• 2 Commenti

Autoconclusivo

Autoconclusivo

ecco una nuova fan-fic by apple92 XD

Eccomi ancora a casa, troppo orgoglioso per mostrarmi preoccupato, troppo orgoglioso per uscire e venirti a cercare. Ancora qui davanti al televisore a guardare un programma molto appassionante su…su…sulle trote. Bhè che volete, bisogna pur sempre farsi una cultura generale ben assortita. Lo sapevi che le trote…vabbè lasciamo perdere, non credo interessi il periodo di gestazione delle trote. Insomma non è che lo sto proprio guardando e che sono tutto teso con ogni cellula del mio corpo in allerta attendendo il tuo arrivo. Fuori è buio ma non posso mostrare a tutti la mia apprensione. Non devo! Io sono il grande Ranma Saotome, io non mi preoccupo per uno stupido maschiaccio privo di sex- apeal. Devo distrarmi.

Ticchetto nervosamente le dita sul tavolino del salone mentre guardo la televisione stravaccato sul freddo tatami. Non posso credere che proprio io, solitamente tanto impulsivo, impedisca al mio istinto di avere la meglio. Mi sento come un leone in gabbia; ho una voglia matta di uscire ma il mio orgoglio maschile mi impedisce di farlo. Sono imprigionato in una doppia vita dove sempre più spesso questa situazione d’impotenza diventava quotidianità. Non posso certo dare la colpa di questo alla mia maledizione, ma se fossi un uomo completo non avrei problemi a rivelarle il mio amore. Ne sono sicuro. È da quando mi sono innamorato di Akane che ho perso la libertà. Lei mi ha rubato il cuore e stregato l’anima. Non posso fare a meno di stare in pena per lei. Sono i momenti come questo che mi fanno vacillare, costretto a nascondere il mio lato più affettuoso per mantenere salva la reputazione. Che sciocchezza! La devo smettere di comportarmi così. È proprio vero che viviamo nella società dell’apparire.

Sei in ritardo…infondo non è lontano da casa di Sayuri a qui. Perché allora tardi tanto? E perché nessuno si mobilita per venirti a cercare…Cavolo e se avessi incrociato un maniaco lungo la strada? Ma no che baka che sono, chi vuoi che si soffermi a guardare un masch…, una bella ragazza come te. Maledizione, devo smetterla di mentire, almeno a me stesso. Invece devo essere positivo, tu sei forte, la ragazza più forte che abbia mai conosciuto, se fossi in pericolo non avresti certo bisogno di me, eppure… io continuo a credere che sotto sotto tu sei fragile e in qualche modo hai bisogno di me. Sei così difficile da capire eppure so che tornerai nuovamente da me. Almeno un’altra volta, ancora.

Già mi sembra di vederti entrare da quella porta con i tuoi consueti gesti, sempre perfetti, il tuo modo di salutare tuo padre e le tue sorelle, il tuo modo di scusarti, il tuo modo di salutare me. Ogni volta che smetto di sognare, ormai convinto che tra noi non può esserci niente, tu mi sorridi come nessun altra e allora, mi sciolgo e non posso fare a meno di pensare che un posto per me nel tuo cuore c’è sempre, anche se piccolissimo, forse minuscolo, ma lì costantemente presente. Con te i giorni sono trascorsi fin troppo velocemente e senza che ce ne accorgessimo è già passato un anno e mezzo. Un anno e mezzo tra amore e odio. E per favore, ti prego anzi ti scongiuro , t’imploro non piangere a causa mia. Non farlo mai più, perché nel tuo dolore mi scopro il più fragile tra gli uomini. E sono qui sperando che il mio solo sorriso possa porre fine alle tue lacrime, stille salate che non vorrei mai vedere scivolare sul tuo viso. Perché Akane non te le meriti, non meriti questo futile dolore, la cui causa spesso ignoro ma di cui credo infondo essere colpevole. Per questo soffro anche io, voglio che il mio sorriso basti per rallegrarti per portarti la gioia che desideri, che meriti. Vorrei farti felice; perché voglio che la mia allegria ti contagi e supporti come accade a me quando vedo il tuo sorriso illuminarti il volto. Io voglio essere la tua roccia, la tua casa, voglio essere tutto fuorché colui che ti causa tanto dolore ma purtroppo non faccio altro che ferirti, a volte mi ritrovo a pensare che saresti più felice senza di me, che sarebbe meglio scomparissi per sempre dalla tua vita; ma non ho il coraggio di rimanere solo. Lo so, sono un vigliacco, ma prima di conoscerti non ho mai dovuto avere paura di perdere qualcuno, perché io non avevo nessuno, non avevo te. Ti prego smettila di piangere a causa mia, quando sorridi sei così carina. E immagino te e le tue amiche a ridere beate ed io che non potrò godere di questi tuoi sorrisi. Hai telefonato, tornerai tardi perché cenerai dalla tua amica.

È stata un giornata dura come sempre la scuola gli allenamenti e le varie fidanzate da scacciare… tutte tranne una, la più importante, quella che non vorrei mai lontano da me. E invece tu questo non lo sai e, inconsapevole, mi lasci in balia delle altre uscendo con le amiche. Senza di te, senza i tuoi sorrisi ristoratori è tutto così faticoso. Come un fiore appena sbocciato nella calura di un pomeriggio estivo così io aspetto che un soffio di vento giunga per scuotermi da questa vita monotona, quest’ ansia che mi conduce verso l’inesorabile destino dell’appassire. Stare fermo non fa per me.

Sono stanco, vado a letto ma non riesco a prendere sonno sapendoti così lontana da me. È tardi e non sei ancora tornata, e fuori è buio. Non c’è rimedio al mio amore per te, non c’è soluzione al mio dolore per te. Nato da quel amore che non hai, che io non ho voluto mai…che ormai esiste dentro noi. Perché ora non mi importa più se il nostro fidanzamento l’hanno scelto i nostri padri. Io non volevo che ti innamorassi di me, non volevo innamorarmi di te, ma il destino a volte gioca brutti scherzi. Attendo il rumore delle chiavi nella serratura e finalmente sento i tuoi passi salire le scale; un sussulto poi però sono più tranquillo, finalmente so che sei al sicuro, finalmente accanto al tuo angelo custode, qui accanto a me sarai sempre al sicuro. Ora rilassato, chiudo gli occhi, i tuoi passi si fanno sempre più chiari, sei fuori la porta della mia stanza e ora so che passerai oltre fino alla tua camera. E invece no… Strano, il rumore dei tuoi passi è cessato, con mia grande sorpresa apri la porta e ti avvicini a me. E ora? Panico! Cosa faccio adesso? Il mio cervello non connette poi… Facile! Fingo di dormire…ma con il cuore che mi batte così…

Sei sempre più vicina, ti abbassi e avvicinando il tuo volto al mio, che cerca di non bruciare, e carezzandomi il volto con la tua candida e delicata mano, bisbigli:

“Come sei bello quando dormi amore mio! Scusa se ti ho fatto preoccupare” e chiudi la frase con un delicato bacio della buona notte sulla mia guancia che ora arde come l’inferno. Quindi esci fuori, dietro la porta ti sento mormorare qualcosa. Riesco comunque a sentirti grazie hai miei sensi affinati di artista marziale; ti dai della stupida, ti chiedi come potevi solo pensare che io fossi preoccupato per te. Oddio vorrei alzarmi e consolarti, darti ragione e spiegarti ma non lo faccio non ci riesco e piangi, e ancora, e tanto. La colpa come sempre è mia e io, il solito inetto, non faccio niente a parte abbandonarti al tuo pianto e tapparmi le orecchie con quel cuscino tanto soffice ma comunque così incapace, inutile da non riuscire a soffocare il rumore delle tue lacrime. Il mio cuore è in pezzi, ora so che tieni a me allora perché indugio ancora? Qualche lacrima bagna anche il mio cuscino. Sei sempre stata così sincera con me. Hai ragione sono un mostro. E fuori è buio.

Tante le esperienze che ho vissuto in vita mia, una più assurda dell’altra ma non ho mai conosciuto il semplice e al contempo contorto gioco dell’amore. Niente è stato mai tanto grande quanto questi momenti. Con te accanto sento che vale la pena viverle queste avventure. Se è questo l’amore non voglio che finisca mai. Come sai non ho mai fatto io le mie scelte e questo non mi ha mai dato problemi, ma quando ho conosciuto te ho capito che devo liberarmi dalle scelte di mio padre e decidere io chi amare. Devo smetterla di compiacere ogni sua decisione. Ora mi sono davvero arrabbiato, basta. Sei una sua scelta ma devi capire che a prescindere io ti amerei comunque…vedi io non provo niente per le altre. Lo devi sapere anche tu. Non voglio che tu abbia dubbi, non devi mai dubitare di me e del mio amore. È vero ci ho messo tanto, forse troppo a capirlo, ma ora sono sicuro che niente possa cambiare ciò che sono. Ogni volta che ti trovavi in pericolo il mio solo pensiero era proteggerti al costo di ferirmi, di farmi davvero male. Il dolore fisico sono sempre stato abituato a sopportarlo ma quello del cuore no, mai! Prima mia madre, che finalmente ho ritrovato, e ora tu. Mio piccolo dolce amore, ho paura. Sì, ho paura che tu mi allontani da te e perciò resto qui, immobile, in attesa, neanche io so più di cosa.

Entri in camera tua e sento che ti chiudi la porta alle spalle. Credi che non lo sappia che ogni volta che varchi quella soglia piangi? Ti giuro che questa sarà l’ultima volta, ho un piano, non mi farò trovare nuovamente impreparato!

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*

La sera dopo…

Maledizione, anche questa sera ho fatto tardissimo; purtroppo questo progetto sulla storia della lingua giapponese mi impegna molto, ma quando ho accettato non credevo si arrivasse a questo punto. Prendono tutti la situazione fin troppo seriamente in vista della pagelle, la cui vicinanza incombe su tutti gli studenti del Furinkan meno che uno; ma ormai ho dato la mia parola non posso lasciare tutto a metà dell’opera; non è nel mio stile, nello stile di Akane Tendo. Le mie amiche contano sul mio appoggio e di certo non le deluderò. In fondo ho appena trascorso un paio di pomeriggi in ottima compagnia con le amiche che a causa di Ranma vedo sempre meno. Posso dire di divertirmi tantissimo anche se in realtà mi manca il mio irruente fidanzato. Procedo adagio lungo la strada che costeggia uno dei tanti canali di Nerima, il suo veloce gorgheggiare riempie le mie orecchie impedendomi di udire altro. Il percorso sino al dojo non è lungo ma mi fa sentire a disagio essere la sola a percorrere questa via a quel ora di notte. Tutto quel buio mi mette in ansia. Al contempo però la mancanza di illuminazione mi permette di vedere le stelle. Spettacolo assai raro nella caotica e insonne Tokyo. Ce ne sono così tante lì, così grandi e vicine, ma anche così lontane e irraggiungibili a brillare alte a decorare quel infinita distesa scura. Sono davvero magnifiche. Chissà se qualcuna splende anche per noi. Mi sento così sciocca a credere che i kami vogliano proteggere un legame che infondo non esiste ed è solo frutto di qualche mia troppo ambiziosa fantasia. Se non fossi qui da sola, ma diciamo in compagnia, mhm…e va bene almeno a me stessa devo ammetterlo, in compagnia di Ranma, questa sarebbe potuta diventare una romantica serata…sì, certo, nei miei sogni! A chi voglio darla a bere Ranma non ne sarebbe mai, e ripeto mai, capace! Fare il romantico non è nel suo modo di essere e non voglio cambiarlo, a me basta che provi un sentimento sincero nei miei confronti, non ho bisogno di chissà quali dichiarazioni d’amore. Voglio che sia solo tutto più semplice, in fondo noi siamo due semplici adolescenti, voglio sentirmi amata senza riserve, non ce la faccio più a continuare così senza sapere, senza avere la possibilità di andare avanti. Merito qualcosa io? Non chiedo molto alla vita, solo una certezza, un indizio. Ma forse questo è già troppo, sono già fortunata così ad avere Ranma al mio fianco come… già come cosa? Amici?! No, non lo saremo mai, almeno non da parte mia, non più.

Giunta alla porta inserisco a fatica le chiavi nella toppa a causa dell’oscurità latente, il rumore dello scatto delle chiavi che girano rompe il silenzio anomalo che avvolge il quartiere e mi fa sobbalzare, devo smetterla di essere così soprappensiero. Sono un’artista marziale tutto sommato rispettabile, devo essere meno distratta e smetterla di concentrare i miei pensieri su quel odiato soggetto. È talmente tardi che tutti dormono, la casa è immersa nel buio più totale. Fuori è buio, dentro è buio. Un po’mi sento in colpa per aver trascurato così la mia famiglia. Dalla morte della mamma non era mai successo. Siamo sempre vissuti noi quattro, inseparabili, una famiglia modello, apparentemente felice. Ma forse è proprio questa la vita. Essere insieme con le persone che si amano, papà, Kasumi e anche la vecchia, cara Nabiki. Mi appaga ricevere tutta questa fiducia da parte di mio padre e delle sorelle anche se inconsciamente desidero che qualcuno rimanga in piedi solo per me, ancora sveglio per aspettarmi, che senta la mia mancanza senza temere le occhiaie del giorno dopo per la notte passata in bianco. Faccio attenzione a non urtare nessuno dei mobili dell’ingresso, cosa che non sarebbe certo semplice per un estraneo, mi tolgo le scarpe e comincio a salire piano le scale, passo dopo passo, lentamente, con una grazie inconsueta per un maschiaccio. Già, sembra proprio che Ranma non mi conosca, sono una donna io, valgo molto di più di quanto non mostri.. Passo d’innanzi alle camere di Nabiki, Kasumi e papà, mi soffermo per augurargli una silenziosa buona notte. Il loro sonno rappresenta perfettamente il loro “io”. Proseguo, sono davanti alla porta della mia camera, la paperella che porta inciso il mio nome è qui al solito posto, come sempre e mi invitava ad entrare ma uno strano istinto, una forza incontrollabile come un’onda mi spinge a ritornare sui miei passi. Nell’oscurità del corridoio mi dirigo verso la stanza dei Saotome, ma a differenza di come avevo fatto con gli altri inquilini qui non mi limito a sbirciare nella stanza per vedere se è tutto apposto bensì entro e pian piano mi avvicino a quel buffo essere con il codino che riposa in quella stanza. Deve essersi messo a letto da poco perché il letto non è distrutto come lo trovo di solito la mattina quando lo vengo a svegliare; forse non si è ancora addormentato. Mi sento come una ladra in casa mia, il cuore mi batte in petto irregolare, ho come una sensazione ma non do retta al mio istinto marziale. Sono ancora in tempo. Ieri sera mi ero ripromessa di non commettere nuovamente lo stesso errore ma la tentazione è troppa. Mi inginocchio di fianco al suo futon e gli passo una mano tra i capelli corvini, pronunciando una solfa simile a quella della sera antecedente:

“Ciao Ranma, eccomi di nuovo qui. Mi rendo conto che forse la maniaca tra noi due potrei sembrare io, ma mi manchi tanto.” Lo guardo insistentemente, sembra arrossire, ma è buio non ne sono sicura, anche il suo battito non è tranquillo come il mio. Gli carezzo lieve il viso sperando che si calmi. Un brivido percorre la mia schiena e forse anche la sua. “Ho bisogno di momenti insieme a te, magari domani vengo a svegliarti un po’prima, non mi importa se ti arrabbi.” Sorrido come un’ebete ma non posso farci niente. “Buonanotte!” Sono in piedi e mi avvicino silenziosa alla porta. Un brusio lieve mi trattiene, mi giro e mi ritrovo ad ammirare la sua bellezza. Sono fortunata a stare con lui anche se forse non mi ama è davvero un bravo ragazzo e almeno un po’di bene sono certa me ne voglia. Sto per andarmene quando ricordo di aver dimenticato qualcosa: il bacio della buonanotte!

In meno di un attimo mi ritrovo su di lui a pochi centimetri dal suo viso, dalle sue piccole e rosee labbra; così belle ma così irraggiungibili. Forse l’unico modo per baciarlo è mentre lui dorme, infondo ricordo con piacere quando lui si trasformò in gatto e … No, non posso approfittare di lui, sarebbe fuori dall’etica, un gesto privo di morale, una follia. Non lo bacerò con l’inganno come spesso a tentato di fare quella subdola pseudo-fidanzata di Shan-poo. Che rabbia. Io sono l’unica, vera fidanzata di Ranma. Lo guardo ancora, i primi accenni di una scura barba s’intravedono posti a incorniciare la sua mascella leggermente pronunciata e a donargli quel aria quasi da adulto. Non resisto le sua calde e morbide labbra sono troppo vicine alle mie. Fuori è buio, siamo soli, o quasi, insomma è come se lo fossimo; il signor Genma dorme alla buona all’altro capo della stanza. Fuori è buio, dentro è buio. Poggio delicatamente le mie labbra alle sue, sento il battito del mio cuore pulsare in qualunque parte del mio corpo. Ranma se ne accorge subito, troppo presto per i miei gusti, doveva già essere sveglio, lentamente si mette a sedere in modo da stare più comodo senza mai abbandonare le mie labbra, le sue mani scivolano veloci e dolci sui miei fianchi. Non mi aspettavo questa reazione da lui. Le mie labbra ancora sulle sue, o forse ora è il contrario, è lui a mantenere il contatto; non mi importa. Imbarazzatissima, resto impassibile, non muovo un solo muscolo, gli occhi ancora chiusi.

“Akane”

“Ra…”non riesco a pronunciare nemmeno il suo nome, non ne ho la forza. Non mi rendo neppure conto del tempo che passa, secondi? O minuti?

La sua mano risale lieve il mio corpo mi carezza la guancia, la sento stranamente incerta e tremante su di me. Lui che è sempre così forte e sicuro di sé, che sa sempre cosa fare, timido e insicuro preme il suo volto scoccandomi un sonoro bacio sulle labbra. “…mhm…” Emetto un piccolo mugugno quando lui si allontana da me. Apro i miei occhi che vedo riflettersi in modo naturale nel suo mare tempestoso, mi guarda come non aveva mai fatto. Arrossisco di conseguenza ma anche il suo volto tradisce una forte emozione. Sorrido e lo fa anche lui, mi stringe tra le sue braccia un po’impacciato. Il silenzio si fa pesante, entrambi troppo timidi e confusi per parlare, mille improbabili scuse mi balenano in mente poi mi rendo conto che una sola parola può giustificare il mio gesto e gli confesso in un sussurro la semplice verità, tutto quello che provo per lui “Aishiteru” uno sforzo che spero valga la pena, una parola che cambierà a mia vita per sempre, accoccolo la mia testa sulla sua clavicola in modo che non possa guardarmi in faccia, mi vergogno troppo… “Lo so, amore mio, l’avevo capito”

Amore mio, vorrei sempre essere chiamata così! Solo da lui s’intende; anche se adoro il modo in cui pronuncia il mio nome. La sua voce trema, ma non importa, è sincero, ne sono sicura. Amore mio, anche io l’avevo chiamato così ieri sera, non è che…? Naaa, sarebbe assurdo che lui abbia fatto finta. È bello stare avvinghiata a lui ma già mi manca il sapore delle sue labbra e inoltre voglio godere della passione di un vero bacio, quello di prima non si può considerare tale. Così a fior di labbra. Voglio conoscerlo.

“Ranma”

“Si?”

“Posso baciarti?”

Ma come mi è venuto? Sono una deficiente. Ma cos’è quello sulla sua faccia? Un beffardo sorriso, forse di scherno illumina il suo volto.

“Come sei banale…e comunque no! Non puoi. Ora è il mio turno!”dice con un filo di voce e un bel sorriso a 32 denti che però non ho la possibilità di ammirare più di tanto. Stavolta è lui il primo a fondarsi sulla mia bocca. Non è irruente come mi aspettavo, forse preso dall’emozione è partito in quarta avvicinandosi troppo rapidamente e invece è dolcissimo. È questo il vero Ranma Saotome? Lo amo sempre di più.

“Vieni! Andiamo di là.” Mi dice indicando con lo sguardo il padre. Mi porge la mano, così è più facile alzarsi, le mie gambe ormai hanno ceduto. Tirandomi su mi attira forte a sé con uno strattone che non fa male. Gli cado tra le braccia, mi dà un altro bacio. “Aisurumo Akane”

°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°***°*°*°*°*°*°**°*°*°*

Che bella sensazione! Sono una famiglia splendida, Kasumi, Ono e la piccola Nanà. Passare con loro il pomeriggio è stata proprio una bella idea e quando Kasumi mi ha chiesto di rimanere per la cena non ho potuto certo rifiutare e poi tornare a casa ed essere costretta a stare con Ranma non mi va proprio. Non è che non lo amo più e che abbiamo litigato di brutto e non credo lui abbia alcuna intenzione di riappacificarsi. Il cielo è nero come la pece, come l’umore di Ranma e come il mio fin quando non sono uscita a trovare la mia bella nipotina. Forse è stato un torto non portare anche lui, forse a quest’ora grazie a Nanà avremmo già fatto pace. Adora quella piccola peste. Spera di insegnarle le arti marziali e ad essere sincera anche io vorrei vederla fare i primi passi nel mondo dei combattimenti, Kasumi e il dottore non faranno problemi, questo è certo, anche se credo non sia proprio questo il destino della piccola. Quando li vedo penso che forse anch’io…ma poi so che non siamo pronti, è troppo presto, abbiamo troppa gente per casa e non siamo ancora sposati. Già, sposati, noi due che per un niente scateniamo l’inferno in Terra con discussioni incorniciate da pianti, insulti, urla e martellate. Se mai faremo pace vorrei gridare al mondo della nostra relazione. Kami quanto lo amo, è un ragazzo meraviglioso e io sono una frana; stavolta sarò io a fare il primo passo per una riconciliazione, non mi importa più dell’orgoglio barriera ormai felicemente abbattuta, voglio solo stare un po’tra le sue braccia, essere presa come solo lui mi sa prendere. Lontana dalle sue braccia e molto probabilmente dai suoi pensieri, comincio ad avvertire un grande gelo. La punta del mio naso si bagna, alzo lo sguardo, persa nei miei ragionamenti non mi ero accorta del temporale in arrivo. Non ho l’ombrello e sono ancora distante da casa. Corro completamente fradicia, sono intirizzita come un pulcino, questa pioggia sembra quasi cancellare tutti i miei buoni propositi, mi ricorda che sono sola, mi rende profondamente triste. Eccomi fuori il portone del dojo, davanti alla sua imponenza mi sento piccola, come ho solo potuto pensare di voler essere genitrice quando sono ancora così insicura, da sola non potrei mai farcela. Spingo con forza i battenti, non è così pesante come sembra. Il vialetto appare un campo di battaglia, ostacoli e buche piene d’acqua ovunque. Per mia fortuna abbiamo fatto installare una lampada da giardino altrimenti chissà che disastro. Varcato l’uscio di casa mi accorgo che i miei vestiti sono diventati una seconda pelle. Sono nell’ingresso tolgo le scarpe, ho i piedi bagnati mi sento un incrocio tra una spugna e uno scolapasta. La mia vita fa acqua da tutte le parti. Comincio a spogliarmi ricordandomi che Nabiki è fuori con la redazione del giornale per cui lavora e papà era andato dai Saotome, resterebbe Ranma ma sicuramente sarà a letto già da un po’. Incurante di tutto faccio per togliermi anche la camicetta, calze e gonna sono già andate. Mi appresto a salire le scale per raggiungere il bagno al piano di sopra quando, passando davanti alla porta socchiusa della cucina vedo una luce calda filtrare da quello spiraglio. Mi chiedo chi sia ancora in piedi a quest’ora di notte, non faccio in tempo ad avvicinarmi alla porta che questa si apre lasciando entrare una luce che mi acceca. Senza che me ne renda conto mi ritrovo avvolta dalla testa ai piedi in una calda coperta.

“Ranma”

*°*°°°*°*°*°*°*°°*°*°*°*°*°*°*°°*°°*°*°*°*°*°*°

Sono in cucina a preparare un po’di latte caldo voglio farmi perdonare e accoglierla come merita. Con quest’acqua purtroppo non sono potuta andarla a prendere, spero solo che Kasumi abbia pensato a darle un ombrello e che non si sia bagnata troppo. Abbiamo litigato di brutto, io non voglio perderla, ho paura di non poterla più vedere, toccare, di non avere più la possibilità di sentire il suo profumo, ridere e scherzare con lei. Che non mi conceda più di amarla. Se questa non fosse casa sua mi sa che non avrò nemmeno la possibilità di salutarla un’ultima volta, di chiedere il suo perdono. È arrivata finalmente. Faccio un respiro profondo, due, tre. Prendo una coperta e trovo il coraggio di affrontarla.

“Ranma”

L’avvolgo nella coperta quasi con violenza, le copro la testa e strofino le mie mani sul suo capo cercando di asciugarla.

“Ma guarda come ti sei conciata, non hai pensato di farti dare un ombrello baka!!!”

Lei mi guarda come non aveva mai fatto, nei suoi occhi leggo paura, ma cosa ho detto. Mi sono comportato come un’idiota, avevo smesso di essere così stupido, ero riuscito a essere sincero; almeno con lei. È tra le mie braccia, piccola e indifesa. Gli occhi si riempiono di lacrime. Ecco ho perso qualunque occasione per fare la pace. Invece di dirle che sono stramaledettamente preoccupato per lei l’aggredisco. Grande Ranma!

“No…ecco Akane, sai che non volevo dire questo…”

Comincia a singhiozzare più forte, le sue spalle sono scosse da forti tremiti. Si butta sul mio petto con una foga tale da farmi quasi perdere l’equilibrio. La allontano da me e lei mi guarda con quei suoi grandi occhini nocciola che mi fanno sciogliere. Faccio per sbottonarle la camicetta, al primo bottone.

“Posso?” chiedo con una voce che risulta spaventosamente fredda. Lei annuisce lieve. “Se la tieni ancora addosso di prenderai un accidente.”

Ma perché con lei continuo ad essere così impacciato. Ormai stiamo insieme da parecchi mesi, le sistemo la coperta sui capelli bagnati e la stringo forte a me, perché lei è solo mia e non la posso perdere.

“Mi hai fatto preoccupare tantissimo” ecco ci sono riuscito, sono stato dolce e premuroso come vorrei sempre essere con lei, lei che alza il volto e sorride, mi gratto la nuca imbarazzato. Lei si rituffa tra le mie braccia. Sono al settimo cielo.

Sento il pentolino con il latte bollire dall’altra stanza, accorro a spegnere la fiamma prima di combinare un disastro. La situazione è irrecuperabile, il latte è fuoriuscito schizzando su tutto il piano da lavoro sporcandolo quasi del tutto e da come ride Akane credo di non essere in una situazione migliore. Mi raggiunge e mi abbraccia da dietro; come sto bene con lei! Mi fa girare e mi bacia su tutta la faccia cercando di riparare alla mia distrazione. Quando a finito faccio per baciarla ma agilmente si scansa lasciando cadere la coperta e piano si allontana. Quando fa così mi fa morire. Sono costretto a rimangiarmi tutte le volte che le ho urlato che non ha il minimo di sex-apeal. Cammina lenta verso l’uscita, osservo i suoi movimenti provocanti, i suoi fianchi ondeggiano pericolosamente ma so che devo resistere. Arrivata alla porta svolta e la perdo di vista, il mio cuore però continua a battere forte, il sangue mi è arrivato al cervello. Vedo la sua testa spuntare dall’altra stanza.

“E poi sono io quella che non sa cucinare!!”

“È tutta colpa tua!!” le urlo provocatorio ma ormai è scomparsa di nuovo. Guardo fuori, è buio, piove a dirotto, pare non abbia intenzione di smettere.

Immagino sia andata a farsi un bagno caldo. Ritorno ai fornelli per preparare di nuovo il latte. Quando è pronto lo verso in due tazze che appoggio su un vassoio e aggiungo tre cucchiaini di zucchero. Voglio che sia dolce come lei, che illumina le nottate scure come questa. Salgo le scale e apro la porta del bagno più silenzioso che riesco, poggio il vassoio sul ripiano e bacio il collo di Akane ricoperto di bolle. Le porgo la tazza e mi siedo a terra vicino la vasca.

“Arigatoo”

È così bella rilassata tra le bolle profumate di bagnoschiuma. Chiude gli occhi e si stende meglio nella vasca. Sbadiglia. Apre furbetta un occhio pensando che non me ne accorga; cos’avrà in mente?? Voglio darle corda e mi volto distratto dall’altra parte della stanza. Akane comincia a schizzarmi con l’acqua che per fortuna è ancora calda. Comincia la lotta a suon di schizzi e risate. Ridiamo insieme della nostra stupidità. Ci basta così poco per essere felici quando stiamo insieme. Mi alzo in piedi urlando: “Non vale tu sei già bagnata!” lei mi prende per il colletto della camicia per avvicinarmi ma scivolo su un po’d'acqua caduta sulle mattonelle del bagno e cado su di lei nella vasca. Sono vestito e tutto bagnato ma non mi importa, rischio di soffocare dalle risate. Il suo caldo corpo sotto il mio, i volti rossi per la vergogna. La bacio con tutta la passione che mi sono sempre tenuto dentro. “Ti amo”

La bacio ancora fin quando i nostri volti non sprofondano nella schiuma fin giù sotto l’acqua, fin quando ormai privi di fiato con le labbra gonfie non siamo costretti a riemergere. Voglio averla ma non so se lei è pronta, è tutto talmente eccitante ma non voglio che la situazione sfugga al nostro controllo, deve essere un momento speciale, non una cosa precipitevole. La temperatura dell’acqua scende, meglio che esca prima che la maledizione si faccia vedere. Con nel cuore un po’di delusione scavalco il bordo della vasca attento a non scivolare, mi tolgo la casacca e la getto distrattamente nel cesto dei panni sporchi; Akane intanto mi osserva con i gomiti appoggiati al bordo della vasca con aria sognante, le sorrido ed esco dal bagno lasciandole la possibilità di cambiarsi con calma. Intanto io vado in camera mia dove mi metto una canotta nera, quindi scendo in sala da pranzo dove aspetto che mi raggiunga.

°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

È stato bellissimo ora in bagno con Ranma, è bello poter contare l’uno sull’altra ogni qual volta ce n’è bisogno. E poi dopo ogni litigio mi sembra che il nostro rapporto si solidifichi anche se questa volta ci siamo andati giù pesante, ma fare pace con lui è meraviglioso ho bisogno del suo amore. Ad un certo punto però ho temuto che lui volesse spingersi un po’troppo oltre e ho avuto come un brivido negativo, non è che io non lo ami, anzi, ma temo che presi dal momento potremmo fare qualche sciocchezza. Esco dalla vasca e un brivido di freddo che parte dal fondo della schiena mi blocca un momento, forse ho preso il raffreddore, mi sento così strana, quasi come ubriaca. Ho le guance infiammate. “Ranma” non so perché ho solo il suo nome in mente. Passo l’asciugamano tra i capelli, una frettolosa passata di phon è i capelli sono apposto. Prendo il pigiama in camera mia e porto giù nel salone il vassoio del latte. Vedo Ranma seduto a terra con le gambe incrociate a fissare la pioggia dalla portafinestra della sala da pranzo. Dall’oscurità degli ambienti esterni proviene un vento gelato di pioggia, lascio il vassoio sul tavolo e lo raggiungo carponi per farmi riscaldare dal suo corpo. Mi stendo poggiando la testa sulle sue gambe e osservo con lui il tempestoso scendere dell’acqua, passano i minuti, così in silenzio, si sta bene. Noi due, soli, al calduccio e fuori è buio.

“È in notti come questa che sento il desiderio di correre sotto la pioggia, libero, senza pensieri…Lo so è una sciocchezza ma…” dice improvvisamente cogliendomi di sorpresa. Sono totalmente impreparata a questa sua confessione.

“Oh Ranma” mi alzo strofinandomi a lui come un gatto “non credevo che la tua maledizione ti pesasse così tanto…”

È la prima volta che si confida con me e io non sono in grado di aiutarlo, vorrei poter fare qualcosa di più. Molto teneramente lo bacio sulla guancia, non riesco a resistere, mi sembra così fragile. Quasi non lo riconosco.

“Io ti amo Ranma, non mi importa della tua maledizione…non devi dimostrare niente a nessuno”

“Lo so. È che ci sono tante cose che vorrei fare e così devo sempre stare attento e poi lo sai quanto sono orgoglioso. Per me è dannatamente imbarazzante!!!” stava cominciando alterarsi.

“Su non ci pensare, non roviniamo questa bella serata. Ti giuro che un modo lo troveremo, insieme.”

“Hai ragione, sai non credevo di poter star così bene con un maschiaccio come te!!!”

“COSAVORRESTIDIRE!?!” a causa del mio carattere irascibile si accende subito il fuoco della rabbia. Uffa lo sapevo che andava a scaturire tutto in un altro inutile litigio.

“Niente, niente. Perdonami amore non litighiamo più.”

Poche parole e già mi sono calmata. Com’è dolce la sua voce quando mi chiama amore. Il mio amore. Ora ci siamo solo io e lui, mi metto comoda, potrei addormentarmi così distesa sul suo caldo e scolpito fisico. Nonostante i suoi muscoli la sua pelle e morbida ed è un piacere sentire le sue mani su di me con quel movimento ondeggiante e continuo che mi rilassa e al contempo mi dà alla testa.

“Sai” comincio con voce lieve e tranquilla “credevo che ti divertissi molto a stuzzicarmi, e ti devo confessare una cosa…” faccio una pausa per incuriosirlo e infatti lui subito abbassa lo sguardo per assorbire meglio le parole che sto per pronunciare. “io mi diverto molto a provocarti!” gli faccio una linguaccia e lui fa la faccia arrabbiata, com’è buffo!!!

“Adoro farti arrabbiare!!” rido di gusto con la testa ancora poggiata al suo grembo. Cominciamo a fare la lotta come due bambini, al diavolo i tanti anni di studio delle arti marziali, al diavolo la pioggia e la maledizione di Ranma, al diavolo il buio e la notte. Fuori è buio, è notte fonda ma non siamo stanchi. Abbiamo voglia solo di stare insieme a giocare. È come se non ci vedessimo da secoli. Mi lascio toccare da Ranma fin quando non mi porta sotto di lui e tenta di baciarmi. Io rotolo lateralmente, mi guarda interdetto, come se parlassi arabo. È incredibile come in Ranma si nascondano tante persone differenti. C’è il Ranma serio e concentrato di quando compie i suoi kata, c’è il Ranma impulsivo e determinato di quando gli si presenta una nuova sfida, il Ranma triste di quando è solo e si fa trasportare dalla corrente dei suoi pensieri, il Ranma geloso e arrabbiato quando qualcuno si avvicina troppo e c’è il Ranma romantico e giocoso di quando al mondo esistiamo solo io e lui.

“Non litighiamo più Akane!” ripete serio avvicinandomi e carezzandomi i capelli ” e non mi riferisco ai nostri soliti battibecchi. Senza quelli non saprei come fare!!” È così bello vedere il suo volto sorridente, ma nel suo sguardo c’è come una strana luce, che non ho mai visto. Non riesco a capire dove vuole andare a parare. “Mi si è spezzato il cuore quando l’altro giorno te ne sei andata sbattendo la porta. Non voglio che arrivi mai il giorno in cui io non potrò più vedere splendere il tuo bel sorriso solo per me amore mio.” Sono stesa accanto a lui, mi volto per guardarlo meglio negli occhi. Sono rimasta di stucco, le sue parole mi riempiono di gioia, ma resto impallata non so come rispondere.

“Non potrei mai smettere di amarti, anche quando sono arrabbiata con te non posso fare a meno di provare per te un sentimento così grande che sfugge al mio controllo. Anche quando mi ferisci e vorrei odiarti io non ci riesco…” Mi fermo. Ma che sto dicendo? Non è certo questo quello che vuole sentirsi dire, sto sbagliando tutto. Si mette in ginocchio e mi fissa. Io sono ancora distesa su di un fianco accanto a lui, non mi muovo finché dalla sua faccia seria non capisco che è meglio che mi alzi. Non so più che aspettarmi, questa serata è davvero strana. Mi metto in ginocchio davanti a lui, occhi negli occhi, lo vedo così imbarazzato, ha il viso rosso come un peperone ma quando parla la sua voce non potrebbe essere più sicura.

“Sposami”

Oddio non ci credo lui, lui ha detto proprio sposami, ci metto qualche secondo di troppo a rispondere e vedo che si fa sempre più teso, com’è tenero così arrossato. Ho il viso in fiamme e il cervello che mi scoppia di gioia. Ci vorrebbe una frase d’effetto qualcosa che colpisca, che rimanga impresso negli anni. Se non faccio qualcosa subito mi sa che sarà lui quello a scoppiare e allora gli salto al collo con un grido di gioia che non riesco a contenere. Sono incredula e basita. Noi, proprio noi due, i ragazzi più impacciati del Giappone intero, Akane Tendo e Ranma Saotome, ci sposeremo. Non so neanche dove l’abbia trovato il coraggio ma non me ne importa. Lo bacio come non ho mai sognato di fare in vita mia, con un entusiasmo che sorprende entrambi. “Lo sai che questo è un sì, vero? Tu sei l’unico con cui potrei passare il resto dei miei giorni. Non voglio lasciarti mai più Ranma”

“Sono l’unico che potrebbe sposare un maschiaccio come te, ma che ci posso fare se sei l’amore della mia vita” mi dice. Siamo frante contro fronte, i nostri nasi si sfiorano. Mi bacia e non posso fare a meno di avere sulla faccia un sorriso ebete che lui con non poca fatica definisce magnifico. Fuori è buio, ma è come se il calore dei nostri corpi finalmente uniti anime e cuore, illuminasse tutto ciò che ci circonda nel raggio di chilometri. Questa luce che illumina la mia vita ora spero che risplenda negli anni che seguiranno per molto, molto tempo ancora.

Mi scuso per avervi lasciato una ficcy così pallosa ma ormai l’ho scritta e sembra brutto tenermela per me; so che il mio stile di scrittura spesso risulta poco chiaro, frettoloso e talvolta noioso e incomprensibile ma spero di avervi trasmesso qualcosa.

Se i personaggi vi sono sembrati OOC vi prego di ditemelo così che lo metto nelle avvertenze. Vorrei dedicare questa fanfic a mia nonna che recentemente è stata in ospedale, inoltre ringrazio Maryku, Ilarietta_chan e soprattutto Robbykiss per avermi inserito tra i loro autori preferiti. Commentate numerosi!!!

Autore: apple92

Scritto da apple92 il nelle categorie: