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Ouran Host Club

La serie televisiva animata “Ouran High School Host Club”, il cui debutto in Sol Levante risale al 2006, nasce dal genio creativo di Kumiko Takahashi, già noto per aver collaborato alla realizzazione di un altro fortunato anime, Card Captor Sakura. I ventisei episodi, liberamente ispirati all’omonima serie manga di Bisco Hatori, scorrono rapidi e piacevoli grazie alla continua satira indirizzata agli stereotipi dei tipici racconti shōjo, ma senza esagerare: quel tanto che basta a stuzzicare un po’ di sana autoironia ed evitare eccessive pretese giacché, per lo spettatore che ha già letto la serie manga, l’anime risulterà piuttosto sintetico e sbrigativo.

Con queste parole ha inizio l’avventura di una giovane studentessa, Haruhi Fujioka, approdata nella prestigiosa scuola esclusivamente grazie ai propri meriti didattici. A causa dell’eccessivo costo dell’uniforme, Haruhi si presenta come un maschiaccio trasandato dai capelli corti, con tanto di occhialoni da topo di biblioteca. Viene per questo scambiata per un ragazzo quando, cercando un luogo tranquillo dove poter studiare, s’imbatte in un gruppo di studenti molto singolari: si tratta dell’improbabile Host Club, composto da sei ragazzi molto attraenti, che impiegano le loro giornate intrattenendo le studentesse in cambio di denaro all’interno dell’aula di musica numero tre. La sfortunata Haruhi, durante il primo incontro con questi ultimi, finisce per frantumare in mille pezzi un vaso molto prezioso, del valore di ben otto milioni di yen: ignorando la reale identità di Haruhi, il fondatore dell’Host Club, Tamaki, la costringe a svolgere infimi doveri come “cane” del club, finché non scopre le sue naturali potenzialità e la promuove a host. Per questo motivo, anche dopo aver rivelato accidentalmente le sue vere sembianze, Haruhi continuerà a fingersi maschio così da poter ripagare il vaso che ha rotto, il tutto attraverso gag esilaranti e la progressiva evoluzione dei caratteri dei sei ragazzi.

È proprio attorno alle personalità dei sette protagonisti e le relazioni che si instaurano tra loro con lo svolgersi delle vicende che è incentrata la trama di quest’anime. Relazioni che spaziano dall’amore platonico all’amicizia incondizionata, all’indivisibilità fraterna: insomma, l’assortimento molto “variopinto” di personaggi permette numerosi intrecci che soddisfano tutti i gusti e, nonostante i presupposti possano apparire scarsi d’originalità a prima vista, non mancano variazioni sui temi tipici delle serie shōjo. La stessa eroina, Haruhi, è in realtà l’esatto opposto della stragrande maggioranza delle protagoniste di questo genere: disincantata, apatica, a tratti addirittura acida, conserva però dolcezza e ingenuità condite da un’inedita intelligenza.

Proprio questo suo essere “diversa” finisce per affascinare il biondo Tamaki, (drama) king dell’Host club che, pur essendo molto gentile e sensibile, è spesso etichettato come idiota dagli altri membri a causa delle sue tendenze melodrammatiche e delle sue strane passioni (l’incurabile mania per la vita dei “plebei” regalerà allo spettatore non poche risate!), specialmente dal gelido e calcolatore Kyouya, vicepresidente del club, anche definito “Re nell’ombra”, in quanto rappresenta la vera e propria mente del gruppo. Gli altri quattro membri costituiscono due coppie inseparabili: da una parte i fratelli gemelli Kaoru e Hikaru Hitachiin che, identici tranne che per la differente pettinatura che li rende riconoscibili ed estremamente gelosi l’uno dell’altro, alzano una sorta di barriera di diffidenza nei confronti di tutti gli “esterni”, eccetto Haruhi (della quale, tra l’altro, nel sedicesimo episodio Hikaru sembra essersi innamorato); dall’altra i cugini Mitsukuni e Takashi, rispettivamente soprannominati Honey e Mori: il primo è il classico minuscolo ragazzino shota tutto dolciumi, occhioni e peluche (ma, attenzione, l’apparenza non ha mai ingannato tanto come in questo caso!), il secondo altissimo, silenzioso e stoico, trascorre praticamente tutto il suo tempo a proteggere il “piccolo” Honey.

Una varietà di simpatici e peculiari personaggi minori (memorabili l’energetica Renge-kun, autoproclamatasi manager dell’Host Club, l’oscuro Nekozawa e il mitico padre transessuale di Haruhi!) arricchiscono il già spassoso cast, attraverso una serie di avventure irriverenti e a tratti tanto demenziali da lasciare senza parole.

Il tutto accompagnato da un tratto deciso, netto e pulito, colori brillanti e non poche scenette comiche in chibi-style. Le puntate si lasciano divorare una dopo l’altra senza mai disgustare, offrendo, talvolta, anche spunti pseudo-filosofici inaspettati: indimenticabile i quasi toccanti flash-back sul passato dei gemelli Hitachiin e di Kyouya.

Trama simpatica, intrecci su intrecci, fraintendimenti a bizzeffe, uno stile accattivante, colonna sonora orecchiabile e tanto, tanto divertimento.

Che altro desiderare da un anime? Forse, una seconda stagione.

Recensito da Lassurdoinpersona

Ouran Host Club, 4.8 out of 5 based on 77 ratings

Autore: Pufferbacco

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