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Il fiuto di Sherlock Holmes

Ci sono degli anime a cui sei legato a priori, ci sono degli anime a cui fai fatica a dare un voto in quanto è come dare un voto alla tua infanzia, ai pomeriggi passati davanti al televisore con un panino con il salame in mano e la spensieratezza dell’età dell’innocenza che non ti faceva capire cosa fosse la guerra fredda, o l’eroina che imperava in quei tempi o la nuvola di Chernobyl che a dirla tutta veniva paragonata un po’ alla nuvoletta di Fantozzi. Quelli erano gli anni in cui mi sedevo sul tappeto del salotto e ammiravo con sommo entusiasmo le peripezie della volpe Sherlock Holmes, non comprendendo bene cosa fosse la regia, i disegni e qualunque altro tecnicismo (e vorrei vedere! Non raggiungevo neanche la doppia cifra in anni!), ma venendone talmente coinvolto da desiderare una lente di ingrandimento come regalo per il mio compleanno, da utilizzare nelle mie ricerche infruttuose insieme alla pipa di mio padre.

Quel gran genio di Hayao Miyazaki mi aveva colpito di nuovo, ma non avevo ancora ben capito chi fosse né che in ogni cartone animato di cui mi appassionavo c’era il suo zampino. Ora come ora, avendo acquisito quel poco di maturità che mi permette di scrivere su WangaZINE (letterina di licenziamento in arrivo!), ritornare alla visione di questa serie tv è, come ho detto prima, risfogliare un album di foto… e l’asetticità e la critica se ne vanno a ramengo man mano che i ricordi si rincorrono. Tuttavia uno sforzo sovrumano va fatto e dovrò cercare di dimenticare tutto, come se mi trovassi di fronte ad un anime mai visto prima.

Ordunque la prima cosa da dire è che, incredibile dictu, in questa produzione ci fu una stretta collaborazione dell’Italia, in particolare della RAI, che insieme alla TMS e alla Rever commissionò a Miyazaki e al suo Staff questo prodotto. In particolare numerosi disegnatori italiani parteciparono alla produzione dei primi episodi tra cui il figlio di Tony Pagot (il compianto autore di Calimero) Marco, che instaurerà una forte amicizia con Hayao Miyazaki in persona e che avrà l’onore di vedere utilizzato il suo nome nel personaggio principale di Porco Rosso. Purtroppo problemi relativi ai diritti d’immagine sui personaggi di Sir Arthur Conan Doyle e l’abbandono dopo i primissimi episodi della Rai come produttrice della serie, vedranno ridotti gli stanziamenti e posticipata la messa in onda, ma il fenomeno degli animali umanizzati (in perfetto stile Disney e quindi adattissimi per i programmi per bambini) aveva colpito nel segno e Sherlock Holmes (o Sherlock Hound se si vuole utilizzare il titolo inglese) entrò nell’immaginario collettivo di tutti in pochissimo tempo.

Vi devo proprio raccontare la trama?

Possibile che ci sia qualche persona sulla faccia della terra che non conosca Sherlock Holmes almeno di fama?

Va bene ve la racconto per sommi capi! Sherlock Holmes è un famosissimo detective privato nella Londra dell’Età Vittoriana (nel nostro caso però Miyazaki si sposta un po’ più avanti nel tempo, diciamo nei primi anni del ventesimo secolo, visto che vedremo moltissime automobili e aereoplani) che assieme al suo fido compagno il dottor John “Elementare” Watson (credeteci o no da piccolo credevo davvero che il nome di Watson fosse “Elementare”) si adopera a risolvere i casi più disparati e irrisolti da Scotland Yard capeggiata dall’inetto Lestrade. A combattere il portentoso investigatore troveremo la sua nemesi, il cattivissimo Moriarty e due suoi scagnozzi.

Che c’è di bello in questo anime?
Beh, a dirla tutta i personaggi sanno molto di cliché. Moriarty è il cattivone arraffone che vuole far soldi rubando ed è accompagnato da due suoi tirapiedi completamente imbecilli. E’ il classico trio di cattivi da contrapporre agli eroi, che tuttavia risultano di una simpatia dilagante per la loro goffaggine, tanto da voler alla fine parteggiare per loro più che per i nostri eroi senza macchia e senza paura perché hanno appena lavato i loro indumenti con l’omino bianco.

Avete presente il Trio Drombo?
Ecco… Moriarty e i suoi compari, Smiley e Todd, si comportano allo stesso modo. Le storie poi si dipanano nella maniera classica e tutte più o meno allo stesso modo, evento negativo cagionato da Moriarty, Lestrade che non cava un ragno dal buco, intervento fortuito o causato di Holmes a rimettere le cose a posto, fuga di Moriarty con annessa figura barbina di Lestrade che non riesce a catturarlo.

Noia dunque?

Non del tutto, è vero che le storie non sono tanto ricamate e si concludono tutte in 30 minuti scarsi, ma negli episodi in cui interviene Miyazaki di pugno sulla sceneggiatura e sulla regia (solo 6 a dire la verità), la qualità si eleva all’ennesima potenza fornendo momenti di concitazione davvero inaspettati per un anime indirizzato ad un pubblico molto infantile. Da quello che ho detto ne deriva ovviamente che Miyazaki non ha partecipato attivamente e pienamente ad ogni episodio e questo ne comporta una certa scostanza qualitativa per quanto riguarda il plot narrativo e la regia ma nessuna differenza vi è per quel che concerne il disegno e le animazioni che risultano lineari e molto ben animate, logicamente tenendo conto il periodo in cui sono state effettuate (ci troviamo a cavallo tra l’84 e l’85).

Altra nota davvero impressionante è il doppiaggio.

Chi se lo ricorda, ricorderà indubbiamente le fragorose risate che si faceva ogni volta che Moriarty apriva bocca nel suo straordinario accento torinese, mai nessun’altro doppiaggio ha provato tanto se non con penosi risultati, Mauro Bosco riesce nell’intento di farci innamorare del personaggio ancor più di quanto non ce ne fosse bisogno. Ottime poi le interpretazioni di Elio Pandolfi (Sherlock) e Riccardo Garrone (Watson).

Recensione di Massimo Valenghi

Il fiuto di Sherlock Holmes, 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Autore: Pufferbacco

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