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The Big O

Il suo nome è Roger Smith. A Paradigm City, una città che ha perso tutti i suoi ricordi, Roger è un negoziatore. Per lui nessun caso è troppo difficile da portare a termine, ma anche lui può trovarsi in difficoltà e, quando questo succede, interviene una potente reliquia del misterioso passato di Paradigm City: “The Big O”

Cosa succederebbe se prendessimo il design e il carisma di BATMAN: THE ANIMATED SERIES, lo spirito e la base di GIANT ROBOT e facessimo shakerare il tutto ai barman della Sunrise?

Ecco, è successo, ed il risultato ottenuto è questa serie: The Big O. Un chara design stilizzato ed un’impostazione da tipico film Noir, unito allo stile “retrò” del mecha design dei “Megadeus” ( classe di robot da combattimento).

Roger Smith si presenta come, invece, una sorta di incontro tra James Bond e bruce Wayne. Roger ha classe…diciamo che non è facile trovare un tipo che combatte il crimine e partecipa all’azione sempre con una perfetta pettinatura tirata all’indietro (stile: “mi ci consumo tutto il tubetto di gel, ma almeno restano a posto”) e con un completino nero mai sgualcito. A questo suo fare da showman, Roger unisce una dotazione di attrezzini tecnologici degni del miglior 007 (orologio con arma incorporata, lancia missili sulla limousine, etc. etc.).
Ma ricordiamo che il protagonista è il robottone citato nel titolo e la sua caratterizzazione di certo non passa inosservata: The Big O appartiene ad un periodo in cui un robot si preferiva costruirlo più “Macho” che pratico, con grossi tubi sbuffanti e strutture ingombranti che vanno contro ogni legge d’areodinamica ^__^.Unite un tipetto meccanico di questa stazza e grazia ad una città piena di grossi edifici imponenti e potrete già vedere l’enorme quantità di calcestruzzo che si spreca durante i combattimenti presenti nei vari episodi.

All’inizio sarà ben poco chiaro il motivo per cui non si sa più nulla del passato di Paradigm City, l’unica cosa che si conosce è un misterioso incidente avvenuto 40 anni prima.
Tutte le domande sul passato della città sono il tema costante che crea quell’alone misterioso ed intrigante che fa da sfondo agli episodi.
Altro personaggio caratteristico è Dorothy Wayneright, assiste di Roger, nonché androide.

Devo dire che questa ragazzina ha un nonsochè di affine a Ruri in Nadesico, sempre calma e inespressiva, ma soprattutto cinica.
Naturalmente l’accoppiata di questi due personaggi, totalmente opposti, è simpatica e sfocia spesso in situazioni esilaranti.
Vedremo, comunque, che anche Dorothy presenta un lato del suo carattere molto umano.
Ritorniamo all’aspetto prettamente grafico della serie. Il perché assomigli tanto a BATMAN è presto svelato: sono stati prodotti dallo stesso studio, o meglio, i produttori di The Big O hanno partecipato a metà della produzione di BATMAN.

Tecnicamente è una produzione Sunrise, per cui curata in tutti i sensi, con animazione su livelli medio-alti.
Il look grafico si intona molto bene alla colonna sonora, alternata tra ritmi blues e brani orchestrali che gonfiano la scena quando Roger è ai comandi del robottone. Da notare la sigla iniziale direttamente ripresa dal tema di Flash Gordon dei Queen! L’adattamento è davvero simpatico, e spero venga preso come un dovuto omaggio all’arte dell’intramontabile Freddy.

Stefano Poggioli.

Autore: Pufferbacco

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