• 0 Commenti

A song from New York

A song from New York

Da come era partita la giornata, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto che Andrea e Francesco sarebbero riusciti a prendere quell’aereo su cui erano seduti ora, in viaggio verso New York.

Francesco ancora ci pensava, ricordava benissimo la scena che gli si era palesata davanti quando era arrivato a casa del suo ragazzo, quel caos assurdo che c’era in quella casa di solito perfettamente in ordine.

Vestiti ovunque, accumulati in ogni punto possibile, poi libri, quaderni e oggetti di vario genere. Per non parlare delle due valige pienissime poste in un angolo, poco lontane da quella, che aveva scoperto dopo, era l’unica di Andrea.

Già, tutto quel casino era stato fatto da Denis, che, scegliendo sicuramente il momento meno opportuno, aveva deciso di portar via tutto ciò che era rimasto da Andrea, ma che effettivamente era di sua proprietà.

Andrea gli aveva spiegato che la sera prima gli aveva chiesto le chiavi, per iniziare a cercare la sua roba da portar via, lasciandogli l’appartamento in quello stato. Teoricamente, durante la loro vacanza, tutti quegli oggetti avrebbero trovato un qualche posto al dormitorio dove viveva il giovane ballerino, ma era ancora tutto da vedere.

Fatto stava che tutto quel disordine aveva ritardato di molto la partenza, obbligando i due ragazzi a fare tutto di corsa, ad arrivare appena in tempo per quel volo che, ormai, avevano perso ogni speranza di prendere.

Eppure ce l’avevano fatta, ora erano seduti uno accanto all’altro, in prima classe, iniziando così quella vacanza che li allontanava da tutto, dal lavoro del più grande, che ultimamente lasciava poco tempo da dedicare ad appuntamenti o momenti d’intimità, e da ex fidanzati, che decidevano il giorno prima di un viaggio di portar via le loro cose.

Su quei pensieri felici Francesco si assopì, appoggiandosi all’altro ragazzo che già dormiva da qualche minuto, permettendo a quel viaggio di trascorrere tranquillamente,  in modo da arrivare il più riposati possibile in quella grande città americana.

Al loro arrivo, un taxi già li aspettava per portarli in uno dei più lussuosi hotel di Manhattan, nel cuore della grande mela. Andrea iniziava a prenderci gusto a tutte quelle comodità, non aveva mai viaggiato in prima classe, né era stato in un albergo bello come quello in cui avrebbero risieduto per quelle due settimane.

Francesco, invece, sembrava non farci nemmeno più caso. Da quando aveva finito di studiare lì a New York, o forse già da prima, aveva viaggiato spesso a spese degli altri, abituandosi a quello sfarzo e trovandolo quasi noioso. Però gli faceva piacere vedere Andrea tanto sorpreso, almeno per una volta tanta ricchezza era utile per qualcosa.

Arrivati in camera, o meglio nella suite prenotata per loro, i due ragazzi si guardarono in faccia per poi scoppiare a ridere di gusto, commentando a voce alta quanto successo poco prima alla reception.

-          Hai visto che faccia ha fatto quando mi ha visto? Ha pure chiesto se doveva far dividere i letti, finché non ha capito. Avrebbe voluto sprofondare quella ragazza – disse Andrea, mentre stravolto si gettava sul morbido letto, piazzato al centro della camera.

-          Già, la povera Janet non sapeva più che pesci pigliare. Però un po’ mi fa pena, ogni volta che sono venuto qua da solo ci ha sempre provato con me, dev’essere rimasta un po’ delusa nell’aver scoperto che sono gay – rispose Francesco, iniziando a muoversi per la camera, dimostrando di non essere lì per la prima volta.

-          L’hai illusa per tutto questo tempo? Non pensavo che fossi così cattivo.

-          Io non ho illuso nessuno, era lei che ogni volta ammiccava e cercava di mettere in mostra le sue tette.

Francesco si era avvicinato ad Andrea, che nel frattempo si era tirato su a sedere sul bordo del materasso, pronto a circondare la vita dell’altro ragazzo con le sue esili braccia.

-          Sei nella posizione giusta per una certa cosa. Mi stai tentando, per caso?

-          Mi piacerebbe, ma devo incontrare una persona tra mezz’ora, ho giusto il tempo di una doccia.

-          Ah, è per il concerto, immagino.

-          Già, mi devono illustrare il programma dei prossimi due giorni. Puoi venire con me, se ti va. Se ci sbrighiamo presto, potremmo fare un giretto qui attorno, prima di cena.

-          Non darò fastidio? È una riunione di lavoro, rischio di disturbare.

-          Se mi vogliono, sarà alle mie condizioni, e in quelle condizioni c’è la tua presenza accanto a me. Credo di avere abbastanza potere decisionale su certe cose, no?

-          D’accordo, allora vengo.

-          Perfetto.

Un bacio fugace schioccò tra loro due, prima che Francesco si staccasse per raggiungere il bagno ed infilarsi sotto la doccia. Andrea rimase per un attimo seduto su quel letto, ma poi decise di spogliarsi anche lui e raggiungerlo, incurante della fretta dell’altro.

Aprì l’anta del grande box doccia presente in quel magnifico bagno ed entrò, cogliendo di sorpresa Francesco, che già si era insaponato.

-          E, tu, che ci fai qua? – disse con un tono tutt’altro che dispiaciuto, mentre Andrea aveva fatto aderire il petto alla sua schiena, abbracciandolo ed iniziando a suggergli il lobo dell’orecchio.

-          Anch’io ho bisogno di una doccia e non abbiamo abbastanza tempo per farla separati – rispose Andrea, mentre scendeva verso il collo, con le sue mani che accarezzavano il petto del suo partner.

-          Credo che avvertirò che faremo tardi, possono aspettare un’oretta, no?

-          Sarà una cosa veloce, sono già eccitatissimo.

Francesco si voltò di scatto a quelle parole, tirando Andrea verso di sé per iniziare un bacio tutt’altro che casto, voglioso di approfondire quel contatto. Andrea rispose a quel gesto spingendolo contro il muro, continuando ad intrecciare la lingua con quella del suo compagno.

Quella doccia durò ben più del previsto, tanto che arrivarono all’appuntamento con quasi due ore di ritardo. Ritardo annunciato da parte di Francesco circa un quarto d’ora dopo l’appuntamento effettivo, ma per fortuna non problematico per il ragazzo.

Dopo la cena-riunione atta ad organizzare le giornate successive, i due ragazzi tornarono in albergo, distrutti. Quel ritardo aveva comportato l’annullamento del loro giro turistico, ma probabilmente anche la stanchezza avrebbe portato a tale decisione.

Appena si coricarono sul letto, il sonno prese il sopravvento su di loro, obbligandoli a rinunciare anche a quella che poteva diventare una notte di passione.

Il giorno dopo Francesco aveva una sfilza di impegni legati al concerto che si sarebbe effettuato la sera successiva. In mattinata doveva incontrarsi con gli organizzatori, mentre nel pomeriggio c’erano le prove generali, che permettevano al ragazzo di prendere confidenza con lo strumento che si sarebbe trovato a suonare e con il teatro di fama internazionale nel quale si sarebbe esibito.

Andrea aveva deciso di non seguirlo per quel giorno, la sua presenza poteva creare fastidio ed era perfettamente consapevole, al momento della partenza, che sarebbe successo qualcosa di simile. Per questo aveva deciso di girare per la città in tale occasione, armandosi di cartina e dedicandosi ad alcuni posti che aveva deciso di visitare. Certo, in poche ore non sarebbe riuscito a vedere tutto, d’altronde aveva continuato a dormire fino a mezzogiorno passato anche a causa del cambio di fuso orario, ma poteva benissimo visitare qualche zona caratteristica di quell’enorme metropoli.

Percorrendo una delle tante vie piene di negozi, il suo interesse si soffermò sulla vetrina di un gioielliere. Non era mai stato particolarmente attirato dai gioielli, ma c’era un oggetto che lo aveva affascinato, facendogli pensare subito a Francesco: un anello d’acciaio con inciso un pentagramma e delle note musicali in posizioni alquanto equivoche. Di primo acchito non si era accorto di quelle crome che insegnavano alcune posizioni del kamasutra, aveva visto l’anello e l’aveva associato alla splendida musica del fidanzato. Quello lo reputava solo un piacevole tocco in più, qualcosa che rendeva quel gioiello ancora più perfetto per lui. Senza pensarci due volte, entrò nel negozio per acquistare quel monile, uscendo con un pacchettino dalla carta argentata.

Andrea non aveva mai fatto alcun regalo a Francesco, eppure il ragazzo gli aveva dedicato numerose melodie, composizioni create da lui stesso e dedicate al suo grande amore. Quell’anello non era nulla a confronto, ma per lui era il dono perfetto.

Durante il tragitto di ritorno all’albergo iniziò a pensare quale fosse l’occasione migliore per darglielo. Come portafortuna per il concerto? No, probabilmente non avrebbe potuto indossarlo in un’occasione tanto importante, era molto meglio consegnarglielo dopo, in privato, quando tutto era finito.

Nascose il pacchettino con cura, aspettando così il ritorno di Francesco in albergo. Ritorno che avvenne solo a tarda sera, portandogli un Francesco altamente provato dalla lunga giornata lavorativa.

-          Ciao, Francy. Hai finito di lavorare?

-          Per fortuna sì, sono distrutto. E questi vestiti sono un disastro, senti che odore di sudore. Meglio che mi faccia un bagno.

Gettando i vestiti a terra, pronti per essere consegnati alla donna delle pulizie il giorno dopo per farli lavare, Francesco si avviò verso il bagno, mostrando chiaramente la stanchezza accumulata durante la giornata. Non poteva immaginare che la vasca idromassaggio fosse già piena, pronta per lui, preparata con cura dal suo innamorato.

-          Sei un tesoro, cosa farei senza di te?

-          In realtà pensavo di usarla in altro modo, ma se sei stanco…

-          L’idromassaggio fa miracoli, però.

Con un sorriso provocatorio, Francesco si avvicinò alla vasca, entrandoci molto lentamente. Andrea lo osservava da lontano, appoggiato allo stipite della porta, sorridente.

Francesco si godeva quell’acqua calda, quelle bolle che lo massaggiavano e lo ritempravano, ma non era soddisfatto ancora.

-          Allora? Non entri?

Andrea non aspettava altro, si spogliò immediatamente per raggiungere il fidanzato che lo aspettava voglioso.

L’acqua ricopriva le loro effusioni, Francesco sembrava aver recuperato completamente le forze, baciava Andrea con tutta la passione possibile, mentre si preparava a unirsi completamente a lui.

L’altro ragazzo si godeva quei tocchi, mancati durante quella lunga giornata di lontananza e sentitissimi in quel momento solo per loro. Andrea esplorava con le sue mani calde quel corpo che conosceva ormai alla perfezione, mentre Francesco si apprestava ad entrare in lui, lentamente, prolungando quella sensazione di piacere che si provava nel sentire la persona amata fondersi con il proprio corpo, per diventare una cosa sola.

Uscirono dalla vasca completamente esausti, ma estremamente soddisfatti. Ancora in accappatoio, con i capelli gocciolanti d’acqua, si stesero sul letto, per coccolarsi dolcemente e regalarsi sensazioni piacevoli.

Francesco accarezzava i capelli di Andrea, coricato sul suo forte petto, mentre l’altro ragazzo giochicchiava con la cintura dell’accappatoio, con la voglia di slacciarla ed arrivare alla sua pelle nuda.

-          Quanti brani farai domani sera?

-          Due. “Per Elisa” di Beethoven e un pezzo composto da me.

-          Quale? Quello che mi hai fatto sentire la prima volta che sono venuto ad ascoltarti? O quello che mi hai dedicato al mio compleanno?

-          Un pezzo nuovo, che non conosci. Avevo iniziato a comporlo tempo fa, ho deciso di finirlo per quest’occasione. Non vedo l’ora di fartelo sentire.

-          Sarà meraviglioso, come al solito.

Durante quel breve discorso, la mano di Andrea era scivolata sotto quella vestaglia di spugna, raggiungendo gli addominali scolpiti del suo fidanzato e scoprendo il suo membro, che lentamente si stava risvegliando.

Le sue carezze percorrevano quei muscoli, scendendo verso il basso e poi risalendo, mentre la sua testa continuava a rimanere appoggiata al suo petto, sotto le amorevoli cure delle dita di Francesco.

-          Come l’hai intitolato? Posso saperlo o è un segreto pure quello?

-          A song from New York. Quando l’ho cominciata stavo per lasciare questa città, ritornando da te. Era intorno a Pasqua, stavi ancora con Denis all’epoca. Quando sono rientrato in Italia ho perso la voglia di portarla avanti e l’ho abbandonata, dedicandomi ad altro. Quando mi han detto di venire di nuovo qui, mi è tornato in mente quel brano e sono riuscito a finirlo.

Articolare ulteriori frasi stava diventando difficile, le attenzioni di Andrea sul suo membro ormai eretto si erano fatte più insistenti, tanto che ormai la sua mente era annebbiata dal piacere che gli stava facendo provare.

Accorgendosi di aver ottenuto l’effetto sperato, Andrea abbandonò il petto dell’altro ragazzo, per mettersi in una posizione decisamente più comoda per continuare quello che aveva già cominciato.

Avvicinò le sue labbra al membro dell’altro, iniziando a baciarlo per tutta la sua lunghezza. Non ci volle molto perché lo prendesse completamente nella sua bocca, regalando a Francesco un turbinio di emozioni che lo portarono velocemente all’orgasmo, il secondo di quella serata.

Con un filo di voce, cercando di mettere insieme una frase di senso compiuto, Francesco provò a dire quello che desiderava, senza troppi giri di parole, insoddisfatto da quell’orgasmo ottenuto semplicemente da un esperto lavoro di bocca.

-          S-scopami, Andy.

Andrea a quelle parole scivolò sul corpo di Francesco, portandosi con le labbra su quelle dell’altro, alla distanza di un fiato. Sorrideva, Andrea, mentre osservava i capelli di Francesco che, ricci, incorniciavano quel volto provato dalla fatica della giornata e dai recenti orgasmi.

-          Ma tu non eri stanco?

-          Tu mi dai la carica, scopami.

-          Come vuoi, amore mio.

Quelle parole si chiusero in un bacio appassionato, se possibile ancora più intenso dei precedenti. Lentamente Andrea entrò, eccitato, nel corpo di Francesco, facendolo diventare suo e di nessun altro. Nessuno avrebbe potuto dividerli in quel momento, erano solo loro due, insieme, innamorati.

La mattina dopo la sveglia era di nuovo abbastanza presto. Francesco aveva le ultime prove del concerto, oltre a vari appuntamenti con suoi vecchi insegnanti di pianoforte, che desideravano rivederlo e congratularsi per quell’invito importante. La cosa che differenziava quella giornata dalla precedente era che Andrea era andato con lui, non l’aveva più lasciato in albergo, avevano deciso insieme di condividere le ore di lavoro del più giovane, in modo da coinvolgere Andrea in quel mondo in cui si sentiva ancora un perfetto estraneo, uno spettatore inesperto che si beava di quelle note regalate da Francesco.

Nonostante tutta la buona volontà del ragazzo, però, l’impresa fu decisamente disastrosa. Andrea si sentiva sempre più fuori luogo, le persone, che circondavano Francesco, sembrava si fossero messe d’accordo per escluderlo dai discorsi non appena scoprivano che lui, di musica, sapeva poco o nulla. Andrea era sempre più demoralizzato, avrebbe voluto mollare tutto e tornare in albergo, aspettando il suo ragazzo come aveva fatto il giorno prima. Ma poi Francesco lo guardava, rispondeva ai suoi sguardi con amore, gli trasmetteva tutta la felicità che provava nell’averlo al suo fianco, ed Andrea si dimenticava di tutti i problemi. In fondo, lui magari non ne sapeva nulla di musica, ma aveva altre qualità, sapeva fare il suo lavoro alla perfezione, anche se forse non era così elitario come quello del suo ragazzo.

Rientrarono in albergo solo per cambiarsi, Francesco doveva indossare lo smoking che aveva portato per esibirsi ed Andrea, come consigliatogli dal fidanzato, aveva fatto altrettanto. Erano vestiti pressoché allo stesso modo, eccetto che per il farfallino, nero per Andrea, bianco per Francesco. Il pianista, inoltre, si mostrava decisamente a suo agio con quell’abbigliamento, cosa che non si poteva assolutamente dire di Andrea: non erano mancate le occasioni di vestirsi elegante negli ultimi anni, ma non era mai arrivato a tanto e si sentiva decisamente impacciato.

Il concerto fu un successo, tutti i pianisti invitati erano straordinari, sicuramente si meritavano di essere lì. Ma il brano che, sicuramente, stupì di più Andrea fu proprio “A song from New York”, di Francesco. “Un brano dedicato alla persona che amo e che questa sera è in sala ad ascoltarmi” aveva detto. Un leggero brusio si era alzato a quella frase, tutti si chiedevano chi fosse tale persona, o almeno chi non aveva conosciuto Andrea in quei due giorni.

Il brano sembrava diviso in due parti differenti, si notava benissimo quale pezzo fosse stato scritto prima e quale solo dopo qualche tempo. Eppure, nonostante quella differenza sostanziale, non c’era alcuna stonatura, si poteva considerare un brano unico. La prima parte riusciva a far trasparire la sofferenza di un amore non corrisposto, eppure già forte, la stessa forza che c’era nella seconda parte, molto più allegra e coinvolgente. Lì l’amore era ricambiato, i due amanti finalmente non erano più divisi da nessuno, potevano lasciarsi coinvolgere da quel forte sentimento che li univa indissolubilmente.

Dopo il concerto, Francesco fu invitato ad un ricevimento organizzato per l’occasione, ricevimento a cui avrebbe partecipato anche Andrea. Ed ecco la situazione di disagio tornare, Francesco era completamente assorbito da quel mondo, tanto da non accorgersi di quanto stava male lui, dimenticandosi quasi della sua presenza. Aveva provato più volte a spiegargli che voleva un attimo solo per loro, il pacchettino che aveva in tasca fremeva di essere consegnato, eppure Francesco veniva sempre portato via da qualcun altro ed era dura riottenere la sua attenzione.

Per questo, senza dire nulla a nessuno, Andrea lasciò quella stanza d’albergo, lo stesso albergo dove soggiornavano loro, per andarsi a spogliare di quegli abiti così poco suoi, vestirsi in una maniera decisamente più di suo gradimento e raggiungere un locale gay poco distante da lì.

Era un piccolo pub, si poteva considerare simile al Blue Moon, anche se meno spazioso e accogliente. Eppure, in quel momento, lo faceva sentire comunque a casa, permettendogli di dimenticare la delusione di quella giornata e lasciarsi andare, divertirsi e non pensare a quanto successo. O almeno quella era la prima intenzione. Dopo un paio di drink, aveva iniziato a sentire la mancanza di Francesco. Aveva estratto dalla tasca quel pacchettino, nemmeno lui sapeva per quale motivo ce l’avesse dietro e non l’avesse lasciato in albergo insieme ai vestiti, e si era messo a guardarlo, appoggiandolo sul bancone. La sua espressione era tutt’altro che allegra, voleva tornare da Francesco, era innegabile.

Rimuginò per qualche minuto con quella scatolina tra le mani, finché non prese la decisione che, in fondo, il suo posto era accanto a Francesco, che aveva sbagliato ad andarsene, senza nemmeno avvertirlo della sua dipartita.

Si voltò per uscire quando i suoi occhi si incrociarono con quelli di un ragazzo, palesatosi davanti all’improvviso. Era sicuramente attraente, non poteva metterlo in dubbio, con quegli occhi grigi e quei capelli color cenere. Era giovane, qualche anno in meno di lui quasi sicuramente, o almeno così sembrava.

-          Ciao, splendore. Te ne vai di già?

-          Non sono cose che ti riguardano.

Andrea provò ad andarsene, ma quel ragazzo, Kane Johnson aveva detto di chiamarsi, non lo mollava un istante. Probabilmente non esisteva al mondo un altro ragazzo così insistente, talmente insistente da obbligare Andrea a voltarsi per dargli retta.

-          Oh, ma che vuoi? Perché continui a seguirmi?

-          Perché sei carino e speravo che potessimo divertirci un po’ insieme, tutto qui. Ti ho visto così giù…

-          Per tua informazione, sono fidanzato, quindi sciò…

-          E mi dici dove sta il problema? Anche io sto con una persona. Guarda, è quel ragazzo laggiù.

Kane indicò ad Andrea una coppietta che in fondo alla sala si stava baciando molto intensamente, lasciando sbigottito il povero Andrea, poco abituato ai modi di fare dei ragazzi americani.

Quando Kane chiamò quello che doveva essere il suo ragazzo, tale Bran che probabilmente stava per Brandon, Andrea potette capire quale dei due polipi fosse: capelli neri, occhi celesti e sguardo altamente malizioso, come quello del ragazzo di fronte a lui. Salutava da lontano, per poi riprendere quel bacio interrotto a causa di quella chiamata.

-          Ma si sta baciando con un altro!

-          E allora? Mica c’è scritto da nessuna parte che per essere una coppia bisogna essere fedeli, no?

-          Bah, sarà… io non tradisco.

-          E chi ha parlato di tradimento? Solo una scopata, non mi pare di chiedere molto. Bran è d’accordo, intanto sa che amo solo lui.

-          No, mi dispiace. Cercati qualcun altro.

Andrea provò di nuovo ad allontanarsi da lui, ma con poco successo. Kane non mollava e l’improvviso arrivo di Brandon non aiutava il ragazzo nel suo intento.

-          Ehi, Bran. Già finito con quel tipo?

-          Mmh, dice che non vuole farlo con i ragazzi impegnati. Beh, ne troverò un altro. Lui chi è?

-          Un ragazzo noioso che non vuole tradire il suo ragazzo.

-          E sentiamo, dov’è che sarebbe questo ragazzo adesso? A me pare che sia solo.

Brandon era forse peggio di Kane, in un batter d’occhio era già agganciato al braccio del povero Andrea, che ormai stava rinunciando all’idea di riuscire ad allontanarli. In fondo, in qualche modo erano simpatici, anche se mai e poi mai avrebbe dato loro quel che chiedevano.

-          Mi spiegate perché ce l’avete proprio con me? Come ve lo devo dire che non mi interessa la proposta?

-          Smetteremo di assillarti quando vedremo il tuo ragazzo. Dov’è? – chiese Brandon, con uno sguardo che pareva nascondere ben altre parole.

Andrea non sapeva più cosa rispondere. Come poteva dire che in realtà Francesco non sapeva neanche che lui fosse lì? Che probabilmente non si era nemmeno accorto della sua assenza, perché troppo impegnato in una festa di lavoro, dove la loro relazione era stata messa in secondo piano?

Provò a pronunciare qualche parola, ma l’esitazione sul cosa dire diede la possibilità a Kane di attaccare di nuovo, stavolta con più decisione.

-          Che c’è, Andy, non sai cosa dire? Non dirmi che hai litigato con lui proprio poco fa.

-          Non chiamarmi così, nessuno può chiamarmi così, solo lui può farlo! Per te sono Andrea, non Andy!

Francesco arrivò proprio in quel momento, vedere Andrea così arrabbiato lo fece catapultare su di lui, convinto che avesse bisogno di aiuto. Andrea non poteva credere che fosse arrivato lì, come lo aveva trovato? Beh, forse quello aveva poca importanza in quel momento, o forse no.

-          Andy, che succede?

-          Francy, sei arrivato…

Tutte le domande che aveva in testa, le parole di scuse per essersene andato senza avvertire, furono sostituite da un sorriso dolce e sincero, che portò Francesco ad avvicinarsi ad Andrea per baciarlo dolcemente. Avevano completamente tagliato fuori Kane e Brandon, che guardavano la coppia di fronte a loro, ripetendo gli stessi gesti, regalandosi anche loro un bacio ben diverso da quelli che davano agli sconosciuti: dimostravano di amarsi veramente, nonostante andassero sempre a cercare altrove bei ragazzi per passare la serata.

Una volta staccate le labbra da quelle di Andrea, Francesco cercò di capire chi fossero quei ragazzi che non aveva mai visto e che sembrava avessero fatto arrabbiare il suo Andrea.

-          Chi sono quei due, Andy?

-          Sono due scocciatori patentati, direi. Lui, Kane si chiama, vuole scopare con me, mentre lui, Brandon, è il suo ragazzo e ha deciso di aiutarlo nell’intento. Hanno anche messo in dubbio la tua esistenza.

Francesco non sapeva se arrabbiarsi o scoppiare a ridere. Andrea gli aveva descritto tutta la situazione in quelle poche parole, con un modo di fare tale che sembrava tutta una messinscena. Sapeva benissimo che erano vere, ma l’ironia che ci aveva messo era fantastica.

Brandon, nel frattempo, si era avvicinato a Francesco, studiandone gli splendidi lineamenti e il fisico scolpito. Se Andrea era uno schianto, Francesco lo era ancora di più, sarebbe stato un peccato perdere un’occasione del genere, doveva proporre quell’idea che gli era balenata in testa non appena era arrivato il giovane pianista.

-          Che ne dite di una cosa a quattro? Voi due, io e Kane. Sarà divertente. Se ci siete entrambi non sarà più un tradimento, no?

L’aveva detto con una semplicità tale da lasciare spiazzati Andrea e Francesco, che non sapevano se dicesse o meno sul serio.

-          Bran ha avuto una splendida idea, non per altro è il mio adorabile ragazzo. Allora, ci state?

Francesco pensò un po’ a quale sarebbe stata la risposta migliore per quella richiesta, ma alla fine decise di passare la palla ad Andrea, offrendogli su un piatto d’argento il giusto modo di ribattere.

-          Chiedere una cosa a quattro può significare che vi serve più di una persona per riuscire a venire. Beh, non è il mio caso, Andrea da solo ha tutto quello di cui ho bisogno. Però, se Andy vuole provare…

-          Non ci penso nemmeno, non ti dividerei mai con nessun altro. E nemmeno io ho bisogno di estranei, mi basti tu.

Brandon e Kane dovettero gettare la spugna, con quella risposta avevano capito che insistere ulteriormente era inutile, solo uno spreco di fiato.

Salutarono Andrea e Francesco prima di andarsene, non mancando di lasciare il loro numero di telefono in caso cambiassero idea. Francesco ed Andrea presero quel numero, divertiti, per poi lasciare il locale mano nella mano.

Arrivati fuori, lontano dalla musica che inondava il locale in cui erano, scoppiarono a ridere di gusto, per poi tornare seri subito dopo, riprendendo quel discorso che già doveva cominciare quando si erano incontrati all’interno del pub.

-          Perché te ne sei andato senza dirmi niente? Non sai come mi sono preoccupato quando non ti ho più visto.

-          Mi son sentito un pesce fuor d’acqua, non conoscevo nessuno e ti sentivo distante. Non faceva per me quella festa.

-          Potevi dirmelo, sarei venuto via con te.

-          E come? Ho provato ad ottenere la tua attenzione, ma puntualmente arrivava qualcuno e ti portava via.

Francesco si sentiva incredibilmente in colpa, non si era reso conto di quanto lo aveva fatto soffrire a quella festa, di averlo messo in disparte per il suo lavoro. Pensava di aver fatto bene a coinvolgerlo, ma forse pretendeva troppo da Andrea, quelle feste non erano fatte per lui, a dire il vero non erano adatte a nessuno dei due, incredibilmente noiose e atte solo a mantenere le apparenze.

-          Credo di dovermi scusare, Andy. Ti ho portato io a quella festa e poi ti ho abbandonato.

-          E io, poi, ho abbandonato te. Direi che siamo pari.

Francesco si sentiva decisamente meglio, aveva paura di aver perso Andrea quando non l’aveva più visto alla festa. Non sapeva quanto tempo fosse passato da quando se n’era andato a quando lui, finalmente, si era accorto della sua assenza.

-          Ah, Fra. Ma come mi hai trovato? Non avevo detto a nessuno dove sarei andato.

-          Sesto senso?

-          Mi prendi in giro?

-          Chissà… No, vabbè, ammetto che non era il primo locale in cui entravo. Ho girato un po’ tutta la zona, ma poi mi son ricordato che parlavi di questo posto stamattina, così ho provato a venire qua. Di certo non mi aspettavo di trovarti in dolce compagnia.

-          Spiritoso, non sapevo più come farli andare via. Che poi, erano anche abbastanza simpatici, se non fossero stati così insistenti.

-          I ragazzi americani sono così, soprattutto quelli di Los Angeles.

-          Los Angeles?

-          Sì, o comunque della California. Si sentiva da come parlavano, usavano delle parole particolari, oltre ad avere l’atteggiamento tipico dei ragazzi californiani. Poi magari mi sbaglio, ma quando studiavo qua ero in stanza con un ragazzo di Beverly Hills e mi ha insegnato a riconoscere quelli della East Coast da quelli della West Coast.

-          Perfetto, se è così non andrò mai a Los Angeles, vorrei evitare di incontrarli di nuovo.

-          Beh, dovesse capitare, potremmo provare la cosa a quattro.

-          Spiritoso…

Andrea si finse offeso per quelle parole e si allontanò dall’altro ragazzo, voltandogli le spalle. Francesco iniziò a pensare di avere esagerato, perciò gli corse dietro, trattenendolo per un braccio. Andrea si voltò divertito, mostrando quanto quella sua preoccupazione fosse inutile.

Solo in quel momento si ricordò di quel regalo, quella scatolina che si trovava nella sua tasca e che ormai aveva il nastro completamente distrutto, schiacciato. Ma l’importante era il contenuto, non la confezione, e di questo non dubitava.

-          Quasi dimenticavo, ho una cosa per te. Spero che ti piaccia.

Porgendo la scatolina al ragazzo, iniziò ad osservarlo mentre le sue dita disfacevano quel nastro, incuranti di quanto fosse rovinato. Al momento dell’apertura, Andrea iniziò a dire tutto ciò che gli passava per la testa, convinto di aver sbagliato a scegliere un oggetto tanto futile, forse sarebbe stato meglio scegliere qualcosa di più normale.

La risata di Francesco non faceva che confermare le sue idee, tanto da arrivare a dire che era meglio restituirlo e scegliere qualcos’altro, inconsapevole che quella risata voleva dire ben altro.

-          È bellissimo, ci rispecchia perfettamente, no?

-          Davvero ti piace? Non è una cazzata?

-          No, è stupendo. Mette insieme la musica e il sesso, lo trovo splendido. Lo terrò sempre con me. Grazie, amore mio. Ti amo.

-          Anch’io.

Francesco si mise subito l’anello, dimostrando all’altro ragazzo che anche la misura era perfetta. Era il primo regalo che riceveva da Andrea, lo avrebbe conservato con estrema cura, come una pietra preziosa. Andrea era sollevato, fino all’ultimo non era convinto di aver fatto la scelta giusta nel prenderlo, anche se il suo cuore sapeva benissimo che quella convinzione era sbagliata. Ora non restava che concludere la serata in bellezza, solo loro due, insieme.

-          Torniamo in albergo e proviamo a fare qualcuna di quelle posizioni? Alcune non le abbiamo mai provate…

-          Facciamo decidere all’anello quale fare, così sarà più divertente.

Tornarono all’albergo velocemente, iniziando quel gioco annunciato pochi minuti prima. Fu una notte intensa, quasi non chiusero occhio, se non all’alba.

La loro vacanza iniziava così. Finalmente Francesco non aveva più impegni di lavoro, poteva dedicarsi al suo Andrea completamente, con gli orari desiderati e senza interruzioni. Potevano alzarsi quando volevano, utilizzare il loro tempo per girare New York come semplici turisti, tornare in albergo per fare l’amore o, semplicemente, coccolarsi.

Quando tornarono in Italia il loro rapporto era decisamente più profondo, tutte le gelosie provate da Francesco non avevano più motivo di esistere, ormai si era instaurata anche quella fiducia che aveva stentato a crearsi all’inizio.

Quell’anello di pochi dollari e quel brano composto per il concerto sarebbero stati degli splendidi ricordi per entrambi, così come quella strana coppia che avevano incontrato, che aveva messo un po’ di brio in una serata apparentemente noiosa. Brandon e Kane avevano decisamente lasciato il segno, il numero di telefono lasciato ad Andrea venne conservato, pensando ad un possibile rincontro futuro.

Anche loro avevano dovuto rassegnarsi a quell’amore così vero, sincero, che legava Andrea e Francesco, un amore che non si sarebbe dissolto tanto facilmente, che nota dopo nota avrebbero trasmesso al resto del mondo. L’amore di due anime gemelle.

Autore: SNeptune84

Scritto da SNeptune84 il nelle categorie: