• 1 Commenti

Porco Rosso (jap)

Finalmente vi vado a parlare di questo non recentissimo film di Hayao Miyazaki (datato 1992) , che segue storicamente il noto Kiki’s delivery Service e anticipa Mimi wo Sumaseba.

Credo che tutti sappiano chi sia Miyazaki, quindi mi limito soltanto a ricordarvi che fra i tanti film (che putroppo noi non abbiamo visto in una versione italiana, se non la piratata Nausicaa e l’ultimo Mononoke Hime), il maestro è anche autore di Conan ragazzo del Futuro, Sherlock Holmes, Marco, Lupin e Il Castello di Cagliostro e tanti altri ancora.

Proprio a Luglio è uscito il suo ultimo lungometraggio “Sen to Chihiro no Kamikakushi” che parla di una ragazza che si ritrova nel regno dei morti, ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo una volta avuta tra le mani una versione del film.

Veniamo a parlare di questo Porco Rosso o “Kurenai no Buta”.

Basato sul manga breve Hikoutei jidai (Gli anni degli idrovolanti) dello stesso Miyazaki è una favola di orgoglio, libertà e amore.

E’ il periodo fascista in Italia e un aviatore, il più bravo e valoroso di tutti quelli rimasti in vita, decide di allontanarsi dall’aviazione reale italiana perché non si rispecchia nei nuovi dettami dittatoriali. Il fatto di essere, poi, diverso dagli altri (è un maiale) non lo aiuta di certo e per questo motivo si riduce ad essere un bounty hunter (un cacciatore di taglie) fuori legge per i cieli dell’adriatico.

Questo è l’incipit della storia di Marco Pagot (omaggio del grande Miyazaki al suo amico italiano parente del creatore di Calimero e purtroppo scomparso da poco) alias Porco Rosso. La storia poi si dipanerà con i duello tra i cieli tra il porcellino signore dell’adriatico e colui che vuole detronizzarlo: Donald Curtis, un americano con il sogno di diventare famoso, attore hollywoodiano e poi presidente.

A contornare la storia ci saranno poi la bellissima quanto sfortunata Gina, che per colpa della guerra ha visto morire tutti i suoi amici e consorti e il cui unico superstite è proprio il nostro porco e la giovane diciassettenne Fio Piccolo, bravissima ingegnere e meccanico.

LA REGIA E LE AMBIENTAZIONI
Niente da dire: Miyazaki è Miyazaki e lo dimostra anche in questo splendido film, dove riesce a dare il meglio di se, sia dietro la telecamera che nelle ambientazioni.

L’orgoglio degli aviatori di inizio secolo tutti impegnati nel “dogfight” si evidenzia in questo film nelle bellissime sequenze in cui la bravura del regista ne da risalto (non spiegabili a parole i movimenti della telecamere per seguire le gesta degli aeroplani, bisogna vederli).

La cura maniacale fatta dal nostro Miyazaki nella trasposizione del territori italiani è favolosa, il modo di vestirsi delle persone, le campagne coltivate, le città, tutto fatto ad arte e dove noi tutti ci possiamo ritrovare visto che li vediamo ogni momento. Una scena su tutte il momento in cui Porco si trova a districarsi col suo idrovolante all’interno del Naviglio Grande di Milano.

Nel mio recente viaggio in Croazia ho effettivamente potuto respirare l’atmosfera Miyazakiana delle isole adriatiche disegnate nel cartone e questo non fa che risaltare maggiormente la bravura del regista.

Per quanto riguarda le musiche, poco da dire se non che le ha composte il maestro Joe Hisaishi, sempre a fianco di Miyazaki nei suoi film. Vi consiglio caldamente di reperire la colonna sonora in quanto non potete perdervi pezzi come Les temps des Cerises, Rosso Adriatico o l’ending theme Toki-ni wa Mukashi no Hanashi wo.

Forse l’anime più italiano mai fatto ed è per questo motivo che io ne vado pazzo! Di Porco Rosso è disponibile oltre alla versione originale recentemente rimasterizzata dalla Buena Vista, una versione in lingua inglese, un’altra in francese e una in Spagnolo (quella da me visionata oltre ovviamente a quella originale); e noi italiani?

Ci attacchiamo all’…idrovolante!!

Recensione di Massimo Valenghi

Porco Rosso (jap), 4.7 out of 5 based on 73 ratings

Autore: Pufferbacco

Scritto da Pufferbacco il nelle categorie: