto, e che nessuno si sarebbe mai chiesto.

‘Come fa uno come lui a frequentare uno come me? Lui è l’apice della bellezza, è serio, intelligente, non sbaglia mai nulla, è adorato da tutti, ed è uno scrittore di romanzi… io cosa sono? Un ragazzino stupido che scrive canzoni altrettanto stupide, con un colore ridicolo di capelli, con una parlata stupida e ignorante, non capisco mai nulla finendo per sbagliare tutto. Poi… sembro una donna… quante volte mi hanno scambiato per una ragazza? Non è che per caso lui… mi bacia vedendo in me una donna? No! Impossibile! Perchè vado a pensare a tutto questo? Eppure ha fatto anche l’amore con me, cosa gli costava andare a cercare una donna e farlo nel modo giusto? Se gli facevo schifo, gli faceva schifo anche fare sesso con me. Non so più cosa pensare, oh, Yuki! Ah! Ma dopo devo farti ascoltare la mia nuova canzone!’.

Mentre continuava a pensare alle sue paranoie, si sciacquò dalla schiuma soffice e uscì dalla doccia. Ora sì che si sentiva libero e pulito. In sala prove aveva sudato tantissimo.

Si mise un paio di boxer puliti e dei pantaloncini blu da calcio. Uscendo dal bagno incontrò lo sguardo serio di Yuki, che lo riabbassò per conitnuare a scrivere.

Shuichi gli si avvicinò e lo abbracciò da dietro, quanto era bello? Gli era piaciuto sin da subito. Poteva sentire quel corpo perfetto a contatto con le sue dita. Mise una mano in tasca, e strinse a sè il foglio con la canzone fra le dita, sorridendo a se stesso.

“Yuki-kun…” mentre pronunciava il suo nome avvicinò le labbra sul suo collo, ma il biondo, lo respinse con una mano, ma il ragazzino dai capelli fucsia pensava l’avesse fatto apposta, così riprovò a baciarlo, ma si scansò nuovamente. Shuichi si stava iniziando a preoccupare, sciolse il contatto con Eiri e stette in piedi a guardarlo con uno sguardo offeso.

Dopo un po’, sentendosi osservato, Yuki si voltò a guardarlo chiedendogli cosa avesse da fissarlo a quel modo.

“Ma… che cos’hai stasera Yuki? Sei strano…” il biondo sospirò e tornò a scrivere ignorando la sua domanda. Il ragazzino allora glielo domandò di nuovo, ma non arrivò alcuna risposta.

“Yuki! Rispondi!” il ragazzo così si alzò in piedi, trovandosi il ragazzino di fronte, che dovette alzare lo sguardo per vederlo negli occhi. Lo sguardo di Yuki era tenebroso, quella sera era diverso, come se un’altra entità si fosse impossessata di lui, il suo Yuki.

“Allora?” “Che cosa vuoi sapere Shuichi-kun?” Shuichi si chiese se era serio o era stupido… “Te l’ho appena chiesto, che cos’hai?” “Sto benissimo, non posso essere solo un po’ stanco?” il tono era sempre molto scocciato, ma il ragazzino, con la sguardo da cucciolo gli rispose che era strano, perchè gli rispondeva male.

“Sono stanco ok? Basta! Sei davvero ossessivo!” sarà, ma lui sapeva bene che non era per quello, e anche Yuki sapeva che non era stupido, così, prima che Shuichi aprisse bocca, lo precedette.

“Shuichi-kun… ascoltami bene…” “Si?!” assunse una posa stupida, che cercava di invogliarlo a dirgli cos’avesse, ma il biondo lo ammonì… “Ce la fai ad essere serio una volta nella tua vita?” restò a bocca aperta, ma allora c’era qualcosa sotto… qualcosa che lo avrebbe fatto restare malissimo, se lo aspettava, era troppo bello per essere realtà, ed era troppo reale per essere un sogno. Iniziò a sussultare, aveva paura di ciò che gli avrebbe detto Yuki, ma inghiottì il groppo che gli si era formato alla gola e aspettò ciò che aveva da dirgli.

“Bene. Vedi… ciò che ho da dirti, è molto importante, probabilmente mi odierai, mi sbatterai in faccia qualcosa, mi urlerai contro, o semplicemente starai zitto, ma è una cosa che fa star male anche me. Perciò ti prego di ascoltarmi fino alla fine. Credimi, non vorrei farlo, ma… è una cosa di cui nemmeno io sono sicuro e…” il ragazzino non ce la fece più, e dalle piccole labbra tremanti uscì un grido strozzato, ma pur sempre pieno di rabbia… “TAGLIA CORTO! SMETTI DI GIRARCI INTORNO!” Yuki poteva sentire l’adrenalina che stava salendo nerl corpo del suo amante, meglio liberarsi di qualcosa che avere incertezze e pesi al cuore.

“Vedi… io non so più quello che voglio…” Shuichi tirò un sospiro di sollievo e sorrise… “È normale! Sei stressato… ora capisco, troppo lavoro!” “VUOI FARE IL SERIO?! Ti sto parlando di una cosa che riguarda ME e TE! Non so più cosa voglio, a me piacciono le donne, e non so cosa provo per te Shuichi. Non lo so più.” il suo tono era freddo, come sempre, non aveva mai conosciuto nessuno che sapesse nascondere così bene le emozioni, non capiva mai come si sentisse davvero, e proprio in quel caso voleva saperlo, era importante per lui.

Sentiva gli occhi bruciare, non vedeva più niente, solo appannato, le lacrime si stavano formando, impedendogli di vedere quel ragazzo così bello quanto bastardo. Gli aveva fatto credere tante cose, gli aveva fatto vivere un sogno, e ora? Non capiva più cosa sentisse, non sapeva più niente.

“Y-Yuki-kun…” finalmente le lacrime iniziarono a scendere, permettendo a Shuichi di vedere un po’ meglio. Ma ciò che vide lo colpì ancora di più, vide che Yuki si era rimesso seduto a scrivere il suo romanzo. Allora, lo prese per la maglia, costringendolo a voltarsi e guardarlo nel viso e sputargli in faccia tutto ciò che pensava di lui.

“Sei uno s*****o! Come hai potuto farmi credere tutto questo? Mi ha fatto vivere un sogno, ma lo infrangi così? Perchè non te ne sei accorto prima di portarmi via la verginità? Eh? Eh? Sei solo un egoista! Tutto ciò che ti interessava a te era scoparmi! Era godere, ma ciò che sentivo io? Te n’è mai importato? Sei un egoista! Ti detesto!” Yuki lo prese per i polsi, costringendolo a lasciare la presa dalla maglia.

“Ora sentimi tu ragazzino! Lo vuoi sapere che cos’è che mi ha attratto di te? La tua somiglianza con le donne! Il tuo aspetto è quello di una ragazza, il carattere pure! E poi te l’ho detto sin da subito che mi piacevano le donne, ti avevo avvertito o mi sbaglio?” “Se mi baci presumo che tu abbia cambiato idea, non mi hai mai detto poi che assomiglio ad una ragazza!” “Shuichi! Sei davvero ingenuo!” stavano ormai urlando, Shuichi era disperato, piangeva, urlava, mentre Yuki era restato impassibile, aveva solo alzato la voce.

“Allora dimmelo! Voglio sentirmelo dire! Dì: ‘Shuichi, non me n’è mai fregato nulla di te! Per me eri solo un buco! Dillo!’”.

Ci fu un attimo di silenzio, nella stanza si poteva sentire solo il respiro dei due ragazzi, quello di Shuichi più affannato, poi, Yuki mosse alcuni passi verso il più piccolo.

“Shuichi…” il cuore gli batteva all’impazzata, sperava che non gli dicesse quelle parole, che l’avrebbero distrutto definitivamente… ma poi, avvicinò le labbra al ragazzino, baciandolo a stampo per un attimo, e tornò a guardarlo negli occhi, e poi disse: “…non me n’è MAI fregato nulla di te!”.

A Shuichi crollò il mondo addosso, come si era permesso di… lo aveva baciato e poi gli aveva detto quelle parole? Lo colpì con uno schiaffo e corse via, scappò da quell’appartamento, nel quale aveva tanti ricordi bellissimi, tra cui si era aggiunto il più brutto della sua vita, l’episodio di quella sera.

Correva, non sapeva da quanto tempo, un minuto? Dieci minuti? Un’ora? Non lo sapeva, ma non gli interessava. L’unica cosa certa era che stava malissimo, e ad un certo punto, si fermò e cadde sulle ginocchia, con le lacrime che continuavano a scendere come un fiume in piena. Voleva dimenticare tutto, voleva far sparire quel dialogo, voleva che non avessero MAI litigato e cantargli la canzone. Ma ormai, l’avrebbe cantata al concerto che si sarebbe tenuto tre giorni dopo. Un concerto d’apertura, come sempre, non poteva chieder di più ma… si accontentava, anzi, sinceramente in quel momento non gli interessava neppure, non aveva voglia di cantare, voleva solo il suo Yuki.

Era ancora per terra, e non si accorse neppure di essere proprio davanti casa. In quel momento passò Hiro, suo grande amico, nonchè chitarrista dei Bad Luck, che stava tornando a casa dato che vivevano insieme, e vedendolo lì in quelle condizioni, si precipitò da lui preoccupato. Era un bel ragazzo con i capelli lunghi e castani, e gli occhi dello stesso colore, lui c’era sempre per Shuichi, lo ascoltava sempre quando aveva bisogno, e sapeva tutto di lui e Yuki.

Doveva stare molto male, lui era sempre allegro, e anche quando c’era qualcosa che non andava, lo nascondeva sempre per non farlo preoccupare, mentre quella volta, non si era preoccupato di farlo. Stava piangendo tutto ciò che aveva nel cuore.

Era accasciato su di lui, mentre lo abbracciava, gli chiese che aveva, ma Shuichi, non fece altro che tremare e piangere.

“Shuichi-kun… è meglio che tu venga dentro casa…” il ragazzino scosse la testa, così, Hiro lo alzò di peso e lo condusse in casa sostenendolo. Probibilmente se non lo sorreggeva sarebbe ricaduto in avanti.

Quando furono in casa, Shuichi si lanciò sul letto, con la testa sotto al cuscino, continuava a piangere, non riusciva a fermarsi, sentiva ancora la voce di Yuki rimbombargli nelle orecchie.

Mentre piangeva, si addormentò, e si svegliò il mattino dopo, con tutti gli occhi gonfi e arrossati. Ed era lì, con la testa fra le mani. Hiro non l’aveva svegliato per la scuola. Hiro capiva sempre, sapeva sempre quello di cui aveva bisogno. Avrebbe dovuto raccontargli tutto, gli sembrava giusto nei suoi confronti.

Si mise una mano in tasca e tirò fuori la canzone, l’aveva scritta per lui, e sarebbe stato male se l’avesse cantata quella sera, ma doveva farlo, doveva farlo per se stesso, per i Bad Luck. E poi era una canzone bellissima.

Dopo qualche ora passata a guardare il soffitto, fece il suo ingresso Hiro, che lo salutò sorridendo.

“Ciao Shuichi-kun! Come stai stamattina?” il ragazzino scosse la testa… bene, stava male, ovvio. Gli si sedette accanto, e Shuichi gli si butto fra le braccia, ma non pianse, probabilmente aveva esaurito tutte le lacrime la sera precedente.

Dopo un po’, alzò la testa e gli raccontò tutto, Hiro maledì quel ragazzo così strano e incapibile, come poteva far star male così il suo più grande amico? Gli voleva un gran bene, e odiava vederlo in quelle condizioni.

“Ce la fai a cantare domani?” “Certo…” sorrise, era davvero forte, per cantare ovviamente si riferiva a QUELLA canzone, e lui l’avrebbe cantata ugualmente.

Il pomeriggio si tennero le prove, e il ragazzino non cantò bene, era molto affaticato. Il manager era preoccupatissimo, non poteva certo cantare in quello stato! Ma lo capiva… sapeva che c’era qualcosa di strano in lui.

Quella sera, dopo le prove, il piccolo Shuichi era seduto sul letto, e vicino a lui, c’era Hiro che si esercitava con la chitarra. Shuichi aveva il cellulare in mano, in esso c’era scritto un messaggio, in attesa da qualche minuto di essere inviato, non sapeva che fare.

“Hai intenzione di mandarglielo o no?” “Eh?!” “Avanti, che cosa gli hai scritto? È ovvio che è per Yuki Eiri!” inziò a leggerlo a voce alta, alla fine non c’era scritto nulla di che, ma era sempre teso.

“Domani si terrà il mio concerto… se ancora ti interessa almeno un po’, beh, puoi venire a sentirmi cantare! Alle 21 allo Zepp Tokyo!” normalissimo, Hiro sorrise e gli si avvicinò.

“Hai paura che non venga vero? È per quello che non vuoi mandarlo? Per non ricevere delusioni?” annuì… “Ma se non glielo mandi… non verrà comunque! Pensaci! Io lo manderei!” Shuichi sorrise, si covinse, premette il tasto dell’invio e lo spedì. Fatto. Anche se sapeva per certo che non sarebbe MAI andato a vederlo.

Passò un giorno, e mancavano pochi minuti all’inizio del concerto. Avevano mezzora.

“Shuichi… mi raccomando, dai il meglio di te!” “Si Sakano-san!” sembrava essersi ripreso, l’adrenalina era alle stelle, sorrideva, per fortuna. Era felice di suonare, anche se dentro di sè stava ancora male, ma l’adrenalina aveva sovrastato la tristezza.

Dopo un po’, salì sul palco, c’era un mucchio di gente, che ovviamente era lì per il gruppo principale, ma li avrebbe stupiti tutti quanti. Portava un paio di pantaloncini corti di colore nero, e una maglietta dello stesso colore che gli lasciava la pancia scoperta da quanto era corta, sopra di essi aveva una giacca lunga di colore giallo. Era bellissimo. Hiro era in giacca e cravatta, molto sensuale. Tutta la gente li applaudì, curiosi di sentire come sarebbero stati.

Shuichi mise una mano sul microfono e iniziò a parlare.

“Buonasera a tutti e grazie di essere qui! Stasera, apriremo il concerto degli ASK, noi: i Bad Luck! Io sono Shuichi e lui è Hiro! Suoneremo due canzoni! Grazie!” un applauso si propagò in tutta la hall. Iniziò la canzone, era la loro prima canzone. Piacque molto al pubblico, che iniziò a gridare eccitato.

Le mani in alto che si muovevano a destra e a sinistra, le urla, la gente che ballava. Si sentiva importante, in modo diverso però da come lo faceva sentire Yuki.

Finita la canzone, tirò un sospiro e sentendo le note che intonò Hiro, gli prese male. Quella canzone era dedicata a Yuki, che ovviamente non era lì presente. Sentì un dolore al petto, le lacrime iniziarono a scendergli da sole, il pubblico si zittì… nessuno capiva cosa avesse il ragazzo. Hiro era convinto che non riuscisse a cantarla, però lo fece. La sua voce eccheggiò per tutta la hall. Era bellissimo.

Cantava con un adrenalina pazzesca, nessuno non l’aveva mai visto così, aveva iniziato benissimo, sentiva che era davvero motivato. In quel momento Hiro vide infondo alla hall Yuki Eiri, si voltò verso Shuichi, sembrava non essersi accorto di niente, meglio così. Sperava che non lo vedesse fini alla fine, altrimenti si sarebbe bloccato sicuramente.

La canzone entrava nel cuore ai presenti, alcuni piangevano, altri avevano un’aria sconvolta… commuovente. Dal fondo della hall, Yuki se ne stava appoggiato al muro, con un espressione sospresa. Era come se Shuichi si stesse dichiarando. Il piccolo Shuichi… quella canzone era meravigliosa, come lui.

Finì la canzone, applausi e grida lo travolsero, era davvero felice, quando notò lui. I due sguardi si incontrarono, e lo vide sorridere largamente e poi allontanarsi all’uscita, era scomparso, era andato via. In quel momento non ci vide più, saltò giù dal palco con le lacrime agli occhi, la gente si spostava al suo passaggio, lui correva, voleva una spiegazione, voleva sapere perchè fosse lì.

Uscì, e pioveva, ma lo vide, stava per salire in macchina, quando gli gridò di fermarsi.

“Yuki! Fermati!” il biondo restò immobile e si voltò verso di lui, guardandolo negli occhi. Aveva capito tutto, ma non poteva tornare indietro, non gli sembrava giusto nei confronti di Shuichi.

“Perchè…?” erano faccia a faccia “Volevo solo sentire la tua stupida, nuova canzone…” “Ah…” “Sei migliorato molto… è bellissima!” Shuichi singhiozzò… come poteva dirgli così? Non capiva più nulla.

Yuki non riuscì a trattenersi, lo abbracciò fortissimo, aveva bisogno di averlo accanto, di sentirlo suo. Non l’avrebbe mai più lasciato solo, mai più.

Il piccolo Shuichi piangeva, ancora non realizzava.

Yuki lo prese per mano, e lo portò a casa sua, dove avrebbero parlato con calma, e gli avrebbe detto tutto. Tutta la verità sui suoi sentimenti.

Si sedettero sul letto, guardandosi.

“Shuichi… mi sei piaciuto tantissimo.” “Mh…” “E… la verità è che… anche io sento le stesse cose…” Shuichi restò un po’ scioccato, come poteva dirgli quelle cose quando il giorno prima gli aveva detto che gli piacevano le donne, e che lo aveva baciato perchè sembrava una donna?

“So che non capisci ma… mi sbagliavo, ora ho capito che solo tu puoi darmi determinate emozioni! Io ti amo Shu-chan!” il ragazzino si buttò fra le sue braccia, piangendo dalla felicità. Era al settimo cielo.

Yuki avvicinò le sue labbra a quelle piccole e tremanti di Shuichi. Fu un bacio caldo e pieno di sentimento. Nel frattempo le mani del biondo vagavano per tutto il corpo del ragazzino dai capelli fucsia.

Lentamente si stacco da quella bocca calda, lo fece solo per togliergli il giaccone che lo intralciava, lanciandolo da una parte. Altrettanto lentamente, si sdraiò sopra di lui, conitnuandolo a baciare. Le mani accarezzavano il suo ventre, poi i capezzoli, ormai induriti da quel tocco sensuale, la bocca allora si staccò da quella di Shuichi, soffermandosi sul collo e poi su un piccolo capezzolo. Il ragazzino aumentò il respiro, mentre sentiva quella ruvida lingua che tracciava dei cerchi infuocati.

Prese l’estremità del top e glielo fece scivolare al disopra della testa lasciandolo a petto nudo, mentre Shuichi slacciava i bottoni alla camicia bianca di Yuki, togliendola.

Le posizioni si invertirono, facendo si che Shuichi stesse sopra, tornò a baciarlo, mentre iniziò a palpargli il sedere. Da quella posizione, gli tolse i pantaloncini dato che erano eleasticizzati, e dopo poco fu il turno anche dei boxer. Invertirono nuovemnte le posizioni, e Yuki con la mano cercò l’erezione di Shuichi, iniziando a masturbarlo senza aspettare neppure un secondo… da lì i gemiti del ragazzino si fecero più frequenti, che mise una mano fra i capelli del ventiuduenne e lo guidò all’erezione.

Così fece, Yuki tirò fuori la lingua, e la passò sul pene del ragazzino, che tremava sempre più forte, iniziando ad ansimare per il piacere immenso. Quando arrivò a trastullargli il piccolo buco con la lingua, Shuichi iniziò a gemere ancora più forte, sentiva un leggero fastidio sulla punta, ma era… un fastidio piacevole.

“Aaha… Yuki-kun… mhm…” a quel punto, il ragazzo lo avvolse con la bocca, iniziando a fare su e giù, dopo qualche minuto di godimento, il ragazzino venne nella bocca di Yuki… era stanco, ma voleva di più, voleva fare l’amore con lui.

Il ragazzo più grande, gli alzò le gambe e le mise sopra le sue spalle, posizionò la sue erezione fra le natiche del diciannovenne e si spinse lentamente in lui.

Era un piacere stratosferico, il ragazzino gemeva talmente forte, che chiunque avrebbe capito che cosa stava provando. Era un piacere indescrivibile, si sentiva al settimo cielo. Lentamente, inarcò il corpo verso Yuki, così lui, si staccò dal ragazzino, e prendendolo per i fianchi, lo tirò più in alto, in modo da avere il suo pene all’altezza della bocca. E così, riniziò da capo, lì Shuichi, era allo stremo, e lo fu ancora di più, quando Yuki spinse tre dita dentro di lui. Il diciannovenne non riusciva a controllarsi, non sapeva se provava più piacere per il bocchino o per le dita dentro di lui… sembrava che ci fossero due persone, uno che faceva una cosa, e l’altro ne faceva un’altra.

All’improvviso, il biondo, lo lasciò ricadere sul letto e si sdraiò nuovamente su di lui, iniziando a baciarlo, alchè il ragazzino si staccò subito, portandosi una mano del ragazzo alla bocca, iniziò a leccargli le dita. Quel momento di intimità, fu indimenticabile per entrambi. E durò ancora a lungo.

Yuki, lo penetrò nuovamente, al momento che spingeva, anche Shuichi lo faceva. Trovarono presto il ritmo, e infine, venne anche Yuki.

Restarono l’uno accanto all’altro, a riprender fiato, poi, Yuki, si sdraiò nuovamente su Shuichi e lo baciò sulla fronte. Quella fu la volta più bella che fecero l’amore, era stato bellissimo per entrambi.

“Shuichi-kun… è stato bellissimo… e ti prometto che non ti lascierò mai più, perchè tu sei l’unico che io possa amare…” Shuichi sorrise, e gli disse un lieve ‘Anche io…’, ma dopo poco, si addormentò fra le braccia del suo Yuki. Aveva patito i due giorni più brutti, ma era finito tutto splendidamente, e sempre sarebbe stato così. Quei due cuori, non si sarebbero MAI separati, e dovevano tutto alla canzone di Shuichi, che aveva tolto ogni dubbio di Yuki, portandolo a delle certezze.

*Owari*

Autore: Sky_Shindou

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