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Dai-Guard

Nella società giapponese, la figura dell’impiegato non ha mai goduto di particolare considerazione.
Anzi: da sempre disprezzato per l’abnegazione verso il lavoro e l’eccessiva fedeltà nei confronti delle gerarchie, il salaryman nipponico è stato oggetto continuo di parodie feroci, stereotipi al limite della decenza e pubbliche denigrazioni sia in patria che all’estero.

Con la crisi economica degli anni Novanta, poi, sulla categoria si è pure abbattuta la tremenda tegola della disoccupazione: il mito del Giappone “opificio del mondo” è drammaticamente finito; il posto professionale non è più garantito nemmeno dalle aziende più famose, ad esempio SONY o TOYOTA. Maree di licenziamenti hanno buttato sulla strada centinaia, migliaia di persone alle prese col problema ancestrale della sopravvivenza fisica e psicologica.

Insomma, gli impiegati del Sol Levante meriterebbero davvero l’intervento di sindacati e ONG varie. Sono quasi una specie in via d’estinzione.

Tuttavia, ultimamente, il dipendente giapponese sta rialzando la testa. Una ventata d’orgoglio scuote l’intero Arcipelago. Improvvisamente, l’impiegato è diventato di moda. Lo si trova dappertutto, nei talk show e nelle fiction televisive, nei film e addirittura nei fumetti. In una società in crisi d’identità, l’impiegato è diventato un punto di riferimento; il richiamo genuino e sincero ai valori della tradizione nazionale, quali lo spirito di sacrificio e la devozione ai superiori. Così, una categoria professionale emarginata e umiliata si prende la sua agognata rivincita, e trova ancora buoni motivi per sperare nel Futuro.

Non so se DAI-GUARD, nuova serie by DYNAMIC ITALIA esaminata in questa recensione, appartenga o meno a questo Rinascimento Impiegatizio Giapponese. Potrebbe esserne la parodia; anzi, sicuramente lo è.

I protagonisti di DAI-GUARD, infatti, sono sì impiegati, ma completamente diversi rispetto al classico salaryman. Sono impulsivi, indipendenti, contestano le decisioni aziendali e sono pure un po’ menefreghisti. Ma ecco che, nel momento del pericolo, si trasformano, assumendo un’inatteso piglio eroico. Riemergono coraggio e abnegazione, seppure in chiave apertamente ironica. Così, anche gli impiegati sono eroi che combattono per la pace. Di sicuro, so soltanto questo: DAI-GUARD è la più divertente, sconclusionata, trascinante saga robotica degli ultimi anni. Un autentico gioiellino, splendido sia nella realizzazione tecnica che nella narrazione.

Avete presente PATLABOR?
Ebbene, DAI-GUARD è il suo bellissimo figliolo.
Finalmente commedia e robotico tornano a incrociarsi, con risultati frizzanti e imprevedibili.

Siamo nel 2030. Diversi anni prima, la Terra è stata devastata dagli Heterodyne, misteriosi alieni spaziali.

Ora, però, la pace sembra essere tornata in pianta stabile sul pianeta. La prosperità regna sovrana; insieme, però, all’insicurezza. Non a caso, le aziende specializzate nei servizi di tutela al cittadino conoscono un vero e proprio boom.

Tra esse, vi è la 21st Century Security, che organizza ogni anno una fiera promozionale nella tranquilla cittadina balneare di Atami. Ed è proprio in quest’occasione che facciamo la conoscenza dei nostri eroi: lo sfigatissimo Shunsuke Akagi, studente idealista e Otaku sfegatato, costretto a guadagnarsi da vivere con assurdi travestimenti pubblicitari; la volitiva e affascinante Momoi Ibuki; il viveur Keichiro Aoyama, playboy piuttosto improbabile ma assai capace nel rifilare autentici bidoni promozionali a clienti “mature”.

Con loro, c’è poi l’intero staff del 2° Ufficio Stampa, incaricato dell’organizzazione e dell’amministrazione dello show: l’esperto progettista Haruo Osugi, l’abile PR Shinya Yokozawa e la simpatica hostess Noriko Oyama, oltre a un groppuscolo variegato ed esilarante di altri personaggi minori.

Insomma, una normale sezione lavorativa come tante altre, abituata alla routine e alla usuale logica della busta paga. Busta paga assai misera, per dir la verità, in quanto la Corporation ha un pesante deficit di bilancio, dovuto al fatto di avere in sorte la più ingombrante, inutile e supponente mascotte pubblicitaria che mente umana potesse concepire: il DAI-GUARD, un robot alto venticinque metri; un’inutile ammasso di ferraglia venduto dall’esercito al miglior offerente, e comprato per dare soddisfazione alla megalomania del consiglio aziendale.

E indovinate a chi è stata affidata la manutenzione di questo pezzo da museo?
Al 2° Ufficio Stampa, ovviamente, costretto a portarselo dietro ad ogni convention o fiera, tra i risolini divertiti di clienti e semplici curiosi. Se non che, di punto in bianco, la pigra tranquillità di Atami viene scossa dall’arrivo di un gigantesco mostro marino, che semina panico e distruzione tra i visitatori della fiera cittadina.

Di fronte al pericolo, le armate dell’ONU fanno cilecca, rivelandosi un’impotente ammasso di pavidi imbecilli o stupidi montati.

Chi salverà gli innocenti dalla tragedia imminente?
Ma ovviamente Loro, i membri del 2° Ufficio Stampa. O meglio, il grande Shunsuke Akagi, che vede nella drammatica situazione l’occasione per realizzare i sogni della sua vita da Otaku. Solo il DAI-GUARD può salvare Atami dalla distruzione. Così, vinte le resistenze degli altri membri della sezione, il nostro eroe si getta nella lotta, insieme alla signorina Ibuki e al riluttante Aoyama.

Ma ce la farà simile ferrovecchio a sconfiggere il mostro?
Si accettano scommesse…

Inutile dire che questo è solo l’inizio.

Episodio dopo episodio, infatti, il 2° Ufficio Stampa si ritroverà sempre più incastrato nella decisione presa da Akagi. Infatti il DAI-GUARD pare essere l’unica arma in grado di sconfiggere o mettere in fuga i redidivi Heterodyne… e questo nonostante, dopo ogni combattimento, necessiti urgentemente di costose riparazioni !!!
Ma Shunsuke è irremovibile; a scuoterlo non bastano né l’accidia dei colleghi, poco inclini a vestire i panni di paladini della Giustizia, né lo scorno dei dirigenti aziendali, preoccupati di finire in bancarotta, né i machiavellismi dell’ONU, poco propensa ad accettare l’aiuto di “incompetenti” civili nella difesa internazionale. Anzi, a poco a poco, il suo entusiasmo sincero e disinteressato farà breccia nel cuore dei compagni, trasformando un grigio ufficio di pubbliche relazioni in un affiatato gruppo di divertenti, improbabili eroi.

La trama di DAI-GUARD non è molto originale. Ma la sceneggiatura ha un ritmo e un brio assolutamente senza pari. I dialoghi sono esilaranti, le battute micidiali. Ironia e azione si sposano alla perfezione, e non hanno mai cadute di tono o momenti di stanchezza.

Questa serie è una vera macchina da divertimento, capace di mettere KO persino gli spettatori più scafati. Si ride, si ride e si ride… e, a volte, ci si commuove pure.

Insomma, DAI-GUARD è una meravigliosa commedia robotica, che riprende tutti gli elementi dei due generi, miscelandoli poi in un connubio ben congegnato e preparato. Era, appunto, dai tempi di PATLABOR che non si vedeva un Anime così.
Le similitudini tra le due saghe, in effetti, sono parecchie. Tuttavia, credo che il lavoro di Oshi&co. sia superiore. In PATLABOR, infatti, c’è una vena drammatica sostanzialmente assente in DAI-GUARD. I due titoli mantengono comunque la stessa formula: divertimento+azione+commedia+quotidianità antiretorica.
E i risultati, in entrambi i casi, sono eccellenti.

La regia è efficace, anche se poco ispirata. Colpi di scena e trovate sono ben amministrati e ottimamente sfruttati. Tuttavia, la macchina da presa fa spesso fatica nel seguire le evoluzioni pirotecniche della storia.

È un difetto serio, che rischia di sfumare la carica ironica di sceneggiatura e personaggi. Il regista riesce comunque a salvarsi sempre all’ultimo momento, con improvvisati e felici colpi di coda. L’insieme finale, così, non risente minimamente di questa “mancanza direttiva”.

Il lato tecnico è favoloso. Le animazioni sono di una fluidità estrema, e l’uso della CG è sapiente e affinato con tecniche tradizionali. Colori e sfondi sono stupendi, mentre il mecha design mostra una cura ammirevole per i dettagli, grandi o piccoli che siano. Le musiche sono belle, anche se non molto originali. In particolare, la sigla di apertura, ROJIURA NO UCHU SHONEN, cantata dai COBRA TWISTERS, è davvero un capolavoro: trascinante oltre ogni immaginazione. Assolutamente da ascoltare, per farsene un’idea più precisa.

Unica nota dolente in questa elevata qualità realizzativa: il character design.
Caruccio, ma nulla più. L’autore deve avere qualche problema con gli spigoli e con i quadrati; infatti, i visi dei personaggi sembrano fatti con righello e goniometro. Non parliamo poi dei capelli, quasi una galleria di modelli per calvi di professione.

Nel complesso, tuttavia, il lavoro è buono. Il disegno non è bello, ma neanche brutto. Si guarda volentieri, con indifferenza.
L’edizione italiana, come tradizione “dynamica”, è eccezionale. L’adattamento è molto ben fatto, e fa piacevolmente dimenticare le recenti lacune di BERSERK. Il doppiaggio è fantastico, e raccoglie i migliori nomi degli ultimi anni. Nanni Baldini (Jinnai in EL-HAZARD) è un Shunsuke Akagi all’ennesima potenza.

Grandioso: secondo me, se l’avessero messo su Hanamichi Sakuragi in SLAM DUNK, sarebbe stato fenomenale.

C’è poi un bravissimo Franco Zucca (il capo carogna di NIKITA) nel ruolo dell’attempato e geniale Osugi, mentre Ilaria Latini è una scintillante Noriko Oyama. Peccato che la mitica Stella Musy (Misato in EVANGELION) non sia al top nelle corde della signorina Ibuki. Anche Oreste Baldini (Jackie Chan) pare poco inserito nel cast, che comprende tra l’altro, in piccole parti, anche Federica De Bortoli e Perla Liberatori.

Pazienza: non sempre si ottengono i migliori risultati. Per me, però, Stella Musy resta number 1!!!

Concludendo:
DAI-GUARD non è sicuramente un Anime che farà Storia. Ma è una perla rara da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

Nonostante le imperfezioni, infatti, rimane una serie gradevole, divertente, entusiasmante. L’ideale per passare le serate natalizie nella massima serenità. È inoltre un titolo imperdibile per gli amanti dei robot e della commedia. Insomma, se non sapete cosa regalare sotto l’albero, direi che potete tranquillamente fare qualche pensierino su un simpatico robottone rosso-giallo-nero, alto venticinque metri e un po’ scassato. Non ve ne pentirete.

Allora, che aspettate ad approfittare dell’occasione?

Recensione di Simone Pelizza

Autore: Pufferbacco

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