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Autoconclusivo

Autoconclusivo

E rieccomi qui con un’altra mia oneshottinaaaaaaaa e siccome non mi bastava farla sui miei di personaggi (già in cantiere XD ) ho deciso di prendere gli stupendi personaggi di una mia amica (ovviamente tutto segnalato e ringraziamenti finali) e rappresentarli il più fedelmente possibile,ho aspettato molto per postarla,volevo il suo completo consenso,e l’ho avuto! Se notate qualche errore ovviamente segnalate e spero che vi piaccia! Buona lettura!

I personaggi della presente fanfiction, NON sono di mia invenzione, ma di Sara Spano, cui ne detiene tutti i diritti. Se ne sconsiglia caldamente spacciarne una copia come se fosse opera propria o una breve revisione del testo (se non per correggerlo e ridarmelo). Nel caso qualcuno rubi e io lo/la/li/le scopra (o uno dei miei contatti) non mi farò particolari problemi a mangiarvi in cubetti 3×3 di sostanziosa carne umana (oltre che denunciarvi per plagio) ^^. Vittim…volevo dire, lettore avvisato, mezzo salvato! ^-^

Ho preso tutto, credo. I piatti e i bicchieri di plastica ci sono… la pasta pure, il latte c’è, il pane ok… sì, per quanto mangio io c’è tutto.

“Signor Jacobi,ci rivediamo!” una voce familiare mi giunse alle orecchie, mi girai di scatto, erano poche le persone che sapevano chi ero.

“Già…che sfiga.” io, Allie, vi ricordate chi sono? No? Bene, allora neanch’io.

“Allie! Perchè dice così… è stato molto tempo a parlare con me, si ricorda?” la mia ex-psichiatra. Una donna. Probabilmente un mostro travestito, oppure un travestito mostruoso. Dipende.

“Sfortunatamente…” se vi state chiedendo perchè la odiavo – e odio – tanto… pensate di andare da uno psicologo e raccontargli con il sorriso sulle labbra delle vostre esperienze con il vostro ragazzo e vederla aprire la bocca e chiuderla meccanicamente, senza fiatare.

“Andiamo Allie! Ancora ce l’ha con me per come reagivo alle sue storie? Dopotutto erano così dettagliate le sue spiegazioni! Come potevo rimanere impassibile!” la guardai un momento negli occhi, scure e profonde pietre di ebano, quello più scuro, con cui si fanno i gioielli.

“Senta… voglio essere gentile con lei e non vomitargli addosso tutte le cattiverie che invece mi piacerebbe dirle. Avrei proprio bisogno di sfogarmi sa?” la vidi sbarrare gli occhi, come shockata. Da quando non dipendo più da nessuno me ne frego di tutti e tutto. Come mi pare giusto sia.

“Ma…” mosse la bocca, biascicando una risposta che stroncai sul nascere.

“No, lo dico io ma. Ma voglio vedere se ha imparato a resistere ai miei “tremendi” racconti. Dopotutto non posso tenermi tutto dentro mi ha continuato a ripetere sempre vero? Dopotutto lei ha sentito le favole dei medici, quando ero ricoverato in clinica psichiatrica. Lo farei anche solo per questo. E poi… voglio vedere se a distanza di sei mesi si è abituata.” se pensate che io sia una di quelle persone a cui piace sparare in giro cazzate per farmi bello davanti alla gente vi sbagliate. E di grosso anche. L’unico motivo è che voglio restituirgli le torture che mi ha inferto, ora che mi sento con la testa a posto, anche se il cuore è rimasto stracciato a pezzi e non credo qualcosa lo possa ricomporre. Quindi evitate di provare un briciolo di compassione per me. Sono stato un mostro ed è già difficile perdonarmi per me stesso. Consideratemi come un pazzo. Come tutti quanti hanno sempre fatto.

“Per me va benissimo signor Jacobi. Se vuole prendersi una rivincita, lo faccia. Ma non le do la sicurezza che ne trarrà vantaggio.” si aggiustò la borsetta di pelle nera, rimettendo dentro un pacchetto di caramelle e guardandomi sorridente, come se stesse accettando la sfida. La borsa ovviamente era un optional di serie per tutti gli psicologi e psichiatri. Devono avere sempre gli anti-depressivi appresso. Perchè certa gente si è rovinata l’esistenza conoscendo quel miscuglio insignificante di emozioni che ha dentro.

“Però vorrei che mi permettesse di offrirle un caffè, senza rancori, come due vecchi amici… le va?” mi guardò dal basso in alto, essendo più piccola di me di una decina di centimetri. Mi squadrò ogni singolo pezzo di corpo, in particolare il volto, scavato più che mai. Scrollò le spalle facendo finta che avesse un animale sul braccio, ma capii benissimo che aveva avuto un brivido per i capelli corti, che lasciavano il posto alla fronte pulita, segnata solo da una cicatrice bianco latte, seguita dagli occhi incavati nelle ossa, sporgenti più di uno scoglio sopra il mare. Lei aveva sempre avuto riguardo sul mio aspetto, come è solito di chi non riesce a dire le cose in faccia. Mascherare la realtà… loro volevano propinarmi questo! Mi vergogno di essermi abbassato ad aprirmi con gente di così bassa lega…

“Non posso garantirle la mancanza di rancore, probabilmente neanche l’amicizia. Però le concedo di offrirmi un caffè.” mi guardò con la bocca stretta e lo sguardo severo.

“E vabbene Allie. Oggi lei diventa mio paziente per un altro giorno e io non la faccio pagare. Facciamo così?” si mise una mano davanti alla bocca, facendo una risata sciocca che mi ispirò tanta di quella falsità da schifarmi. Di tutta risposta la imitai, facendo attenzione a fingere la risata, come ogni bravo ragazzo farebbe. Solo che è da un bel po’ che non sono un bravo ragazzo… circa 24 anni.

“Per me va bene. Andiamo al bar laggiù, sono curioso di vederla di nuovo al lavoro.” tanto tempo immerso nella cattiveria, nella disperazione e nella tristezza ti fanno diventare un demone. Una creatura pronta a ferire con doppi sensi che solo le persone che hanno molte colpe sulle spalle riescono a cogliere. E più il ferire è difficile da capire, più è pesante.

Aspettandomi una sua critica sulla scelta del bar, ci sedemmo invece proprio fuori quel bar dalle vetrine trasparenti e con la scritta “Hope’s house”, quasi per prendere in giro, quasi per istigarti a prendere il proprietario, ficcarlo di testa nel vetro e lasciarlo penzolare. Sadico? Psicopatico? Macchè… io scherzo, che vi credete?

Lei comunque ordinò un caffè macchiato, senza zucchero. Senza problemi. Io ovviamente non potevo rimanere calmo, qualcuno doveva farmi innervosire. Psichiatra permettendo.

“…e a lei signore? Cosa porto?” il ragazzo mi guardò come si osserva un pitone gigante dentro una teca di vetro, al rettilario. Probabilmente il mio viso sciupato e la cicatrice appena sotto l’attaccatura dei capelli, quasi invisibile, destava interesse in tutti. Potrei dirvi come me la sono fatta, ma poi mi sentirei in colpa di avervi angosciato.

“Se riesce ad evitare di guardarmi come un animale raro, avrei voluto un caffè espresso. Grazie.” gli sorrisi, era così facile mostrarsi gentili e poi non esserlo…

“Allie, mi spiega perchè è così acido? L’ultima volta che ci siamo visti mi aveva commosso con la sua dolcezza, con la sua volontà di guarire. Dov’è finita?” la osservai per un istante, girando poi lo sguardo verso la strada, dove alcune macchine tremavano, facendo ruggire il motore, pronte a scattare al verde.

“Vede… la gente debole è così dolce… ed io ero dolce per una persona sola. Io non sono riuscito a smettere di vivere, è vero. Perchè dentro di me c’è il suo ricordo e il suo calore - il cuore incominciò a battere più forte – la sua sicurezza nel definirmi la persona più importante della sua vita. Ma queste cose le sa, ne abbiamo parlato così tanto…” mi guardò seria, segno che voleva giocare alle rivelazioni, quella specie di gioco da tavolo con cui gli psicologi verificano se sei davvero guarito. Ma è possibile guarire da se stessi? E dal proprio amore?

“Ne abbiamo parlato poco invece, perchè io sono venuta a conoscenza di particolari molto… elaborati, sia dal punto di vista dei sentimenti, che del puro sess…”

“Il nostro non era sesso! Se lo metta in testa! Se quella gli manca, se lo METTA IN CULO!” mi alzai sbattendo le mani sul tavolino grigio di ferro, i miei nervi sono sempre stati molto instabili, non è una novità.

“Allie, si calmi… mi dispiace. Ho sbagliato termine. Lo so benissimo che il vostro era amore, ora si sieda però, che la stanno osservando tutti, è una sensazione piacevole per lei?” aveva una voce pacata, come quella delle mamme che parlano ai propri figli mentre urlano e sbattono i piedi per terra, perchè magari non possono avere la macchinina che hanno visto in TV. Mi sedetti nuovamente, mettendomi una mano sul cuore, cercando di rallentarlo.

“Comunque… l’ultima volta mi fermò, perchè era troppo per lei. Mi disse queste esatte parole ‘la mia professionalità mi impedisce di farla continuare, rischierei di cadere nel banale’ e mi fece chiaramente intendere che a lei faceva ribrezzo il mio “entusiasmo” nel raccontare di me con Chris, non è così?” il solo pronunciare quel nome mi fece di nuovo venire le lacrime agli occhi, a distanza di cinque mesi, ero riuscito a nascondere il mio dolore a me stesso, ad Allie, ma dentro c’era ancora un’altra persona. Ancora un innamorato, pieno di speranze e voglia di vivere con la persona che amava.

“Non è esattamente così, lo sa bene. Io considero lei e Chris un esempio di…” la anticipai. Ormai conoscevo il ritornello di quel messaggio, simile a quello di una segreteria telefonica.

“…infinita dimostranza di sentimenti, che ha spiazzato tutto il mondo. Già… come al solito è evasiva. I giorni per lei non passano, vero?” il cameriere ci portò i due caffè, mentre con un ghigno malizioso mi passai una mano sul volto. La notte avevo fatto un sogno su di me e lui. Il sogno era ciò che volevo raccontargli.

“Sorprendentemente perspicace. Dunque… quando vuole, può cominciare a raccontarmi. Io sono pronta ad ascoltarla.” prese la tazzina bianca con il simbolo del caffè sopra con una sola mano, soffiandoci sopra e bevendone un piccolo sorso, guardandomi intensamente negli occhi. Avevo spento la luce che fa capire i propri sentimenti da uno sguardo da così tanto tempo che non dovevo neanche faticare a nascondere le mie emozioni.

“La avviso. Ciò che le racconterò è la stessa cosa dell’altra volta. Confusa in mezzo agli altri ricordi che si sono mescolati in cinque mesi. Davvero vuole sentirmi?”

“Sono curiosissima di sapere cosa si ricorda. Dall’inizio.” poggiò la tazzina semivuota sul piattino, facendo sbattere delicatamente le porcellane. Usò il fazzoletto per asciugarsi le labbra e riprese ad osservarmi, intrecciando le mani.

Finii il caffè in un solo sorso, assaporandone l’amaro, non mi bagnai neanche le labbra, anche se alla fine non me ne sarei accorto. Ero troppo agitato, ed impegnato a tenermi calmo di fronte a quelle onde di ricordi, sembrava dovessi affrontare a mani nude una frana, dovessi passare con una canoa un mare in tempesta. Ho reso l’idea? Bene… perchè sento il cuore fare come un compressore, non riuscirò mai a farmi passare l’amore per lui. E nessuno ci riuscirà.

“Stanotte ho fatto un sogno. Sì, un sogno, ha capito bene. Sono sei mesi che non sogno più Chris, da quando lei mi ha dato la cura degli psicofarmaci. A qualcosa evidentemente servono. Ieri non li ho presi, mi sono dimenticato… Non mi guardi in quel modo, se a volte mi scordo non è colpa mia. Avevo… da fare. Comunque… mi sono addormentato verso le undici di sera, sul divano, a TV spenta. Ricordo che il sogno è iniziato nel peggiore dei modi: con Chris che mi dice “Ti amo”. - il cuore, sentivo aumentare i battiti nonostante io cercassi di tenerlo calmo. Come fai a controllare la malinconia e la solitudine dei sentimenti, qualcuno me lo spiega? - Ora lei penserà che non sono guarito, ma non è così. Perchè io non ci sto male - mentii – anzi, sono molto contento. Probabilmente era Chris che mi diceva come se la passava da lassù. Gli mancavo probabilmente.” tutto ciò era una farsa ovviamente. Dovevo far finta di essere “guarito”, anche se devo ancora capire di cosa “ero malato” visto che oltre all’amore non mi pare di aver usato nient’altro nei miei errori. Nè cattiveria, nè rabbia. Forse disperazione e amore insieme sono una malattia. Che mondo di malati…

“Le credo Allie. Continui, la prego, è bene che mi dica cosa succede senza Prozac, la cura deve continuare ancora qualche mese, ma ormai io sono estranea alla vicenda… peccato. Lei è sicuro di non voler tornare in cura da me? Molte sedute gliele sconterei, mi ha fatto scoprire una persona diversa ora. Molto più determinata.” sgranai gli occhi, trattenendomi di poco dallo scoppiare a ridere. Io?! In cura da lei?! Hahaha…

“No. Mi dispiace.” risposi secco, senza mezzi termini.

“Come preferisce. Scusi la mia interruzione, continui, la prego.” e lei non si mosse, evidentemente aveva capito.

“Dunque… ah sì. Mi sono addormentato ed è comparso lui. - erano due giorni che non prendevo il Prozac, aspettavo la crisi d’astinenza, volevo vedere quanto mi aveva ridotto il controllo quella merda lì. Solo che ero molto instabile con le emozioni, in particolare con l’ansia e la malinconia del parlare di lui, dei sogni che facevo – e faccio – su di lui. Dei pensieri e delle lacrime che continuo a versare, ogni volta che mi manca quella roba, quella schifezza che mi fa diventare apatico. Più del solito. – Mi ha baciato, mi ha riscaldato il cuore, dopo tanto tempo. Lei non sa probabilmente cosa vuol dire stare tutti questi mesi in uno stato di trance assoluta… non un’emozione. Neanche uno spiraglio. Non può capire, è… è terribile. Ma è terribilmente bello scaldarsi nuovamente con la voce del proprio ragazzo, è stupendo sentire ancora le sue mani scivolare sopra di te, è magnifico sentire di nuovo lui sopra di te. Sì bè… effettivamente ho rivissuto un po’ di tempo con lui.” guardai un attimo il sole, cecandomi gli occhi, che subito fecero zampillare via due lacrime, così da permettermi una passata veloce di manica senza che la donna davanti a me pensasse a un mio cedimento. Perlomeno se ne stette in silenzio.

“Eravamo a casa sua… mentre avevo litigato con mio padre. Era un periodo in cui avevamo dato completo sfogo ai nostri ormoni, che anche se passata la fase adolescenziale non si fermavano, e continuavano a torturarci con giochi terribili, che insieme all’amore che facevamo, erano delle cose stupende. Indimenticabili.” la vidi comporsi meglio sulla sedia, segno che si preparava. Lei. Io mi limitai a socchiudere gli occhi, per riassaporare quei sogni, quei momenti.

“Seminudi, appena usciti dalla doccia. Fatta insieme ovviamente… e lì mi aveva già eccitato, mi aveva provocato, perchè lui sapeva fare questo meglio di chiunque altro. Mi stese sul letto, con i capelli gocciolanti, tutto bagnato. Eravamo solo con due asciugamani bianchi addosso, cosa vuole… siamo maliziosi noi uomini, ci piace provarle tutte. Mi infilava una mano sotto l’asciugamano, mentre mi baciava intensamente. Sentivo la lingua calda, anzi… se mi concentro la sento ora, quasi stesse sfottendomi che mi eccito a pensarci. Intanto lo toccava… ed era già alzato. Bastava che mi sfiorasse per farmi entrare in uno stato di inibizione completa. Mi levò l’asciugamano di forza, facendomi ribaltare sul letto e scivolandomi sopra. Perchè ci tengo a tenere certe cose per me, non le dico cosa mi bisbigliò all’orecchio. Le dico però che prese a strofinarmi il suo membro intorno alla mia apertura, quasi volesse invogliarmi.” si passò una mano sulla faccia, mettendola sulla bocca di piatto, attenta più che mai.

Era stupendo… o forse lo è. Sulle foto lo è sempre, come nei video… ma non posso dirle dove le ho tutte queste cose, me le farebbe levare, e non credo sia la cosa giusta. Finirei per uccidermi, e dopo Chris direbbe che sono arrivato troppo presto, che non è da me. E lo perderei. Quindi… dicevamo. Mi voltai, perchè davvero avevo una voglia immensa, lui capì al volo, mettendosi a cavalcioni sopra di me e facendomi toccare il suo… pene, suvvia, non siamo volgari… insomma, me lo faceva toccare per un secondo, e poi lo portava indietro. Era un gioco per invogliarmi, ed io risposi affermativamente: appena lo rimise avanti, lo presi con una mano e lo misi in bocca, così. Perchè mi andava. Mi guardò stupefatto, come se non si aspettasse un mio cedimento così spontaneo. Lo feci gemere, non sa quanto.” un ghigno iniziò a dominarmi il volto, vedendo il suo sempre più serio e scuro, segno che stava sforzandosi davvero a sentire tutto ciò. La mia piccola vendetta era in atto.

“Non mi fermai lì, appena mi venne addosso, mi passai il suo liquido sulle labbra, assaporandolo. Se pensa che sono stato esagerato… le do assolutamente ragione. Ma ora le dirò una cosa shockante: avevamo bevuto seriamente tutti e due. Terribile vero? Succede quando si festeggia un compleanno.” feci una risata, a metà tra il sincero e il falso, lasciandola sempre più in silenzio e concentrata.

“E poi, perchè non resisteva più neanche lui, appena aprii un poco le gambe la sua mano iniziò a lavorare. Subito due dita, cosicchè i miei gemiti li potessero sentire tutti, anche i vicini. E lui solo poteva questo, poteva ridurmi in uno stato di inibizione completa, di completo abbandono. Non ero Allie, non ero nessuno. Ero semplicemente lo strumento dei suoi desideri d’amore, così come lo ero io.” mi fermò con una mano, abbassando gli occhi e sorridendomi di nuovo, appena riuscì a tenersi dentro il conato di vomito che stava per avere.

“Tutti i suoi gesti erano accompagnati da carezze, da sinceri baci dati per passione. E quando poi sentii le dita fermarsi mi disse un’altra volta “Ti amo”, e gli risposi, perchè lui voleva essere sicuro di questo prima di farlo. Voleva che sapessi che mi amava, voleva che sapessi che anche se avesse perso il controllo, non avrebbe significato unicamente scopare. Sue stesse parole.” la gente intorno a noi andava e veniva tranquillamente, alcuni lanciandomi occhiatacce per il mio aspetto sciupato, altri per la mia cicatrice, altri ancora perchè sentivano alcune tracce di discorso e venivano presi dalla curiosità. Alla parola “scopare” circa mezzo bar all’aperto si girò verso di me, guardandomi come se avessi detto una bestemmia. Che esagerazione… le mignotte cosa fanno? Sesso? No… scopano. Si fanno scopare. Quello non è neanche sesso.

“Noto che stiamo attirando l’attenzione… ma non importa. Le dicevo… appena mi rassicurò si tolse l’asciugamano di dosso, rimanendo come un diamante di fronte a me. La luce arancione del sole gli illuminava proprio quel punto, tanto che gli dissi ‘Fallo Chris, fallo ti prego.’ perchè davvero eravamo fuori. Lui in compenso mi prese le gambe e senza pensarci molto lo mise dentro. Lo mise dentro quasi tutto, facendomi gemere come mai avevo fatto. Facendomi entrare in paradiso ancora prima di salire sulle nuvole.” notai solo ora un tic nervoso della donna a cui stavo dicendo della mia vita privata: a volte l’occhio destro si muoveva, a differenza del sinistro, che rimaneva fermo. Ma era un movimento impercettibile, che forse era dato da quegli anti-depressivi che prendeva. Era calma ancora, non tremava, niente. Ma la soddisfazione c’era, perchè si vedeva che non era normale. Impassibile e impercettibilmente disgustata, la sua bocca stretta con il rossetto secco, rimasta ferma cercando di pensare alle farfalle e ai fiori piuttosto che a me e Chris a letto. Due uomini? A letto? Amandosi? O che schifo!

Mi rassicurai che fosse ancora viva.

“Sta bene? Continuo? Se vuole mi fermo…” non è vero, non mi sarei fermato.

“Continui.” la risposta fu quasi meccanica, come se l’unica parola che riuscisse a formare fosse quella, nessun’altro insieme di lettere, se non un urlo liberatorio.

“Oh, bene! Le dicevo…mi penetrò quasi completamente, e per un maschio essere penetrato così significa… credo lo sappia. Ma a noi non importava… e poi il mio sedere era stato già sistemato la prima volta, quindi non uscì sangue, ma entrò solo lui. Lui e la sua anima, che è ancora con me.” trassi un profondo respiro, il cuore stranamente calmatosi.

“E poi iniziò a gemere anche lui, e poi cambiammo posizione. Lui si mise steso sul letto e io sopra di lui, mi prese i fianchi e mi sorrise, prima di farmi urlare il suo nome, seguito da gemiti quasi animaleschi, era entrato del tutto ed ora faceva avanti e indietro come se nulla fosse, il letto sotto di noi era diventato un piccolo laghetto, tra lo sperma suo e quello mio, che usciva ma non mi faceva avere un orgasmo. Lui guardava e gemeva, e io sentivo il suo dentro di me scorrere, lo sentivo e gemevo a mia volta, perchè certe cose non possono essere tenute dentro. Io le dirò… mai volta fu più soddisfacente di quella. E poi sentii irrigidirsi di colpo Chris, mentre continuava a penetrarmi, sempre più in fondo. Mentre avevo le mie cosce appoggiate sulla sua vita, sentii rallentare, e mi strinsi a lui, abbracciandolo e baciandolo. Mi baciò anche lui, e ci bagnammo così tanto… eravamo fuori di noi, non controllavamo nulla. Più ci ritrovavamo umidi, più era bello. Alla fine lui non resistette e lanciò un grido, mentre io un fortissimo gemito dovuto allo sperma caldo che entrava dentro di me, dentro il mio corpo. – la vedevo in pratica sconvolta, shockata. La sua bocca si era aperta da sola, gli occhi diventati due fari. Non potevo più fermarmi. - Capisce? Quel liquido bianco dentro di me… ed era suo, era di Chris. Dopo pochi secondi, appena toccai il mio pene, non le dico come si ridusse la sua pancia. Ed anche la sua faccia. Ero così eccitato che partì a razzo, finendo vicino al suo labbro. Lui scoppiò a ridere, baciandomi sul collo, inumidendolo di quello che gli avevo dato io, e si strusciò ben bene prima di venire fuori da me. Eravamo abbracciati, bagnati e sudati, tanto che sembrava l’avessimo fatto sotto la pioggia. E l’unica cosa che ci venne da fare, fu quella di addormentarci insieme, in quel modo. Pieni di noi stessi, l’uno innamorato perso dell’altro, come nessuno mai ha fatto. Perchè lui era Chris, perchè io ero Allie… perchè noi eravamo perfetti, e lo saremo di nuovo, appena lo rivedrò… appena lo riabbraccerò…” mi fermai. Bloccato dal cuore che minacciava di esplodere, le lacrime scoppiate di botto; troppo forti le emozioni, i ricordi. Non riuscii neanche a sostenere lo sguardo pietrificato della mia ex-psichiatra, perchè mi sciolsi lì, davanti a lei, in quel momento. Tanto che tutti si girarono a guardarmi, mentre piangevo come un disperato, quasi come quel giorno. Era successo tutto in fretta, non me ne ero neanche accorto.

“Allie… io… davvero… mi lascia ogni volta shockata.” tentai di fermare i miei singhiozzi per parlare, ma non ci riuscii, così tra un singhiozzo e l’altro le chiesi perchè.

“Perchè… perchè mio figlio è… è nella tua situazione! Capisci Allie?! È come te! È innamorato di un ragazzo!” stavolta riuscii nel mio tentativo di fermare i singhiozzi, e in mezzo alle lacrime la guardai, cercando di sorridere.

“Spero tanto per suo figlio… che rimanga innamorato per sempre… davvero… e che suo padre lo capisca… e non gli… rovini la vita, perchè figli… o non figli…siamo tutti persone…” scoppiai a piangere ancora più forte, gli occhi di tutti puntati nuovamente addosso, per giudicare e criticare il mio comportamento. Era davvero così raro trovare un ragazzo che piangesse per un dolore, per davvero? È umiliante? Non poteva importarmi lì, e di certo non me ne importerà mai. Perchè il mondo stesso è umiliante, e non ho intenzione di cambiare per colpa di qualche milione di persone che pensa che gli uomini non possano piangere. Sarà anche perchè da quando non c’è più lui io non sono neanche più un uomo… non sono più nulla. Ma davvero non me ne importa.

“Allie… scusami se… mi sono sfogata con te, tutto questo tempo…” la donna allungò una mano verso la mia, con la faccia ridotta quasi in lacrime, sia per il proprio dolore, che per il mio. Il suo tocco caldo mi fece abbandonare completamente al pianto, che mi appesantì la testa, appoggiata sul tavolino e straripante di emicranie e dolori vari. Finalmente riuscivo di nuovo a sfogarmi. Ed è indescrivibile la sensazione di calma che trovi dopo.

“Allie… io vorrei farti conoscere mio figlio, per parlargli. Vorrei poterti dare, anche a te… di nuovo. Una famiglia.” balzai in piedi facendo cadere la sedia, con la visuale coperta dalle lacrime, ancora singhiozzante. La guardai come se mi avesse pugnalato a tradimento, come se avesse detto qualcosa che nella mia religione è uguale a un’eresia.

“Famiglia?! Ma come…! Tu, che c***o credi di fare?! Come ti azzardi solo a dire certe cose! La mia famiglia era Chris! È tutt’ora Chris! E nè tu, nè i tuoi fottutissimi parenti potete sostituirlo! È chiaro?! v@ff@#c###!” rovesciai il tavolino, facendo volare via tutto quanto, iniziando a correre verso un luogo che fosse silenzioso, isolato e lontano. Lasciai addirittura la busta con la spesa e tutto quanto lì, a quel tavolino. Corsi per 10, forse più chilometri, finchè il fegato non mi tradì e mi fece scivolare per terra dalla stanchezza, in mezzo a tanta gente che si fermò a guardarmi. Mi rialzai, ridotto allo straccio che ero quando stavo in cura. Niente era cambiato da allora, solo Chris se n’era andato. Io avevo bisogno di lui, avevo bisogno della mia famiglia.

Da quel momento in poi non ricevetti più nessuna telefonata, nessuno mi conosceva. Ero un fantasma pieno di ricordi e tristezza che passava le giornate davanti alla TV, a riguardare i video fatti con il proprio amato. Tutto ciò era insopportabile. Finchè non arrivasti tu e tua madre.

Ma il resto lo sai già piccolina mia, vero?

Non so se lascerò leggere a voi due questa pagina. Credo proprio che la brucerò, non sembra scritta neanche da me… vedremo.

Per ora so solo che ho bagnato il foglio con le lacrime, e che l’astinenza tarda a farsi sentire. Sono cinque mesi che sono senza Prozac, e l’unica volta in cui sono davvero impazzito per astinenza fu proprio quella, che fortunatamente non ebbe conseguenze. Il telefono l’ho riattaccato solo dopo due mesi, e non ha squillato mai.

Come un fantasma che svanisce quando si accende la luce, sparisco mentre cerco di far capire a qualcuno il mio dolore. Una sola persona è esistita con questa capacità, ed ora che non c’è più… ho solo voi.

Vi voglio bene.

Allie.

Note di fine capitolo: ho cercato di non spoilerare niente.Siccome è la prima storia in cui prendo personaggi usati in un altro racconto (e sono di una mia amica) mi sembra giusto dargli lo spazio che merita: ovvero la segnalazione della storia da cui ho “rubato” i personaggi (con relativo permesso xD).

Questo è il blog ufficiale della storia

Vi consiglio di visitarlo,leggere tutto quanto e commentare,oltre che diventare fan di questa Dea del fumetto (e della scrittura)!Se vi è piaciuta questa storia,in particolare,dovete essere pronti a SBAVARE su quello che scrive la Dea xD,visto che la considero ad un livello superiore al mio xDD. La ringrazio per avermi convinto a provare a scrivere,la ringrazio anche per avermi “prestato” i suoi personaggi.È semplicemente una Dea che merita almeno una letta e una sbavataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa xD la smetto di sclerare,su…buonanotte a tutti =P

Autore: Ukeboy

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