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Berserk

Lo ammetto: parlare di BERSERK non è affatto semplice. Questa splendida saga fanta-horror, creata da Kentaro Miura nel lontano 1993 sulle pagine di YOUNG ANIMAL (rivista di punta della casa editrice HAKUSENSHA), ancora adesso in fase di realizzazione, sta letteralmente cambiando il panorama del fumetto giapponese contemporaneo. Specialmente qui in Italia.

Mai si era visto, infatti, un manga capace di miscelare così bene crudeltà, violenza e poesia; mai si era vista una storia così toccante, imprevedibile, intollerabile, disperata. BERSERK è davvero un fenomeno. Uno di quei rari lavori che riescono a mettere d’accordo critica e pubblico. E dire che la PLANET MANGA importò questo titolo, quattro anni fa, nel silenzio più assoluto, forte solo del successo che stava ottenendo in patria.

Fu un’autentica scommessa: per il pubblico italiano, infatti, Miura era un perfetto sconosciuto; inoltre, a quel tempo, il mercato pullulava di shojo e di cloni “dragonballeschi”. Lanciare una serie adulta, nei contenuti e nel disegno, appariva quindi rischioso sotto il “vitale” profilo commerciale. L’azzardo, però, si rivelò vincente, nonostante alcuni stenti iniziali.

Oggi BERSERK gode di floridissima salute. Ogni nuovo volumetto va esaurito nell’arco di pochi giorni, e persino la ristampa, BERSERK COLLECTION, vanta risultati più che lusinghieri. Insomma, la PLANET ha dimostrato fiuto e coraggio, raccogliendo alfine i frutti sperati. Anche se, ultimamente, sta speculando un po’ troppo su questo successo… Stendiamo un velo pietoso.

Comunque, l’importanza di BERSERK non risiede tanto nelle sue vendite da capogiro, quanto nell’impatto avuto sugli appassionati italiani. L’opera di Miura ha spezzato definitivamente la vecchia concezione “manga = solo divertimento”, portando serietà e profondità in una situazione che sapeva ormai troppo di asilo infantile. Finalmente la maggioranza degli appassionati ha scoperto che esiste un fumetto giapponese d’autore, capace di raccontare storie adulte con abilità artistica e intelligenza narrativa. Si è colmato un vuoto, e gli editori stanno finalmente investendo su serie ed autori nuovi. Nonostante li apprezzi molto, devo dire che non si può campare tutti i giorni di Lamu’ o RANMA ½.

C’è bisogno di freschezza e qualità; altrimenti si rischia un caos arido e senza prospettive. Nel suo piccolo, BERSERK ha dato una grande scossa ad un pessimo stato di cose. E ciò va a ulteriore merito di questo manga meraviglioso. Fatte le doverose premesse iniziali, veniamo all’argomento principale di questa recensione, ovvero la serie televisiva tratta dal fumetto di Miura, trasmessa in Giappone tra il 1997 e il 1998, ora finalmente edita anche in Italia da YAMATO VIDEO.

Non c’è che dire: si tratta di un ottimo lavoro, anche se inferiore all’originale cartaceo.

Lo staff realizzativo ha lavorato in stretta collaborazione con l’autore; e i risultati si vedono. L’Anime, infatti, è assai fedele al manga, sia negli sviluppi della storia che nella caratterizzazione dei personaggi. Ci sono delle differenze; viene dato maggior spazio a un determinata fase narrativa piuttosto che a un’altra.
Non compaiono alcuni personaggi, ad esempio l’elfo Pack.

La violenza, nella versione animata, è piuttosto spurgata, mitigata. Nel complesso, però, fumetto e cartone sono speculari l’uno all’altro. Probabilmente ciò costituisce pure un difetto, in quanto limita l’originalità della produzione televisiva. Ma l’opera finale è comunque eccellente, sotto ogni punto di vista.

Ecco qui un breve riassunto della trama, che copre gli eventi dei primi 13 volumi del manga (dal n.1 al n. 26 dell’edizione italiana). In pratica, l’intera saga della Squadra dei Falchi.

Siamo in un medioevo fantastico, popolato da creature magiche e demoni spaventosi. Tuttavia, non è un mondo alla Lodoss War: ambienti e comportamenti sono crudi e reali. Non c’è alcuna traccia fiabesca o cavalleresca. E’ un mondo crudele e bastardo, quello che ci presenta la serie televisiva. I buoni non esistono; tutti hanno le mani sporche, e per sopravvivere si è disposti anche alle cose più meschine e vergognose.
Su questo sfondo cupo, si muove il protagonista della storia, Gatsu. Il suo corpo mostra ferite terribili; il suo cuore è freddo come l’acciaio.

E’ un guerriero maledetto, spinto da un unico impulso: la vendetta. Vendetta contro quelle creature mostruose che gli hanno distrutto ogni possibilità di salvezza e redenzione, segnandolo per sempre con un sinistro marchio sacrificale. Vendetta contro gli spiriti che la tormentano ogni notte, bramando il suo sangue e la sua anima. Vendetta contro il vecchio amico di un tempo lontano, ormai schiavo e signore delle forze oscure da lui stesso evocate…

Ma chi è realmente Gatsu?

Il Guerriero Nero che uccide spietatamente i demoni che gli si parano davanti?

Oppure il ragazzino fragile, costretto a diventare mercenario per sopravvivere di fronte a un’esistenza di miseria e sopraffazione?

O, ancora, il valoroso spadaccino della Squadra dei Falchi, amico e servitore dell’ambiguo condottiero Grifis?

Che cosa unisce queste tre figure differenti? Sono la stessa persona? Ed è vero che agli uomini non è concessa alcuna forma di libero arbitrio, condannati sempre alla perdizione e alla rovina?

Gli spettatori troveranno alcune risposte a queste domande nell’episodio finale dell’Anime. Ma la soluzione dei misteri potrebbe non essere di loro gradimento. Anzi…

BERSERK è davvero un gran bel cartone animato.
La struttura narrativa segue passo passo quella del manga: un anello che si apre e si chiude sulla stessa scena, sullo stesso personaggio. La trama non offre alcuna possibilità di uscita a chi guarda; una volta entrati, si rimane sino alla fine. E la fine, come già detto sopra, è tutt’altro che lieta. Si tratta, in realtà, di un finale incompleto.

Miura è ancora al lavoro sul fumetto; e non è prevista, al momento, la conclusione definitiva della saga. Non è escluso nemmeno che venga prodotto a breve un sequel televisivo, con incluse le nuove avventure del manga. Tuttavia l’Anime è godibilissimo da solo, senza particolari vuoti o situazioni irrisolte. Certo, resta un senso di incompiutezza… Però, a mio avviso, è un’incompiutezza provvisoria; non inficia il risultato nel suo insieme.

BERSERK è una parabola sul destino e sui sentimenti degli uomini. Su questa linea, il messaggio conclusivo ha un suo significato e una sua verità, per quanto possano essere amari o intollerabili.

La regia è veramente ispirata, anche se non particolarmente brillante. Bella l’idea dei fermi immagine per sottolineare i momenti più importanti o drammatici dei vari episodi. Il disegno immobile conferisce infatti pathos e stile alla narrazione, acuendo visivamente i sentimenti e le emozioni degli spettatori. In Lady Oscar ci sono esempi stupendi di questa tecnica. Ormai, però, pensavo fosse fuori moda.
È stata dunque una bella sorpresa rivederla all’opera. Tanto più che qui il regista è davvero in gamba, e sa giostrarla sempre con notevole maestria.
Complimenti vivissimi, mr. Takahashi.

Splendido il character design. Cercare di seguire con genuinità il tratto originale di Miura, ricco di sfumature e chiaroscuri, era impresa ostica, se non impossibile.

Yoshihiko Umakoshi (Ken il Guerriero) ha fatto un lavoro straordinario: i suoi Gatsu, Grifis, Caska non sono mere fotocopie del manga; sono personaggi inediti, con una freschezza e un’originalità tutte loro. La cura nei dettagli è favolosa, sia nell’aspetto fisico che nell’abbigliamento. Sul disegno, dunque, non ho parole. Eccetto una, forse: BEL-LIS-SI-MO.

Per quanto riguarda le animazioni, poi, devo dire che sono eccellenti. I movimenti mostrano un’ottima fluidità, senza mai cadute grossolane o cali repentini. Uno standard qualitativo assai alto, quindi; sostanzialmente privo di sbavature. Belle le musiche, perfettamente intonate con le atmosfere del racconto.

Le sigle di apertura e di chiusura, TELL ME WHY e WAITING SO LONG, sono già oggetto di culto: la prima è un veloce pezzo rock, ritmato e trascinante; la seconda, invece, è una ballata lenta e introspettiva, con efficaci sonorità dark.

Come al solito, l’edizione italiana presenta svariati problemi.
Infatti YAMATO detiene i diritti per l’home video, ma non è licenzataria esclusiva dell’Anime; i diritti tv sono saldamente in mano a MEDIASET.

La cosa ha inquietato a lungo i fan del manga; molti timori, però, si sono rivelati infondati.
La grande M ha rispettato abbastanza fedelmente l’opera originale, addirittura accettandone la trasmissione integrale, senza tagli o censure di sorta. BERSERK ha così debuttato trionfalmente sui teleschermi di tutt’Italia agli inizi del Novembre 2001, su Italia1, il Venerdì notte dopo REAL TV (l’orario oscilla a seconda dei programmi, comunque sempre intorno alla mezzanotte).

Le video sono uscite quasi in contemporanea con la programmazione televisiva. Un vero e proprio miracolo, insomma.

Forse l’inizio di una nuova era per gli Anime in televisione?

Difficile dirlo. Certamente è un ulteriore passo avanti dell’animazione giapponese nel Belpaese. Ma forse sarebbe mglio non farsi troppe illusioni, perché anche stavolta la “mano” di Cologno Monzese ha lasciato il segno.

L’adattamento, infatti, presenta parecchie ombre. Anzitutto, Gatsu è diventato inspiegabilmente “il Cavaliere delle Tenebre”: termine decisamente scialbo e totalmente sballato rispetto al contesto originario della storia. Poi Grifis è diventato “Griffith”, nome più da sitcom americana che da fanta-horror a forti tinte. Inoltre, sono state eliminate frasi dure e atteggiamenti imbarazzanti dei personaggi. Il tutto, occhio, non con la censura; ma con un sostanziale stravolgimento dei dialoghi, fatto di perifrasi improbabili e sprazzi di retorica.

Bazzeccole?
Può darsi. Ad ogni modo, un invito a non fidarsi facilmente di persone interessate più ai portafogli che ai diritti degli spettatori.

Ah, quasi dimenticavo… Il doppiaggio è ottimo. Patrizio Prata, nelle corde di Gatsu, dà il meglio di sé, anche se il personaggio non gli calza proprio a pennello. Cinzia Massironi è una Caska vibrante e intensa, mentre Giorgio Bonino riesce a sottolineare con grande mestiere tutte le ambiguità della figura di Grifis.
Unica pecca: Garbolino!!! E’ un bravo doppiatore; la sua professionalità è grande, e non si discute. Ma perché si ostinano a fargli doppiare bambini e ragazzetti?!? Non ha più l’età per fare questi ruoli. Il suo Rickert è ridicolo, quasi imbarazzante. Per favore, trovategli delle figure più consone.

Altrimenti sono dolori, per lui e per noi che lo sentiamo.

Cosa dire ancora? Basta.
Credo di avere parlato abbastanza. Fatevi un nodo al fazzoletto e compratevi questa serie. Sono soldi ben spesi, ve l’assicuro.
BERSERK non può assolutamente mancare nella collezione di ogni Otaku che si rispetti. In questo caso, non vi è affatto concessa alcuna forma di libero arbitrio… Mano al salvadanaio, gente!!!

Recensione di Simone Pelizza

Berserk, 4.8 out of 5 based on 12 ratings

Autore: Pufferbacco

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